domenica, 22 Settembre 2019
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Tag: ISRAELE

Global Committee riporta il pensiero del futuro Capo della politica estera in Europa

La Redazione riceve la seguente notizia, che, nonostante la gravità, attenua un allarme. L’Europa non è nuova di fronte a queste prese di posizione o alle azioni USA con qualche Stato Europeo per decostruire l’Unione ed il Mediterraneo. 

Appare probabile che l’imperialismo di alcuni rischi di accendere continuamente focolai nel mondo. E’ il consueto sdoppiamento fra propaganda verbale e verità di azione a proposito di democrazia e buonismo wasp.

                                                                                                                   M.G.

 

Il futuro capo della politica estera dell’UE, l’ex Ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell, aveva affermato in un’intervista a Politico che bisogna abituarsi al fatto che l’Iran voglia distruggere Israele. Alla domanda sull’accordo nucleare da cui gli Stati Uniti si sono ritirati, Borrell ha risposto: “Gli americani hanno deciso di ucciderlo unilateralmente, senza curarsi degli interessi europei. Non siamo bambini che seguono quello che dicono gli Americani. Abbiamo le nostre prospettive, interessi e strategie, e continueremo a lavorare con l’Iran. Sarebbe molto negativo per noi se gli Iraniani continuassero a sviluppare un’arma nucleare (…) l’Iran vuole annientare Israele; niente di nuovo a riguardo. Dobbiamo conviverci.”

Il 6 novembre, un giorno dopo che gli Stati Uniti hanno reimpostato un’ultima tranche di sanzioni contro l’Iran, Borrell si è unito alle critiche mosse dal Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov agli Stati Uniti, dichiarando di aver rifiutato “qualsiasi tipo di posizione che assomigli a un ultimatum di chiunque e anche degli Stati Uniti”. 

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Israele senza Pace

Considerazioni sull’inaugurazione di un’Ambasciata

Lo scorso 14 maggio Trump, per mezzo di sua figlia Ivanka, ha inaugurato la nuova sede dell’Ambasciata USA, sita non più a Tel Aviv ma nella città Santa di Gerusalemme, sperando forse che la presenza dei luoghi sacri delle tre maggiori religioni stemperasse gli attriti che esistono da tempi remoti fra Israele ed il mondo intero.

Doveva essere una semplice cerimonia, che invece si è presto rivelata una tentata sommossa ed infine una farsa, che, per quanto stupefacente, ha un enorme significato.

A Gaza infatti, già dal giorno precedente, si è ammassato lungo la famigerata striscia, contestata e teatro di continui attacchi a sorpresa da una quarantina di anni, un consistente numero di palestinesi intenzionati a passare le barriere che tenterebbero di impedire attacchi. Israele, a sua volta, ha fatto uso di lacrimogeni e operato decise reazioni che avrebbero lasciate a terra numerose vittime. Ciò che ha colpito l’opinione pubblica è stata la morte di una bambina soffocata dai fumi dei dispositivi di dissuasione. Indignate le maggiori Nazioni intorno, come la Turchia, che avrebbe allontanato l’Ambasciatore israeliano, forse per assurgere ad un ruolo sovrano nei rapporti con gli Stati mediorientali musulmani. Di contro l’Ambasciatrice della Palestina Dra Mai Alkaila ha a sua volta duramente attaccato Israele, per aver occupato territori palestinesi e quel giorno ucciso inermi cittadini.

Ma più tardi le vittime si sono rialzate: era un mezzo per richiamare l’attenzione del mondo sulla situazione di quegli Stati. Solamente alcuni manifestanti, appartenenti alla Organizzazione politica e militare Hamas, sarebbero effettivamente stati uccisi dalle contromisure israeliane: la bambina, poi, sarebbe già morta prima dell’ azione di difesa, ed i genitori avrebbero fatto passare il suo decesso non per crisi cardiaca da patologia, ma per i gas adoperati.

Logicamente le alzate di scudi internazionali si sono subito placate, ma resta la considerazione su questo vulcano mai spento, sempre in procinto di esplodere, come è la terra fra Israele e Palestina. La terra, laggiù, è di ambedue: non si può pensare nè dall’una, nè dall’altra parte di invadere, rubare case e terre, uccidere, fomentare guerre internazionali.

Rivedere la storia per capire i moventi di questi sordi o conclamati conflitti è risalire al Pleistocene, da allora luogo di commerci, di relazioni, di arte e di progresso, come mostrato nel Museo di Storia di Gerusalemme . Cosa ha portato quelle popolazioni, di razze simili, di lingue simili, a lottare aspramente fra loro? L’istinto di conservazione contro l’inedia, che peraltro spesso produce invece alleanze, o una sorta di primato da raggiungere, ma agli occhi di chi, ed a quale fine?

