sabato, 23 Febbraio 2019
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Tag: roma

A Roma apre il primo Tempio di Mormoni in Italia …..

….. ED E’ IL PIU’ GRANDE D’ EUROPA !

Un’immensa struttura in marmo e granito, 18 metri che arrivano a oltre 40 (47,65 metri) se prendiamo in considerazione la guglia più alta che ospita la statua dell’antico profeta Moroni. Così, su 6 ettari di terreno, in via di Settebagni 376 (nei pressi del Centro commerciale Porta di Roma) si erge il primo tempio costruito in Italia appartenente alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, meglio noti come Mormoni.

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III Municipio, Joseph Smith, Mormoni, roma

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A Palazzo Madama un Convegno su “Famiglia e bullismi”

Lo sport come attività di prevenzione

Il 7 febbraio la Sala Koch del Senato  ha ospitato un convegno sul Bullismo & Cyberbullismo, organizzato dall’ Osservatorio Bullismo e DOping e dal Comitato Unico di Garanzia del Cnr, dove si è evidenziato lo stato psicologico e le relazioni imperfette dei ragazzi in età scolare e adolescenziale.

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Bar Hungaria: finalmente il rilancio

Un declino lento quello dello storico Bar Hungaria, locale storico nel cuore del quartiere di Parioli di Roma. La leggenda narra che già dal lontano 1945, il bar di piazza Ungheria si fece conoscere perché serviva gli hamburger ai soldati americani e arrivo all’apice della gloria tra gli anni ’70 e ’80 con il cosiddetto “completo”, un hamburger completo di tutto e preparato sul momento su una piastra in sala, a qualunque ora della giornata. Poi l’incuria di una gestione poco interessata a onorarne la fama e un certo appiattimento sugli standard qualitativi ha portato al declino dell’insegna, che ha definitivamente abbassato le saracinesche nel 2017.

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1919-2019: 100 anni del Circolo Canottieri Roma, una “Eccellenza della Capitale”

A COLLOQUIO CON MASSIMO VENEZIANO, PRESIDENTE DEL CIRCOLO 

Un’occasione per guardarsi indietro e osservare i traguardi finora raggiunti, ma anche per guardare in avanti a quelli ancora da perseguire. Il 2019 sarà un anno di memoria e di bilanci per lo storico Circolo Canottieri Roma che cento anni fa, il 28 settembre 1919, sventolava per la prima volta sul Tevere la bandiera giallorossa che oggi ne caratterizza il logo. Da quel momento tante cose sono cambiate, così come tante sono invece rimaste le stesse e hanno contribuito a fondare nel Circolo e tra i suoi membri un solido spirito di coesione ed appartenenza. Da poco più di cento iscritti nel primo dopoguerra, oggi il Circolo vanta circa mille soci che rappresentano una vera e propria comunità nel panorama sportivo della Capitale.

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Da Mosca con amore: musicisti russi a Roma

Il gruppo di cantori e musicisti russi, “Ottocentoclub” ritorna a Roma per offrire i loro concerti, composti da musiche del repertorio classico e da canzoni tipiche russe ed ucraine, così come composizioni moderne.

In allegato si trovano i luoghi e le date dei loro eventi, da non perdere assolutamente per l’eccellenza delle esecuzioni, la purezza delle voci umane e degli strumenti, per l’ineccepibile e coinvolgente direzione del Maestro ALEKSEY YUZIN . Il Gruppo Ottocentoclub ama in particolar modo l’Italia e Roma ed è sempre felice, tramite la musica e l’attento, affettuoso modo di eseguire i brani scelti, di allietare chi li ascolta e che non può che entusiasmarsi della loro opera magistrale data come un’inestimabile dono.

                                                                                                                            Marilù Giannone

  Афиша


 

 

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Gastroenterologia ed endoscopia digestiva: convegno all’Ospedale San Giovanni di Roma

Panoramica sulle nuove tecnologie e i casi clinici. Tavola rotonda sui rischi professionali con la presenza di legislatori, medici e magistrati
 
