Incentivi per la mobilità a “2 Ruote”:
bonus sino a 750 €uro

L’Italia punta sulle due ruote con il bonus bici e monopattini,
…..Incentivi fino a 750 euro

____________note a cura di FRANCESCO VALENTE 

Oggi sono numerosi gli italiani che hanno deciso di acquistare una bicicletta o un monopattino, sfruttando gli incentivi promossi dallo stato. Altre persone si aggiungeranno alla lista, considerando che il governo ha deciso di rilanciare con ulteriori incentivi fino a 750 euro. Vediamo dunque di approfondire questo tema, capendo come funziona il bonus bici e monopattini e analizzando la situazione delle piste ciclabili in Italia.

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A Roma, nella Sala del Parlamento Europeo, Convegno Fidapa: “Libere di dire …NO !”

25 Novembre > Giornata Internazionale
per l’eliminazione della Violenza sulle Donne

La Sezione Fidapa Roma Campidoglio ha organizzato un Convegno istituzionale “Libere di dire… NO!”

giovedì 25 novembre 2021 – h. 10.30 presso lo Spazio Europa –
Sala del Parlamento Europeo
in Via IV Novembre 149. 

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«L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore»

Robert Schuman: l’uomo di pace considerato il padre dell’Europa moderna

Francia, 1990, è un corso la causa di beatificazione di un personaggio lontano dagli ambienti ecclesiastici, da parte del vescovo Pierre Raffin: il politico Robert Schuman. Salito successivamente agli onori della Chiesa nel 2004 come Servo di Dio, un titolo che viene assegnato esclusivamente alle persone che si sono distinte per “santità di vita”.

Robert Schuman era nato a Lussemburgo il 29 giugno del 1886, in una famiglia che possiamo dire rappresentava le contraddizioni della politica europea del tempo. Suo padre, Jean Pierre, era francese, divenne tedesco nel 1870 quando l’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania e così il piccolo Robert nacque tedesco per poi diventare cittadino francese alla fine della Grande Guerra quando quei territori tornarono sotto la giurisdizione francese.

Un fatto che lo segnerà tutta la vita e sarà per lui lo spunto per immaginare in futuro una Europa unita e solidale. Il giovane Robert parlava correttamente il francese e il tedesco, oltre che il lussemburghese, una peculiarità che gli permise di capire meglio l’Europa e il dramma che vivevano molte delle sue popolazioni. Studente brillante, si laureò giovanissimo in giurisprudenza e ad appena ventisette anni aprì a Metz,nel 1912, il suo studio di avvocato. Scoppiata la Prima Grande Guerra nel 1914, venne riformato per motivi di salute e proprio in quegli anni che stavano sconvolgendo l’Europa, preparò la bozza di ciò che diventerà il suo progetto per una Europa unita, ma i tempi ancora non erano maturi.

Nel 1918, con la fine della guerra e la sconfitta della Germania, entrò in politica divenendo consigliere comunale di Metz, ancora per poco sotto la giurisdizione tedesca, infatti, dopo l’armistizio, l’Alsazia e la Lorena, un anno dopo, a distanza di quasi cinquant’anni, tornarono nuovamente alla Francia, e questa volta nelle elezioni del 1919, venne eletto alla Camera dei deputati francesi per i territorio della Mosella, dimostrando un grande impegno per risolvere le gravi questioni sociali ed economiche del territorio.

Una esperienza che gli sarà utile all’inizio allo scoppio del Secondo Conflitto mondiale quando la Francia subì una cocente sconfitta militare e la conseguente occupazione della nazione, dimostrando tutte le debolezze della presunta grandeur dell’epoca. In questo doloroso frangente, Schuman venne confermato sottosegretario per i rifugiati dal governo collaborazionista del generale Pétain, ma l’appoggio al governo filo tedesco non poteva certo durare e così, dopo pochi mesi, cominciò a spostarsi verso le regioni occupate dai soldati del Reich per assistere gli sfollati.

In realtà, proprio in quel periodo cominciò a collaborare con la nascente resistenza e per questo venne ben presto arrestato dalla polizia politica tedesca, la Gestapo, e imprigionato prima nella sua Metz e poi trasferito al campo vicino a Neustadt in Germania. Con grande coraggio riuscì ad evadere dalla prigione nel 1942 e pochi mesi dopo era la zona ancora libera della Francia governata da un altro generale, Charles De Gaulle. Alla fine della guerra la situazione dell’intera Europa era spaventosa: fabbriche distrutte, infrastrutture inesistenti, case bombardate con milioni di sfollati, senza contare le nascenti lotte sociali sempre più numerose, ma con le casse statali pressoché vuote.

In un contesto così drammatico Schuman venne nominato il 24 giugno del 1946 ministro delle Finanze sotto la presidenza della Repubblica di Vincent Auriol e l’anno successivo divenne primo ministro, un incarico che resse fino all’anno successivo il 26 luglio del 1948, ma cinque anni dopo veniva chiamato ancora da Auriol, come ministro degli Esteri e in questo periodo portò avanti da protagonista i negoziati che segnarono grandi novità nel panorama europeo e mondiale, come Il Consiglio d’Europa per i diritti umani nel 1949 e lo stesso anno l’adesione alla Nato, infine, nel 1950, si inaugura il Trattato della Ceca, l’accordo per l’acciaio e il carbone tra Paesi come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e l’Italia.

Nel discorso di inaugurazione della nuova realtà commerciale, sotto l’ispirazione di un altro grande europeo, Jean Monnet, il 9 maggio del 1950 presentò una sua proposta per la creazione di un primo mattone per l’edificazione quella che diventerà decenni dopo l’Unione europea creando finalmente un ambiente di pace vera e duratura tra Paesi che si erano combattuti per secoli.

Un discorso di una attualità straordinaria. Leggiamo tra l’altro: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano» – e ancora – «La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime». E infine: «La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i Paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i Paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica».

Nel 1958 venne eletto – all’unanimità – primo presidente dell’Assemblea parlamentare europea, carica che tenne fino al 1960 e alla fine del suo mandato venne proclamato dall’Assemblea “padre dell’Europa”. Ritiratosi a vita privata nella sua casa di Scy-Chazelles nella regione della sua Mosella dove moriva il 4 settembre del 1963. Oggi in suo ricordo abbiamo la Fondazione Schuman, molti premi e borse di studio donate in suo nome dal Parlamento europeo, dalle università più prestigiose, oltre a tante strade, piazze ed edifici che portano il suo nome.

Vogliamo concludere questa breve biografia con una sua frase ancora dal celebre discorso tenuto Parigi, il 9 febbraio 1950, che racchiude tutto l’ideale dell’Europa Unita, con una stringente attualità: «L’Europa non nascerà di getto, come città ideale. Essa si farà; anzi si sta già facendo, pezzo per pezzo, settore per settore. L’esercito europeo segna una di queste fasi».

Gianfranco Cannarozzo

L’archetto luminoso conosciuto in 20 Nazioni

Andrea Casta, violinista e cantante, nasce in Lombardia e studia violino al conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Nel 2002 si trasferisce a Roma e fa il suo esordio nel mondo dello spettacolo nel cast di “Domenica In“. Tra i protagonisti del musical “Fame – Saranno Famosi”, ha presentato programmi televisivi su Raidue, Raisat e Sky ed è diventato uno dei protagonisti della night life.

Negli ultimi anni ha avviato una collaborazione con i migliori dj internazionali e la sua anima di globe trotter lo ha portato ad essere un portavoce dello stile italiano all’estero: con il suo violino elettrico è protagonista nei maggiori festival e nei locali di tendenza toccando ormai più di 20 nazioni in tour, esprimendosi nei diversi ambiti della musica elettronica: HouseTechnoEdmLoungeDeep.

