lunedì, 19 Agosto 2019
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Tag: europa

Il comunismo tanto atteso arriverà in Europa occidentale prima per il popolo sovrano italiano?

Idea d’ Agosto di un “Sovranismo Comunista”
a trazione difesa dell’Ambiente

Raffaele Panico

 Nel XX secolo i regimi comunisti, sovietici in Russia, nelle repubbliche democratiche popolari in Est Europa, Cina, Cuba, Vietnam, Corea del Nord, hanno mostrato alla lunga disfunzioni e corruzione burocratica anche criminale che ha contrassegnato poi, o la decadenza del comunismo nel mondo intero o, dove presente oggi, incertezze e ambiguità, disparità sociali ed economiche, poca trasparenza per non dire libertà in tema di pensiero e la sua espressione, nonostante, tali governi ancora esistono e si autodefiniscono comunisti.  Il punto è che in Occidente c’è una America che sembra sempre più defilarsi con un isolazionismo tipo anni Venti post presidenza Wilson e gli europei della cosiddetta Unione, a doppia capitale Bruxelles-Strasburgo, non vedono prospettive, e solo uno spettro si aggira per l’Europa, che fa tremane la dirigenza politica: il sovranismo. E dove avanza? In Italia. E perché?

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Brexit sempre più vicina, sterlina sempre più debole

BORIS JOHNSON  ……a  Kilometri “ZERO” DALLA BREXIT  

 una analisi a firma di FABRIZIO FEDERICI (*)

Edimburgo – Il nuovo premier britannico, Boris Johnson, continua a fare pressioni sull’Unione europea con l’intenzione di guadagnare terreno nella vicenda Brexit. Il nuovo esecutivo metterà a punto, in fretta e furia, i preparativi per abbandonare l’Ue nei prossimi tre mesi senza un accordo. La maggior parte degli investitori credono che una mossa del genere possa avere ripercussioni economiche in tutto il mondo, nonché far sprofondare il Regno Unito in recessione. 
Londra ne uscirebbe indebolita e soprattutto verrebbe spodestata dal ruolo di centro della finanza internazionale.

La notizia che sembrerebbe confermare i presentimenti è arrivata nella giornata di lunedì, quando la sterlina, che durante il referendum del 2016 valeva 1.50 $, è caduta in picchiata fino ad arrivare a valere 1,2282 $, il picco più basso da marzo 2017. La moneta britannica ha perso ben due centesimi da quando Johnson è stato eletto primo ministro, martedì scorso. La scommessa dell’ex sindaco di Londra è legata alla minaccia di una Brexit senza accordo che potrebbe persuadere le maggiori potenze del blocco, tra cui Germania e Francia, ad accordare la revisione della bozza proposta dall’ex premier Theresa May a novembre. Quest’ultima ha però fallito nel convincere il parlamento britannico ad approvarla. La clausola più contesa è quella del “backstop”, inserita per mantenere aperta la frontiera irlandese. Il backstop costringerebbe il Regno Unito ad adeguarsi alle regole di mercato dell’Ue, se i futuri legami commerciali non dovessero riuscire a garantire una frontiera aperta. Tuttavia, tutti e 27 i Paesi membri dell’Unione hanno dichiarato pubblicamente che l’accordo che include il backstop non verrà ridiscusso. Johnson, in visita in Scozia proprio per discutere il tema della Brexit, rimane fiducioso. Secondo il premier britannico, infatti, ci sarebbe possibilità di trovare una nuova soluzione. E’ convinto che l’Ue possa concedere un nuovo accordo commerciale e, al contempo, eliminare la clausola del backstop. “Vogliamo ribadire che si tratta di un’idea sbagliata, morta e che va esclusa categoricamente. Possiamo stringere un nuovo patto con l’Europa”, ha dichiarato Johnson.

Le divergenze sull’uscita dal blocco hanno logorato i rapporti con le restanti parti del Regno Unito. A testimonianza di ciò,molti elettori scozzesi e nordirlandesi hanno votato per il ‘remain’ nel referendum del 2016. La promessa fatta dal leader del Partito Conservatore di abbandonare l’Unione europea, con o senza accordo, lo ha messo in disaccordo anche con alcuni suoi colleghi dei Tories, tra cui il capofila del ramo scozzese del partito, Ruth Davidson. Nel frattempo, la leader nazionalista, Nicola Stugeon, ha scritto a Johnson sottolineando come i suoi piani potrebbero danneggiare gravemente l’economia scozzese e che continuerà a programmare il secondo referendum sull’indipendenza del Paese. Prima di approdare ad Edimburgo, ha voluto minimizzare le minacce mosse all’unità della nazione, che ha descritto come “la migliore unione politica ed economica della storia”. Poi, lunedì, si è espresso anche sulla possibilità di nuove votazioni: “Il referendum del 2014 sull’indipendenza è stato un unicum e non ce ne sarà un altro”.

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(*) il presente articolo è stato già pubblicato il 31 luglio sulla Rivista “KILOMETRO ZERO” e ripreso dalla Consul Press, per gentile autorizzazione dello stesso autore, Fabrizio Federici, già nostro collaboratore nonché  un nostro “Antico Amico”.
La realizzazione editoriale di Kilometro-Zero (mensile editato da NIZAR RAMADAN e diretto da ALESSANDRO CARDULLI) è curata da Media International Communication Club, specializzato nel dare forma alle idee per tutto ciò che riguarda la conoscenza e la valorizzazione delle realtà locali in Italia, in Europa e nel mondo, osservando il variegato mercato europeo e proponendo occasioni di scambio, riflessione e dialogo tra le varie realtà esistenti sul territorio, permettendo il confronto e avvicinando le distanze.     

www.kmetro0.it

 

 

 

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Il Buono e il Cattivo governo in Italia e in Europa

Dallo Stato politico-sociale al mercato globale i bisogni reali dei popoli e delle persone

 

 

Raffaele Panico

 L’arena nel corso degli anni Novanta del secolo scorso si è allargata. Arena in quanto la tanto magnificata globalizzazione ha fatto riemergere logiche più simili alla decadenza dell’impero romano d’Occidente: tratta di essere umani, salari da poche manciate di euro, insicurezza, il ritorno di malattie infezioni già debellate, massiccia immissione di sostanze stupefacenti. Problemi igienico-sanitari, le scuole fatiscenti… Basta anche vedere i marciapiedi di Roma, i rifiuti sotto il sole d’estate, anche in strade di riferimento turistico e nelle periferie, la prostituzione di ogni genere. Durante il regno d’Italia si citava per la saggezza quotidiana, la pratica della casalinga di Voghera “la pratica rompe la grammatica” si diceva, per sostenere il buon senso e di riflesso il Buon Governo. Troviamo nella storia degli italiani i famosi dipinti medioevali l‘Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo, sono affreschi di Ambrogio Lorenzetti, conservati nel Palazzo Pubblico di Siena, databile tra il 1337-1340.