Il 18 e il 19 gennaio si è tenuto presso la Sala Folchi dell’ospedale San Giovanni di Roma un convegno medico intitolato: “Ritorno al futuro. Dalle iniziali esperienze alle nuove tecnologie in gastroenterologia ed endoscopia digestiva”.
La manifestazione è stata organizzata dalla UOC Gastroenterologia ed endoscopia digestiva diretta dalla dott.ssa Maria Giovanna Graziani, Responsabile scientifico dell’evento, e ha visto la partecipazione di illustri professionisti del settore. In particolare i partecipanti hanno potuto assistere nella prima parte del convegno all’analisi e alla presentazione medica delle innovazioni tecnologiche nel settore specifico della gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

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Qualche domanda all’Editore Gremese – La “latitanza” del Comune di Roma

Consul Press intervista GREMESE  a  “Più LIBRI – Più LIBERI”

Cercando un testo scritto in doppia lingua, italiano ed inglese, per chi ha facile accesso in pieno centro dell’Urbe, la Libreria Gremese, un esercizio noto da moltissimi anni ai cittadini, anche nella sua primaria sede di Piazza Cola di Rienzo, era meta sicura.

Ma con stupore si è visto che il negozio di via Mario de’Fiori era sbarrato, con saracinesca, lucchetti, tutto buio e solitario, con un vago disordine all’interno. La Editrice è notissima, e dunque dopo poche informazioni l’indirizzo è stato la Fiera Editoriale Più Libri più Liberi, all’EUR. Facendosi largo nella fiumana di curiosi, clienti, amici, un largo stand carico e brioso occupava lo spazio proprio al centro del locale, con il nome di Gremese sull’architrave.

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Roma saluta Spelacchio, arriva l’albero “de Papel”

Si può davvero dire che siamo passati, o meglio passeremo, da un eccesso all’altro. Infatti, dopo il povero Spelacchio, quest’anno l’albero di Natale sotto il Vittoriano sarà in gente stile targato Netflix.

A luglio 2018 la gara bandita dal Campidoglio per l’allestimento dell’albero andò deserta, quindi si pensò di affidarne la realizzazione ad una sponsorizzazione anche sulla scia di quanto fatto a Milano con Sky, ed in altre città europee. europee. Ed ecco spuntare Netflix attraverso un accordo con l’agenzia di comunicazione IGP Decaux S.p.A.

Alto più di 20 metri, con 500 sfere rosse e argento (di cui 100 brandizzate Netflix), 60 mila luci a led a basso consumo, un apposito spazio per i selfie il tutto per 376 mila euro, quasi 8 volte il costo del povero Spelacchio.

Non sono mancate le polemiche, soprattutto riguardo ai costi, ma almeno quest’anno Roma avrà l’albero che si merita, e a noi non resta che aspettare l’8 dicembre per vedere Tokyo, Berlino ed il Professore far capolino da Piazza Venezia.

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Sistema Museale Nazionale: il sesto incontro al Planetario di Roma

Il 16 novembre scorso presso l’Aula Ottagona (Planetario) delle Terme di Diocleziano a Roma, si è svolto il sesto ed ultimo incontro organizzato dalla Direzione generale Musei del Ministero per i beni e le attività culturali, con l’obiettivo di promuovere il Sistema museale nazionale.

Questo appuntamento rientra nel ciclo di conferenze inserito nel calendario di eventi del 2018, anno europeo del patrimonio culturale.

L’evento è iniziato con i saluti di Daniela Porro, direttrice del Museo nazionale romano e moderato da Manuel Roberto Guido per la Direzione generale Musei.

Gli ospiti che sono intervenuti durante l’incontro sono stati: Daniele Pitteri, direttore del Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena, Serena Bertolucci, direttrice del Polo museale della Liguria e Valentino Nizzo, Direttore del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia di Roma.

Tutti gli interventi sono stati preceduti dalla proiezione di video che presentavano la realtà museale in cui gli stessi operano.

Un viaggio nel mondo dell’arte, un’occasione di promozione del patrimonio culturale italiano che si pone come nobile obiettivo quello di creare una rete che inglobi il sistema museale nazionale.

Una missione che punta alla promozione, ma anche  a migliorare il sistema di fruizione, accessibilità e gestione sostenibile del patrimonio culturale che porterebbe inevitabilmente a una sinergia tra tutti i musei dislocati sul territorio italiano.

Una conferenza partecipata, oltre agli ospiti “espertissimi” del settore, nell’Aula  Ottagona del Planetario era presente un numeroso pubblico, affascinato dalle parole dei relatori, ma soprattutto dalla immagini dei video proiettati che ancora una volta hanno messo in luce l’immenso patrimonio artistico di cui l’Italia dispone.

