Il desiderio mai realizzato di Ben Gurion

Albert Einstein presidente dello Stato di Israele.

Quando pensiamo ad Einstein la prima immagine che ci viene in mente è quella del più grande scienziato del XX secolo.

Padre della teoria della relatività e fondatore della meccanica quantistica. Un genio che sin dalla più tenera età rimase affascinato dallo studio dei fenomeni naturali.

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Il Senatore Gasparri ad Anzio insieme ai fratelli Capolei

Forza Italia, Gasparri ad Anzio insieme ai Capolei:
“A breve in tour nella Città Metropolitana di Roma Capitale”

ANZIO, 15 gennaio 2022 Allo stabilimento Galapagos di Anzio, ieri sera, Vincenzo e Fabio Capolei hanno riunito a cena un nutrito gruppo di rappresentanti territoriali di numerosi comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale.
La serata, che si è svolta nel pieno rispetto delle norme anti-covid, è iniziata con una conferenza stampa alla quale, accanto ai due rappresentanti di Forza Italia, ha partecipato Maurizio Gasparri, commissario romano del partito, nonché senatore.

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“Si Vax” contro “No Vax”:
così “Il Sistema” ha diviso gli Italiani

IL VACCINO E’ IL PARAVENTO DELLA NUOVA NORMALITA’ !
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BISOGNA GUARDARE ALL’ ESSENZIALE, NON A QUESTIONI SECONDARIE (vaccini e green pass),
PER INIZIARE A DIFENDERCI DALLA NUOVA NORMALITÀ  ANTICRISTIANA E ANTI-IDENTITARIA

SI RIPORTA SULLA “CONSUL PRESS”, PER GENTILE AUTORIZZAZIONE DELL’AUTORE, UN EDITORIALE DI MATTEO CASTAGNA (*1) GIA’ PUBBLICATO SU “INFORMAZIONE CATTOLICA” IN DATA 10 GENNAIO 

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KFC in Kenya – lo strano caso delle patatine fritte introvabili

Ecco come una patatina fritta può spiegare i paradossi del commercio globale.

Da qualche giorno in Kenya sta succedendo un fatto strano, nei punti della catena americana KFC sono sparite le french fries. Le patatine fritte non si trovano più e sono state momentaneamente sostituite da specialità locali come il mais o l’ugali. Il motivo? La crisi che da vari mesi sta subendo la catena globale di approvvigionamento delle merci. Le difficoltà della logistica hanno portato oltre ad aumenti vertiginosi dei prezzi in Cina anche a situazioni buffe, come le verdure di cartone a sostituire la mancanza delle vere nei supermercati del Regno Unito. Le patate mancano anche In Giappone e Mc Donald’s, pur di non sospenderne la vendita, ha ridotto la quantità nelle porzioni.

Ma cosa c’è di strano? Il Kenya è un grande produttore di patate ed il loro consumo è elevatissimo. Perché allora non si possono usare le patate locali? La storia è stata raccontata, con tanto di spiegazioni e approfondimento, dal giornalista radiofonico keniota Waihiga Mwaura alla BBC. Le patate che vengono fritte nei KFC del Kenya vengono importate dall’Egitto, e arrivano già pre affettate e questo perché, quelle locali, non soddisfano gli standard qualitativi volti ad assicurare la produzione di un cibo “sicuro per il consumo da parte dei nostri clienti”, come ha detto allo Standard newspaper Jacques Theunissen, chief executive in Africa orientale di KFC. In compenso, ma più che latro per metterci una pezza, il manager ha aggiunto che la farina dei panini e gli ingredienti dei gelati vengono dal Kenya, e l’azienda si è impegnata a testare altri prodotti locali.

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Donatella Finocchiaro, i suoi vent’anni da attrice

Donatella Finocchiaro, nel 1996, dopo il debutto al Teatro dell’Orologio a Roma si rende conto che l’avvocatura non l’attrae per niente. La sua carriera di attrice iniziava proprio mentre frequentava la facoltà di Giurisprudenza a Catania. Ma porta comunque a compimento gli studi e mentre prepara la tesi partecipa ai provini per la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Catania, dove viene ammessa poco dopo.

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UOMINI, QUALE RUOLO NEL PREVENIRE ATTI DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

UOMINI, QUALE RUOLO NEL PREVENIRE ATTI DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Numeri da brivido, il cambiamento parta dalla famiglia

Violenza contro, violenza sulle donne.

Generazioni di donne spendono una parte sensibile del proprio tempo a mettere in atto comportamenti sicuri. Quando prendono un mezzo pubblico, parcheggiano l’auto, rientrano a casa: anche di giorno, anche quando sono con i loro bambini al parco. Accanto, troviamo spesso uomini inconsapevoli del ruolo che potrebbero avere per proteggerle, non solo in maniera diretta.

Libertà minata

La recente pubblicazione dei dati 2021, a cura del ministero dell’Interno, non lascia spazio a interpretazioni. Il documento porta il nome Omicidi volontari.

Ecco i dati: relativamente al periodo 1 gennaio – 26 dicembre 2021 sono stati registrati 289 omicidi, con 116 vittime donne di cui 100 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 68 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.

 

Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno si nota un lieve incremento (+1%) nell’andamento generale degli eventi (da 285 a 289), mentre resta stazionario il numero delle vittime di genere femminile (116).

Si evidenzia, invece, una leggera diminuzione (-2%) sia per i delitti commessi in ambito familiare/affettivo, che passano da 147 a 144, sia per le relative vittime di genere femminile che, da 101 nel periodo 1° gennaio – 26 dicembre 2020, scendono a 100 nell’analogo periodo dell’anno in corso. Invariato, invece, il numero delle donne vittime del partner o ex partner (66).

 

I numeri, le cronache, le storie acuiscono nel mondo femminile la sensazione di insicurezza. Non essere sicure significa una serie di NON. Se il tunnel della metropolitana o un sottopassaggio ferroviario potrebbero allarmare chiunque, pensiamo allora a una banalità. Un qualcosa che si fa così, senza pensarci: uscire con il cane da sola. Di sera tardi, con il buio, con il lockdown: troppe poche persone per strada, uguale meno possibilità di essere protette in caso di aggressione. Oppure con il sole e una blusa svolazzante, una gonna, un paio di scarpe con il tacco. Con il sorriso sulle labbra e gli occhi luccicanti o con l’aria corrucciata e tanti pensieri nella testa.

Banalità?