Andrea si è esibito nei locali notturni di mezzo mondo: dal 2010 compie circa un tour all’anno in Medio Oriente, dove ha suonato a Dubai, ad Abu Dhabi, in Bahrein, in Israele, in Libano e in Qatar. Altre mete largamente esplorate sono le Repubbliche ex-sovieticheRussiaUcrainaKazakistan, Turkmenistan. Nel 2015 ha compiuto un tour estivo che lo ha portato in Turchia, Grecia e Azerbaijan, insieme ad occasioni che lo hanno portato a MauritiusSeychelles, Egitto e Spagna. Anche i club dislocati nel nucleo centrale dell’Europa lo hanno ospitato: da Berlino ad Amsterdam, da Nizza Londra, dalla Svizzera alla Croazia per arrivare fino a Repubblica Ceca e Romania.

Le continue esibizioni di Andrea con i migliori dj in Italia e all’estero lo hanno spinto ad entrare nel mercato della musica dance con le sue produzioni originali, nate appunto da queste collaborazioni. Le prime canzoni sono pronte ad essere pubblicate nei primi mesi del 2018, sotto la regia di North Border Group, un management norvegese che annovera nel suo roaster dj e artisti internazionali di successo nel mercato della musica elettronica e dance. La produzione si comporrà di brani collegati tra loro in un racconto unitario, un progetto multimediale dal titolo The Space Violin”. L’obiettivo è valorizzare le potenzialità del violino elettrico, dell’archetto luminoso e delle capacità sceniche sviluppate negli anni dall’artista.

Andrea ti senti un artista europeo? Cosa pensi dell’Ue?
«Se penso all’Europa la prima idea che mi viene in mente è musicale: l’Inno alla Gioia di Beethoven! Credo che davvero la storia della musica e le similitudini armoniche e melodiche, che partono dalla classica per arrivare alla musica leggera percorrendo in lungo e in largo l’Europa, siano un esempio di come molti dei confini ai quali siamo abituati a pensare siano più convenzionali che altro. Ritenendomi un musicista e un uomo molto curioso e aperto al confronto mi piace pensare all’Europa come un primo contenitore di culture e umanità, spesso molto più connesse di quanto pigramente pensiamo, pronte ad incontrare e contaminarsi con gli altri grandi blocchi sparsi per il mondo. Ho sempre vissuto questo processo per arricchire la mia identità, anche culturale, senza perderla».

Sei cantante, violinista, entertainer. Come nasce “l’artista” Andrea Casta e cosa ti ha spinto a fare questo mestiere?

«È iniziato tutto con il violino, prima con studi privati da quando avevo 5 anni, poi al conservatorio, grazie al quale si sono aggiunti il pianoforte e il canto che poi mi hanno permesso di passare dagli studi classici al pop e al rock da adolescente su solide e ampie basi tecniche: in casa mia si ascoltava tanta buona musica di tutti i generi, devo molto alla musicalità dei miei genitori anche se non sono stato preceduto da altri musicisti in famiglia. Dal 2002 inizio a lavorare in televisione: quella è stata la vera e propria svolta – in particolare l’essere stato scelto per “Domenica In” e per la parte di Schlomo nel musical “Fame-Saranno Famosi” – ha dato il là ad una lunga corsa da “professionista” che, per fortuna, ancor oggi non si è fermata. Il musical, il teatro e la tv mi hanno permesso poi di completare la mia formazione extra-musicale “sul campo”. Ma posso dire che non si finisce mai di studiare, soprattutto il violino che richiede grande padronanza e connessione tra tecnica e spirito…».

Sei un personaggio poliedrico… una marcia in più in quest’epoca dove c’è un’elevata uniformità, sei d’accordo?

«La riconoscibilità è molto importante nella musica e nello spettacolo, perciò non nego che negli anni qualche crisi di identità mi abbia colto. In realtà il potersi esprimere con più mezzi significa dover studiare molto, regala grandi prospettive ma ha avuto bisogno di più tempo per la “messa a fuoco” di me stesso come artista, ma poi una volta scoperto davvero chi era Andrea Casta ho potuto lavorare su tutti i fronti sfruttandone le potenzialità ed è quello che continuo a fare quotidianamente».

Tu suoni il violino elettrico: come funziona, che tipo di suono e che differenze salienti ci sono con il violino “classico”?

«Da bambino ho inconsciamente individuato il violino come uno strumento tanto complicato quanto collegato all’anima e alla capacità di esprimersi, perciò quella sfida che ho “accettato” a 5 anni la sto portando avanti tutt’ora. Ho anche studiato pianoforte al conservatorio e, paradossalmente, nelle mie prime esibizioni dal vivo mi accompagnavo col pianoforte; maturare un utilizzo del violino giusto ed efficace per la musica pop-rock ha richiesto un lavoro di anni dietro le quinte, anche senza necessariamente usarlo nei live. In realtà lo strumento che suono è uguale ad un violino classico, almeno come tecnica strumentistica; contrariamente al violino acustico, però, c’è tutta una parte di elaborazione e personalizzazione del suono attraverso gli effetti che si avvicina all’esperienza di un chitarrista elettrico, questo mi permette di lavorare ancora una volta sulla riconoscibilità. Chi di voi, anche non appassionati, non saprebbe distinguere Santana da Jimi Hendrix? L’obiettivo è ottenere sempre di più un suono di violino che sia solo il mio, e con l’archetto luminoso, simile alla spada di Star–Wars, anche la riconoscibilità visiva è aumentata esponenzialmente».

Hai avuto diverse esibizioni all’estero. Secondo te perché gli artisti musicali italiani, spesso i più talentuosi, sono particolarmente apprezzati oltre confine?

«Beh se ci pensi anche noi in Italia ascoltiamo il 70% di musica non italiana: l’esterofilia nella musica vale per noi come per tanti altri popoli, ciò che è diverso e viene da lontano attrae! Anche e soprattutto in quei Paesi dove solo negli ultimi decenni l’apertura dei confini e una nuova curiosità verso il mondo ha permesso di scoprire la nostra musica e gli artisti italiani: noi comunque abbiamo una lingua che suona molto bene, una capacità melodica che ci portiamo avanti dai compositori classici e, per quanto riguarda il live, una bella “faccia tosta” che sul palco non guasta mai!».

Tu sei stato la special guest dell’Ambasciata d’Italia del Turkmenistan in occasione della celebrazione dei i 70 anni della Repubblica Italiana. Cosa ha significato per te?

«Mi ha riempito di orgoglio, tra l’altro pochi giorni dopo sono arrivati via posta anche i ringraziamenti ufficiali dell’ambasciatore che restano un ricordo indelebile. Diciamo che ho avuto molte esperienze all’estero ma questa, con la sua componente “patriottica”, mi ha portato in un Paese molto “particolare” al cospetto di un pubblico ancora più eterogeneo del solito, lasciandomi grande soddisfazione nel vedere quanto la musica, in questo caso italiana, sia comunque sempre pronta a parlare a tutti senza distinzioni».

Come e dove ti collochi nel panorama della musica italiana?

«L’Italia ha migliaia di cantanti e musicisti, per tutti i gusti e generi. Io ho la fortuna di abbinare in maniera inedita voce e violino e peraltro nella dance; questo, nonostante sia principalmente un cantante di cover, mi favorisce e permette di essere non solo seguito dal pubblico ma anche apprezzato dai colleghi sia del circuito discografico che di quello principalmente “live”: se qualcuno vuole collaborare con me chieda pure!».

Prossimi progetti?

