sabato, 23 Febbraio 2019
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Tag: europa

Il tramonto dell’Europa dei burocrati

Di questi tempi, con il dilagare dell’antieuropeismo, gli accresciuti timori di un forte squilibrio economico capace, sotto la spinta sovranista, di sconvolgere l’attuale ordine – disordine europeo, è giunto il momento di correggere le incongruenze e le debolezze di un organismo imperfetto.

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Le mani in tasca agli Italiani… sempre e comunque,
la Sinistra docet !

L’arte difficile della memoria, unica arma per non errare ancora

Tempi di burrasca, gli attuali mesi della politica italiana, che preoccupano o lasciano sospesi un po’ tutti, intenti a considerate le posizioni di ogni Partito per notare, ragionando, se è il caso di dar loro piena fiducia. Per cercare quella giusta coerenza che fa accettare le posizioni diverse di costoro, la memoria è l’arma e l’arte migliore: si riguarda a ritroso non tanto le parole, ma gli esiti dei fatti manifesti o, il più delle volte, compiuti in sotterraneo.

Ebbene, colpiti dalle proteste strazianti alla Carolina Invernizio di alcune parti, ecco un breve pensiero: le mani nelle tasche degli Italiani non sono state messe, un giorno non vicinissimo, a mezzanotte, pescando dai conti correnti di tutti, poveri e ricchi, senza nessun avviso, per forzare un equilibrio economico compromesso, per “entrare in Europa” ? Le tasse che aumentano, poi, hanno un lunghissimo iter di ripetizione annuale, da parte dei trentennali democratici di sinistra: una monetina qui, un lieve ritocco alle tariffe là, il biglietto che aumenta – di poco, naturalmente! – a fronte di trasporti da Malebolge dantesche, l’IVA, la spezzettatura ipocrita delle voci e dei tipi di tasse ed imposte per fare confondere nella giungla della burocrazia, il giro del mondo dell’immondizia sparpagliata qua e là per far business, e quante ancora ? Ed inoltre, quanti governi sono durati circa tre anni per permettere all’ultimo compagnuccio, in Parlamento solo per pochi giorni, di prendersi una pensione strabiliante?. Quante volte si è visto preferire un totale analfabeta alla guida solo perchè era dalla parte del partito mancino?

In questi trenta anni, l’unica politica per la famiglia è stata quella di scioglierla in un confuso mélange di colori che nessuno, meno i globalisti dell’Associazione composta da Istituti di Banche, di Rating, Finanze & Co., ha voluto, anzi. I numeri falsati di una Società di Psicologi a favore: quanti falsi oltre questo per pilotare l’uomo comune, non si sa. Quante famiglie possono crescere i figli, quali politiche etiche sono state mese in atto?

Quanti poveri ha fatto il globalismo in USA, che vanta di essi il maggior numero, e quanti disperati ha fatto in Africa, ed ora, nella valletta balbettante di ieri che era l’Italia, chi vuole ancora una conduzione economica sulla scia global? La politica sinistra, che considera l’offeso dalla delinquenza un delinquente, il ragazzo violento perchè i genitori devono essere “democratici”, non deve più parlare, lasci qualche scena madre almeno per riuscire a far ridere, ammetta che ha voluto disistruire e non istruire, disculturare e non educare, appiattire e donare malessere, malasanità, giustizia fumosa, protezionismi, delinquenza “rispettata” come i Casamonica.

Trenta anni fa, poco più o poco meno, si è impiantata la politica della compulsione alla spesa: migliaia di oggetti tutti uguali, differenziati solo dalla pubblicità: guardare le composizioni chimiche dei detersivi ad esempio. Non c’è bisogno di questa schizofrenica produzione nè di altre, non c’è bisogno di infinite scarpe, triliardi di vestiti e di cibi rococò; regolare i costumi, non seguire solo professioni alla moda nelle quali confluiscono tutti. C’è bisogno di comunicare: con l’angoscia della meta di una sfuggente ricchezza, non si comunica più. L’uomo è solo.