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Non bisogna assolutamente dimenticare che per creare connessioni  in una rete che vede come protagoniste le realtà museali su scala nazionale, si deve saper fare comunità al fine di accrescere la partecipazione incuriosendo, includendo e divertendo su più livelli il pubblico che si reca a visitare ogni museo, avendo un programma ben dettagliato che coinvolga ogni fascia di età.

Infine è importante ricordare che possono accedere alla rete del Sistema museale nazionale, oltre ai luoghi della cultura statali, anche musei e luoghi della cultura non di appartenenza statale, pubblici o privati, su base volontaria e mediante un sistema di accreditamento definito nel Decreto ministeriale del 21 febbraio 2018 (pubblicato il 4 aprile 2018).

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Museo Etrusco a Formello

Un giorno pieno di sole

Sabato 10 novembre si è concluso un corso di didattica museale basato sull’arte e la storia antica, precisamente sugli Etruschi, dal titolo: Nuovi Percorsi Attraverso la Civiltà Etrusca.

E’ ormai indiscutibile che Roma ha il museo etrusco più importante del mondo, di poco più ricco di quello di Firenze, ma, fino a poco tempo fa, era poco frequentato, poichè si riteneva, alla moda dell’Ottocento, che solamente i Greci fossero i veri e propri geni del Mediterraneo e del resto della terra, relegando gli Etruschi a poveri scimmiotti imitatori, dove invece sono, come gli Italiani, eccelsi per l’arte, la tecnica, l’ingegneria civile ed idraulica, la legge ed altro ancora. Grazie all‘Archeoclub di  Formello ed al Museo di Villa Giulia, di Santa Severa ed infine al Museo dell’Agro Veientano di Formello, in accordo con l’Università la Sapienza, si è notato che lo studio di questo antico popolo e la conoscenza che si offre di esso hanno fatto un vero balzo in avanti. Come sempre si ha nel cuore la giovanissima generazione che va distolta dalle insulse minuterie dei games ed app informatici, per per volerle bene raffinando la sua intelligenza con la storia e l’arte a tutto campo e lo scibile proprio della popolazione d’Italia.

Con questo encomiabile scopo, collegato alla buona volontà di riprendere il livello culturale all’avanguardia dell’Italia, si è organizzato un corso di Didattica Museale sostenuto da Archeologi, Sovrintendenti, Professori, dello spessore di Daniela Muscianese, Daniele Maras, Marco Peri, Rossella Zaccagnini, ed infine Fabiano Petricone, organizzato dall’Archeoclub di Formello gestito da Carla Canali. Quattro giorni che hanno preparato insegnanti, educatori e operatori museali a saper comunicare con scolari e persone esperte, con distratti ed appassionati, a gestire domande curiose o imprevisti, ad avvicinare l’oggetto al fruitore. Per la collaborazione di questo proposito è da ringraziare Marco Mannino, instancabile nel facilitare la comprensione dell’immenso patrimonio citato dai conduttori dell’evento.

La disponibilità sorridente di Daniela Muscianese, la larghissima facoltà di diffusione di Daniele Maras, la tecnica precisa di Rossella Zaccagnini ed infine la presa diretta di Fabiano Petricone hanno reso quattro giorni di impegno in un lungo excursus di informazioni meravigliose. Ma non si deve sottacere l’opera degli studiosi che hanno contribuito a rendere le zone di studio dei veri e propri gioielli d’arte e di conoscenza: Flavio Enei, dirigente del Museo di Santa Severa, che permette una full immersion nel mondo marinaro e cultuale etrusco, sul territorio da moltissimo tempo e con ottimi esiti, e la dirigente del Museo dell’Agro Veientano, Iefke van Campen, ricchissima di inusitate iniziative creatrici che lasciano stupito chi visita il luogo e se ne appassiona.

Se a Santa Severa si è ricostruito, un esempio fra tutti, lo spazio interno di un naviglio antico, con tutti i suoi arredi necessari, tale da portare il visitatore fuori dal tempo e nel fatto diretto di un’operazione di marineria, a Formello si è assorbita la cultura etrusca anche con una riproduzione recitata e luminosa della realtà veiente verso la conquista operata da Roma: Livio ha scritto, Iefke van Campen ha eseguito, ma in modo assolutamente bello ed efficace: nessun adulto, e, soprattutto, nessun bambino perderà una sola parola ed un solo pezzo d’arte esposto.