NON per molte donne. E neppure un numero sempre più grande di uomini, ora consapevoli del loro ruolo. Uomini che, peraltro, rischiano altrimenti di continuare a rimanere schiacciati dagli stereotipi, quelli vecchi e quelli più recenti.  I fatti dicono – senza possibilità di smentita – che gli uomini sono i principali responsabili della violenza contro donne e ragazze, bambine.

E bambini. Chi uccide una donna spesso colpisce anche i suoi figli, i propri figli.

Tutti gli uomini, compresi quelli che NON perpetrano violenze o abusi, hanno un pezzo di responsabilità, oggi, nell’immediato: possono infatti avere un ruolo nell’aiutare a porvi fine, cambiando nella quotidianità quelle norme sociali e di genere.

Il potere degli stereotipi

La letteratura evidenzia che le norme sociali e di genere cambiano nel tempo, attraverso le culture e all’interno di gruppi particolari. Mentre atteggiamenti e valori risiedono negli individui, le norme sono “incorporate” nelle organizzazioni, istituzioni, strutture, processi e sistemi più ampi e riflettono regole, leggi, costumi e ideologie di società diverse.

Il cambiamento delle norme di genere non riguarda quindi solo il cambiamento della mentalità individuale, anche se questo può rappresentare un obiettivo già di per sé importante. Una recente revisione della letteratura esistente in materia, svolta nel Regno Unito, ha dimostrato che le norme sociali di genere continuano a plasmare in modo significativo le vite di uomini e ragazzi. Sebbene siano avvenuti cambiamenti importanti, questi spesso riguardano ciò che significa essere un uomo piuttosto che una riduzione del bisogno di conformarsi a certi ideali di mascolinità più in generale.

Inoltre, i cambiamenti nelle percezioni normative non equivalgono necessariamente a modifiche comportamentali. L’esempio, mostrato nella ricerca della Durham University, suggerisce infatti proprio questo: sono ancora le donne a svolgere la maggior parte delle mansioni di cura dei bambini e dei lavori domestici. Benché svolgano anche un ruolo significativo nel mercato del lavoro. Cose che sappiamo bene, tutti.

Il vento del cambiamento

Perché alcuni uomini, osiamo dire invece, assumono un ruolo empatico, attivo? Spesso è stato l’impatto dell’ascolto – anch’esso attivo – di donne che fanno parte della loro vita. Il processo di risveglio inizia talvolta da una conversazione su bisogni e paure, oppure dopo aver visto – e quindi sperimentato indirettamente – la violenza di altri uomini su una donna. Magari vicina per rapporto di relazione, per età, per contesto di riferimento.

Il forte impatto della morte di Sarah Everard, avvenuta nella primavera di quest’anno per mano di un uomo di legge, ha acceso un dibattito, aperto una conversazione. Ha rappresentato una opportunità per molti uomini: diventare alleati. Uomini che amano le donne, come si autodefinirono quei gruppi spontanei di uomini di ogni età che organizzarono un flashmob l’8 marzo. Semplice ed efficace: sedie rosse – il colore della violenza, oltre che della passione – con il nome delle vittime di quelle prime settimane del 2021. Il cui numero è cresciuto senza sosta, sino a raggiungere le 116 unità.

Non si dimentichi che ragazzi e uomini, nel loro ruolo di amici, figli, genitori, compagni di scuola, partner attuali o passati possono denunciare. Devono farlo, se sanno.

Se vogliamo fermare la violenza contro donne e ragazze, dobbiamo saper raggiungere e ingaggiare un maggior numero di uomini. Vanno coinvolti, iniziando con un esame onesto degli atteggiamenti, comportamenti e attaccamenti degli stessi uomini alle aspettative maschili. Le idee sessiste e le norme di genere dannose sono così profondamente radicate nelle istituzioni e nel discorso pubblico che nessuno ne è immune. Non si tratta di incolpare i singoli uomini, ma di riconoscere che, affinché il cambiamento avvenga, ogni uomo deve mettersi in gioco. Insomma, avere un ruolo.

Intercettare le richieste di aiuto – Canadian Women’s Foundation

Ancora, la morte di Sarah ha fatto esclamare a migliaia di uomini e donne la parola COLPEVOLE! Attraverso i social media la comunità britannica ha deciso il verdetto di colpevolezza del poliziotto accusato del suo omicidio. Il mondo del giornalismo è stato invece cauto, consapevole dei rischi che si corrono a puntare il dito contro un sospettato. E sono di nuovo le mani, capaci di gesti e narrazioni complesse, a girare alla velocità del web.

Pollice della mano piegato, quattro dita in alto e poi chiuse a pugno: un gesto che significa richiesta urgente di aiuto.

Si chiama Signal for Help, va conosciuto e riconosciuto quando una donna – mentre chiacchiera con un sorriso solo accennato e gli occhi sgranati – lo fa una volta sola, o ripetutamente. Anche saperlo replicare è importante, sappiamo bene che la violenza è drammaticamente diffusa, e talvolta inaspettata. A novembre ha salvato la vita a una sedicenne statunitense che, in auto con il suo rapitore, si è salvata grazie al Signal for Help notato da un automobilista.

Alfabetizzazione relazionale

Parliamo per un attimo di maschi, perché il seme va annaffiato da subito. E chi abbevera e dà nutrimento alla pianta che cresce è perlopiù la donna, la madre.

Il cambiamento di paradigma, dunque, deve compiersi anche nelle figure femminili di riferimento. Nella madre deve iniziare subito, senza aspettare che i maschi si sentano inadatti alle aspettative dominanti di mascolinità – il famoso sii forte, mantieni il controllo, non piangere. Permettersi di farlo è, ancor oggi, un lusso di pochi.

Riponiamo grande fiducia nella generazione Z

Interessante l’abbecedario realizzato a corollario del toolkit e del report dello studio promosso dalla Durham University. Incredibilmente, quando si vogliono contrastare gli stereotipi, le problematiche – pur non essendo del tutto sovrapponibili – si spiegano con le stesse parole.

Ragazzi e uomini possono fare davvero la differenza nelle loro interazioni quotidiane con familiari, amici, compagni e colleghi. Possono sfidare il sessismo e la misoginia quando le incontrano. Impostare relazioni paritarie e rispettose con donne e ragazze. A casa, ciò potrebbe significare garantire che compiti come i lavori domestici e la cura dei bambini siano equamente condivisi. Anche la sessualità ha un posto, d’onore: non con l’accezione di privilegio, bensì di dignità.