«Il lavoro che già da mesi sta prendendo forma si chiama The Space Violin: abbiamo immaginato un futuro non troppo lontano in cui gli uomini si troveranno in conflitto sulla terra a causa della mancanza di comprensione, dovuta al trionfo della comunicazione attraverso le macchine e alla disgregazione dei rapporti umani. Una delle uniche speranze sarà la musica, e così attraverso un personaggio mi ritroverò comandante di una missione spaziale attraverso la quale cercare nuove forme di vita da approcciare attraverso la musica e l’arte, per poi convincerli ad allearsi con gli umani per un nuovo rinascimento, non solo sulla Terra. Questo viaggio verrà raccontato attraverso le canzoni, i video, i racconti sui social. È un progetto ambizioso, ma abbiamo raccolto un team internazionale che è al lavoro con grande entusiasmo: speriamo ne sentirete presto tutti parlare!».

Un sogno nel cassetto?

«Portare The Space Violin con la sua musica, il suo immaginario e i suoi racconti nei grandi Festival internazionali di musica elettronica: un passo alla volta ne ho realizzati parecchi di piccoli e grandi sogni, quindi mai smettere di sognare».

 

Giorgia Iacuele

Convegno a Roma su una Legge Nazionale per la “Commemorazione Caduti Forze dell’Ordine”

Dalla Legge Regionale del Lazio n. 10/2020 verso una Legge Nazionale
per la Commemorazione dei Caduti delle Forze dell’Ordine  

17 novembre 2021  – h. 10,  presso l’Aula Magna del Centro formazione Engim in Roma

Questo è il titolo del Convegno organizzato dall’Associazione Argos Forze di Polizia e dall’ impegno della propria  Presidenza, con la Dr.ssa Brusa, il Prof. Terenzio d’Alena e il Dr. Fabrizio Locurcio, promotore del Monumento nonché Direttore del periodico Atlasorbis.

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Konrad Adenauer La storia dell’uomo che per tutta la vita desiderò una Germania unita

Il tedesco più amato dello scorso secolo in patria e non solo

1944, carcere di Brauweiler. E’ una calda serata estiva quando un drappello di uomini accusati di cospirazione contro il Fuhrer varcano i cancelli.  Tra gli arrestati ne spicca uno in particolare, un uomo evidentemente avanti con l’età che certamente aveva conosciuto tempi migliori. Magro, mal vestito che però manteneva la sua fierezza, ma nonostante questo, in quell’uomo nessuno avrebbe potuto riconoscere quello che solo pochi anni prima era il sindaco più giovane di Colonia. Il suo nome era Konrad Adenauer, l’uomo destinato ad essere il tedesco più amato dello scorso secolo e non solo in patria. Non era la prima volta che entrava in un carcere nazista, pur avendo tenuto un profilo basso era pur sempre un leader, una persona che incuteva rispetto e questo i nazisti lo sapevano, infatti era tra i primi nomi nell’agenda della polizia.

Era nato, terzo di cinque figli, a Colonia nel 1876 da una famiglia umile, ma con principi di onestà e disciplina tramessi dal padre e di cui il giovane Konrad ne farà tesoro. Ancora giovanissimo cominciò ad interessarsi di politica e grazie alla sua intelligenza e abnegazione per la cosa pubblica fece in breve una carriera politica nel nascente partito cattolico sobbarcandosi una notevole mole di lavoro. Questi impegni, però, non gli impedirono di sposarsi nel 1904 con Emma, più giovane di lui di 10 anni, ma morirà dopo una lunga malattia il 6 ottobre del 1916. Tre anni dopo Konrad sposerà Auguste Zinsser, ma anche questo matrimonio lo lascerà di nuovo vedovo nel 1948.

Nel 1917 è eletto a grande maggioranza sindaco della sua città, Colonia, e comincia subito le grandi opere infrastrutturali come la prima autostrada che collega la sua città a Bonn. Politicamente seguì sempre il bene dei cittadini e non volle mai schierarsi con il nascente nazionalismo preferendo i valori cristiani, ma già alla fine degli anni ’20, proprio per questa sua libertà di pensiero, inizia per lui una vera e propria campagna di denigrazione. Viene accusato, ovviamente senza prove, di sentimenti anti patriottici, di sprecare il denaro pubblico e se ancora ciò non fosse bastato viene accusato anche di essere simpatizzante niente meno che degli ebrei e per la Germania del tempo non era una accusa da poco.

Fu un lento stillicidio che si concluse nel 1933 con la presa del potere di Hitler, quando con grande coraggio rifiutò di adornare la città con le svastiche per la visita del Fuhrer. Fu la “classica goccia” per la sua definitiva cacciata. Pochi giorni dopo, infatti, veniva destituito dalla sua carica di sindaco e per sfregio il suo conto venne congelato. Senza lavoro, chi avrebbe mai dato una occupazione ad un antinazista, senza reddito, evitato da molti che prima lo osannavano, gli rimaneva la carità, è il caso di dire, dei pochi amici rimastigli e della Chiesa, oltre il sostegno della famiglia. Ecco chi era l’uomo che era entrato una sera di luglio del 1944 nel carcere di Brauweiler.

Alla fine della guerra gli americani, avendo saputo della sua rettitudine, gli rinnovarono la carica di sindaco di Colonia, ma, per ragioni sconosciute, venne rimosso poco dopo dagli inglesi. Questo incidente politico gli dette, però, la possibilità di dedicarsi alla formazione del nuovo Partito Cristiano Democratico, il CDU, e nel 1949 diventava il primo Cancelliere della nuova Repubblica federale tedesca.

Rimase in carica fino al 1963 e in quei pochi anni riuscì ad ottenere risultati eccezionali per una nazione che aveva provocato una guerra mondiale e milioni di morti. Aderì nel 1951 al Consiglio d’Europa facendo un primo passo per entrare di nuovo la Germania nel consesso internazionale, nel 1952 fonda la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui partecipa un altro padre della nuova Europa, Alcide De Gasperi. Aderì alla Nato, dando alla Germania una certa sovranità. Fu europeista convinto facendo di questo un punto irrinunciabile anche perla sua politica interna.

Tra i vari accordi europei, e non solo, e il più significativo avverrà alla scadenza del suo mandato, nel 1963 con l’incontro di un altro grande europeo, il generale Charles De Gaulle per sancire, dopo secoli di guerre, la pace tra i due popoli. Ormai quasi novantenne, lasciò la carica di Cancelliere per ritirarsi meritatamente a vita privata, ma si spegnerà quattro anni più tardi il 19 aprile del 1967 con un solo desiderio che non poté vedere realizzato: la caduta del Muro di Berlino che sei anni prima i sovietici avevano alzato dividendo drammaticamente la nazione e non solo Berlino.

Passeranno ancora più di venti anni, ma il desiderio di Adenauer di una Germania unita fu finalmente realizzato nel 1989.

 

Gianfranco Cannarozzo

a Venezia, “banchi a rotelle” in barca….

…… A SEGUITO NAUFRAGIO DELL’ EX GOVERNO 

in un reportage marittimo di LIDIA D’ANGELO  

In questi giorni sui principali quotidiani è apparsa una foto che simboleggia il fallimento delle politiche scolastiche realizzate dal Governo Conte II, nel quale vivacchiavano amministratori incapaci di gestire l’emergenza sanitaria. 
La foto scattata in un canale di Venezia mostra una imbarcazione da trasporto  carica di banchi di scuola; sì, i famosi banchi a rotelle che sembrava fossero la panacea di tutti i mali scolastici, perché  in grado di allontanare il virus con le ruote.

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Simon Veil, la prima donna che divenne presidente del Parlamento europeo

Il coraggio di una donna che non venne mai a patti con le proprie idee, paladina dei diritti delle donne e attivista contro l’antisemitismo

Parigi 1974, l’allora neopresidente della Repubblica Francese Valèry Giscard d’Estaign decise che il nuovo ministro della Sanità sarebbe stata una donna:Simon Veil. Rimase però colpito dall’intelligenza e dalla visione politica della moglie di Antoine, la signora Simon.