Ci si aspetta che si dia seguito a questo nuovo corso museale e si prende nota che probabilmente è iniziata un’era nuova per i genitori, i discenti, ed i docenti dello Stato, un percorso dall’ antico che nel moderno darà frutti belli e dolci, comincia un Ministero per l’Educazione, l’Università e la Ricerca degno di questo nome: ecco, bisogna pensare al sacerdote di Veltumna che, pieno di aspettativa, batte un nuovo chiodo nel tempio.

Marilù Giannone

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Sri Sri Ravishankar a Roma, AHIMSA per una società libera da stress e violenza

Si svolgerà martedì 30 ottobre, presso l’ambasciata dell’India in via XX Settembre a Roma il contemporary talk alla presenza di Sri Sri Ravishankar.

L’incontro “AHIMSA, per una società libera da stress e dalla violenza” si inserisce in una serie di incontri e appuntamenti gratuiti dal vivo e online per avvicinarsi alla pratica della meditazione come abitudine quotidiana per gestire meglio se stessi e esprimere al meglio il proprio potenziale.

Sri Sri Ravishankar sarà presente il 30 e il 31 ottobre per importanti incontri istituzionali sempre riguardanti il tema della non violenza e della risoluzione dei conflitti cosa per cui è particolarmente rinomato e conosciuto in tutto il mondo.

Uno degli ultimi suoi contributi è stato quello tra i guerriglieri della FARC e la Colombia terminato con l’accordo di pace tra le due parti basato sul principio Gandhiano di non violenza.

Una serie di incontri gratuiti in tutta Italia che porteranno la conclusione del tour a Milano, con workshop UNVEILING INFINITY da lui stesso guidato e che sono rivolti a diffondere il valore della meditazione come strumento per affrontare la vita quotidiana, imparare a gestire la mente, raggiungere uno stato di riposo e serenità, appunto la meditazione, per consentire alle persone di giungere ad una piena consapevolezza del sé.

Sri Sri Ravinshankar, ambasciatore di pace, quinto uomo più influente al mondo nella classifica di Forbes, ha fondato Art of Living nel 1981, la ONG internazionale che opera in 152 paesi per migliorar la qualità della vita attraverso programmi di gestione dello stress.

In particolare durante questo tour in Italia Sri Sri Ravinshankar sosterrà il progetto internazionale “Art of Living Prison Smart” per una detenzione più riabilitativa che punitiva e “Art of Living Gift a Smile” che offre educazione gratuita agli studenti delle zone rurali dell’India.

L’evento a Roma sarà l’occasione per conoscere l’operato di Sri Sri Ravinshankar, ispirazione per persone di qualunque provenienza e soprattutto per diffondere il suo messaggio di amore, saggezza e compassione.

Info:
ufficio stampa

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Roma in Stampa

Riviste di Cultura Romana oggi

Giovedì 18 ottobre presso la Sala del Chiostro di S.Maria sopra Minerva si è svolto un evento particolare, per nutrire una cultura di élite che ha Roma come punto focale: “Roma in Stampa”. Organizzato da editrici specializzate in argomento, Pagine ed Editalia, l’incontro ha avuto un buon numero di pubblico ed argomenti.

Si è evidenziata la presenza di diverse riviste che si occupano di arte, storia, archeologia, vita quotidiana, personaggi illustri della Capitale in Italia ed anche fuori dai confini :Voce Romana, Forma Urbis, Archeoroma, Lazio ieri ed Oggi, ed altre ancora di pari interesse, ognuna con propositi nuovi e consuntivi dei traguardi raggiunti. 

In particolare è stata seguita l’esposizione di Forma Urbis per la pubblicazione differenziata di temi prettamente romani ed altri di storia ed arte extraitaliane, la grande diffusione di Voce Romana, con una veste tipografica tradizionale ed attualissima nel contempo, secondo i canoni del fondatore Giorgio Carpaneto e dell’attuale poliedrico direttore Sandro Bari, coadiuvato da Francesca di Castro, esperta in eccellenze romane più o meno nascoste. A questi due nomi è dovuta l’attuale scoperta del secondo Ponte Milvio che Massenzio costruì per motivi strategici, e la descrizione di tutto ciò che di quel tempo gli stessi hanno trovato lungo le due rive del Tevere al Flaminio.