Per essere ricchi si truffa, si ruba, si tradisce, si uccide civilmente, si emargina, non si ascolta: che uomo è questo, non si sa. Non si crede più: la Natura è lontana dai microprocessori, distrutta da programmi fatti solo per guadagnare, da dinosauri edilizi che restano scheletri dopo avere reso tutto sterile: da più di trenta anni Cristo chiede se ai figli si daranno pietre al posto del pane, e vari Segretari strabuzzano gli occhi fintamente colpiti, e vari ministri del culto (quale?) lo scomodano per rivendere carne umana.

Guardare l’incanto musicale di una marea, ascoltare la lingua degli uccelli, lavorare per conoscersi,  e sentirsi sicuri ed umani: la meta non è divorare tutto, è amare tutto.

Marilù Giannone

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PiùLibriPiùLiberi – Un poliedro

Una Fiera libraria come manifesto e come umana comunicazione

E’ appena finita a Roma , il 9 dicembre, la Fiera della Piccola e Media Editoria nella Nuvola di Fuksas, un appuntamento regolarmente rispettato da diciassette anni, e con immenso successo. Svariati argomenti, svariati gusti e ricerche assolutamente svolti e soddisfatti, con qualche interrogativo, però, che sorge all’osservarla nel suo complesso.

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Cari Fratelli Italiani

Cari Fratelli Italiani, attaccati da bombardamenti di TV e giornali di stile globalistico, cari lavoratori, madri, padri, figli, tenete alta e salda la memoria.

Ad alta voce, qui si dice e si rammenta quante volte, da Berlusconi in poi, è stato usato politicamente lo Spread dall’Europa per conto della cara sorella latina e germanica con gli affini, con le sole paure di essere oscurati dal genio italico e di tornare alla torbida sclerosi culturale ed economico-legale della fine dell’Impero Romano.

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Mediterraneo: dall’unione alla disgregazione

….. Un “ex” – MARE NOSTRUM

Un fatto è fuori discussione: stiamo passivamente assistendo alla dissoluzione del Mediterraneo: si è dissolta quella costruzione sociale, politica ed umana che il tempo aveva edificato attorno al nostro mare.

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Balcani, cirenaica, egitto, europa, haftar, Islam, jugoslavia, Libia, Mediterraneo, russia, sarraj, siria, terrorismo

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La Matrix Europea ad Horafelix

Il “cartello” per governare il mondo globalistico

 

Un libro edito 5 anni fa e precipitosamente messo da canto, martedì 16 ottobre è stato ripresentato ad Horafelix dall’autore, Francesco Amodeo, giovane ricercatore partenopeo esperto in economia, con tutta la conoscenza di causa che possono possedere oggi i cittadini e pertanto accolto con favore.

Si tratta di uno studio sull’Europa coronata di spine nell’illustrazione, e vittima di chi ? di un “cartello” euroamericano gestito da un paio di istituzioni bancarie, una di esse Bildemberg, e l’altra che fa capo a Rockefeller, probabilmente Soros vi è compreso. Questa associazione non tanto segreta e per nulla proba costringe gli Stati che le si collegano a mantenerla come una grossa piovra, e godendo dell’appoggio di lacchè e scherani oltre Prodi, D’Alema, Monti, Amato, (quello del prelievo forzato il 2002 dai conti correnti italiani a mezzanotte) e molti, veramente molti altri della vecchia politica italiana e dal gallico Moscovici,  da Trichet, e da altri in Germania ed Europa, sparsi e nello stesso tempo coesi fra di loro, pronti ad ogni giro di governo europeo a “girarsi” le poltrone: sempre quelli, sempre gli stessi, come in Italia, dove per esempio si sono raccolti euro su euro dal sangue dei cittadini per sostenere Monte Paschi o qualche altra banca in sofferenza, dove si ha ignorato i terremotati per pagare più o meno i debiti della Grecia, e così via. “Quousque   tandem, cives?” non vi sarà chiaro che l’Italia è entrata in basso nell’euro perchè così hanno voluto, che hanno diviso il Ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia per consegnarla a “privati” che fanno il bello ed il cattivo tempo, pagati a dollari e delinquenze, che è un dovere ribellarsi anche se costerà dolori: quale libertà, quale indipendenza, quale giustizia non si ottiene duramente?