Fu un successo, non solo per la Francia, ma, in seguito, per la politica della nascente Unione europea. Simon Veil si presentò subito sulla scena politica, come una donna capace di gestire la cosa pubblica, con competenza e determinazione nel suo incarico, tanto da acquistare in breve una grande autorevolezza anche presso i suoi avversari politici. Ma da dove le proveniva tanta determinazione, coraggio e intraprendenza politica nel promuovere le proprie idee?

Per capirlo bisognerà tornare alla sua infanzia e adolescenza. Simon nacque a Nizza il 13 luglio del 1927 in una famiglia benestante ebrea, gli Jacob. Il padre era un noto architetto, la madre casalinga di grande cultura, avevano quattro figli oltre alla piccola Simon c’erano altre due sorelle e un fratello, insomma un’infanzia serena, come ricorderà lei stessa, potendo crescere tra gli affetti famigliari e lo studio, ma proprio quando la vita cominciava a sorriderle come ad una qualunque adolescente, in pochi istanti le venne tolto tutto il suo mondo con i suoi sogni nel cassetto nel peggiore degli incubi.

Era il 1944 e anche la Francia, occupata dai nazisti, conobbe lo sterminio di tanti compatrioti con la sola colpa di essere ebrei e, come migliaia di altri disperati, anche la famiglia Jacob fu deportata nei famigerati campi nazisti di Auschwitz-Birkenau, Bobrek e, infine, Bergen Belsen. Le tre ragazze Jacob riuscirono a sopravvivere alla fame, alle minacce di morte, alle massacranti marce per spostarsi a piedi da un campo di prigionia all’altro, ma dei genitori e del fratello non saprà nulla fino al 1974 quando ebbe la conferma della loro morte in altri campi di sterminio.

Tornata a Parigi alla fine della guerra, aveva appena 19 anni, ma con una esperienza di vita che la rendevano molto più matura della sua età, proseguì brillantemente gli studi iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dove incontrò un ragazzo, Antoine Veil, anch’egli ebreo, sfuggito miracolosamente ai rastrellamenti nazisti in Francia. Fu il classico colpo di fulmine: lei giovanissima e lui appena un anno più grande, decisero di sposarsi, uniti anche dalla passione politica di idee liberali, ma Simon fu, con decenni d’anticipo sulla storia, anche una convinta femminista, come dimostrò in seguito nella sua attività politica.  

Il matrimonio per tutti e due cominciò con un atto di grande coraggio, mettendo alle spalle gli orrori del passato e cominciando a guardare avanti. Nel 1950 ad Antoine gli venne affidato un incarico presso il consolato francese a Berlino e la giovane moglie, nonostante il dramma vissuto recentemente a causa di quella nazione, lo seguirà. Passano alcuni anni e Simon, non ancora cinquantenne, è già 1970 nella sua veste di magistrato una preziosa consulente di vari ministri della Giustizia tra cui François Mitterrand, diventando quell’anno anche la prima donna segretario generale del Consiglio superiore della magistratura.

Dopo la nomina a ministro della Sanità nel 1974, sarà sempre in prima linea per combattere a favore delle donne e ancora in quel periodo comincerà a vedere l’Europa come una grande possibilità di pace per un continente straziato per secoli di guerre. Così, finita la sua esperienza ministeriale, inizia la carriera di deputata presso il Parlamento europeo che la vedrà protagonista per quasi dieci anni dal 1982 al 1993, lasciando un impronta incancellabile del suo impegno politico. Anche in Europa Simon si dimostrò subito capace e politicamente preparata tanto da essere eletta presidente del Parlamento europeo, un’altra conquista essendo la prima donna ad occupare questo seggio così prestigioso.                                      

Nel 1993 torna alla politica francese come sottosegretario di Stato e ancora ministra della Sanità e degli Affari sociali fino al 1995 e infine nel 1998 venne nominata membro del Consiglio Costituzionale francese. Ma l’incarico a lei più caro, tra i tanti che le avevano dato grandi soddisfazioni nella sua vita, fu quello di prima Presidente della Fondazione per la memoria della Shoah. Un debito d’amore verso la sua famiglia e tutti gli ebri uccisi durante la guerra. Un incarico che tenne fino al 2007. Nel 2008, ormai ottantenne, fu eletta alla prestigiosa Academié Française, una delle poche donne ad aver ricevuto quest’onorificenza.

In quella occasione avvenne un episodio assai toccante. Come ogni membro del prestigiosa accademia, anche lei ebbe lo spadino d’onore dove, come era consuetudine, si potevano incidere sulla lama qualcosa che poteva rappresentare al meglio la sua personalità. Simon Veil fece incidere insieme al motto della repubblica franceseLibertà, uguaglianza, fratellanzainsieme a quello della Unione europea: ”Unità nella diversità”, anche il suo numero di deportata ad Auschwitz, 78651, ancora visibile sul suo braccio destro. Ma i riconoscimenti per questa donna così combattiva non erano certo finiti.

Nel 2007, ancora in vita, le fu dedicata la piazza antistante il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles per i suoi meriti e ancora nel 2012 il presidente Sarkozy la insignì della Croce della legione d’Onore. Si è spenta a quasi novant’anni, il 30 giugno del 2017, e riposa come i grandi Francia nel Pantheon di Parigi. Vogliamo ricordare ciò che disse in occasione dei suoi funerali l’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «Una grande presidente del Parlamento europeo, la coscienza dell’Unione europea, un’attivista contro l’antisemitismo e una paladina dei diritti delle donne. Il suo messaggio sulle donne e contro l’antisemitismo è attuale ancora oggi».

 

Gianfranco Cannarozzo

Ondate di calore, in Italia stimati 700 decessi l’anno

 

Entro la fine del secolo la salute di due europei su tre (quindi una cifra pari a circa 350 milioni di personesarà messa a rischio da disastri climatici (in primis le ondate di calore) e il numero di decessi dovuti a questi fattori aumenterà sensibilmente fino a 50 volte, passando da 3.000 decessi l’anno nel periodo tra il 1981 e il 2010 a 152.000 morti l’anno attesi per il periodo 2071-2100. A fornire queste rilevazioni è la rivista scientifica “The Lancet”, che con il suo dorso The Lancet Planetary Health, illustra proiezioni complete sviluppate per i 28 Paesi dell’Unione europea più quelle di Svizzera, Islanda e Norvegia.

Ad essere maggiormente colpiti saranno gli abitanti dei Paesi dell’Europa meridionale. A provocare il 99% di tutti i morti dovuti a disastri legati a condizioni meteo eccezionali saranno le ondate di calore. «Il cambiamento climatico è una delle minacce globali maggiori per la salute umana del XXI secolo e il suo pericolo per la società sarà sempre più connesso a eventi legati a condizioni meteo estreme», spiega l’autore del lavoro Giovanni Forzieri, ricercatore del Joint Research Centre della Commissione europea, a Bruxelles. A meno che il riscaldamento globale non sarà messo a freno con misure appropriate e tempestive» – afferma l’esperto – «circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti a condizioni meteorologiche estreme su base annuale entro la fine del secolo».

Lo studio si basa su una vasta mole di dati, che includono la tipologia di disastro, l’anno e il numero totale di vittime, per stimare la vulnerabilità della popolazione a ciascuno dei disastri meteorologici considerati nello studio che vanno da incendi boschivi a siccità, da ondate di calore a ondate di gelo, da alluvioni che interessano coste e fiumi a tempeste di vento. Forzieri ha calcolato che – solo per le ondate di calore – si passerà da 2.700 morti l’anno a 151.500 decessi l’anno nei due periodi considerati. Il problema riguarderà soprattutto il Sud dell’Europa, quindi Cipro, Croazia, Francia del Sud, Grecia, Italia, Malta, Slovenia e Spagna. Nel Belpaese, entro fine secolo, per tutti i problemi meteo presi in esame sono attesi 700 decessi l’anno per milione di abitanti.