Si è notato l’aggiornamento di Lazio ieri ed oggi più focalizzato sull’Urbe, e la forza delle più antiche testate informative come Archeoroma ed il 996.

Non poteva mancare la Strenna dei Romanisti che raccoglie ogni anno, con una festa, i contributi di ricerca e di cultura su note ed aspetti insoliti o poco evidenziati della Città Eterna. E’ una ricorrenza a buon diritto attesa e onorata come una primadonna. Commenti sono stati ampi e svariati, alternati a doviziosi assaggi di una meravigliosa porchetta innaffiata da vino di Marino: un’agape rustica e soddisfatta dalla bellezza delle riviste e dall’eccellente atmosfera di amichevole cordialità perfusa ed encomiata dall’ideatore dei Salotti Romani, Frate Angelo di Marco.

Marilù Giannone

 

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Roma in Stampa: una carrellata di riviste per la Capitale

ROMA IN STAMPA –LE RIVISTE CULTURALI ROMANE OGGI

Giovedí 18 ottobre 2018, dalle ore 10,30 alle 18,30, nella Sala Capitolare del Palazzo dei Domenicani
(Chiostro di Santa Maria sopra Minerva –
piazza della Minerva 42) avrà luogo il
Convegno
Roma in stampa.
Le riviste di cultura romana oggi
, riservato alle testate attualmente stampate e distribuite in cartaceo.
Il Convegno è promosso dalle case editrici ED
ILAZIO e PAGINE e vede la partecipazione dei rappresentanti
di alcune delle
testate operanti nel settore culturale, inteso nelle sue molteplici valenze (archeologia, letteratura
in lingua e in dialetto, attualità, storia, romanistica etc.).

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Sergio Tau racconta la “Resistenza” nel libro:
la Repubblica dei vinti

MARTEDI’ 16 OTTOBRE ore 18.30
presso HORAFELIX Libreria
presentazione della novità editoriale Marsilio 


LA REPUBBLICA DEI VINTI di Sergio Tau

con prefazione di Pietrangelo Buttafuoco


Lo storico Giuseppe Parlato  
Presidente della Fondazione U.Spirito/R.De Felice

ne  discuterà  con l’Autore – regista rai e scrittore – e con il pubblico


info e prenotazioni 3711278745 

HORAFELIX Libreria -Roma- via Reggio Emilia 89 

parcheggio a pagamento: 

via Reggio Emilia 32  – via Cagliari  31

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Il Bello dell’ATAC

Mobilità ed altre creature

Sabato 6 ottobre , a sera, aveva finito di piovere ed il gruppetto di persone in attesa dell’autobus era meno innervosito del solito, visto che a Piazzale Clodio di sabato, quando c’è una partita, c’è sempre una misteriosa moria di macchine: Fuori Servizio, Deposito, oppure spenti del tutto e chiusi, appoggiati come bestioni castigati sull’orlo del marciapiedi sinistro del centro della piazza, il che manda fuori dai gangheri l’utenza, ma nessuno giocava quella sera.

Sono dunque saliti tutti in bell’ordine, ognuno con il suo posto a disposizione, ognuno libero di accomodarsi per leggere ancora quella parte di giornale che non è riuscita a finire di leggere durante il giorno ed i suoi impegni. Poco prima della partenza è salito un ragazzo con una bella chitarra, che si è seduto in silenzio, guardandosi intorno. Un ragazzo come tanti, alto, snello, vestito discretamente, un bel viso vivace, tanti capelli scuri, che ad un dato punto, vista la breve attesa della messa in moto e della partenza, ha cominciato ad accarezzare la chitarra prima, poi a fare qualche arpeggio, irraggiando note di “Giochi Proibiti”. Qualcuno si è girato verso di lui, osservandolo compiaciuto, perchè il saggio di accordi sprigionati dallo strumento era morbido, fluente, attraente. Il giovane si è fatto coraggio ed ha continuato con un pezzo americano, aumentando sonorità e variazioni, poi con un  brano di Mercury, questa volta con l’aggiunta di un filo di voce di buon tenore, che agilmente saltava, tornava indietro, variava, si lanciava in cielo. Gli occhi dei passeggeri non lo perdevano un minuto ed una signora anziana, sorridendo, alla fine del refrain gli ha chiesto di suonare ancora. Nessuno ha protestato, nessuno ironizzava sull’ATAC e le sue sorprese spesso irritanti, anzi, tutti sorridevano con aria compiaciuta, soddisfatti. Un operaio gli ha detto di cantare qualcosa di italiano, così avrebbe cantato con lui, ed il ragazzo lo ha assecondato, raccomandandolo di tenergli le parole, perchè lui non le ricordava tutte, era più incline alla musica oltreoceano. Al primo cantore se ne sono pian piano aggiunti altri, poi tutti, a piena voce, in controcanto, a cappella. In un attimo il numero 33 si è trasformato nella Cappella Sistina, voci maschili, femminili, giovani e no, baritoni e soprano: perfino il conducente cantava, ridendo, filando sulla strada che a quell’ora era semideserta, fra residui di pioggia, nel vento serotino fattosi leggero. Cantavano tutti di cuore, rimandandosi parole d’amore ora in dismissione, esprimendo risvegli di speranze, di ottimismo. La musica questo fa: rende vincenti.