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Ambrogio Lorenzetti, Buono e Cattivo Governo, europa, Globalizzazione, italia, roma, Stato Etico

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Europa dei cittadini dai sacrifici compiuti dai padri dei nostri padri

Presidenza della  Federazione delle Associazioni
de
gli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati

Lo scorso 12 giugno il Presidente della FederEsuli, Antonio Ballarin, ha scritto una lettera per ringraziare il Primo Ministro della Repubblica di Croazia, Andrej Plenković, per la sensibile apertura al mondo della diaspora dei popoli di Istria, Fiume e Dalmazia, auspicando una nuova fase tra le due sponde dell’Adriatico. ….  E ciò nel quadro dei rapporti tra popoli europei che hanno insieme superato le difficili questioni a lungo trascinate dalle oppressioni ai principi liberali e nazionali dell’Ottocento culminate nel primo conflitto mondiale, e le ideologie del Novecento che hanno segnato ancora e con più tragici esiti e profondamente le generazioni passate attraverso la feroce guerra civile europea combattuta in Spagna, il conflitto generale 1939-45, la divisione in due dell’Europa dalla città di Berlino a Gorizia e i decenni della cosiddetta Guerra fredda.

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Sea Watch. La vera sconfitta è la Giustizia

Carola libera, Carola in prigione.

Roma – “Credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera”, ha sottolineato il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, rispondendo ai giornalisti sull’esito della vicenda della nave Sea Watch, della sua comandante e dei 40 migranti. “Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario”, ha spiegato il Segretario di Stato della Santa Sede. Questa posizione sta emergendo e sta diventando con molta forza e nettezza il messaggio positivo contro coloro che invece invocano l’osservanza della legalità da parte di Carola, dopo che per 17 giorni non si è fatto nulla. La legge dell’umanità contro una legge disumana e violenta, quella del decreto sicurezza bis, questo è ormai lo scontro di civiltà in atto. E qui non ci sono tifoserie sugli spalti, ma finalmente un profondo interrogarsi su cosa stia diventando questo Paese se segue le parole intrise di inciviltà e di barbarie di qualche ministro. In questo scontro di civiltà è purtroppo rimasta schiacciata la Giustizia, quella per la quale dovrebbero lavorare i magistrati di Agrigento, per troppo tempo tentennanti, intimiditi, in una giostra di pilatesche decisioni. Se si fosse seguita la massima del cardinal Parolin, e di coloro che in nome dell’umanità hanno stabilito un nesso profondo tra la capitana Carola e Antigone, lo straordinario personaggio creato da Sofocle, 2500 anni fa, molto probabilmente l’esito sarebbe stato diverso. E invece no, si è ceduto allo show mediatico, alla necessità di far vedere al mondo una donna coraggiosa in manette e in favore di telecamera, simbolo di una vittoria politica della destra più becera e sanguinaria, esibita, gridata, ma in effetti non ottenuta. Perché in questa vicenda ha vinto proprio lei, Carola, ha vinto il principio nonviolento della reazione contro le leggi ingiuste che pure porterà a sacrificare parte della propria vita e della propria incolumità. Chiunque, nella storia anche recente, ha voluto vincere battaglie di civiltà in modo nonviolento, ha subìto l’onda dell’oltraggio pubblico, da Cristo a Mandela agli eroi italiani, quegli obiettori che negli anni Settanta si sono battuti contro la leva obbligatoria. Un giorno del futuro, questa storia sarà raccontata diversamente, perché qualcosa è cambiato, qui in Italia, e là in Europa.

Intanto a quanto si è saputo, la capitana Carola è ospite di un’amica sull’isola di Lampedusa. Si sta cercando di non dare indicazioni precise su dove si trovi nel timore di attacchi contro la sua persona dopo che un gruppo di lampedusani, guidati dall’ex vicesindaco dell’isola Angela Maraventano, l’ha insultata, minacciata, derisa mentre applausi provenivano dai sostenitori della Sea Watch. “Carola è stanca e stressata”, fanno sapere i suoi legali Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero i quali considerano “una follia” l’accoglienza “in assetto da guerra” della Sea Watch3 nell’isola siciliana. Per il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio invece “le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi lavora in mare per la sicurezza di tutti”. In attesa di un eventuale processo alla Rackete (smentito quello per direttissima di cui alcuni media avevano parlato), le Fiamme Gialle hanno elevato una sanzione amministrativa di 16mila euro ciascuno al comandante, all’armatore e al proprietario della nave che batte bandiera olandese. La nave è stata intanto affidata al vicecomandante e si dirigerà presto verso il porto di Licata dopo che stamattina la sua presenza ha provocato un ritardo di 45 minuto nel decollo di un aereo da Lampedusa a Palermo a causa dell’altezza del suo albero. “Ora tutto è nelle mani della Procura e sarà la Procura a fare le sue valutazione – riflette il sindaco di Lampedusa Totò Martello – Resta l’amaro in bocca perché, finito il ragionamento sulla Sea Watch, resta il problema degli sbarchi e sarebbe opportuno un tavolo europeo per capire il comportamento da tenere su questo fenomeno”.

Per Carola è attesa entro martedì la convalida dell’arresto da parte del gip. La Sea Watch si sposterà in provincia di Agrigento. “La nostra Comandante non ha rilasciato nessuna intervista. Quelle pubblicate oggi sono libere interpretazioni dei fatti” precisa la Sea Watch su twitter. “Carola è la donna più coraggiosa che abbia mai conosciuto, siamo tutti orgogliosi di lei”. Oscar, studente berlinese di 26 anni da due anni a bordo della Sea Watch, è uno dei venti tra uomini e donne dell’equipaggio della nave della ong tedesca che da ieri non ha più un comandante. Ma nessuno di loro pensa minimamente che Carola Rackete abbia sbagliato a decidere di forzare il blocco. A bordo sono tutti con lei, la “capitana coraggiosa”. Oscar racconta quando, attorno a mezzanotte, la comandante gli ha spiegato cosa stesse per accadere. “Gli ospiti a bordo, ci ha detto, non possono continuare a stare in queste condizioni, la situazione ci sta sfuggendo di mano”. Ma l’equipaggio ribadisce anche che non c’era alcuna volontà da parte di Carola di colpire la motovedetta. “Non volevamo assolutamente fare del male ai finanzieri. La loro imbarcazione all’improvviso si è messa tra noi e la banchina per impedire l’attracco. Posso dire al 100% – dice convinto Oscar – che Carola non avrebbe mai messo in pericolo la vita dei finanzieri”. A bordo sono invece rimasti “shoccati” dagli insulti partiti dal molo di Lampedusa. “Non ci aspettavamo quelle reazioni scomposte, non capivamo cosa dicessero ma avevamo capito che erano insulti. E’ stato terribile”. Insomma, non c’è stato alcuno speronamento ma una manovra fatta in condizione di estrema difficoltà, senza alcuna volontà di uccidere. Una manovra nella quale ci si è avvicinato forse un po’ troppo alla barca della Gdf ma non c’è stato alcun contatto o volontà di speronare la nave, ha poi confermato l’avvocato Salvatore Tesoriero, legale di Carola Rackete, incontrando i giornalisti a Lampedusa.