Questo significa avere, ad esempio, sempre e solo, rapporti sessuali consensuali.

Gli spazi aperti

Al di fuori delle mura domestiche, la consapevolezza maschile deve includere la comprensione di come la libertà delle donne negli spazi pubblici possa essere limitata. Esperienza che gli uomini raramente provano.

Questo implica la necessità di provare a mettersi al posto della donna, comprendere con gli occhi e il passo e il respiro accelerato di lei, che se sente dei passi alle spalle teme che le si voglia fare del male. Chiedersi cosa determinate situazioni significano per ragazze e donne può essere un buon inizio.

Il potere delle parole

Anche l’idioma può avere un ruolo – del tutto inconsapevolmente per chi lo parla – nella distinzione di genere. La lingua inglese specifica il genere della persona solo quando ne parla in terza persona, l’italiano lo fa da subito. E da qui nasce la diatriba su il presidente e la presidente, l’avvocato e l’avvocata, il direttore o la direttora: devi scegliere. Occorre prendere posizione, come fanno i creatori di Parole O_Stili. Progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole.

Mettere in discussione commenti o stereotipi sessisti, di cui le donne – o chi non si adatta al ruolo sociale attribuito – sono vittima privilegiata, sarebbe un ottimo inizio.

L’uguaglianza di genere e l’inclusività si costruiscono con l’impegno individuale, che poi si trasmette alla propria famiglia, alla comunità, alla collettività.

Chiara Francesca Caraffa

www.eurocomunicazione.com/2020/11/25/25-novembre-no-alla-violenza-sulle-donne/

www.eurocomunicazione.eu/donne-e-sicurezza-il-contributo-dellorganismo-paritetico-nazionale/

 

Si riapre il “Caso Emanuela Orlandi” :
‘LecceCronaca.it’ intervista Antonio Parisi

EMANUELA ORLANDI E’ IN PARADISO,
MA QUI SULLA TERRA RIMANGONO TROPPI MISTERI !  

IL GIORNO DOPO LA RIAPERTURA DEL CASO DA PARTE DELLA MAGISTRATURA, IN ESCLUSIVA PER “LECCE-CRONACA.it” IL GIORNALISTA E SCRITTORE ANTONIO PARISI RICOSTRUISCE MOTIVI E PERSONAGGI DEL RAPIMENTO.
SI RIPORTA QUI DI SEGUITO L’INTERVISTA RILASCIATA DAL DIRETTORE DELLA “CONSUL-PRESS” A FLORA FINA, REDATTRICE DEL QUOTIDIANO LECCESE, IVI PUBBLICATA MARTEDI’ 21 DICEMBRE.

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Velvet Media lancia il Metaverso per le PMI accordo con Anothereality

Velvet Media, agenzia di marketing e vendita on line, sta accelerando sui processi di digitalizzazione, offrendo ai propri clienti  la possibilità sia di comparire che di vendere nel mondo parallelo: quello del metaverso che sta costruendo anche Facebook. Il titolare, Bassel Bakdounes: “Metaverso, NFT e blockchain sono già il presente del marketing, il sistema Italia deve rimanere al passo”. Un’iniziativa finalizzata ad aiutare le piccole e medie imprese ad entrare in questo universo anche attraverso la blockchain.

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Livelli altissimi di smog nel Mondo e in Italia

Lo smog, o inquinamento atmosferico è una preoccupazione che ormai dilaga ovunque nel Mondo. Si dipana attraverso l’atmosfera quindi non c’è una città esonerata completamente, e viene compromessa la qualità dell’aria anche nelle zone limitrofe.

Il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposferico sono attualmente considerati i tre elementi che incidono in maniera più significativa sulla salute umana. Le conseguenze, quindi, alle esposizioni prolungate allo smog varia dall’indebolimento del sistema respiratorio fino alla morte prematura.

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I problemi delle “Minoranze Linguistiche”,
durante la 26^ 27^ Legislatura del Regno d’Italia

UNO STUDIO REDATTO dalla BIBLIOTECA della CAMERA dei DEPUTATI,
PRESENTATO A MONTECITORIO
SU INIZIATIVA DELL’ On. ETTORE ROSATO

Martedì 14 Dicembre, nella Sala Stampa di Montecitorio è stato presentato il volume “I Deputati delle minoranze linguistiche della XXVI e XXVII Legislatura del Regno d’Italia “, prestigiosa edizione della Biblioteca della Camera dei Deputati.

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Atreju può dare una svolta alla politica europea?

articolo di Terenzio d’Alena

Si è conclusa trionfalmente la kermesse politica di Atreju, organizzata quest’anno in maniera più celebrativa a Roma  in piazza Risorgimento, che qualcuno ha tentato di ribattezzare “piazza Miki Mantakas” in onore del giovane greco aderente al FUAN ucciso in circostanze ormai chiare nel 1975. Il numeroso e correttissimo pubblico ha apprezzato relatori ed intervistati capaci di parlare  fuori dei denti, una volta tenuto volontariamente lontano il politicaly correct. Passeggiando lungo la location non priva di stand di sapore natalizio, fra piste di pattinaggio e presepi viventi, alla fine tutti si sono rivelati ampiamente soddisfatti del successo di pubblico e degli stimoli culturali, con la ciliegina finale della relazione di Giorgia Meloni, come al solito capace di dare il meglio di sè quando gioca in casa. Dunque una organizzazione curata e fantasiosa, ma imperfetta se solo si pensa alle polemiche suscitate dai controllori dei green-pass, oberati di lavoro all’ingresso del megapadiglione assembleare (anch’esso disegnato e allestito con gusto), però pronti a favorire l’amico dichiarato o il sedicente senatore nonostante i precisi ordini di chiusura per fine capienza.

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Tra miti e leggende, viaggio alla scoperta di una delle più importanti opere del passato

Tempio della Fortuna Primigenia: Il più antico complesso architettonico dell’Italia antica

Nel Lazio, alle pendici del monte Preneste, dove oggi sorge Palestrina in epoche arcaiche vi era un oracolo molto importante. In questo luogo sorgeva un pozzo o almeno tale lo si riteneva, dove si diceva che li sotto viveva una sibilla che dava oracoli a chi però, sprezzante del pericolo, si calava lungo le pareti di questo misterioso manufatto e da tutti i luoghi, anche lontanissimi, venivano pellegrini per conoscere il loro destino.