Il libro è stato ampiamente spiegato dall’autore per poter permettere una totale comprensione data la lingua tecnica che lo forma, per questo si è fatto uso anche di slides che riportavano fotocopiati articoli di testate per ogni problema citato. La limpida cura con la quale è stato steso, e l’italiano diretto e semplice, con una sottilissima vena di arguzia, lo rendono piacevole al di là della tormentosa documentazione nella quale consiste.

Non può mancare nessuno di leggerlo e farne tesoro: la conoscenza è anche questo, è lotta, è salvaguardia della propria casa.

Marilù Giannone

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Magda Szabò e Deszò Kosztolànyi all’Accademia Ungherese

Il passato recente europeo attraverso l’Ungheria

‘Accademia Ungherese ha offerto, martedì 4 ottobre, la presentazione di un grande classico della letteratura, un testo che è d’obbligo conoscere se si vuole apprezzare ulteriormente la creatività di una grande Nazione.

Anna Edes, di Deszo Kosztolànyi, non è sufficiente definirla un’ opera esistenzialista, perchè è contributo dato da una delle voci migliori per la sofferta visione dello scorso secolo europeo fra le due guerre e, nella riproduzione cinematografica di esso, è l’eccellenza artistica di un regista e scenografo fra i migliori, Zoltàn Fàbri . Notissimo in Ungheria, Anna Edes si diffonde al pubblico romano ed italiano grazie alla traduzione particolare di Mònika Szilàgyi con la quale il romanzo coinvolge già alle prime righe il lettore, preso dallo stile rapido ed a brevi frasi incisive e dalla scelta realistica ed elegante dei termini che scorrono quasi come una linfa entro di lui.

Non si chiede mai abbastanza, alle Case Editrici nazionali, di prendere contatto con altri ottimi traduttori per poter apprezzare com’è giusto il corpus letterario della nazione magiara e non restare deprivati del suo panorama così incantevole, dalla poesia al romanzo o al saggio , grazie anche al metodo che la stessa Mònika ha messo a punto vista la peculiarità della sua lingua.

Come antecedente di Anna Edes, infatti, la Casa Editrice di Mònika Szilàgyi, Anfora, ha ampiamente offerto l’insieme delle opere migliori di Magda Szabò, non giustamente qui conosciute, le quali, pur differenti, come è naturale, da Anna Edes, lasciano però intendere benissimo l’apporto narrativo, stilistico, e realista che la scrittrice detta ha fornito al Kosztolànyi, preparando spesso esiti di fatti con la stessa chiara e dolorosa evidenza. Si consiglia vivamente la lettura di Abigail, di Creuseide, se si vuole prendere in mano la lancia a difesa del femminile senza il grottesco dell’estremismo, di Affresco, se si ha intenzione di conoscere il lato ironico della letteratura ungherese presente in un lungo racconto, ma soprattutto è capolavoro il Per Elisa, incentrato sulla vita dall’infanzia alla giovinezza della stessa Szàbo, fra oscuri limiti religiosi della società ungherese prima del secondo conflitto e con un velo opportuno fatto da un altro nome ed altre momentanee situazioni che non nascondono la scrittrice, anzi la vivificano ancora di più, con l’ottima inserzione della sorella che non è altri che l’alter ego della protagonista.