Il durissimo editoriale di Avvenire contro i “guardiani della legge costretti non a difendere i più deboli ma se stessi”

Scrive Marco Tarquinio, direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire, “Povero è il Paese dove naufraghi senz’altro bagaglio che la propria pelle sono dichiarati nemici e chi li salva è trattato da fuorilegge e da fuorilegge si ritrova ad agire. Povero è il Paese dove i guardiani della legge sono costretti non a difendere i più deboli ma a difendere se stessi da un rischio grave e diventano scudo dei più forti. Povero è il Paese dove legge fa a pugni con la Legge, e il diritto si converte nel rovescio della morale. E poveri siamo noi. Come siamo potuti arrivare sin qui? E come possiamo rassegnarci?”. L’editoriale sul caso Sea Watch ha per titolo “Se soccorrere diventa reato. Il codice capovolto dei valori”. E così prosegue. “Povera Italia, povera Europa, povera legalità e povera la nostra anima”, afferma il giornale dei vescovi. “Non c’è ragione e non ci sono ragioni che spieghino e comprendano ciò che nella notte del 29 giugno 2019, notte dei santi Pietro e Paolo, è potuto accadere nel porto di quell’isola immersa nel Mediterraneo e che un po’ tutti negli anni – grazie alla generosità della sua gente e alla salda testimonianza della sua Chiesa – abbiamo imparato ad ammirare, amare e a chiamare ‘speranza’”. “Non c’è ragione e non ci sono ragioni che aiutino a capire perché una nave con a bordo 40 naufraghi abbia dovuto rischiare la collisione con la nave militare di una nazione come la nostra, che grazie alla sua civiltà – e ai valori che ha scolpito in Costituzione e nei Trattati e nelle Convenzioni che ha firmato e, prima ancora, ha contribuito a scrivere – ha saputo affermare e condividere con gran parte del mondo quei princìpi umanitari che dovrebbero dare luce e profondità alle regole immaginate per rendere il mondo stesso un posto sempre più accogliente e giusto per gli esseri umani. Soprattutto per i più poveri e i più deboli”, sottolinea Tarquinio. Infine, “se il soccorso è reato, chi s’impegna per salvare vite, in realtà le sta dannando. Chi tende la mano per aiutare, sta marchiando l’altro. Chi fa il bene, in realtà fa male…”, scrive Tarquinio per coloro che nei comizi, offendendo milioni di credenti, sbandierano come trofei il rosario e il vangelo.

L’Europa contro il governo italiano 

“difendere i confini nazionali non è un diritto ma un dovere. L’Italia – ha chiarito – non prende lezioni da nessuno e dalla Francia in particolare: Parigi ha chiuso Schengen, era in prima fila per bombardare la Libia, abbandonava immigrati nei boschi italiani”. Intanto, anche da Lussemburgo giunge una presa di posizione forte contro il “Salvare vite umane è un obbligo umanitario. Il salvataggio in mare non deve essere criminalizzato. Spetta alla giustizia italiana chiarire velocemente le accuse”. Non le manda a dire su Twitter il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, nel giorno dello sbarco della nave Sea Watch 3 a Lampedusa. Ma critiche sono arrivate anche dalla Francia e da Lussemburgo, a testimonianza del fatto che per il governo gialloverde sul fronte migranti la strada è in salita nei rapporti con gli altri Paesi dell’Unione europea. L’Italia “ha annunciato una chiusura dei suoi porti, in violazione del diritto internazionale del mare, anche se gli sbarchi di persone soccorse in mare continuano ad avvenire in Italia, sia da parte di navi di ong, sia di navi della guardia costiera italiana”, è il contenuto di un comunicato del ministero dell’Interno francese guidato da Cristophe Castaner. Si riaccende, quindi, la polemica fra Parigi e Roma, dopo le frizioni delle scorse settimane su Ventimiglia. È arrivata, infatti, a stretto giro la replica del titolare del Viminale, Matteo Salvini, secondo cui“difendere i confini nazionali non è un diritto ma un dovere. L’Italia – ha chiarito – non prende lezioni da nessuno e dalla Francia in particolare: Parigi ha chiuso Schengen, era in prima fila per bombardare la Libia, abbandonava immigrati nei boschi italiani” nessuno e dalla Francia in particolare: Parigi ha chiuso Schengen, era in prima fila per bombardare la Libia, abbandonava immigrati nei boschi italiani”. Intanto, anche da Lussemburgo giunge una presa di posizione forte contro il “Salvare vite umane è un obbligo umanitario. Il salvataggio in mare non deve essere governo. “Caro Enzo, ministro degli Esteri italiano”, “vorrei sollecitare il tuo aiuto” perché “Carola Rackete, che era ai comandi della nave battente bandiera olandese ed era in obbligo di far sbarcare 40 migranti a Lampedusa, oggi 29 giugno, sia rimessa in libertà”, ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, in una lettera indirizzata all’omologo Enzo Moavero Milanesi, in cui sottolinea che “salvare delle vite umane è un dovere e non potrà mai essere un delitto o un reato; non salvarle, al contrario, lo è. Come in passato il Lussemburgo resterà sensibile all’idea di solidarietà con l’Italia per quanto concerne la ripartizione dei migranti salvati dalle navi delle ong nel mar Mediterraneo”. E non si è fatta attendere la replica di Milanesi. “Nei confronti della comandante della Sea-Watch 3, Carola Rackete, è stata aperta un’inchiesta e adottate misure da parte della magistratura italiana. In base alla nostra Costituzione – ha sottolineato il ministro – i giudici hanno piena indipendenza dal Governo. Con rispetto e fiducia ne attendiamo, dunque, le decisioni”. Il titolare della Farnesina, ricordando lo “spirito dell’amicizia di lunga data che ci lega”, ha concluso così il suo messaggio su Facebook: “Desidero, peraltro, cogliere l’occasione per ringraziare, nuovamente, il Lussemburgo per la disponibilità ad accogliere alcuni dei migranti della Sea-Watch 3”.