Non erano culture, erano civiltà, Civiltà del Libro, Civiltà della Scrittura, dell’arte, alleate di altre Civiltà mediterranee; quella Palestinese, nella persona dei Fenici, più di quella Israeliana più concentrata sulla propria scienza religiosa. Mosè, se l’egiziano >M’s> voleva dire figlio, forse era stato adottato dal Faraone: ciò dimostra che non tutti gli uomini in quel luogo erano nemici. Poi è possibile che un Dio possa assegnare terre, e solo ad un gruppo di Sue creature, quando tutti gli uomini si dicono e, più importante, si sentano Suoi esseri, e, come dice la stessa Bibbia, per lo meno quella che è possibile leggere, abbiano le loro terre?

L’Imperatore Tito ha sconfitto le popolazioni ebraiche, distrutta Gerusalemme, portato il Candelabro a Sette Bracci, la Menorah, a Roma: i conflitti, però, in quella striscia proprio che ora si chiama Gaza ed anche più estesa, i dissidi fra famiglie e gruppi non cessavano mai, e Tito era un uomo pacifico, fra i migliori della Storia. La locale perenne fibrillazione risvegliava gli appetiti di molti Re assoluti, solleticati dalla bellezza mediterranea, ed era un rischio continuo. La Menorah, come la statua di Uni, ed altri Dei, è stato portato a Roma perchè a Roma si potesse adorare qualsiasi Dio, tutte le religioni erano accettate, considerate, rappresentate, i Romani non erano razzisti, non erano assolutisti come le genti nel Medioevo, corrotti da un Cristianesimo diventato Potere ed organizzato sulla base del Primo Comandamento che, a ben pensare, non è quello che si dice sia, ma: Amatevi, come Io vi ho amato.

Forse è questa la ragione delle lotte: il Potere, agognato da chi si sente superiore, non si sa bene a chi, pertanto si spera ferventemente che tutto finisca, che ognuno abbia la sua casa in pace, la sua terra, il suo focolare, ed Allah, e Jahvè, e Cristo, nomi di un Unico benefico e paterno, che solo questo vuole da gli uomini.

Marilù Giannone

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Israele: ciò che non si conosce

Un affresco chiarificatore al di là delle solite “menate”

C’è chi li dice avari, chi lamentosi. Di certo, sembra che nessuno conosca i fratelli maggiori citati da Giovanni Paolo II. Queste sono le parole d’inizio di un evento tenutosi venerdì 26 gennaio, presso la Basilica degli Angeli di Roma, nel quale un professore di significativa qualità, ONORATO BUCCI, esperto in Diritto Romano, e Diritti particolari di varie popolazioni mediterranee, nonché mediorientali ed iraniane, uomo di fiducia sicura di tutto un mondo culturale del campo, ha illustrato il carattere degli Ebrei e di Israele, facendo sponda da remote età ai giorni più recenti. Una vasta illustrazione di vari gruppi anche in antitesi fra loro, Sadducei, i più aperti alla conoscenza ed i meno adesi alle regole quali la circoncisione e l’obbligo alla religione;i seguaci di Isaia, più vicini al pensiero che sarà accessibile ai futuri cristiani, quindi i Farisei, e dei loro vicini e dirimpettai: Maroniti, Palestinesi, Sumeri, Greci e Romani.

L’uditorio era letteralmente preso dalla favella scorrevole e precisa come un bisturi del Professore, che ha fatto in parte rivedere il giudizio di alcuni su questo popolo che non cessa mai di far parlare di sé né in bene, né in male. Israel, o I-sara-el vuol dire “coloro che combattono Dio”, essi dunque sono in perenne contrasto fra loro, fra se stessi, e gli altri. Sono i padroni nel senso conoscitivo dei due estremi entro i quali si muove la vita, maschio e femmina, bianco e nero, ferocia e gentilezza.

Presi tutti dall’impegno di armonizzarli, gli Ebrei – sostiene il Professore – sono un continuo mistero, chiusi in sé, conservatori assoluti della loro origine e del passato, ed insieme eminenti e dinamici accoglienti del nuovo: in loro non c’è distacco sprezzante verso gli “stranieri” (falascia) ma una più profonda e radicata individualità di nazione.

Più volte perseguitati, a cominciare dai Russi, per passare ai Bulgari, agli Ungheresi ed a dolori più recenti, essi si rendono nemici ed amici : colpiti dalle Leggi Razziali, ma senza deportazione per mano italiana, sono stati i primi a sollevare il capo, dopo la chiusura dell’ultima guerra, anche in grazia della Legge Romanelli. Un mistero, creato dall’irrazionalità senza la piaga dell’Illuminismo, sostiene il Professore, creato forse anche per la confusione avuta a seguito della mescola con i Greci e l’Ellenismo. Hanno come scopo quello di giudaizzare il mondo.

Sarà un bene, sarà un male, una cosa è certa: non si può non ammirarli.

Marilù Giannone

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Tra Palestina ed Israele …. una lunga tregua ?