Affiora nel romanzo la protervia politica, la violenza degli invasori del Trianon, la forte anima magiara che non si abbatte per esse e ne rende visibile l’ignoranza spesso delinquenziale, così come la piccineria o l’incomprensione dei piccoli borghesi rese in mobbing sono scoperte con una sorta di disprezzo. La Szàbo ha una profondità meditativa che non carica lo stile ed è senz’altro maggiore di quella del Kosztolànyi, che preferisce affidarsi all’uso della semplice verità anche se amara . Se è il narrare dei fatti esplicati da considerazioni il fascino, sempre realistico, della Szàbo, spesso arricchiti di accenni del dopo, è l’immediatezza dolorosa del male, portata con una sorta di angustiata espressione ed attraverso brevi frasi, il legame del lettore all’opera di Kosztolànyi .

Ma l’essenziale è il trascorso del 1900 ungherese e, meno continuamente citato, quello europeo, fra la crescita postbellica del marxismo e l’incertezza dolente, rovinosa, degli altri Paesi verso il secondo conflitto al quale, osservando attentamente il contenuto di queste opere incantevoli, si dice che , per la erronea condizione umana e l’incompletezza di una pace rabberciata, esso si è dimostrato inevitabile.

Marilù Giannone

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L’Africa neoliberista, specchio d’Europa

L’Europa, così come l’abbiamo conosciuta, nei prossimi decenni, diverrà più simile all’Africa, mentre quest’ultima parlerà cinese?

E’ una delle molteplici possibilità che il futuro ci riserva: a queste conclusioni si è arrivati, fra le altre, dopo un ampia discussione con la Dottoressa Ilaria Bifarini, economista ed esperta di organizzazioni internazionali, autrice di un nuovo volume ” I coloni dell’ Austerity – Africa, neoliberismo e migrazioni di massa.” Un saggio socioeconomico che entra, con la determinazione della scienza, nelle cause reali di una migrazione epocale destinata, qualora non si giunga ad una auspicabile inversione di rotta, ad aumentare, con l’esponenziale crescita demografica dei Paesi africani.

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Paolo Savona: un piano di sviluppo da 50 miliardi di euro

Un investimento di 50 Miliardi per generare una crescita del PIL di 150 Miliardi

una analisi di TORQUATO CARDILLI

Non nascondo di aver provato un senso di compiacimento nel leggere che il Ministro per gli affari europei Savona, in un’intervista a “La Verità”, riportata in sintesi da altri giornali il 25 luglio, ha proposto un piano di investimenti da 50 miliardi,  di cui avevo parlato un mese fa nell’articolo “l’Italia assediata in un vicolo cieco” del 23 giugno (vedi sotto)….. (*1) 

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E la chiamano Unione

Uno sguardo all’Europa attuale

 

L’apparente benessere dopo il dissesto lento dell’Impero Romano, smembrato ma già corrotto dall’ingresso nelle fila del potere di mercenari e di gruppi di genti incivili, fece ignorare a molti capi l’estrema debolezza delle parti di territori a loro affidate, che di fatto prepararono pseudostati in lizza o perlomeno in freddo con i confinanti e con gli altri tutti. Da qui, qualche tiranno o re costituì una zona a suo unico governo e consumo. E fu un nuovo mondo che di romano non aveva che il contadino o il guerriero.

Guerrieri che spesso avevano così bene assimilato la romanità, fatta di legge, di disciplina, di amore per la terra, da fermare pericolosi soggetti come Attila ed allontanare l’indifferenza astuta e distruttiva delle zone orientali di ciò che rimaneva dell’impero.

In Occidente prese la ribalta il Centroeuropa, che non smise di voler ricostituire il grande e splendente impero, conteso da un Papato che di fatto proseguì il peggio del peggio degli imperatori, ed appesantito da un sud sempre più nelle mani di pirati e saccheggiatori. Il senso del Sacro Romano Impero è questo, ma di fragile consistenza per quella bruttissima piaga che si chiama avidità di potere: dai figli di Carlo Magno si cominciò a vedere quanto l’unione europea fosse una facciata, marcita all’interno dall’ansia di possesso di re francesi e capi germanofoni, con la ragione di asservire, compresa l’importanza di questo, il popolo legatissimo alla realtà culturale e spirituale della vita. Non era Cristianesimo, assolutamente no: la Fede antica perdurava, e ci vollero secoli di paure, minacce, terrori di torture e di inferni per costringere a seguire quel politico sottogoverno di ogni stato che si chiama confessionale, nella fattispecie cattolicesimo, ideato per portare a avanti un sogno blasfemo: il governo universale degli Eletti.