 

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Progetto “ATLANTROPA”

 PROGETTO ATLANTROPA: un Muro alle Colonne d’Ercole – 
Le insostenibili ingerenze tedesche nelle cose d’Italia

una analisi di Raffaele Panico

La figura riportata è una didascalia di riferimento a un progetto italo-tedesco concepito negli anni tra il 1937 e il 1940, per la produzione di “energia bianca”, idroelettrica, in immensa quantità ricavata dalla chiusura con diga avveniristica del bacino del Mediterraneo allo Stretto di Gibilterra. Gli studi del progetto prevedevano l’abbassamento del livello marino stimato nei successivi 70-100 anni dalla realizzazione della diga faraonica, abbassato dai 100 ai 200 metri.

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Roma canta all’Accademia Polacca delle Scienze

Un suggerimento per fare Europa Unita

 

Martedì 21 alle 18,30 l’Accademia Polacca di vicolo Doria 2 ha offerto ai cultori della civiltà romana attuale, quella che non si trova menzionata in riviste di stampo oltreoceanico, un pomeriggio veramente incantevole grazie ad un relatore particolare, Giuliano Santangeli detto Sangiuliano, stimato erede di quella cultura elitaria che trova la Città Eterna come suo fulcro. Santangeli non è un romanesco nello stile di Gabriella Ferri, sia pur lodevole, ma è un vero uomo di cultura che evidenzia della raccolta sapiente della Capitale  ciò che la fa luce e maestra dell’Italia intera e dell’Europa.

Accanto a lui il non meno squisito musicista ed interprete dell’anima romana Corrado Amici, degno figlio di Alvaro, che ha diffuso le sottigliezze dell’espressione musicale tipica svelando cosa sia il messaggio popolare scevro da presupposti d’ignoranza radical-shick . Il calore di Roma, spesso mistificato in supponenza e svogliataggine grazie a le corde della sua chitarra e alla presentazione di contesto e ragione delle composizioni è stato rivelato e diffuso, trovando i numerosi astanti compiaciuti.

Così la “Società dei Magnaccioni” non è più facile verità per i criticoni, ma è realmente una sorta di presa in giro o di rituale per quelle persone che non erano prese dall’amore del lavoro, e le stornellate amorose hanno convinto per la delicatezza insita nella melodia e nel verso che il vero uomo di Roma non è sentimentale, ma semplicemente amante. Cosa difficile da apprezzare oggi, date le correnti inquinate che spostano l’essenza dell’umanità in confusi pasticci di sesso inqualificabile, ma valorizzata da chi ancora segue la luce di Roma come fonte di unione di sapienza e natura, vale a dire umanità. Non si veda questo sotto la cupola di dubbi pastori, ma nella mandra, o mangiatoia, che ha visto ingigantirsi la parola di chi crea e vuole che si crei senza globalistiche catene, per essere gregge di liberi in libera terra.

Il ventaglio di motivi e canzoni romane è stato ampio e gradito, l’esperienza musicale di Amici e la chiara esposizione di Sangiuliano sono stati intima convinzione che è doveroso e vera bellezza il mantenere sempre l’ individualità ed il carattere che esprime ad alta voce la filiale appartenenza alla Nazione Italia, con buona pace dei lividi esseri che ne parlano male come le vecchie prefiche per puro gusto di essere politically correct.

Una serata difficile da dimenticare e portatrice di nuove amicizie e nuovi legami nel segno di ciò che deve essere l’Unione Europea: un accordo di anime, di popoli, di culture in pace. E che le banche tacciano.

Marilù Giannone

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La Festa dell’Europa celebrata a Roma con l’Orchestra Romena dei Giovani

La Festa dell’Europa sarà celebrata a Roma, nell’ambito della Presidenza Romena del Consiglio dell’Unione europea, con un concerto dell’Orchestra Romena dei Giovani, il 5 maggio 2019, ore 19.00, presso l’Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi.

L’evento è organizzato dall’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italianadalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e dall’Accademia di Romania in Roma. Il concerto segna l’apertura della stagione “Europa in Musica”, programma di concerti di giovani talenti e di artisti consacrati organizzato dal cluster EUNIC Roma e previsto per il periodo maggio-dicembre 2019.

 Tra i più importanti ensembles giovanili al mondo, con presenze su prestigiosi palcoscenici musicali internazionali, l’Orchestra Romena dei Giovani riunisce i migliori giovani musicisti del Paese che hanno ricevuto numerosi consensi dal pubblico e dalla stampa, dimostrando la sua versatilità nel repertorio proposto.

Il direttore d’orchestra Rafael Butaru proporrà un ricco programma musicale che comprende spettacolari brani di Puccini, Vivaldi, Mozart, Corelli, Enescu e Bartok.

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L’Europa vista dall’antiestablishment:
l’economista Antonio Maria Rinaldi si racconta

Un’autorità del mondo economico-giuridico, tra gli esponenti dell’euroscetticismo e del sovranismo in Italia. Una personalità divisiva, nel senso che accoglie assensi e al tempo stesso coltiva dissensi. È Antonio Maria Rinaldi, economista di antica famiglia romana, il protagonista del quinto incontro della rassegnaEgo: Le personalità si raccontano.
La Rassegna è nata da un’idea della Dott.ssa Jasna Geric – interprete e traduttrice – con il patrocinio della Ad Maiora – Editore, casa editrice di spicco nei settori economico e giuridico.
Quinto appuntamento di un ciclo che si propone, di volta in volta, di approfondire la conoscenza di personalità che svolgono un ruolo partecipativo e di rilievo nell’ ambito del nostro Paese e di cui la Consul Press ha più volte trattato in precedenti occasioni.

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L’Europa vista come un mosaico:
Progetto su Progetto

ANALISI ed INTERPRETAZIONI
proposte da VISION GLOBAL TRENDS

Martedì 26 marzo a Palazzo Theodoli Bianchelli di Roma ha avuto luogo il Seminario ‘Costruire Europa’ promosso da Vision Global Trends & Co., a cura di Filippo Romeo. E’ stato un lungo excursus, corredato da slide, sui mali dell’Europa che il Relatore  Francesco Boccia, della Commissione Bilancio, ha aperto con un panorama di programmi riguardanti l’impiego, l’inquinamento, la cultura e la finanza. Non è mancato l’opportuno cenno sui migranti e sulla questione Tav che il Responsabile del Settore Studi Trasporti, Giovanni Saccà, ha ricordato come essenziale per lo snellimento dei trasporti commerciale e la diminuzione dell’inquinamento. Giovanna Zappa ha esposto slide sul progetto Metrofood, essendo l’Italia all’avanguardia nel settore alimentare per indirizzare le relative ricerche con ampio impiego di dati.