Credo che sia l’unica volta che l’ATAC abbia offerto questa piacevole improvvisa esperienza. Piano piano che scendeva qualche passeggero, non solo era salutato da tutti come un vecchio amico, ma ci si riprometteva di ritrovarsi presto. Quando, per fortuna poco prima del capolinea, il ragazzo menestrello è sceso dall’autobus, si è creato un vuoto di anonimità ed il conducente ha sospirato forte, contrariato. ” la musica – ha detto piano – è una mano di Dio, rimette tutto a posto”. Chissà a cosa si riferiva. Ma è vero, è così.

Marilù Giannone

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Roma, ovvero la nuova tendenza letteraria

” Splendi,sole” di Giorgio Antonelli, edizioni Pagliai

 

Da Goethe in poi il viaggio “di conoscenza” in Italia è diventato un uso stabile nelle coscienze e nelle azioni delle persone colte e degli Stati esteri che avevano con lei condiviso ere e periodi storici complessi. Dopo Goethe, – per citare il più celebre, ma altri, fin dai secoli più lontani, vi erano giunti – la gita, il viaggio, la puntatina solo nella Capitale avrebbero iniziato un obbligo: non si era uomini se non si aveva messo piede nell’Urbe immortale. Se si veniva per il Papa non è stato mai detto. Si veniva, e basta: Goethe non trascurava di ammirare signore e popolane della città oltre alle sue bellezze.

Ma dalla fine dell’Ottocento questa simpatica consuetudine si è molto attenuata: poche parole, o qualche critica, e di personaggi sconosciuti.

Oggi, la presenza in letteratura di Roma è diventata un punto fermo ed una tendenza, e non solo degli stranieri ( Magda Szàbo, Grass, Simenon, e così via) ma anche degli scrittori italiani più o meno celebri, come Moravia, il quale ne ha fatto spesso teatro delle sue creazioni, Buzzati, ed infiniti altri, per fermarsi piacevolmente all’ultimo libro fresco di edizione:“Splendi, sole”, di Giorgio Antonelli, presentato alla Casa delle Letterature mercoledì 3 ottobre. 

L’Autore rende in rapide pennellate ciò che è la vita degli altri, incrociati per strada, osservati dolcemente nei loro moventi giornalieri: non è nuovo allo scrivere, già apprezzato autore di racconti per la rivista “Il Portolano”, e della stesura del racconto mantiene la freschezza dell’immediato, dell’accontentare il lettore per donargli subito la conclusione del tema.

I racconti contenuti in questo volume sono inusuali per stesura e per oggetto narrato; il linguaggio adoperato è composto da periodi brevi e staccati , con un carattere di visibilità pari a quelli di un film, scorrevole e conciso, come se si annotasse una serie di quadri collegati. Anche per questo è ampio l’uso di termini semplici o familiari, senza decadere nel volgare o in un’aura gergale voluta. I racconti non vogliono dimostrare nulla, ma mostrare tanto: la felicità o infelicità talvolta di individui particolari, il loro muoversi quotidiano, come in “Adelaide”, tesa a raggiungere l’ appartamento in vendita che le offre una vita rivissuta, i sentimenti, l’incertezza di un adolescente, l’interrogativo permanente del vivere, l’amore accettato o rifiutato. L’ombra di una fine, lo spezzarsi di un volo, lo strano amore assassino di Paride e Lucia, collocato o passato su l’interlocutore costante dei racconti: Roma.