 

Giorgia Iacuele

 

Jean Monnet una figura particolare nel panorama politico del secolo scorso e non solo

 

Il sogno di un’Europa terra di pace e progresso a cui dedicò tutta la vita

Monnet il cui nome completo di battesimo era Jean Omer Marie Gabriel, nacque il 9 novembre 1888 nella piccola, ma famosissima città di Cognac in Francia, da una famiglia produttrice del famoso liquore. Ebbe una infanzia agiata e serena con un ottimo rendimento scolastico avendo delle capacità intellettive assai rare per un ragazzo di appena 16 anni e dotato di una forte personalità, insomma in lui si intravedeva l’anima del futuro leader destinato a ricoprire incarichi di grande prestigio e responsabilità, sia in Francia che in Europa, lasciando sempre il segno in ogni sua esperienza politica o amministrativa con una grande capacità e competenza eccezionali.

Il padre intuì subito le sue capacità e avendo grandi progetti per la sua azienda lo volle inserire subito nel mondo del lavoro. Così, tra lo stupore di tutti, lo tolse dalla scuola e giovanissimo lo mandò a lavorare a Londra presso una loro succursale in modo da imparare bene insieme al lavoro anche un’altra lingua.

Con la sua intelligenza ben presto bruciò le tappe della carriera aziendale tanto da divenire in breve un giovanissimo uomo d’affari di grande successo in giro per il mondo. Scoppiata la Prima guerra mondiale nel 1914, come molti altri ragazzi sentì l’obbligo di arruolarsi per servire la propria nazione, ma venne scartato perché cagionevole di salute, ma un giovane come lui non poteva certo rimanere con le mani in mano.

Grazie alle sue capacità, riuscì a presentare al Governo francese un progetto assai dettagliato per migliorare le forniture belliche con la Gran Bretagna. Il progetto raccolse subito un grande entusiasmo tanto da essere subito nominato intermediario economico tra la Francia e gli alleati.

Fu questa, per il giovane Jean, una grande scuola dove acquisì la padronanza dei problemi internazionali, esperienza che gli permise a guerra finita e a soli 31 anni di essere nominato vice segretario generale della Lega delle Nazioni fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1919.

Nel 1923, proprio in un momento di grande successoper la sua carriera, dovette tornare nella casa di famiglia a Cognac per la morte improvvisa del padre e prendere le sorti dell’azienda familiare che nel frattempo era in una profonda crisi economica. Anche in questo frangente Monnet seppe mettere a frutto le sue capacità imprenditoriali e in breve risollevò le sorti della fabbrica insieme a quelle della sua famiglia e degli operai.

Nonostante l’impegno nella azienda di famiglia, non trascurò le sue conoscenze economiche avviando una serie di nuovi progetti assai validi tanto da essere chiamato a riorganizzare le finanze non solo francesi, ma anche di altre nazioni europee come quelle della Polonia e della Romania e, sempre in quegli anni, lo troviamo a riorganizzare la rete ferroviaria cinese e la creazione di una banca di investimenti a San Francisco, in California.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si mise ancora una volta al servizio del proprio Paese, come aveva già fatto vent’anni prima, riprendendo come allora l’incarico di coordinare le forniture belliche tra Gran Bretagna e Francia e ben presto divenne consulente per il governo inglese delle forniture belliche con gli Stati Uniti, occasione che lo condusse in America a incontrare l’allora presidente Delano Roosevelt.

Questo incontro segnerà il futuro della sua vita diventando in breve addirittura consigliere fidato per gli armamenti anche dello stesso presidente americano. Tornato in Francia nel 1943 aderì al Comitato della resistenza francese, allora sotto il comando di Charles De Gaulle esiliato ad Algeri.

Il 5 agosto di quell’anno, durante una riunione del Comitato partigiano, Monnet formula nel suo discorso di apertura dei lavori un’idea che per molti presenti dovette sembrare a dir poco fantascientifica: «Non ci sarà pace in Europa» – affermava – «se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale (…) Gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una federazione».

Il dopoguerra, purtroppo, non fu un periodo di pace come si sperava, le tensioni internazionali erano molto forti, si cominciava a delineare quello che di lì a poco sarebbe stata definita da Winston Churchill “La cortina di Ferro”, un duro colpo per il suo disegno europeo. In un contesto politico così pericoloso per la pace, non si poteva procrastinare il progetto per una Comunità europea.

Il 9 maggio del 1950 il ministro degli esteri francese Robert Schuman propose, su suggerimento proprio di Jean Monnet, di fare un accordo dell’acciaio e del carbone tedeschi e francesi, mettendo di fatto le basi per la nascita della futura Unione europea. Con questo accordo una futura guerra tra Francia e Germania sarebbe stata impossibile e la secolare di discordia tra le due nazioni sarebbe diventata adesso un motivo di integrazione e di pacificazione. Nasceva così la Ceca per l’acciaio e il carbone a cui presto aderirono anche il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda (Paesi Bassi) e l’Italia.

Se da un punto di vista economico si mettevano le basi per un nuovo sviluppo occorreva, vista la fragile situazione internazionale post bellica, creare anche un esercito comune non solo per difesa ma per cementare rapporti d’amicizia tra i popoli europei, purtroppo questa idea naufragò per i vari egoismi nazionali e fu allora che il dinamico uomo politico, senza scoraggiarsi minimamente, lavorò alla nascita del “Comitato di azione per gli Stati Uniti d’Europa” che dette la spinta al l’integrazione europea con la nascita del Mercato Comune, il Mec e il Sistema monetario europeo, lo Sme.

Verso la fine della sua vita scrisse un libro autobiografico “Cittadino d’Europa” ricco di meditazioni e riflessioni assai brillanti come, solo per citarne due: «Prima avere un’idea, poi cercare l’uomo che abbia il potere di realizzarla» e quella che a nostro avviso racchiude tutta la sua natura di grande innovatore: «So per esperienza che i problemi concreti non sono più irrisolvibili a partire dal momento in cui si affrontano nella prospettiva di una grande idea».

Morì a Parigi il 16 marzo del 1979 lasciando le fondamenta per una Europa federata, ma ancora da completare come hanno dimostrato i recenti colloqui di Bruxelles sul Recovery fund che ha visto contrapposte le nazioni che aderiscono all’Euro.

Gianfranco Cannarozzo 

La conoscenza dei simboli UE

La forza della simbologia degli elementi che la compongono

Un linguaggio semplice ma estremamente efficace per unire i Popoli nel progetto comune

Non bastano solo gli accordi tra Stati, iniziative economiche, conferenze e quant’altro per affermare la nascita di una unione così complessa come quella europea dove ogni nazione partecipante è il frutto di secoli e secoli di storia, di cultura di tradizioni che non possono e non debbono essere sradicati nella coscienza dei popoli. 

Ciò che può unire i popoli di una così variegata entità sovranazionale sono ancora una volta i simboli, il linguaggio più semplice, ma più penetrante, che esalta la propria apparenza ad un progetto comune chealtrimenti, sarebbe troppo labile per potersi identificare. Così l’Europa, pur nelle sue variegate realtà, ha saputo dare ai suoi cittadini, dei simboli in cui tutti si possono riconoscere, dal Portogallo ai Paesi Baltici.

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GIORNOXGIORNO 15 ottobre 2021 Santa Teresa d’Avila

XV OTTOBRE

L’ULTIMO VOLO

Ieri 14 ottobre è stato l’ultimo volo dell’ALITALIA, oggi è il primo volo di ITA

A questa giovane compagnia che oggi muove i suoi primi passi facciamo tanti auguri, alla vecchia e stanca compagnia che ieri ci ha lasciato un grande saluto e il ricordo di qualche volo passato insieme, su una breve rotta nazionale, su una internazionale lungo qualche parallelo e su una intercontinentale oltre qualche meridiano. Ora che quella vecchia signora ci ha lasciato raccontiamo qualcosa di lei e rivediamo qualche immagine che ci parla di lei.