Roberto Battiston, Professore all’Università di Trento, ha sottolineato l’importanza dell’attività spaziale, pur se con qualche perplessità da parte di alcuni fra gli astanti, collegati ai problemi economici e di sicurezza. Lo steso Battiston e Tiberio Graziani,  hanno fatto riferimento anche agli USA e della loro maggior attenzione per la tecnologia e per i costi delle produzioni militari. La riunione è proseguita con interventi di Lisa Calamanno sulla coesione sociale da molti ritenuta come la chiave di volta dell’Unione Europea.

Il tema centrale è stato affrontato da Vera Negri Zamagni, dell’Università di Bologna, autrice di un’esposizione chiara e sintetica sulla creazione di un codice di condotta per combattere i paradisi fiscali e per armonizzare la “bilancia vita-lavoro”, soprattutto per le donne, a ripartire il Welfare per evitare povertà. La Docente ha esaminato inoltre tutti i porti del “Paese Europa”, consigliando di rivedere il Frontex ed augurando l’avvento di un prossimo futuro, ove lo Stato non sia solamente un’ente assistenziale.

L’Europa è stata esaminata sotto ogni aspetto ed in  tutti i lati, con asserzioni e proposte che spesso sono similmente riscontrabili nei vari gruppi politici e sociali. E’ sempre così, soprattutto in prossimità di elezioni, ed è giusto, ma anche più auspicabile è l’augurio che tutte queste lucide disamine e gagliarde intenzioni non restino, come già purtroppo è accaduto in passato, solo tali.

Ma non fermarsi è doveroso: si prenda dal passato tutto il buono che può esserci e si costruisca un’Europa futura non sui discorsi e le imprese economico-finanziarie ma, veramente ed urgentemente, sui popoli.

Marilù Giannone

 

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Brexit: un fallimento clamoroso?

Un pulcino a spasso nel bosco

(di Stelio W. Venceslai)

            La Brexit sta mettendo a dura prova la tradizionale capacità britannica di gestire gli eventi anche nelle condizioni più scabrose. L’esperienza di governo della signora May si sta probabilmente concludendo con un fallimento clamoroso.

            Il Regno Unito non è mai stato un partner europeo affidabile.

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L’Europa all’Università Roma Tre

Lunedì 18 marzo si è svolto un convegno all’Università Roma Tre, in collaborazione con La Sapienza e Tor Vergata, chiamato: “La Primavera dell’Europa”, in quanto il tema dibattuto era appunto la prossima elezione europea.

A parte la motivazione importante di questa riunione, e l’organizzazione encomiabile e quasi da perfetto Galateo, con ampie donazioni di penne, spilline, blocchetti, ed altro, si è percepito che l’offerta di viaggi esplorativi per reperire un impiego all’estero era, in senso temporale, troppo esigua e imprecisa per potere veramente creare una base di “master” per un futuro, anche se l’idea era senz’altro attraente. Meno piacevole era, invece, la prolusione di alcuni docenti che hanno stancamente ripetuto le solite menate politiche. L’unica frase valida, meglio, una parabola, è stata quella di Sabino Cassese, purtroppo assente e quindi citato: ” Un vecchio pesce, fuori dalla tana, incontra due giovani colleghi. Uno dei due chiede all’altro:”com’è l’acqua?” L’altro gli risponde:” cos’è l’acqua?” Il vecchio tace, stupito.

Questo per chiedersi cos’è l’Europa. Ma, Cassese a parte, l’aneddoto chiarisce lo stato dei docenti di partito, abituati a nebulizzare ogni definizione sempre stata precisa. L’Europa è la casa dove siamo, fatta da tanti nomi diversi, perchè ogni Stato ha il suo nome, che non è uguale all’altro, e che dimostra che non si può essere eguali ed incerti. E’ difficile che i membri di una famiglia si chiamino tutti, ad esempio, Alberto. L’Europa è una famiglia, talvolta in lizza, talvolta in gioco, che dovrebbe seriamente sentirsi Unione di genti con la stessa storia e con lingue ed usi diversi, con tendenze comuni e no. Questo i docenti lo sanno e dovrebbero dirlo.

Ma la parabola è stata usata per incitare i giovani ad andare a votare, e per formare una dirigenza che, secondo la Prof. Claudia De Stefanis, deve riscrivere gli equilibri europei, ed è giusto, com’è bello sostenere quanto afferma il Prof. Francesco Gui, che l’Università è importante per la consapevolezza dei cittadini. Il Docente riprende l’importanza che ha il Passato, che è, infatti, anche Futuro e non identico ad esso. Nega che ciò che esclama Macron sia da prendere in considerazione:” l’Europe est puissance”, preferendo affermare che è accordo realizzato con mezzi giuridici e suggerendo il pensiero di Le Monnier quando cita Saint Simon, che indica chiaramente l’irrinunciabile azione della cultura come processo di integrazione.

Le donne, per questo, sostiene il filosofo, sono di inestimabile importanza: e la cultura può essere interpretata come natura, cosa che la donna è, e meta di benessere e comprensione fra gli uomini. L’Università opera per questo , per non lasciare fondare i rapporti europei sulla “puissance”. Allo stesso modo è di difficile accettazione l’idea di Macron, secondo il quale, come sostiene il Professore, il Rinascimento europeo è la rivincita del Nazionalismo.

L’esame dell’Europa procede, Oriana Blasi fa presente che i giovani sono poco informati ( di chi la colpa? dell’attuale governo o dei trent’anni di nomine di parte per i docenti, di libri confusi e spesso pieni di “voluti” errori, di enfasi verso il piattume ignorante ed i diplomifici?) Non si è mai avuta una vera riforma dell’Istruzione.

I colloqui sono interrotti dalla presentazione dei ragazzi del M.U.R.O., Associazione Onlus per la diffusione della cultura con esperienze sui detenuti. L’Associazione sostiene che la detenzione è da abolire: i carcerati vanno istruiti, tanto è vero che quelli che seguono un percorso culturale hanno meno recidive.

Ammirevole azione di questi giovani sorretta da prove, slides, percentuali: un lavoro perfetto e generoso.

Nicoletta Palazzo e Maria A.Ranchino, del CNR, espongono un lungo studio esaminando ogni lato delle iniziative volte a spiegare e ad ingrandire questi progetti culturali che hanno come fine la chiarezza delle scelte elettorali poichè spiegano chiaramente cosa l’Europa si aspetta. Non solo cultura umanistica, ma anche una buona base di economia , una cura attenta all’occupazione e la crescita.

Parole da attuare, però, è tanto che si pronunciano, e la buona fede delle docenti ne fanno testo come più che necessarie, ormai, per sfuggire al globalismo.