Di questo abbiamo la testimonianza di Cicerone che riporta nel suo libro “De Divinazione” la storia del nobile Numerio Suffustio che trovò in fondo al pozzo un gran numero di pezzi di legno con su incise delle lettere a testimonianza della veracità del luogo come sacro.

Ma cosa ha reso così importante questo luogo, oggi appartenente al Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact), dicastero che si occupa della tutela del patrimonio artistico e culturale e del paesaggio e della cultura?

La Τύχη (Tyche) come era chiamata dai greci o Fortuna per romani, era considerata da alcuni un’Oceanina nata dall’unione dei Titani Oceano e Teti, per altri era una Dea figlia di Zeus e Teti o ancora, di Hermes e Afrodite. Qualsiasi fosse la sua origine, viene considerata come la dea dispensatrice di fortuna e sorte sia del singolo che dello Stato. Per la tradizione greca, inizialmente distribuiva equamente gioia e dolore, successivamente si ritirò sul Monte Olimpo abbandonando l’uomo, scandalizzata dall’ingiustizia umana.

Questo duplice aspetto faceva si che a lei era dovuta la crescita delle piante, degli animali, la ricchezza delle città, era altresì considerata una guaritrice, ma anche il suo opposto.

Per questo potrebbe essere accostata alle figure dell’Agathos Daimon, demone della mitologia greca antica e soprattutto alla figura del Moros personificazione del destino mortale o meno che più le si avvicina per inevitabilità: l’uomo non può sottrarsi al volere della Dea. Come diceva Aristotele essa è una causa accidentale nelle cose che avvengono per scelta in vista di un fine.

Il suo culto si sviluppa soprattutto durante l’età ellenistica – periodo fatto iniziare per convenzione con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. – a spiegazione probabilmente della diffusione della civiltà greca nel Mediterraneo, influenzando fino a diventare modello da seguire le altre culture del mondo antico.

Per simboleggiare la dualità che la caratterizza, veniva rappresentata, infatti, con la Cornucopia per simboleggiare la prosperità e la ricchezza o con pluto bambino in braccio (dio della ricchezza), con un timone a guida delle vicende umane (in un passo di Eschilo Tyche compare al timone della nave di Agamennone, miracolosamente salvata dall’intervento divino). Con una corona turrita come protezione della città, bendata, altrevolte per evidenziare l’ aspetto di dea che punisce e di morte con un elmo, con ali, con una sfera o una ruota.

Nonostante possa essere molto più antico, i romani attribuiscono la sua origine con l’ottavo re di Roma Servio Tullio, il quale per buona sorte, eresse numerosissimi templi in suo onore (se ne contano circa 26) tanto da far circolare delle curiose storie, tra cui la storia d’amore della Dea con Servio Tullio nonostante fosse un comune mortale.

Narrava Ovidio nei Fasti “Intanto, timidamente, la dea confessa i suoi furtivi amori / vergognandosi, lei creatura celeste, di essersi unita a un mortale /  – perché da un forte desiderio fu presa per il re, / per questo unico uomo lei non fu cieca – lei che di notte era solita entrare in casa sua per la finestra, / da cui prende nome la Porta della Finestrella”

In seguito anche Plutarco ne La Fortuna dei Romani “Egli si legò a Fortuna e da lei fece dipendere la stessa sovranità, tanto che dette a credere che Fortuna si congiungesse con lui, scendendo nella sua camera attraverso la piccola finestra che ora chiamiamo Porta della Finestrella”.

Questa leggenda narrata da Plutarco trova il suo fondamento nella storia quando Tanaquilla alla morte del marito Tarquinio Prisco, affacciatasi alla finestra annunciò al popolo che il prossimo re sarebbe stato il suo protetto Servio Tullio, facendo di questo la sua fortuna e con i suoi 44 anni di governo il regno più longevo.

Il più grande e importante complesso di architettura dell’Italia antica è il Santuario della Dea Fortuna Primigenia.

Fu edificato nel II secolo a.C. e seguendo probabilmente l’influenza ellenistica con la sua particolare edificazione a terrazze artificiali, ricoprirà l’intera area del colle s

ul quale è eretto, sono stati trovati infatti numerosi artefatti a testimonianza che in queste terrazze vi fossero botteghe che vendevano ex voto e amuleti.

L’origine del Santuario per alcuni studiosi potrebbe essere più antica tanto da datarla intorno al IV secolo a.C. edificato dai cittadini arricchitisi con la guerra contro Silla che lo vede vittorioso contro il rivale politico Caio Mario, per ingraziarsi e interrogare l’oracolo (è infatti l’unico tempio della Dea con questa caratteristica).

All’interno di un pozzo veniva calato un giovane che rappresentava Giove Bambino (venerato dalle madri)  il quale aveva il compito di consegnare all’oracolo al suo interno le offerte con le richieste dei fedeli.

La particolare forma del Santuario era volta al fine di essere un viaggio di purificazione del fedele che compiva un’ascesa fino alla purificazione, con il raggiungimento della sommità del monte, sul quale si ergeva il Tempio con la statua della Dea Primigena; viene in mente la Divina Commedia con l’ascesa dantesca nel Paradiso.

A metà dell’XI secolo la famiglia Colonna edificò palazzo Colonna Barberini (che oggi ospita il museo archeologico prenestino), dal nome dell’ultima famiglia a cui appartenne dal XVII secolo, mantenendo inalterata la forma del sottostante santuario.

Al suo interno sono custoditi numerosi reperti risalenti all’età ellenistica e ritrovati in ciò che rimane del santuario, come la testa di marmo della Dea Primigena trovata all’interno del pozzo della Terrazza degli Emicicli e una statua raffigurante Iside-Fortuna accostamento derivante dalla capacità della dea egizia di influire sul Fato.

Di grande importanza vi è il famosissimo Mosaico del Nilo dalle sue misteriose sorgenti fino ad arrivare al mare attraverso paesi e città sempre più belli, che rappresenta un capolavoro dell’arte ellenistica, nonché uno dei più grandi mosaici di epoca romana.

Fu scoperto intorno alla fine del XVI secolo e fatto risalire circa al II secolo a.C., all’interno della cantina del vecchio Palazzo Vescovile dove adornava il pavimento. Nel corso dei secoli lo troviamo tra Roma, dove fu mandato per la prima volta dal Vescovo Cardinale Andrea Baroni Peretti Montalto che per primo capì il valore dell’opera, e il Palazzo Colonna Barberini, fortem

ente voluto dai Barberini.