Quale Roma? Quella di tutti: sia pure il Vittoriano, ma anche Eataly, il Raccordo Anulare, una via buia, la “Groviera” della Civiltà del Lavoro, non manca pagina, non manca brano, dove non sia citata, ritratta, esemplata, descritta Roma e la sua grandiosa bellezza. E’ un marcarsi piano e progressivo, una presenza possente e generosa che di bel nuovo si fa avanti nel mondo dei libri belli, la Città veramente Eterna se, come in questo libro che segue la tendenza di parlare di lei in pieno, domina l’arte letteraria al punto da essere indispensabile.

Roma non sarà mai un’ anonima città da Metropolis, è troppo ricca di sè. Si può plauderla o odiarla, ma essa è sempre troneggiante nella vita ora come ieri. E qui, grazie all’Autore, che la si riscopre in mille sfaccettature e si fa persona quasi dialogante attraverso la singolarità dei suoi concetti e del suo stile.

Marilù Giannone

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Nessun segno sulla neve, noir di Daniela Alibrandi

Figli della violenza

Fra i titoli dei noir scritti da Daniela Alibrandi, numerose volte premiati in Italia e negli U.S.A., è attualissimo, anche per il ricorrere di un cinquantenario del ’68, un periodo duro e convulso, “Nessun segno sulla neve”.

Sembra un romanzo, d’amore, di gioia, di giovinezza: ideali, primavere lucenti, ragazzi con i loro segreti e con gli impulsi all’emancipazione dalla famiglia, come tutti, come sempre. Si inizia a leggerlo per aprirsi ad un sorriso che vuol essere di partecipazione e di memoria, o di ambedue: la semplice verità dello stile letterario dell’Autrice, spontaneamente neorealista, è come il pennello forte e leggero di Raffaello. Spontaneamente neorealista perchè talvolta il neorealismo ha qualche forzatura di ricerca che qui viene meno, con l’ esito di permettere un’immersione totale nella realtà che viene esposta come se la si vivesse al momento.

“Nessun segno sulla neve” descrive l’affermarsi dei movimenti pseudorivoluzionari del 1968, la contestazione giovanile, studentesca soprattutto, anche se è servita di veicolo ad esponenti di altre professioni popolari al di là del ceto medio ed alto che hanno, semmai, avuto qualche rara superbia di leaders, ma hanno penetrato con la politica un mondo che ne era indenne. La composta e talvolta vittoriana educazione degli adolescenti si spezza in icebergs di prese di coscienza che non sono altro che le cime di quel malcontento postbellico e postottocentesco nei riguardi delle idee e dei comportamenti ormai obsoleti, messi a nudo dal paziente rinascere da un conflitto disastroso .

Sotto questo mosaico spesso tragico della società si nota chiaramente una divinità rosea, semisdraiata, con la mano gentile posata su una cornucopia di frutti multicolori e multiforme: Roma.

Il basso continuo dei libri di Daniela è questo, è la sua città amatissima, anche nei momenti e negli angoli di personalità lutulenti. Appare in tutte le ore del giorno, sotto le nubi, sotto l’azzurro cielo, è la vera matrice e inapparente protagonista delle opere dell’Alibrandi: è piaciuta la descrizione dell’evolversi dei quartieri storici nel noir “Una morte sola non basta”, scuote la relazione poliedrica di zone e residenze illustri o di normali ma tipiche abitazioni. Roma dorata nel Gianicolo mattutino, Roma punteggiata dalle luci di festa o da finestre alla sera. Non si fa menzione di particolari monumenti, il romanzo non è una guida, è un canto del cuore a questa armonia creatrice, o un triste appoggiare la testa alle braccia delle sue vie nelle situazioni di dolore: Monteverde come Parioli, l’EUR come Piazza Vittorio. E’ interessante notarne anche la diversa importanza nel passare dei tempi e delle mode, ma senza marcarne la voce: è questo muoversi sommesso a dare evidenza ai luoghi. Si viene ad apprendere così una Roma sconosciuta ed incantevole, si segue l’orgoglio mai ridondante dell’Autrice a dichiararsene figlia.