I recuperi, e qui suona la solita sinfonia, devono essere estesi a disabili e rifugiati. A proposito di essi, la docente che segue il discorso, Maria Pia Baccari-Vari, rimanda alla sua disciplina, il Diritto Romano, che è la via e la bussola per raggiungere gli obbiettivi. Cita Cicerone, La Pira, Bonfante, e con voce squillante e mani danzanti sostiene che i Romani, Padri di ogni cultura, (e qui siamo d’accordo) integravano TUTTI gli stranieri, poichè il Diritto di Cittadinanza era esteso a tutti. Sì, ma quando? non da subito, ma nella fase finale dell’Impero. E come? qualcuno dice che esistevano vari tipi di cittadinanza, uno di questi, applicate alle città conquistate, (e dunque quali migranti ? non risulta che l’attuale fenomeno di schiavismo sia stato presente nell’antichità tutta, fatta eccezione per le Americhe) era la cittadinanza “sine suffragio” per mancata alleanza: questi cittadini non erano abili al voto e dunque non del tutto cittadini. Esistevano infine condizioni ben diverse da quelle presenti, il paragone è discutibile, ma fa tanto “Papa Francesco” ed ancor più l’ipocrita e delinquenziale buonismo delle sinistre.

Romolo, si è detto, chiamava tutti a se’, secondo Tito Livio. Ma tutti chi? L’Italia non era sovrapopolata da gente venuta da fuori, che era benedetta, com’era il caso di Demarato, già presso gli Etruschi. Chi veniva da altre parti era spesso un predone, in altri casi, e dunque combattuto ed imprigionato, con buona pace della cittadinanza.

Più interessante pensare come Appiano, cioè, in Europa bisogna avere più Istruzione, più Matrimoni, più Procreazione e, diciamo anche, meno Tecnica , Mercato, Ideologia, Tecnocrazia soprattutto, che non possono sostituire l’uomo.

Ecco, è un giorno di Primavera.

Marilù Giannone

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Sulla “Idea d’Europa” un dibattito
al Parlamento Europeo in Roma

Venerdì 15 marzo la Fondazione per l’Europa delle Nazioni e delle Libertà ha ospitato un evento che ha attratto moltissime persone per gli argomenti assolutamente attuali ed esplicativi della situazione presente, in attesa delle prossime elezioni.

Erano partecipi diverse ambasciate e non solo del mondo europeo, si trovavano infatti rappresentanti della Corea, della Bielorussia, del Congo ed altri ancora. Diverse pubblicazioni dei Lincei erano offerte per fornire approfondimenti sui vari temi trattati.

Danilo Oscar Lancini, ha introdotto il convegno citando le fondamenta del pensiero europeo, codificate dall’opera di San Benedetto da Norcia ed evidenziandone l’ essenza come comunità di genti diverse unite sotto un medesimo assetto giuridico e storico. E’ poi intervenuto Georg Meyer, Presidente della Fondazione, con alcune riflessioni sul Continente e sui principi di libertà su cui si deve fondare la sua stessa consistenza. L’ idea che ne è nucleo, oggi denaturata, dev’essere ripristinata dalla cultura e dalla spiritualità, rivelandola come potere e forza d’equilibrio. Mario Borghezio ha ricordato successivamente l’eccellenza delle sue imprese ed industrie, sottolineando la necessità della loro difesa, così come il lavoro e le tradizioni che da millenni ne fanno il cuore del mondo.

Edoardo Maria Anghinelli, riferendosi all’opera instancabile di Matteo Salvini, ha precisato gli obiettivi della Lega per evidenziare le attitudini e la consistenza delle Nazioni europee che devono essere autonome, stabilendo che ‘l’Idea d’Europa va a chi ha costruito l’Europa stessa’. Ciò vuol dire che l’Unione trae forza da tutti quegli uomini che hanno combattuto per formare un insieme di Stati non omogenei, ma lealmente e fattivamente collaboratori per un fine che è Cultura e Cristianità. L’Europa, dunque, non è la macchina tecnocratico-bancaria che attualmente viene forzata a poter essere, ma una spontanea ricerca di collaborazione e costruzione di un futuro fondato sull’unico ed invincibile comandamento di Cristo: ama il tuo prossimo.

E’ dunque da cancellare la via del ‘villaggio globale’ e la presunzione che l’Europa sia uno spazio economico pronto per la finanza internazionale protetta da Stati Uniti, Cina e Giappone, piuttosto bisogna ricordare che, come sostiene Nicolas Bay, ‘l’Europe est faconnée de la Rome antique pour la loi et l’histoire commune des Nations, qui a la capacité de nous faire rélancer le project que nous avons cherché et voulu. Pas selon Merkel et Macron, mais pour protéger notre économie: nous ferons de mieux’. Viene quindi letto un messaggio di Lorenzo Fontana, Ministro per la Famiglia che, non potendo intervenire personalmente,  ribadisce che ‘si deve riprendere dalle remote origini della storia per rinnovare il presente ed il futuro‘, i tre settori del tempo che muovono la vita, imprescindibili.

L’uditorio viene poi “coinvolto ed affascinato” dall’intervento di Marcello Veneziani, fresco di presentazione della forza del suo ultimo lavoro: La Nostalgia degli Dei. Con la stessa energia di un milite vittorioso, Veneziani afferma che bisogna salvare l’Europa dagli europeisti di professione, e basarsi sui singoli sovranismi nazionali per una unificazione europea. “L’Europa, dice chiaramente, è un fatto politico e non una moda. E’ doveroso reintegrare le nazioni che il globalismo vuole disintegrare, e che per questa azione negatrice si polarizza a cancellare le origini, cercando di farle dimenticare, ed a distruggere i confini per globalizzare tutto. L’Europa concepita come sovranista non è basata soltanto su economia e finanza senza il cuore. Deve rimediare a dolorosi difetti, e stabilire strategie militari e politiche, negare il concetto che sia concepita come interesse, fissare i confini e fermare l’immigrazione, cessare di essere vessatoria con il suo interno ed inerme verso gli estranei (Cina, migranti, poteri internazionali interessati), perché è da qui che si produce la frattura fra popoli e classi dirigenti, senza votanti alle elezioni, e senza idea di protezione verso l’esterno. Il Nazionalismo non è male da sradicare, ma è misura difensiva contro le crisi, le discrasie, l’occupazione incontrollata, decadenza, denatalità, gli egoismi. Nulla ha a che fare con l’Europa o con un’idea di 70 anni fa ormai slavata, il Nazionalismo non è nè causa, nè esito delle cause rovinose nostre, e dipende dalle nostre democrazie. Nessuno sa più cosa è, e che era crescita anche demografica, giovinezza, baluardo contro le solitudini e l’aggressività, malesseri, al contrario, tipici della globalizzazione. La Civiltà è Europa, il suo concetto è salvezza, ed ha radici greche, romane e poi cristiane. Il cammino dell’Europa dev’essere scandito così: protezione, proiezione, connessione.” Un lungo applauso ha salutato la relazione di Marcello Veneziani, quasi una “Lectio Magistralis”

Alberto Rosselli, storico e saggista, è intervenuto sostenendo come la depressione sorga dalla “mancanza dei credo” e soprattutto dalla polverizzazione degli europei per mancanza dell’idea di se’ stessi e delle proprie origini. Dopo aver citato vari  filosofi come il Vico e l’Abate Galliani, Rosselli ha proseguito consigliando di riempire il vuoto privo di valori – e stagnante in Europa – con le nostre radici, ribadendo che come ” l’accoglienza è rifiutare di amare se’ stessi”. 