In tempi più recenti, parliamo del 1954, lo vediamo nel docu-film “Nilo di Pietra” uno dei primi girati a colori. Gli studiosi hanno avanzato numerose ipotesi in merito al significato del mosaico, concordando esclusivamente con l’individuazione in esso dell’Egitto e del Nilo.

Il primo a riconoscere l’Egitto, fu il cardinale e arcivescovo francese Melchior de Polignac il quale riteneva rappresentasse il viaggio di Alessandro Magno verso il tempio di Giove Ammone. Nonostante venga unanimemente considerata dagli studiosi una vera e propria cartina geografica dell’Egitto, sono molte le ipotesi su cosa vi sia rappresentato. Per lo studioso francese Jean BaptisteDubos rappresentava la quotidianità del popolo egiziano, per il suo connazionale archeologo Jean Jacques Barthelemy, rappresentava il viaggio dell’Imperatore Adriano in Egitto.

Una delle più interessanti è quella dell’archeologo italiano Orazio Marucchi secondo cui il mosaico rappresenta un momento molto importante per gli egiziani: l’esondazione del Nilo, dal quale dipendeva la vita. Per loro infatti era un momento sacro da dedicare alla Dea Iside.

Costituirebbe altresì un collegamento con il Santuario della Fortuna Primigenia sia il fatto che per l’archeologo nostrano l’arte divinatoria praticata nel tempio era di derivazione egiziana, sia che Iside era considerata anch’essa come la Dea Madre (da cui nacque Horus) dispensatrice di fortuna e sventura, protettrice del regno e colei che secondo il mito aiutò a civilizzare il mondo (alcuni vedono infatti, forse anche per la costruzione verticale del mosaico, un vero e proprio viaggio iniziatico dell’anima da luoghi selvaggi fino alla, allora, civiltà).

Anche il mare e l’acqua sono elementi caratterizzante di queste divinità, proprio per le caratteristiche di mutevolezza e di instabilità. Da Iside Pelagia deriverebbe infatti l’iconografia della Fortuna Marina, (come sosteneva anche lo scrittore francese Philippe Bruneau) la cui immagine  è quella di una fanciulla nuda che si muove sulle acque reggendo una vela o un timone che tiene sotto i piedi un delfino o una conchiglia (come la famosissima Venere del Botticelli)

L’affinità tra le due Dee ricorda anche l’antica celebrazione romana del 24 giugno in onore della Fors Fortuna dea della casualità assoluta che si svolgeva sulla riva destra del Tevere lungo la Via Campana.

Il Palazzo Barberini non solo è importante per le opere d’arte che custodisce e per il Santuario su cui basa le fondamenta, ma anche per illustri personaggi che vi hanno soggiornato come il grandissimo Pierluigi da Palestrina. Compositore Rinascimentale di madrigali e corali fu uno dei più importanti rappresentanti della Scuola Romana al quale si deve il raggiungimento della perfezione polifonica partendo dalle influenze della scuola franco olandese (La scuola romana perseguiva questo scopo attraverso la musica religiosa, grazie anche ai contatti diretti con la Cappella Sistina e il Vaticano).

È stato un compositore molto prolifico del quale molte opere ancora oggi vengono utilizzate in particolari occasioni e su alcune aleggiano storie smentite da studiosi e da documentazioni ufficiali, come la Missa Papae Marcelli, voluta, cosa non vera, da alcuni per convincere il Concilio di Trento  che un divieto draconiano al trattamento polifonico non era necessario.

Il suo approccio alla musica, la sua visione di insieme del testo delle composizioni influenzerà le successive scuole e sarà ripreso da altri compositori come Bach, segnando anche l’evoluzione dalla musica medievale a come la conosciamo oggi.

Gianfranco Cannarozzo

A Forlì per la CGIL lavorator* già asterischi

WIVA IL POLITICAMENTE CORRETTO !!!

__________FRANCO D’EMILIO 

Sino a poco tempo fa l’asterisco era solo il simbolo grafico a forma di stellina (*) per richiamare note a margine o a piè di pagina oppure segnare l’omissione volontaria di parte di un testo.
Adesso, invece, l’asterisco è diventato pure un marchio del “politicamente corretto” che, tuttavia, può suscitare perplessità, persino ansia per un’improvvisa crisi di identità personale, sia di genere che politica: proprio così,  un uomo o una donna, anzi, scusate, un* non solo si vede trattat*, appellat* come un ibrido di genere, né carne né pesce, né maschio né femmina, ma addirittura vede demolirsi il suo contributo, definito e particolare, di compagno o compagna alle lotte sindacali dei lavoratori.
Dunque, LAVORAT* DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !

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da “L’Osservatorio di Ettore Rosato”,
Presidente Italia Viva e V.P. Camera Deputati

OSSERVAZIONI SULLO SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI
E  SULLE CANDITATURE AL PARLAMENTO PER IL COLLEGIO ROMA 1

Riportiamo una selezione di alcuni comunicati pervenuti alla nostra redazione dall’Ufficio Stampa di Italia Viva, 
tramite l’A.S. Dr.ssa Serena Trivelloni – ufficiostampaettorerosato@gmail.com

 

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Bestemmia trans sul Natale

LA  MISTICAZIONE DELLA SACRALITA’

Adesso si è superato ogni limite, decenza, soprattutto si è oltraggiato il valore del rispetto, dovuto sempre alla fede altrui in un’idea, un progetto o, ancora di più, in una concezione universalistica, religiosa o laica che sia, della vita che risulti di elevato spessore umano, morale, spirituale. Non si può ammettere che si “giochi” sulla fede religiosa, quindi sui suoi valori e sul racconto delle sue fonti, sulla sua tradizione, spesso millenaria, espressione di un radicamento diffuso, motivo e fine di civiltà. Non si può ammettere che arrivi, così, l’ultimo “intelligentone” a infangare la sacralità del Natale, la suggestiva immagine della Sacra Famiglia, insomma a deridere quella speranza che la Nascita di Gesù rinnova negli animi di tutti i cristiani.

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Quella tragedia umana che sconvolse l’Italia degli anni ’80

«Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano». Alberto Moravia

Una normalissima e stranquilla serata domenicale sta per cambiare in maniera improvvisa e drammatica. É il 23 novembre del 1980 e ci troviamo in Irpinia.