Questo scenario ai fatti dei libri, tutti, di Daniela Alibrandi, costruito su una Roma vera fino al nucleo, in quanto è vista senza sentimentalismi o caratteri precostruiti, è comune a tutti i suoi noir, e, se si estrapolano fondali e quinte di esso, viene a costituirsi un libro a sè, un libro su Roma tanto presente quanto poco còlta ed apprezzata: spesso, infatti, per quello che riguarda ogni passante, l’interesse che lo trae durante al giorno, fatto di motivi di lavoro o più personali, distoglie l’attenzione a questo immenso affresco di una città che non s’impone con capitelli e tramonti, ma che è là, aperta come una porta sull’infinito, magica perchè corrisponde a quella via indicibile di ricerca, diversa da tutte le altre, che ogni uomo ha.

L’Autrice, che non si pone su di essa come un erudito e non la trascura a vantaggio del filo del narrare, sembra averla di fronte come una grande amica, con la quale si può avere confidenza, anche discutendoci, soprattutto ascoltandola, magari prendendola sottobraccio. Con questo animo infatti personaggi di “Una morte sola non basta” cenano in friggitoria, parlano del futuro seduti su una panchina, cercano assistenza durante una fuga, o rammentano attimi d’amore, e, come in “Nessun segno sulla neve”, attendono ad un incontro, o soffrono delle lentezze del traffico che distingue la città da secoli, se si fa mente ad Orazio o Persio, o altri.

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Il “sessantotto a Roma non ha le tragedie eclatanti di Piazza Fontana, ma le ha più tacite e forse più terribili: “Nessun segno sulla neve” lo esprime chiaramente riportando il mutare atroce perpetrato dalle idee politiche da semplice contrasto adolescenziale o giovanile in odio sterminatore . In questo noir non si fa a pugni; ci si accoltella senza pietà, biechi, corrotti da voci di ideologie estremiste ed assassine venute da lontano, o aventi la mano nel vicino Est. Il contrasto fattosi odio ricopre ogni aspetto: da puro e solo antagonismo verso i professori, verso autorità impietrite, che spesso vedeva i ragazzi associati a buon diritto, a desiderio di distruzione, di morte, di rovina l’uno verso l’altro, sia esso uomo o donna, come se si volesse risputare la catastrofe della guerra in una coazione a ripetere. Perchè, oltre le ragioni degli storici, e da dove, al di là di Berkeley e da Parigi? Vale l’espressione di un semplice: perchè non era solo un diverbio fra età ed autorità, ma era lo strumento di penetrazione di un partito politico di stampo sovietico, al fine di prendere il potere d’Europa attraverso la destabilizzazione di ogni Stato. Un modo diverso, ma lo stesso scopo subdolo del liberismo globalizzante.

Il vero motivo del ’68 era un rovesciamento della società per la costruzione di una nuova: le donne, prima solo legate all’obbedienza, in lotta per l’emancipazione, cioè per la parità sociale e la costituzione di un proprio futuro, il riconoscimento della validità di ogni classe sociale, la fiducia nel senso di ricerca dell’istruzione, nell’innovazione; in questo, è sulla via di una totale riuscita, a cinquant’anni dalla sua manifestazione. Altro, ed i modi usati per raggiungere l’obbiettivo sono stati solamente negativi.

 Protagonista vero dei libri di Daniela Alibrandi è l’indifesa innocenza, che l’egoismo di chi dovrebbe amarla o proteggere strazia, provocando conseguenze anche a distanza atroci, sia sotto forma di difesa dell’inerme, che di vendetta o ancora compensazione di un orribile vuoto creato. Che le vittime siano spesso di sesso femminile, è perchè chi vulnera è fisicamente il più forte, stato favorito tipico dell’ego prevaricatore, ma non mancano figure maschili, come lo stesso protagonista di “Nessun segno sulla neve”, la sensibilità del quale in ogni atto è oscurata da debolezza . I noir di Daniela sono una presa di posizione contro la violenza attraverso l’esito delle tremende distorsioni che produce, che il linguaggio espositivo netto e veritiero rende ancora più ineluttabile ed agghiacciante. Ogni frase è disposta a questo, ogni vocabolo, come precise frecce diritte al bersaglio dell’umano intelletto, perchè non le sia dato adito. La poesia cede, l’amore si raggela: la violenza uccide un’anima, e quella di chi la commette, e la muta in nulla ed in lemure diabolico.

Marilù Giannone

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