Gianandrea Gaiani successivamente si è soffermato sulle inutili operazioni contro i trafficanti di carne umana, sulla mancata considerazione della forza dell’Islam che va contro i diritti umani, sull’assenza di una politica per la famiglia ed il dispendio del denaro non applicato per essa e devoluto, invece, per i migranti, e soprattutto sul trattato franco-tedesco che condanna a morte l’Italia, sommersa da cattive politiche ed economie vessatrici. L’esperto di Geopolitica evidenzia che le due nazioni-guida del trattato si armano tranquillamente e mettono a punto novità militari e strategiche senza la partecipazione italiana, che organizzano un Consiglio per la difesa e la sicurezza, mostrando un egemonismo rovinoso per tutti e di amara memoria.

Mario Borghezio è quindi intervenuto per concludere la prima parte del Convegno, ribadendo la necessità sia di utilizzare il  sovranismo come arma anti globalizzazione, sia di dotare questa Europa di una visione politica tutt’ora mancante, sia di estendere la sovranità alla natura e all’ambiente, curando e proteggendo maggiormente acque, mari, monti, boschi, monumenti, cattedrali.

L’evento è poi ripreso più tardi, nel pomeriggio, con lo studio su alcuni filosofi quali Ortega, con gli interventi del Dr. Giovanni Devoto e Pierpaolo Saleri, del Prof. Paolo Becchi e Nenad Krstic, nonché di Gilles Lebreton, Professore di Diritto Pubblico, per concludersi con le numerose domande di partecipanti e di giornalisti.
Il pensiero va e resta a questa parte di mondo infinitamente benedetta e creatrice, come Madre di tutte le genti e di tutte le Possibilità.

Marilù Giannone

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Onorevole in rosa, Debora Serracchiani si racconta: “il Partito Democratico diventi un’alternativa”

È Debora Serracchiani, deputata del Partito democratico e capogruppo PD in Commissione Lavoro della Camera dei deputati, l’ospite del primo appuntamento primaverile del ciclo “Ego: le personalità si raccontano”, che si è svolto ieri presso la sede nazionale di Confcoperative a Roma. Primo appuntamento primaverile, ma anche quarto incontro di un ciclo che prevede di approfondire nel tempo la conoscenza di personalità che caratterizzano la vita democratica del nostro Paese.

La Rassegna è nata da un’idea della Dott.ssa Jasna Geric – interprete e traduttrice – con il patrocinio della Ad Maiora – Editore, casa editrice di spicco nei settori economico e giuridico: il primo incontro si è tenuto il 7 dicembre 2018 con il senatore e giornalista, Gianluigi Paragone, che ha presentato il suo libro “Noi no!”; il secondo ha avuto luogo il 14 dicembre 2018 con l’onorevole Alessandra Moretti, ospite dell’incontro sul tema “Una madre ai vertici della politica”; il terzo si è svolto, infine, il 15 gennaio 2019, con Piercamillo Davigo del Consiglio Superiore della Magistratura sul tema “Io e la giustizia”.

Diverse le tematiche affrontate dalla deputata Serracchiani durante l’incontro di ieri pomeriggio: dal lavoro all’Europa, dai timori derivanti dall’incertezza della Brexit alla gestione dei flussi migratori. Un personalità politica divisa tra Roma – dove avviene la sua prima formazione scolastica ed universitaria – e il Friuli Venezia Giulia, dove intraprende i primi passi nel mondo del lavoro come avvocato esperto in diritto dei lavoratori per poi approcciarsi più tardi alla politica “per un impegno più civico e civile, che politico in senso proprio”. Così si descrive l’onorevole Serracchiani in apertura ai lavori dell’incontro, ripercorrendo anche gli anni trascorsi come deputata al Parlamento europeo per il Partito democratico (dal 2009 al 2013), in cui si dedicava principalmente al tema delle infrastrutture.

Proprio sull’Unione europea, Serracchiani ha precisato che il Parlamento europeo viene percepito il più delle volte come qualcosa di estremamente distante dai cittadini dei singoli stati membri e per questo è interpretato sempre in chiave negativa, ma che in realtà “ svolge un ruolo molto interessante” e determinante ai fini di una mediazione tra i diversi contesti culturali e sociali dei paesi europei. L’onorevole si è detta anche preoccupata per le conseguenze che rischiano di travolgere tutto il contesto europeo – e, dunque, non soltanto quello italiano – derivante da un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione (la Brexit) senza la stipulazione di un previo accordo tra le parti, di cui si discute ferventemente in questi giorni. Ci saranno certamente impatti notevoli anche sul mondo del lavoro: “a rischio 600 mila posti di lavoro in tutto il contesto europeo”, dice Serracchiani, soprattutto perché non è noto come si svolgeranno le trattative.

“Insistere per cambiare le cose che non vanno” è questa poi la sua idea di sinistra “il che significa anche prendersi le proprie responsabilità”. Quella descritta dall’onorevole “è una sinistra che si impegna anche su alcuni temi legati alla modernizzazione del Paese o del lavoro; una sinistra che fa scelte politiche importanti”. Preparazione, competenza e capacità di leggere i cambiamenti prima che questi arrivino: sono queste le premesse per una buona politica.

Sui flussi migratori, “non si governano facendo finta che queste persone non ci siano, ma si governano facendo scelte importanti e significative che non riguardano solo il tema dell’accoglienza o dell’emergenza ma anche dell’integrazione (dove, per “integrazione” intendiamo conoscenza reciproca, ma anche accettazione delle regole del paese che accoglie) e processi legislativi che devono essere modificati, come la legge Bossi-Fini o trattati bilaterali per il ricollocamento che devono essere necessariamente aggiornati”, ha spiegato Serracchiani. Quanto al tema della violenza sulle donne – in un clima di costante escalation – “è un tema molto attuale su cui occorre sicuramente fare una valutazione sia psicologica che sociale. Ma non basta una norma per pensare che il problema possa essere esaurito solo attraverso una legislazione, che ad ogni modo deve essere rivista ed aggiornata. Il tema è certamente di natura culturale e riguarda tutto il paese”.