Intorno alle ore 19:34 per 90 secondi, la terra cominciò a tremare in maniera sempre più violenta, raggiungendo la magnitudo 6.9 della scala Richter e colpendo un’area che andava dall’Irpinia al Volture (Campania centrale e la Basilicata centro settentrionale) causando la morte a circa 2.940 persone8.848 feriti e 280.000 sfollati.

Non fu subito chiara l’entità del danno, a causa del blocco delle telecomunicazioni i telegiornali parlarono solo di “terremoto in Campania“. Questa impossibilità di comunicare e lanciare l’allarme diede vita a una polemica per il ritardo dei soccorsi.

Lo stesso presidente della Repubblica Sandro Pertini, tornato da quelle zone martoriate, denunciò alla televisione l’intempestività dei soccorsi, che impiegarono diversi giorni, circa cinque, per coprire tutte le zone colpite.

Ponti crollati, zone impervie e isolate, soccorsi non organizzati e coordinati, sono le cause del ritardo. Se poi consideriamo che la zona Irpina è sismica e che nel corso dei secoli sono stati molti i terremoti di magnitudo elevata, il più recente nel 1962, il patrimonio edilizio era fortemente provato.

Questa mancanza di organizzazione fondò le basi per la nascita di un sistema più efficace di intervento. Grazie all’intuizione del commissario straordinario del Governo, Giuseppe Zamberletti, nascerà la Protezione Civile.

Non fu meno tragica la ricostruzione, uno dei peggiori esempi di speculazione. Tante furono le inchieste della magistratura. Che svelarono come nel corso degli anni, il numero dei comuni colpiti andò ad aumentare, passando da 339 a 687.

Furono destinati contributi pubblici che fecero gola alla criminalità organizzata. Non mancò l’interesse politico locale. Molti volevano rientrare tra i beneficiari del fondo e questo portò ritardi nella ricostruzione. In alcune zone, mai del tutto completate.

Sono passati 40 anni da quella tragica notte e il ricordo è vivo come una ferita mai del tutto rimarginata. Dalle televisioni alle istituzioni, agli enti locali, sono tanti i pensieri per quei momenti e per tutte le persone coinvolte.

La Rai ha inserito nel proprio palinsesto numerosi programmi sull’argomento, come alcuni servizi di “Storie italiane“, o lo speciale “La Scossa“. L’invito ai comuni dalla Prefettura di Avellino, di dedicare un minuto di silenzio alle 19:34. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) lancia il sito terremoto80.ingv.it, che offre un viaggio, una testimonianza fotografica.

Un giovane regista di Sant’Angelo dei Lombardi, Giuseppe Rossi, ha girato un docufilm intitolato “90 secondi“, documentario che grazie alle testimonianze raccolte vuole diventare memoria storica di quanto accaduto in Irpinia.

Anche l’Arma dei Carabinieri ricorda i suoi sette caduti «Nonostante decine di Caserme fossero rimaste distrutte o danneggiate dal sisma, nonostante 29 parenti di Carabinieri fossero stati travolti e uccisi dalle abitazioni crollate, si legge in una nota, l’Arma era presente. I Carabinieri non ebbero il tempo di piangere i loro congiunti morti: sopraffatti dal dolore, guidati dai richiami dei sopravvissuti, scavavano anche a mani nude per soccorrere i loro concittadini».

Il presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio, l’ha ricordato come «l’evento più catastrofico della storia della Repubblica italiana» aggiungendo come il senso di comunità fu fondamentale per la ripartenza «La Repubblica venne scossa da quel terremoto che aveva colpito aree interne e in parte isolate del nostro Paese, ma tutto il Paese seppe unirsi e, come accaduto in altri momenti difficili, l’impegno comune divenne la leva più forte per superare gli ostacoli».

Parole che fanno riflettere soprattutto in un periodo così altrettanto drammatico, come quello che stiamo attraversando. Forse, dovremmo ritrovare quel senso di comunità, che oggi sembra essere venuto meno.

Dare è il gioco educativo che racconta le malattie inguaribili

Quando il malato è un minore, il bisogno di una relazione efficace tra pari aumenta

Dare un segno di cambiamento lavorando sulle narrazioni, anche quando il tema è la malattia. Le Cure Palliative pediatriche non sono un gioco, ma è proprio grazie alla gamification che queste guadagneranno l’attenzione dei giovani italiani.

Educare a scuola come alla consolle

Fondazione Maruzza Lefebvre d’Ovidio Onlus, medaglia d’Oro al merito della Sanità pubblica, ha lanciato una doppia sfida al recente congresso della società italiana di Cure Palliative. Due le iniziative che, insieme, vogliono accorciare le distanze con la generazione in età scolare.

Con Dare – termine che in inglese significa osaresfidare appunto – la Fondazione usa il gioco in quanto strumento capace di veicolare messaggi educativi e inclusivi potenti, lavorare sulle narrazioni e far riflettere sull’esperienza.

Con il progetto Come Partire Pari – vi è ancora un gioco di parole, le iniziali sono infatti le stesse di Cure palliative pediatriche/CPP – avvia simultaneamente un percorso educativo per diffondere la conoscenza di queste cure nelle scuole secondarie di secondo grado.

Sensibilizzando i docenti e i discenti, i quali porteranno consapevolezza nelle loro case, nei luoghi di incontro e di scambio. Generando così azioni di cittadinanza attiva.

Cittadini di domani

destinatari del progetto sono quindi i giovanissimi di oggi – cittadini di domani – cui si intendono fornire strumenti cognitivi e relazionali per poter parlare serenamente della malattia nei minori equipaggiandoli con le risorse indispensabili per potersi attivare in favore dei loro coetanei ammalati, anche solo attraverso semplici gesti di gentilezza, empatia e inclusione.

Sono queste, infatti, le determinanti per avviare un processo di inclusione che sia in grado di generare un cambiamento sistemico nell’approccio alla malattia inguaribile.

Lo stigma

La malattia dei minori è forse il tema maggiormente difficile da accogliere, tanto da generare spesso una sindrome da evitamento, che lascia soli i ragazzi malati e le loro famiglie.

Il numero

Sono 35.000 i minori con bisogni di Cpp, cure attive e globali complesse che prevedono l’assistenza precoce alla inguaribilità, che inizia al momento della diagnosi. Per accompagnare nel tempo nella terapia curativa concomitante e continua durante tutto il decorso della malattia, non solo oncologica, ma anche rara, metabolica, respiratoria o di origine neurologica.