Consci dell’importanza di un credo sentito dalle genti, l’Europa combattè per conquistare Roma che deteneva l’ordine spirituale, al fine di ottenere il potere su tutte e governare il mondo.

Il Papa, tanto, saliva sempre sul carro del vincitore e lo usava, per mantenere il potere suo mediante ciò che Heine e Marx dicevano “oppio dei popoli“. Avevano però, tutti, sottovalutato il carattere nazionale dei romani o protoitaliani al di là del loro dissesto e dei difetti: la bravura, la molteplice creatività, insomma, il Genio. Mediante questo l’Italia spengeva tutti col suo fulgore, e, se il carattere Germanico ne divenne partecipe, con i suoi Geni, quello Gallo annegava nell’acido dell’invidia e volle contrastare questo ex grande Impero ridotto ad un vecchio e sconquassato Stivale: fino ai Normanni convinsero le anime “blandule” e tremule di Papi a lasciare loro mano libera in Italia, poi aiutarono un Filippo il Bello a tradurre  pessimamente Roma in Avignone, ed in seguito contrastarono sempre e comunque ogni forza, ogni bellezza italiana che, come la loro piatta musica monotona come un lamento di servi infernali, li relegava nell’ombra. I francesi hanno sempre e comunque odiato l’Italia più d’ogni altra Nazione al mondo, perchè non ce la fanno ad eguagliare la grandezza di questa: la Grandeur loro non è che pallida prepotenza, beffarda anche, se perpetrata da un italiano rivestito da Egalité et similia, come Napoleone, che, oltre ai saccheggi, fu il primo artefice “manu militari” di un’Unione Europea.

Il paradosso è che anche i migliori dei tempi vari francesi furono italiani: Mazzarino, La Grangia, Caterina de’Medici che fu francese solo per matrimonio e che disse loro, fra l’altro, di non mangiare più con le mani, e sfogliando la storia se ne trovano infiniti altri, o anche nel campo della scienza e perfino dello sport, viene in mente Platini.

L’egocentrismo francese ha creato per contro guasti e dolori inenarrabili: colonialismo , invasioni, lanzichenecchi, per finire a Poincaré uno dei responsabili del sorgere del Nazismo, ed a Sarkozy per la politica sconsiderata circa gli stati nordafricani , ai danni di tutta Europa, e fomentatrice del terrorismo. E adesso arriva un giovane ducetto, che non riesce a capire che l’Italia non è il suo scendiletto, ma la Porta di tutta Europa, ammalato anche lui di livoroso complesso d’inferiorità.

Strillate pure, francesi: “Italie” delenda est? E’ solo il verso di gallina di chi è impotente a fare un buon governo, basato sull’intesa, il rispetto, e l’onorevolissimo senso del proprio limite.

Marilù Giannone

 

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Per chi ama l’alta politica: Concorso IAI

Ragazzi, pensate al vostro futuro.

Abbiamo bisogno di persona preparate che si prendano carico del futuro loro e di tutti.

Abbiamo bisogno di riprenderci la nostra civiltà e di gestire al meglio le sorti del mondo

Premio IAI: istruzioni per l’uso

Come partecipare al Premio IAI? Basta essere uno studente universitario o un neo-laureato e inviare un saggio che risponda alla domanda “Cosa significa l’Europa per te e come può essere migliorata?”. All’autore del miglior articolo sarà offerto uno stage retribuito in Istituto. Scriveteci, c’è tempo fino all’8 luglio!

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La Nave Aquarius nel Mare Nostrum…

…L’Italia naviga in “brutte acque”?