Rispondendo a una domanda della Consul Press posta a margine dell’evento sulla nuova leadership di Nicola Zingaretti nel Partito Democratico, l’onorevole Serracchiani ha risposto di voler aspettare per vedere i risultati del cambiamento che il nuovo segretario ha promesso, “anche per capire cosa fare per aiutarlo in questa fase di transizione. Dal Congresso è emersa una gran voglia di unità e quindi cercheremo di fare del nostro meglio per diventare un’alternativa concreta“.

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Il tramonto dell’Europa dei burocrati

Di questi tempi, con il dilagare dell’antieuropeismo, gli accresciuti timori di un forte squilibrio economico capace, sotto la spinta sovranista, di sconvolgere l’attuale ordine – disordine europeo, è giunto il momento di correggere le incongruenze e le debolezze di un organismo imperfetto.

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Le mani in tasca agli Italiani… sempre e comunque,
la Sinistra docet !

L’arte difficile della memoria, unica arma per non errare ancora

Tempi di burrasca, gli attuali mesi della politica italiana, che preoccupano o lasciano sospesi un po’ tutti, intenti a considerate le posizioni di ogni Partito per notare, ragionando, se è il caso di dar loro piena fiducia. Per cercare quella giusta coerenza che fa accettare le posizioni diverse di costoro, la memoria è l’arma e l’arte migliore: si riguarda a ritroso non tanto le parole, ma gli esiti dei fatti manifesti o, il più delle volte, compiuti in sotterraneo.

Ebbene, colpiti dalle proteste strazianti alla Carolina Invernizio di alcune parti, ecco un breve pensiero: le mani nelle tasche degli Italiani non sono state messe, un giorno non vicinissimo, a mezzanotte, pescando dai conti correnti di tutti, poveri e ricchi, senza nessun avviso, per forzare un equilibrio economico compromesso, per “entrare in Europa” ? Le tasse che aumentano, poi, hanno un lunghissimo iter di ripetizione annuale, da parte dei trentennali democratici di sinistra: una monetina qui, un lieve ritocco alle tariffe là, il biglietto che aumenta – di poco, naturalmente! – a fronte di trasporti da Malebolge dantesche, l’IVA, la spezzettatura ipocrita delle voci e dei tipi di tasse ed imposte per fare confondere nella giungla della burocrazia, il giro del mondo dell’immondizia sparpagliata qua e là per far business, e quante ancora ? Ed inoltre, quanti governi sono durati circa tre anni per permettere all’ultimo compagnuccio, in Parlamento solo per pochi giorni, di prendersi una pensione strabiliante?. Quante volte si è visto preferire un totale analfabeta alla guida solo perchè era dalla parte del partito mancino?

In questi trenta anni, l’unica politica per la famiglia è stata quella di scioglierla in un confuso mélange di colori che nessuno, meno i globalisti dell’Associazione composta da Istituti di Banche, di Rating, Finanze & Co., ha voluto, anzi. I numeri falsati di una Società di Psicologi a favore: quanti falsi oltre questo per pilotare l’uomo comune, non si sa. Quante famiglie possono crescere i figli, quali politiche etiche sono state mese in atto?

Quanti poveri ha fatto il globalismo in USA, che vanta di essi il maggior numero, e quanti disperati ha fatto in Africa, ed ora, nella valletta balbettante di ieri che era l’Italia, chi vuole ancora una conduzione economica sulla scia global? La politica sinistra, che considera l’offeso dalla delinquenza un delinquente, il ragazzo violento perchè i genitori devono essere “democratici”, non deve più parlare, lasci qualche scena madre almeno per riuscire a far ridere, ammetta che ha voluto disistruire e non istruire, disculturare e non educare, appiattire e donare malessere, malasanità, giustizia fumosa, protezionismi, delinquenza “rispettata” come i Casamonica.

Trenta anni fa, poco più o poco meno, si è impiantata la politica della compulsione alla spesa: migliaia di oggetti tutti uguali, differenziati solo dalla pubblicità: guardare le composizioni chimiche dei detersivi ad esempio. Non c’è bisogno di questa schizofrenica produzione nè di altre, non c’è bisogno di infinite scarpe, triliardi di vestiti e di cibi rococò; regolare i costumi, non seguire solo professioni alla moda nelle quali confluiscono tutti. C’è bisogno di comunicare: con l’angoscia della meta di una sfuggente ricchezza, non si comunica più. L’uomo è solo.

Per essere ricchi si truffa, si ruba, si tradisce, si uccide civilmente, si emargina, non si ascolta: che uomo è questo, non si sa. Non si crede più: la Natura è lontana dai microprocessori, distrutta da programmi fatti solo per guadagnare, da dinosauri edilizi che restano scheletri dopo avere reso tutto sterile: da più di trenta anni Cristo chiede se ai figli si daranno pietre al posto del pane, e vari Segretari strabuzzano gli occhi fintamente colpiti, e vari ministri del culto (quale?) lo scomodano per rivendere carne umana.

Guardare l’incanto musicale di una marea, ascoltare la lingua degli uccelli, lavorare per conoscersi,  e sentirsi sicuri ed umani: la meta non è divorare tutto, è amare tutto.

Marilù Giannone

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PiùLibriPiùLiberi – Un poliedro

Una Fiera libraria come manifesto e come umana comunicazione

E’ appena finita a Roma , il 9 dicembre, la Fiera della Piccola e Media Editoria nella Nuvola di Fuksas, un appuntamento regolarmente rispettato da diciassette anni, e con immenso successo. Svariati argomenti, svariati gusti e ricerche assolutamente svolti e soddisfatti, con qualche interrogativo, però, che sorge all’osservarla nel suo complesso.

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Cari Fratelli Italiani

Cari Fratelli Italiani, attaccati da bombardamenti di TV e giornali di stile globalistico, cari lavoratori, madri, padri, figli, tenete alta e salda la memoria.

Ad alta voce, qui si dice e si rammenta quante volte, da Berlusconi in poi, è stato usato politicamente lo Spread dall’Europa per conto della cara sorella latina e germanica con gli affini, con le sole paure di essere oscurati dal genio italico e di tornare alla torbida sclerosi culturale ed economico-legale della fine dell’Impero Romano.

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Mediterraneo: dall’unione alla disgregazione

….. Un “ex” – MARE NOSTRUM

Un fatto è fuori discussione: stiamo passivamente assistendo alla dissoluzione del Mediterraneo: si è dissolta quella costruzione sociale, politica ed umana che il tempo aveva edificato attorno al nostro mare.

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Balcani, cirenaica, egitto, europa, haftar, Islam, jugoslavia, Libia, Mediterraneo, russia, sarraj, siria, terrorismo

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