Isolamento

Il nucleo familiare subisce ricadute di tipo socialeeconomicopsicologico e relazionale, è stremato e messo al bando.

La società, infatti, fatica a parlare di dolore e di sofferenza, ciò soprattutto quando vi è la paura di esserne “contagiati”, o di entrare a far parte di una dimensione intima che spaventa.

Il potere del gioco

Giocando ci si concentra invece su punti da accumulare e obiettivi da raggiungere.

Le difese si abbassano e i contenuti hanno modo di trovare, almeno a livello inconscio, un pertugio. L’assunto da cui parte l’ambizioso progetto è che – a livello sociale – gli adolescenti apprendono i processi democratici e sviluppano un senso morale attraverso la loro partecipazione interattiva.

Il service learning

Un esempio tra tutti è il service learning, proposta pedagogica che unisce cittadinanza, azioni solidali e volontariato per la comunità con l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e didattiche.

L’elemento innovativo di questa proposta sta nel collegare strettamente il servizio all’apprendimento in una sola attività educativa articolata e coerente.

Il gioco: aiuterai Violetta?

Il videogame Dare – uno dei tool a disposizione del progetto – si basa sul modello del “viaggio dell’eroe” e si sviluppa su due piani separati: la vita reale e l’universo fantastico. I due protagonisti sono Violetta e Zeno – nomi non casuali, entrambi in ospedale.

Lui per una sola notte con un braccio ingessato e lei chissà per quanto, affetta da una malattia che ha determinato la necessità di una tracheostomia.

In Dare il cattivo è chiamato mostro, o indifferenza o pregiudizio: quello che fa assumere atteggiamenti ingiusti, confinando l’altro nella solitudine. L’intruso è l’ignoranza.

Emozioni

Le cinque emozioni che guidano lo sviluppo della trama e caratterizzano ciascun livello (1 livello = 1 emozione) rispecchiano quelle che più comunemente sperimenta un adolescente quando entra in contatto con una persona affetta da malattia inguaribile o da grave disabilità.

Le emozioni sono indifferenza/disorientamentocuriositàimbarazzo/disgustopaura e, infine, sconfitta del pregiudizio.

Nella prima parte di Dare non si potrà muovere il personaggio, ma occorrerà compiere una scelta al termine dei dialoghi. Scelta che influenzerà il comportamento del protagonista e la prosecuzione della storia.

Sfide

Successivamente Violetta e Zeno diventeranno personaggi di un mondo fantastico da esplorare, dove affronteranno situazioni che rappresentano/rievocano le emozioni provate nella vita reale.

Ora il giocatore controllerà i movimenti di Zeno. La sua coscienza farà la cosa giusta, saprà dare a Violetta il supporto di cui ha bisogno?

L’intervista

All’indomani della Giornata per i Diritti dell’Infanzia abbiamo incontrato Silvia Lefebvre d’Ovidio, presidente di Fondazione Maruzza. I bambini e gli adolescenti sono al centro della sua opera solidaristica, la cui concretezza si percepisce dal primo attimo di conversazione.

  • Qual è il valore aggiunto di questo progetto educativo?

«Parla un linguaggio familiare ai più giovani, e ciò è indispensabile affinché possano imparare a instaurare una relazione sana NON con un compagno malato, ma con un compagno» racconta.

«Non facendosi quindi intimorire dalla malattia, che non deve mai prevalere sulla persona nella sua interezza».

«Abbiamo visto nel tempo che l’atteggiamento inverso ha l’effetto di far sentire il “portatore di malattia” diverso e solo; ciò influisce peraltro anche sulla risposta clinica, diminuendone l’efficacia».

  • Qual è il primo obiettivo che vorreste raggiungere con DareCPP?

Alcuna esitazione: «abbiamo diversi obiettivi principali, di cui il primo è rendere i ragazzi dei cittadini attivi. Vorremmo che divenissero mezzi di cambiamento capaci di creare una vera società inclusiva che sia in grado di accogliere l’altro con i suoi sogni».

«Il percorso prevede per questo un programma di peer education: gli stessi studenti diventeranno il traino dei loro compagni più giovani in questo viaggio di conoscenza delle Cure Palliative Pediatriche».

I ragazzi impareranno insieme, anche attraverso attività didattiche diverse – quale ad esempio la testimonianza video in cui una giovane affetta da fibrosi cistica racconta la sua vita quotidiana – a conoscere difficoltàbisogni e desideri di chi vive una malattia inguaribile. Scoprendo che, per larga parte, sono difficoltà, bisogni e desideri condivisi.

I contenuti educativi

  • Quale messaggio volete dare?

«Proponiamo quindi una nuova narrazione delle CPP che sia in grado di sfatare i miti e le credenze errate e ne faccia invece comprendere l’importanza e le potenzialità nella tutela della qualità di vita e dei diritti del cittadino».

Chiaramente «senza alcuna distinzione di etàpatologiaetniacultura».

  • Ci racconti quali sono invece gli obiettivi specifici del progetto.

«Mi fa piacere riportare un passaggio di Patrizia Garista – pedagogista con PhD in Health Education e ricercatrice Indire – che mi ha particolarmente colpito e che è in grado di spiegare il senso profondo del nostro progetto».

giovani «devono imparare a non accettare le circostanze come “date”, bensì a considerare come possono agire e influenzare se stessi, o le condizioni nel loro contesto, per migliorare le loro possibilità di vivere la vita che vogliono condurre».

Obiettivi specifici:

  • Sensibilizzare le comunità scolastiche sul tema della diversità e della malattia inguaribile attraverso lo sviluppo di un percorso dedicatoa studenti della fascia 14/18 anni
  • Favorire la costruzione di contesti scolastici accoglienti, in grado di affrontare il tema dell’inguaribilità del minore
  • Aumentare la diffusione di informazioni correttesulle CPP e contrastare il tabù ad esse associate
  • Quando partirà il progetto pilota, quali saranno gli attori coinvolti?

«Entro la fine dell’anno faremo una prova generale con una decina di studenti maggiorenni per testare il manuale. Una volta concluso questo passaggio formale saremo in grado di avviare ufficialmente il progetto pilota in alcune scuole rappresentative del territorio nazionale». In questa prima fase saranno coinvolti:

  • 20 studenti del quarto e quinto anno delle scuole secondarie superiori(peer)
  • 200 studentidel secondo e terzo anno delle scuole superiori
  • 20 docentidelle scuole secondarie superiori
  • 10 dirigenti scolasticidi istituti secondari superiori

Insieme a loro vi saranno destinatari indiretti degli interventi. In primis la community di giocatori online nella fascia d’età +12, insieme ai genitori degli alunni coinvolti nel progetto, al tessuto locale, e naturalmente ai minori con patologie inguaribili e alle loro famiglie.