La demagogia imperante nel pensiero unico €uropeo

L’Italia è al centro del Mediterraneo, da sempre crocevia di popoli, affari, commerci, culture.  Così come Roma, ai suoi tempi, era un “Impero” che annetteva e comprendeva popoli, razze e religioni con la sua egemonia non solo militare, ma essenzialmente legislativa, culturale e spirituale… contemporaneamente mantenendo sempre saldo il proprio potere e la propria identità, pur consentendo ampi spazi di liberalità e di autonomia ai Popoli sottomessi, senza mai minare comunque la solidità delle proprie Istituzioni.

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Un dibattito sul volume “I padroni del caos” di Renato Cristin

Un filosofo “identitario”, contro il totalitarismo €uropeista.

Docente di Ermeneutica filosofica presso l’Università di Trieste, Renato Cristin presenterà il proprio volume, un libro dalle tematiche “forti” e non ascrivibile al politicamente corretto: “I padroni del caos“- un libro apertamente controcorrente (Liberilibri, pagg. 447, euro 20).

L’autore taglia i ponti con la realtà presente in Europa del “pensiero unico” analizzandone la crisi culturale, esistenziale e storico-politica. E’ veramente un testo complesso dal farsi piacere, per chi è d’animo “buonista” o per le anime “belle”, perchè il libro mette il dito nelle piaghe e nelle pieghe di un omologazione accusata di ispirarsi ai c.d. poteri forti della finanza internazionale.

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Programmi Kulturali del “M-5 Stelle”

Evviva l’ignoranza: ABOLIAMO IL CONGIUNTIVO!

È vero, i volti che ci propongono per la guida d’Italia non sono proprio il massimo della competenza ed, in alcuni casi, sono addirittura gli artefici dell’attuale disastro nazionale. L’onestà proclamata non è stata una priorità per quel sottobosco politico che ha prosperato all’ombra di un potere, comunque debole, che ha permesso più volente che nolente il dilagare di una corruzione, che, in cifre vale di più di due-tre finanziarie messe insieme, ma il dilettantismo che contraddistingue il Movimento 5-Stelle, che, nei sondaggi, ha raggiunto il traguardo di primo partito.

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Incontro a Milano con Roberto Jonghi Lavarini

Consul Press intervista a Milano un candidato al Parlamento

7 DOMANDE a ROBERTO JONGHI LAVARINI

Roberto Jonghi Lavarini, classe 1972, è sposato con Veronica ed ha tre figlie: Beatrice, Ludovica e Margherita. Con una brillante laurea in Scienze Politiche alle spalle, oltre a svolgere una serie di attività imprenditoriali, manageriali e professionali, è notevolmente impegnato nell’ambito delle relazioni pubbliche ed istituzionali, nonché in numerose Associazioni ed in iniziative culturali e politiche. Cristiano e fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro, nonché Volontario del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di Malta. È Vice Presidente di Aristocrazia Europea, componente di “Grande Milano”, esperto in araldica e in tradizioni popolari, studioso di storia, antropologia e geopolitica. Collabora con diverse testate giornalistiche e con alcune reti televisive, come apprezzato opinionista. Oggi è presidente del movimento Fare Fronte, è componente della Fondazione Identità e Tradizioni Europee (ITE) e del Movimento Internazionale EuroAsiatico.

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Un Epistolario pubblicato per la prima volta: Moro – La Pira

Firenze, 21 dicembre 2017 – “Caro Moro, cedo a un impulso del mio animo – pensoso e prosciugato per la portata delle decisioni del

Un volume per esperti, e per tutti gli amanti della storia e della politica di livello