Alitalia, costituita nel 1946 come Aerolinee Italiane Internazionali, nel 1957 si fuse con la Lai – Linee Aere Italiane.  Nel 1958 la compagnia aveva una forza lavoro di 4.074 persone così composta, 3.427 a terra, 647 naviganti. Ita parte oggi con una forza lavoro di 2.800 persone e con una flotta di 52 aerei.

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Il Cammino di Santiago in una serie infinita di percorsi

Intervista al Cavalier Valentino Pisegna, Cittadino di Collelongo,
rappresentante per l’Italia al “Camino de Santiago”
e Commendatore per l’Italia
dell’ “Orden del Camino de Santiago”


www.ordendelcaminodesantiago.es

Il “Cammino di Santiago di Compostela” si compone di una serie infinita di percorsi 
…. qui di seguito spieghiamo il perché

a cura di SANDRO VALLETTA

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Green Pass – norme disparitarie o valevoli per tutti?

POST  LA GUERRIGLIA URBANA A ROMA, sabato 9 ottobre  

alcune considerazioni di Edoardo Maria Franza

Non c’è dubbio che dagli atti di sabato si debba prendere distanza. È altrettanto vero però che le norme anti-covid si prestano ad essere disparitarie, valevoli per alcuni e non per tutti, limitanti per molti, un opzione per pochi. 
Proprio così; per alcuni, infatti, le norme anti-covid sembrano essere un opzione: lo è nei servizi pubblici, come i bus, le metropolitane, e gli aeroporti.

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Boom di energie rinnovabili in Unione europea

Roma, 8 Ottobre 2021 – Le energie rinnovabili sono la direzione da seguire per approdare a un mondo più green. Sono fonti che non inquinano e non si esauriscono. Quali sono?

Prima fra tutte l’energia solare. Sicuramente la più nota dato che è ottenuta direttamente dal sole ed è utilizzabile per riscaldare o raffreddare case e ambienti di lavoro. L’energia del sole, che naturalmente è illimitata, viene convertita in elettrica attraverso pannelli solari e impianti fotovoltaici.

Energia eolica: grazie alle pale eoliche l’energia meccanica prodotta dalla massa di aria spostata dal vento viene convertita in energia elettrica sfruttabile nelle nostre case.

Si parla di energia pulita anche con quella geotermica. La quale sfrutta, attraverso apposite apparecchiature, il calore della terra che si manifesta con fenomeni naturali come sorgenti termali, geyser e soffioni.

Anche la flora e la fauna ci danno una mano. Definita energia da biomasse, è la prima di tipo rinnovabile utilizzata dall’uomo. Infatti si tratta di quella prodotta da qualsiasi componente di origine biologica, dai microrganismi fino alle piante o agli animali. La legna da ardere ne è un esempio e, anche se si esaurisce, viene considerata rinnovabile perché gli alberi possono essere ripiantati.

Parlando di energia idroelettrica si scopre che nonostante sia esauribile è da considerarsi rinnovabile, a patto che l’uomo non la sfrutti in modo esagerato. L’acqua viene impiegata per generare energia, tramite l’installazione di generatori ad asse verticale e orizzontale.

Ultima, ma non per importanza, è l’energia marina. Questa è generata dalle correnti oceaniche, in pratica da enormi masse di acqua. Il suo sfruttamento e relativa conversione in energia elettrica avviene, come nel caso dell’energia eolica, grazie all’installazione di generatori ad asse verticale e orizzontale.

L’Eurostat certifica che in Uedurante il 2020la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella delle fonti fossili. Sui dati preliminari analizzati incidono anche forniture e consumi minori causati dal Covid-19 e dalla conseguente sospensione delle attività economiche. Ma il risultato è comunque in linea con una tendenza che dura dagli anni ’90. Lo scorso anno l’elettricità pulita ha superato la soglia di un milione di GigaWatt all’ora. Quasi 30mila GWh in più rispetto alla produzione da combustibili fossili, calata del 9,8% tra il 2019 e il 2020 toccando il livello più basso dal 1990. L’andamento è simile per il nucleare, con la produzione di elettricità diminuita del 6,3% rispetto al 2019 e al minimo dal 1990.

Una spinta ulteriore alla Decarbonizzazione del settore energetico (il 75% delle emissioni di gas serra nell’Ue) arriva il 14 luglio dal pacchetto clima con cui la Commissione inizia a declinare i target di riduzione delle emissioni (-55% al 2030, zero netto al 2050) in misure concrete. «Sulla base dei Piani nazionali per l’energia e il clima, già adesso prevediamo di raggiungere in 10 anni una quota di rinnovabili del 33% dei consumi lordi finali di energia (tutta, non solo quella elettrica)», spiega all’Agenzia Ansa la Commissaria Ue all’energia Kadri Simson. «Siamo già oltre l’obiettivo di almeno il 32% al 2030, fissato nella direttiva esistente e possiamo fare di più».

Il nuovo target dovrebbe essere tra il 38 e il 40%. A dare nuovo impulso alla transizione verde ci sono i provvedimenti del cosiddetto pacchetto clima. Infatti, in questi sono contenute misure anche per i trasporti con standard più ferrei per le emissioni di CO2 delle auto e proposte per lo sviluppo di infrastrutture per i carburanti alternativi.

Inoltre, l’Acea, associazione europea dei costruttori automobilistici, torna a chiedere punti ricarica per le auto elettriche in cambio di impegni a ridurre le emissioni del parco veicoli nuovi.  Insieme all’Ong Transport & Environment e all’associazione europea dei consumatori Beuc, Acea ha già chiesto all’Ue almeno un milioni di punti ricarica entro il 2024. Finalmente si concretizzerebbe anche in Italia la possibilità di acquistare un veicolo elettrico senza il rischio di rimanere a piedi. Infatti, il 70% delle colonnine (255mila) sono concentrate in tre Paesi: GermaniaFrancia e Paesi Bassi.

Tra le novità Ue in campo ambientale c’è anche l’entrata in vigore della Direttiva europea Sup sulla plastica monouso (Single Use Plastic). La messa al bando, quindi, degli oggetti usa e getta trovati più frequentemente sulle spiagge e nei mari: cannucce, cotton fioc, piatti e posate, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. Dal 3 luglio questi oggetti possono essere venduti soltanto per esaurire le scorte, quindi saranno vietati.

In Italia, secondo il Rapporto del Gse (Gestore servizi energetici), nel 2019 le fonti di energia rinnovabili sono state impiegate per il 40% nel settore Elettrico, per il 20% in quello Termico, e per il 9% in quello dei Trasporti. La quota dei consumi energetici complessivi18,6%supera per il sesto anno consecutivo quella prevista per l’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE, cioè del 17%.

Il 28 giugno 2021 l’Europarlamento prende la decisione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con una legge che vincola l’Unione europea a diminuire del 55% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas serra entro il 2030. La legge pubblicata sulla Gazzetta europea e il primo pacchetto di norme, il “Fit for 55”, per il raggiungimento dello scopo presentato il 14 luglio.

Ma non tutti sono d’accordo, infatti, ha sorpreso la decisione dei Verdi di votare contro questa legge. Ciò, in seguito all’annoveramento del gas come fonte di energia rinnovabile a causa delle pressioni provenienti da industrie di estrazione e lavorazione di combustibili fossili. “Perché il calcolo netto include i depositi di carbonio, come le foreste e le paludi. Se si sottraggono questi serbatoi naturali di CO2, l’obiettivo climatico si riduce a solo il 52,8%”, si legge sul sito dei Greens/Efa in the European Parliament, e ciò non garantirebbe l’arresto dell’aumento medio della temperatura di 1,5 gradi. Forse bisognerebbe approfondire di più le motivazioni dei Verdi.