Conclusioni

  • Come possono i Media sostenere la massima diffusione di questa iniziativa formativa?

«I Media sono preziosissimi: non è facile parlare di malattia, e tantomeno di malattia infantile e giovanile. Se ci starete a fianco avvierete un processo di “contaminazione” virtuosa che renderà il tema più accessibile», dice.

«Facendo diminuire il timore di contattare la sofferenza dei minori e dei loro familiari, e aiutando le agenzie scolastiche a vincere l’incertezza nella scelta di tematiche purtroppo vissute, ancora troppo spesso, di confine».

  • Un’ultima domanda. Lei ha già provato Dare?

«Purtroppo no, sono negata nei giochi online! Tuttavia l’ho naturalmente visto nascere e ne ho seguito l’evoluzione: mi ha affascinato il modo in cui i grafici sono riusciti a cogliere i nostri suggerimenti circa cosa avremmo voluto trasmettere».

«Non avevo idea che dietro alla creazione di un applied game vi fosse tanta professionalità e conoscenza rispetto all’effetto che colori, trasparenze e tratti possono dare alla sfera emozionale».

«Invito tutti a provarlo e a fare in modo che sia tradotto in inglese e sviluppato anche per IOS», conclude.

Insomma, mettersi nei panni dell’altro non è un esercizio di stile. Bensì un modo per trovare anche il nostro posto.

 

Chiara Francesca Caraffa

Immagini © Fondazione Maruzza Onlus

www.eurocomunicazione.com/2020/12/04/il-volontariatowww. -in-cure-palliative-in-italia-al-tempo-del-covid-19/

Onu, entro il 2030 ripristinare l’ecosistema

Il degrado degli ecosistemi terrestri e marini mina le condizioni di vita di 3,2 miliardi di persone e costa circa il 10% del prodotto lordo globale annuo in termini di perdita di servizi per specie e clima. Ecosistemi chiave, quelli che forniscono numerosi servizi essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresa la fornitura di acqua dolce, la protezione dai rischi e la fornitura di habitat per specie come pesci e impollinatori, stanno diminuendo rapidamente. Per questo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dato il via oggi al decennio per il Ripristino dell’Ecosistema. Mira a combattere le crisi climatichemigliorare la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento idrico.

Circa il 20% della superficie vegetata del pianeta mostra un calo della produttività con perdite di fertilità legate a erosione, impoverimento delle risorse e inquinamento in tutte le parti del mondo. Il recupero di 350 milioni di ettari di terreni degradati tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9.000 miliardi di dollari in servizi eco-sistemici e liberare l’atmosfera di ulteriori 13-26 gigaton di gas serra. Altrimentientro il 2050il degrado e il cambiamento climatico potrebbero ridurre i raccolti del 10% a livello globale e in alcune regioni fino al 50%.

Questo decennio è un invito all’azione globale, metterà insieme il sostegno politico, la ricerca scientifica e le risorse finanziarie per potenziare l’azione portandola da iniziative pilota di successo ad interventi in aree di milioni di ettari. La ricerca mostra che potrebbero essere recuperati oltre due miliardi di ettari di terre disboscate e degradate. «Il degrado dei nostri ecosistemi ha avuto un impatto devastante sia sulle persone che sull’ambiente. Siamo entusiasti del fatto che lo slancio per ripristinare il nostro ambiente naturale abbia guadagnato terreno, perché la natura è la nostra migliore scommessa per affrontare il cambiamento climatico e garantire il futuro», ha dichiarato la tanzanese Joyce Msuya, direttrice esecutiva del Programma ambientale delle Nazioni Unite. Il decennio accelererà gli attuali obiettivi di ripristino globale, ad esempio la Bonn Challenge, che mira a ripristinare 350 milioni di ettari di ecosistemi degradati entro il 2030, un’area quasi delle dimensioni dell’India. Al momento 57 Paesigoverni subnazionali e organizzazioni private si sono impegnate a restaurare oltre 170 milioni di ettari. Questo sforzo si basa su iniziative regionali come l’Iniziativa 20×20 in America Latina che mira a ripristinare 20 milioni di ettari di terra degradata entro il 2020 e l’AFR100 African Forest Landscape Restoration Initiative che mira a recuperare 100 milioni di ettari di terreni degradati entro il 2030.

Il ripristino dell’ecosistema è definito come un processo per invertire il degrado degli ecosistemi, paesaggi, laghi e oceani, per riacquistare la loro funzionalità ecologica; in altre parole, per migliorare la produttività e la capacità degli ecosistemi di soddisfare i bisogni della società. Ciò può essere fatto consentendo la rigenerazione naturale degli ecosistemi sovra-sfruttati, ad esempio, o piantando alberi e altre piante. Il ripristino dell’ecosistema è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, principalmente quelli relativi ai cambiamenti climatici, all’eliminazione della povertà, alla sicurezza alimentare, alla conservazione delle risorse idriche e della biodiversità. È anche un pilastro delle convenzioni ambientali internazionali, come la Convenzione di Ramsar sulle zone umide e le Convenzioni di Rio sulla biodiversità, sulla desertificazione e sul cambiamento climatico.

 

Giorgia Iacuele

 

A Palmiro Togliatti dedicata una strada in Predappio

 
TOGLIATTI, NATO A GENOVA E DECEDUTO A YALTA,
 HA UNA LAPIDE STRADALE ANCHE A PREDAPPIO
 …..OVVERO UNO SCHERZO DELLA “STORIA CON LA MIOPIA”
 
A San Savino, frazione di Predappio, l’indicazione stradale di via Palmiro Togliatti, detto Il Migliore, granitico rappresentante del Partito Comunista Italiano sino a diventarne segretario generale, incontestato e indiscutibile.
A San Savino, frazione di Predappio, una via intitolata a Palmiro Togliatti, “Maggiordomo del Komunismo Sovietico” sino a tradire e lasciare alla tortura, alla mano assassina dei sovietici tanti sinceri, pur se illusi, Compagni Italiani, falsamente accusati di revisionismo ideologico dalla dittatura di Stalin

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