Comitato nazionale della DC – e ti scrivo per dirti questo: e se lo ‘spazio vuoto’ che vogliono fare occupare da te, fosse diventato vuoto per effetto di cose non pulite e compiute nelle ‘tenebre’? E se queste operazioni non pulite e tenebrose (franchi tiratori diretti e indiretti), fossero state sgradite oltre che agli occhi degli uomini anche agli occhi di Dio?”. I dubbi di Giorgio La Pira sull’elezione dell’amico Aldo Moro a segretario della Democrazia Cristiana sono espressi in una lettera del 13 marzo 1959 in cui il “sindaco santo” si domanda se le scelte del consiglio nazionale DC possano “contrastare la volontà e il disegno di Dio”. La missiva fa parte del nutrito carteggio intercorso tra i due statisti, oltre cento lettere finora inedite, oggi trascritte e annotate da Eugenia Corbino con la supervisione di Pier Luigi Ballini e raccolte nel volume Moro e La Pira. Due percorsi per il bene comune (pp. 384, euro 24), pubblicato da Polistampa a cura della Fondazione La Pira con saggi di Alfonso Alfonsi, Renato Moro, Giulio Conticelli, Augusto D’Angelo e Massimo De Giuseppe. Lo scambio epistolare, che inizia nel 1952 e termina nel 1977 (anno della morte di La Pira), testimonia il legame che unì le due personalità, i cui percorsi politici e umani si intrecciarono in numerose occasioni: dall’impegno comune nell’Assemblea Costituente alla nascita del centro-sinistra, dagli sforzi per porre fine alla guerra del Viet Nam all’opera diplomatica volta alla distensione in Europa e nel mondo, in particolare riguardo alla questione mediorientale e al riavvicinamento con la Cina. Il carteggio si conclude con una lettera datata 6 aprile 1977, l’unica in cui Giorgio La Pira fa riferimento al terrorismo che in quel periodo scuote il paese: meno di un anno dopo Aldo Moro sarà sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse.

Gherardo Del Lungo (335 1373725)

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aldo Moro, Brigate Rosse, Democrazia Cristiana, europa, Giorgio La Pira

Traiano e l’Europa

TRAIANO. Costruire l’Impero – Creare l’Europa

IL MUSEO  E LA FORZA DEL CONTESTO

La mostra “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa” è in corso ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali dal 29 novembre al 16 settembre 2018. L’obiettivo di una mostra è quello di ricreare un contesto, all’interno del quale i singoli oggetti riprendono vita, colmando vuoti, lacune e mancanze dovute principalmente allo scorrere del tempo. Tanto più una mostra è riuscita quanto più si è messi in condizioni ottimali, tali da favorire una visione il più possibile integrale.

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Eurostat: l’Italia conta più poveri in Unione Europea

Secondo l’autorevole ufficio statistico dell’Unione Europea, è l’Italia ad essere lo stato membro a contare più poveri in termini di valori assoluti. Questo è il triste dato che emerge dalle recenti analisi dell’Eurostat sul tasso di privazione sociale.

Il desolante primato tutto italiano è basato su una serie di indicatori che valutano sia la situazione sociale che quella economica dei vari cittadini presi in esame.

Le zone interessate a questo fenomeno sono quelle centrali e meridionali d’Italia, un dato che ci dovrebbe far riflettere in che direzione sta andando il nostro paese. Si stima che nell’anno 2016 erano più di dieci milioni le persone in situazioni di indigenza.

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La “Difesa della Razza” ?

LA  VERITA’  NON  PUO’  STARE  SOTTO  IL  MOGGIO

Mercoledì 26 luglio vari quotidiani – tra cui Il CORRIERE della SERA, Il GIORNO, IL TEMPO – hanno fatto esplodere un casus belli, evidenziando una vulcanica esternazione dell’esponente pidiessina Patrizia Prestipino, con cui sono entrati in cortocircuito i fautori del “politicamente corretto”, sostenendo la necessità di aiutare le mamme e le famiglie italiane ”per continuare la nostra razza”. Hanno fatto seguito a questa frase una serie di accorati ululati, guaiti ed uggiolii da parte di molti “spiriti democratici” (cattocomunisti e non), più o meno scandalizzati o ironici …..  Siamo alle solite !

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