Solareeolico e altre fonti rinnovabili per la prima volta in 130 anni di storia hanno rovesciato il carbone nella generazione di energia negli Usa. Nonostante l’amministrazione Trump abbia annullato le leggi di Obama sulla protezione del clima, il consumo di carbone in America è diminuito del 15% – in calo per il sesto anno consecutivo – mentre le energie rinnovabili sono aumentate dell’1%. È la prima volta che questo succede dal 1885.

«Stiamo assistendo alla fine del carbone», ha affermato Dennis Wamsted, analista presso l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis. «Non vedremo una forte ripresa della generazione di carbone, la tendenza è piuttosto chiara».

Ma nonostante ciò…

Gli Usa nell’estate del 2021 sono stati colpiti da un ondata di caldo senza precedenti. Le città maggiormente colpite sono Seattle e Portland e si verificano nuovi blackout a SpokaneWashington, a causa dell’eccessiva richiesta di energia elettrica.

La polizia riporta diverse morti nelle aree di Washington e nell’Oregon che possono essere legate al caldo intenso. Le temperature a Seattle e Portland hanno raggiunto per diversi giorni consecutivi picchi record da oltre 100 gradi Fahrenheit (37,7 gradi Celsius). Secondo il National Weather Service, si sono raggiunti i 108 F (42,2 °Cnell’aeroporto internazionale di Spokanela temperatura più alta mai registrata nella zona

Il nostro Pianeta sta cambiando oramai da decennima solo ora ci stiamo attivando per fare qualcosa. La speranza è che le cose in fase di attuazione possano veramente aiutare a fermare i cambiamenti climatici in atto. L’appello è impegnarsi tutti a fare qualcosa. Anche se ci sembra un gesto insignificante dobbiamo farlo. La somma di tanti piccoli gesti può smuovere mari e monti.

 

Giorgia Iacuele

Foto © Riscaldamentoglobale, Qualenergia, HomeGreenHomeBlog 

Linda Evangelista, “sfigurata” nel corpo. La perdita della bellezza o la bellezza che sovrasta l’anima?

La bellezza, l’eterna giovinezza, vincere lo scandire del tempo, annullarlo, congelare il processo di decadenza che impietoso riporta lo specchio nello scorrere imperituro dei giorni. Storie celebri come quella di Dorian Gray, dall’acuta penna di Oscar Wilde, ci narrano che però c’è spesso un prezzo da pagare, per rendere eterni volti d’angelo, epidermidi di seta, corpi statuari.
Per coloro che poi della bellezza fanno mestiere, necessità
legata al lavoro, per chi può perdere molto nello sfiorire, oltre il proprio piacere e narcisismo personale, tutto ciò può divenire drammatico declino. Poi ci si mette il destino, a volte beffardo, crudele, le coincidenze peggiori, che conducono ad esiti tragici.
Ci tengo a manifestare la mia solidarietà alla modella Linda Evangelista, vittima di un trattamento estetico (
criolipolisi) che pare aver portato un rarissimo effetto collaterale, col risultato di averla deformata nei lineamenti, producendo l’effetto opposto a quello desiderato.
Il dolore è così intimo, così personale, unicum nella storia e percezione del vissuto di una persona, che a nessuno di noi compete giudicare la profonda depressione e l’isolamento sociale che la modella ha
esternato a seguito di ciò. Quello che per noi, per alcuni, può rappresentare ostacolo affrontabile, per altri può divenire motivo di abisso profondo.

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“MareMoto” a Milano contro F.d’I. ….
un blitz “DemoKratico” dei Poteri Forti

Le solite “Indagini ad Orologeria”, su presunti reati
(… sempre da dimostrare)  esplodono sempre su incipit
 dei soliti “Burattinai” del Regime asserviti al Potere  

A SEGUITO  NOTIZIE DENIGRATIVE SU F.d’I  PER INDAGINI IN CORSO – SCATURITE  DA DISCUTIBILI SEGNALAZIONI DI UN “GIORNALISTA INFILTRATO”, DESIDERO RIPORTARE UN COMUNICATO DI  ROBERTO JONGHI LAVARINI PERVENUTO, via WHATSAPP,  SUL MIO TELEFONINO E COSI’ TITOLATO: 
“NOTE DIFENSIVE per avvocati, politici, giornalisti, parenti e amici…” 

Non so se tale messaggio mi sia stato indirizzato come Amico o come Direttore Editoriale della Consul Press. Ciò comunque non credo sia per me rilevante in quanto – pur non essendo iscritto ad alcun partito – personalmente mi considero ancora, nonostante l’età, “un Militante” sul campo a combattere per determinati Valori Ideali (culturali, identitari e tradizionali) che in buona parte si riflettono in una “Fiamma” ritornata a sventolare sulla Bandiera di F.d’I e rimasta sempre nel Dna di una “Generazione” che sempre esisterà e resisterà, ove è anche Roberto Jonghi. 

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Nel 2021 nell’Unione europea c’è ancora un Muro

Roma, 28 Settembre 2021 – L’isola di Cipro venne divisa da un muro, denominato Linea verde, dopo l’invasione turca. Ciò accadde il 20 luglio del 1974 e ne fu occupata circa il 40%. Inoltre comportò la separazione delle due comunità in Nord e Sud. Nel 2021, Cipro, è l’unico Stato dell’Unione europea diviso

Il movimento per l’annessione alla Grecia (ènosis), sviluppatosi fra i greco-ciprioti a partire dagli anni 1930, si intensificò dopo la Seconda guerra mondiale. Entrarono, così, in conflitto da un lato con gli Inglesi, dall’altro con la minoranza turco-cipriota e la Turchia. Furono vari i negoziati tentati dai Governi di Regno Unito, Grecia e Turchia e i rappresentanti delle due comunità cipriote. Nel 1959 fu raggiunto un compromesso, che prevedeva l’indipendenza di Cipro e una serie di garanzie per la minoranza turca. L’indipendenza fu proclamata il 16 agosto 1960 ed entrò in vigore la Costituzione, che assicurava la rappresentanza di ambedue le comunità nei principali organi politici.

Nel 1960 Cipro entrò a far parte dell’Onu e nel 1961 del Commonwealth. Ma il compromesso non fu di facile applicazione e nel 1963 i turco-ciprioti si ritirarono dal Governo e dagli altri organi, dando vita nel 1967 a una propria amministrazione autonoma.

Nonostante l’invio a Cipro, fin dal marzo 1964, di una forza di pace dell’Onu (Unficyp), la tensione e gli scontri proseguirono. L’avvento della dittatura militare in Grecia (1967) aggravò ulteriormente la situazione. Nel 1974 un Golpe appoggiato da Atene rovesciò Makàrios, arcivescovo ortodosso e primo presidente della Repubblica di Cipro dopo l’indipendenza politica, e tentò di insediare un Governo che procedesse all’annessione alla Grecia. La Turchia reagì immediatamente occupando la parte settentrionale dell’isola, dove nel 1975 fu proclamato unilateralmente uno Stato federato turco di Cipro con una propria Costituzione, un presidente della Repubblica, Rauf Denktaș, e un’Assemblea legislativa. Vari furono i tentativi di appianare le divergenze. Ma nel 1983 proclamò l’indipendenza della Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia.

Neppure la mediazione condotta dall’Onu a partire dal 1985 portò a una conclusione pacifica. Il progetto era quello di uno Stato bifederale che prevedeva una larga autonomia per i turco-ciprioti. Ma tutto si arenò per il persistere di profondi contrasti fra le due comunità e il rifiuto della Turchia di ritirare le proprie truppe.