LIA VIOLA CATALANO presenta il suo ultimo LIBRO

“LA LUNGA TREGUA” 

Lia Viola Catalano, psicologa del Centro Osservazione di Rebibbia dal 1975, docente di psicologia giuridica e magistrato onorario, presenta il suo ultimo titolo “La Lunga Tregua” venerdì 20 ottobre, alle ore 18,00, al Mercato Trieste di Roma. La scrittrice è autrice di pubblicazioni scientifiche, e di due titoli, fra i suoi numerosi, che non cessano di imprimersi nell’apprezzamento di numerosi lettori e nel mondo letterario: Malanascenza, ed Elettroshock, dei quali si augura di poter riparlare a breve. Questa sua ultima fatica riporta l’ambiente mediorientale sia nella mentalità, sia nella notazione geografica in modo veramente vivo, tale da far sentire il lettore testimone e partecipe del percorso doloroso del protagonista palestinese Habib. Attraverso di lui si ha certa la posizione spirituale di chi subisce atti di guerra ed il desiderio di una risoluzione ferma, che, nella Lunga Tregua assumono l’aspetto di una profezia che, come dimostra l’accordo fra Hamas ed Abu Mazen, attualmente si è avverata.

Vi è stato uno scambio di opinioni con Lia Viola Catalano intorno alla genesi di questo suo romanzo, come evidenziate nel corso seguente intervista

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La Ricerca Colta si attua anche in Luoghi Insoliti

La Lunga Tregua di Lia Viola Catalano al Mercato Trieste

 

Venerdì 20 ottobre, alle ore 18,00 al Mercato Trieste in via Chiana 110, Pippo Franco con Arnaldo Colasanti e Fabia Baldi presentano il libro: La Lunga Tregua di Lia Viola Catalano, per l’editore Mauro Pagliai.

 

Cibo per il nostro benessere e per il nostro capriccio; Cibo per la nostra conoscenza: il Mercato può essere entrambe le cose. Un largo spazio fra i mille colori della nostra ubertosa natura peninsulare, col perimetro costruito in scaffali di libri, accoglie un bellissimo romanzo di pace sulla sofferenza ed il contrasto estenuante delle genti palestinesi, divise fra Hamas ed Abumazen.

La Lunga Tregua precede l’effettivo accordo raggiunto poco tempo fa da questi due uomini potenti , e dà giustamente al libro il valore di una profezia.

Assolutamente avvincente lo stile ed il linguaggio fluido e diretto di Lia Viola Catalano, autrice anche di altre perle della letteratura italiana e profonda conoscitrice dei tormenti rovinosi della psiche umana.

Questa iniziativa prosegue le tante organizzate dal Presidente di questa struttura e dei suoi collaboratori, che chiuderanno l’evento con l’offerta di un drink.

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La Lunga Tregua

Il giorno 13 giugno c.a. alle ore 18,00 a Palazzo Ferraioli in Roma è stato presentato l’ultimo lavoro di LIA VIOLA CATALANO, un romanzo che s’innesta nell’attualità politica corrente, dal titolo: “La Lunga Tregua”. Il volume è pubblicato dall’editore MAURO PAGLIAI di Firenze, eccezionale per la scelta dei titoli e degli scrittori.

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Terrorismo: la fede nell’ odio

Il “merito” del Terrorismo

 Ciò che abbiamo di fronte, dopo quanto è accaduto e sta accadendo a Bruxelles, davanti ai morti ed ai feriti, ai bambini che andavano a scuola, agli impiegati che andavano in ufficio, in una città un tempo serena, efficiente e laboriosa, non può non sconvolgere tutti. Siamo in guerra contro un nemico feroce, assassino d’innocenti, che dispiega le bandiere nere della morte contro la nostra civiltà europea e cristiana.

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Fashion Pills: Christian Dior apre in Israele

Christian Dior inaugura il suo primo monomarca in Israele, in partnership con Silvia Schwartzman, titolare della boutique Enigma. Lo spazio, sviluppato su due piani, si trova in Kikar Hamedina Plaza, nel cuore del distretto del lusso della città. Il design si ispira allo store parigino di Montaigne Avenue che mixa elementi moderni e del XVIII secolo; tra i materiali spicca la pietra calcare e l’arredo è giocato su tappeti grigi in seta, sedie ovali e divani Luigi XVI.

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Gaza:i morti non fanno rumore

MEDIO ORIENTE: Catiuscia Marini lancia una proposta alle Regioni

La Presidente della Regione Umbria coordina la Commissione Speciale “Attività di Cooperazione e iniziative per il dialogo e la pace in Medio Oriente” della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome

“Di fronte ai drammatici avvenimenti di Gaza di questi giorni e alla escalation di combattimenti che già ha fatto registrare un numero inammissibile di morti e una terribile condizione delle popolazioni civili che si trovano intrappolate nella “Striscia”, sentiamo la necessità e l’urgenza di rivolgere a tutte le Regioni d’Italia la richiesta di una mobilitazione straordinaria in soccorso delle popolazioni e per reclamare un “cessate il fuoco” immediato”, a scriverlo, in una lettera indirizzata a tutti i Presidenti delle Regioni e della Province autonome è Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria che coordina la Commissione Speciale “Attività di Cooperazione e iniziative per il Dialogo e la pace in Medio Oriente” della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

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