Nel 2004, il progetto di unificazione promosso dall’Onu, che prospettava la costituzione di uno Stato federale con la presidenza spettante a rotazione alle due comunità, fu bocciato per referendum dalla popolazione greco-cipriota. Lo stesso anno, la sola parte greco-cipriota, corrispondente alla Repubblica di Cipro, è entrata a far parte dell’Unione europea (dal 2008 anche nell’area euro).

Quindi Cipro risulta essere divisa tra Sud e Nord. Con “Sud” si indica la parte grecocipriota controllata dalla Repubblica di Cipro. Mentre con “Nord” ci si riferisce alla Repubblica turca di Cipro Nord. La linea verde segna tuttora un confine perennemente in tensione per gli scontri interetnici fra cittadini di origine greca e quelli di origine turca.

 

Giorgia Iacuele

Foto © InsideOver, Osservatoriodiritti

Disastro marittimo “Al Salam Boccaccio 98” nessun vincolo per il Tribunale di Genova

Il regolamento di Bruxelles I non onsta l’immunità giurisdizionale

Il mare, questa enorme distesa di acqua salata che ha sempre affascinato l’uomo con la sua vastità e i suoi misteri, come fosse un mondo alieno a noi sconosciuto di cui conosciamo poche forme di vita, considerando che ne abbiamo esplorato solo una percentuale piuttosto esigua.

L’evoluzione tecnologica ha portato notevoli migliorie anche nel campo della navigazione; se pensiamo che agli inizi i marinai basavano l’orientamento sulla posizione delle stelle, della luna e del sole, dato che erano punti di riferimento noti. Bisognerà aspettare 1761 quando John Harrison orologiaio inglese inventò il cronometro marino, invenzione che segnò una tappa fondamentale nello sviluppo della navigazione.

Tanti erano e sono i motivi per cui si attraversa il mare, dalla navigazione per la colonizzazione, alle rotte mercantili, crociere, viaggi o durante la guerra.

E a testimonianza di ciò il mare custodisce nei suoi fondali moltissimi relitti di più svariate tipologie che sono diventati casa di moltissime specie, rendendoli anche suggestivi tanto che alcuni di questi sono proprio segnati su alcune cartine turistiche settoriali. Le navi da crociera fanno anche loro parte di questo enorme cimitero sommerso e alcune di esse sono anche piuttosto famose come il Titanic affondato nel 1912 e considerato all’epoca il transatlantico più grande del mondo, l’Andrea Doria affondata del 1956, la Al Salam Boccaccio 98 nel 2006, la Costa Concordia naufragata nel 2012 e molte altre.

La Al Salam Boccaccio 98 ha una storia più particolare. Fu costruita alla fine degli Anni ’60 per la Tirrenia di Navigazione, come Classe Poeta  per la rotta Palermo-Tunisi. Nel ’91 fu sottoposta ad un aggiornamento e miglioramento degli arredi e all’aggiunta di ben tre ponti aumentando quindi il numero i passeggeri che il traghetto potesse trasportare.

La Compagnia Saudita di Navigazione El Salam Shipping&Trading battente bandiera panamense la acquistò nel 1999 ribattezzandola Al Salam Boccaccio 98.

È naufragata nel febbraio 2006 mentre navigava tra Arabia Saudita e Mar Rosso, in seguito a un incendio che ha causato la morte di circa 1.000 vittime e pertanto considerato uno dei peggiori disastri marittimi della storia.

Nel 2013 i familiari delle vittime insieme ai superstiti hanno adito al Tribunale di Genova chiedendo la condanna al risarcimento dei danno morali e patrimoniali subiti, alla Rina spa e all’Ente Registro Italiano Navale ai quali attribuiscono la responsabilità del naufragio, per via delle operazioni di classificazione e certificazione effettuate da questi organismi, che hanno operato, come affermato dagli stessi, come delegati della Repubblica di Panama, Stato sovrano facendo quindi valere l’immunità giurisdizionale.

Pertanto il Tribunale di Genova ha dovuto richiedere alla Corte di giustizia se, in ragione di questa immunità, debba applicare il regolamento di Bruxelles I in merito alla competenza giurisdizionale e quindi operando come giudice del luogo in cui l’ente contro il quale la domanda è proposta è domiciliato o ha la propria sede.

L’avvocato generale, il polacco Maciej Szpunar conferma che il Tribunale debba applicare il regolamento di Bruxelles anche se una delle due parti fa valere la propria immunità sostenendo inoltre che l’immunità giurisdizionale degli Stati non è assoluta, ma è riconosciuta nel caso in cui si tratti di atti compiuti nell’esercizio di pubblici poteri.

Il diritto internazionale non impedisce ai legislatori di adottare norme sulla competenza applicabili alle controversie nelle quali una delle parti può avvalersi dell’immunità giurisdizionale, poiché esige che non si eserciti la giurisdizione nei confronti di una tale parte contro la sua volontà.

Szpunar ha valutato se l’operazione di certificazione e classificazione della nave costituiscano esplicazione di pubblici poteri, stabilendo che anche se queste operazioni sono state fatte per conto o interesse di uno Stato, se sono state delegate da uno Stato o compiute in esecuzione degli obblighi internazionali di uno Stato, non sono obbligatoriamente manifestazioni di pubblici poteri e quindi non escludono di conseguenza l’applicabilità del regolamento Bruxelles I.

Ha quindi stabilito che agli italiani sia stato affidato un compito di natura meramente tecnica, non considerabili esercizio di prerogative di pubblici poteri, considerando collocabile nel regolamento di Bruxelles I la richiesta di risarcimento richiesta agli enti che hanno effettuato tali operazioni.

Per quanto riguarda l’immunità giurisdizionale l’avvocato generale dichiara che la Corte è competente ad interpretare il diritto internazionale nella misura in cui quest’ultimo può incidere sull’interpretazione del diritto dell’Unione e che non sussiste in maniera inequivocabile una norma di diritto internazionale consuetudinari che permetta agli enti di classificazione e di certificazione come quelli citati, di avvalersi dell’immunità giurisdizionale degli Stati in circostanze come quelle del caso di specie.

In conclusione l’avvocato generale ha stabilito che non esistono dubbi in merito alla sussistenza dell’accesso effettivo ai tribunali panamensi e il diritto d’accesso ai tribunali, garantito dalle disposizioni in merito alla garanzia di accesso alla giustizia del regolamento di Bruxelles I, non impedisce al Tribunale di Genova di riconoscere l’immunità giurisdizionale della RINA SpA e dell’Ente Registro Italiano Navale.

 

Gianfranco Cannarozzo

 

In Norvegia create nuove coalizioni politiche

Roma, 18 Settembre 2021 – Il responso elettorale porta la Norvegia a svoltare a sinistraDopo otto anni di Governo conservatore guidato dalla premier Erna Solberg, le elezioni generali di lunedì hanno premiato il Partito laburista. Il suo leader Jonas Gahr Støre, così, ha avviato i colloqui per la formazione di una coalizione con due partitila Sinistra socialista (Sv, leader Audun Lysbakken) e il Partito di centro (Sp, a capo Trygve Slagsvold Vedum). Il nuovo esecutivo, comunque, potrebbe arrivare non prima di qualche settimana.

La premier uscente rimane alla guida dei conservatori

Erna Solberg, che continuerà a guidare i conservatori, resterà al timone del Paese «finché un nuovo Governo non sarà pronto». Cambiamento climatico e industria del petrolio sono i temi intorno ai quali è ruotata la campagna elettorale e che saranno centrali anche nei colloqui. Petrolio e gas norvegesi vengono perlopiù dal Mare del Nord. Ma la maggior parte delle riserve non sfruttate si trova nel Mare di Brents, nell’Artico, una linea rossa per gli ambientalisti.

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