Lo Sputnik V dei russi

Cosa lega le malattie infettive, i virus e i batteri, l’apparire di terapie e dei vaccini dopo le guerre di
Napoleone Bonaparte, gli studi Pasteur e
Gamaleya con l’attualità? Spunti riflessioni e memoria storica

Raffaele Panico

I Virus e i batteri sono sempre esistiti, ed esisteranno, ma diventano preoccupanti o “importanti” dal punto di vista medico in condizioni igienico-sanitarie precarie. Grande è stata la diffusione di agenti patogeni nella Grande Armata di Napoleone Bonaparte nella sventurata Campagna di Russia. Altrettanto importanti gli studi di Pasteur in Francia durante la Restaurazione, e del russo Nikolai Gamaleya che si porta a studiare proprio presso il laboratorio del biologo, francese, Louis Pasteur, a Parigi nel 1886. Tornato in Patria seguirà il modello Pasteur. Gamaleya è stato un pioniere degli studi di microbiologia in Russia. Si è formato col biologo francese Pasteur e di ritorno da Parigi ha aperto la seconda stazione di vaccinazione contro la rabbia in Russia nel 1886. Nel XX secolo, Gamaleya a capo di importanti Centri di Studio ha combattuto epidemie come il colera, la difterite ed il tifo, ed ha organizzato campagne di vaccinazione di massa nell’Unione Sovietica. L’Unione Sovietica che, dopo la Grande Guerra Patriottica 1941-45, per Noi in Occidente seconda guerra mondiale 1939-45, come l’omologa superpotenza gli Stati Uniti, e i vari alleati dell’Una o Altra parte dei blocchi Est-Ovest avevano strutture militari che si occupavano di guerra batteriologica, sezioni diciamo iper specialistiche unitamente alla guerra chimica e nucleare.

È di alcuni giorni fa l’aggiornamento anche sui fatti interni della Federazione russa. L’aggiornamento maggiore però è stato in assoluto seguire il discorso del Presidente Putin all’annuale Forum di Davos che si è tenuto dal 25 al 29 gennaio 2021.

Sputnik V, pandemia nella storia, Virus e i batteri, studi Pasteur e Gamaleya

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#WomanPower – il primo vola tutto in rosa dell’Air India

Il più lungo dei voli non-stop di Air India è decollato da San Francisco per atterrare a Bengaluru con a bordo un equipaggio di sole donne.
Ad attendere l’AI-176 all’aeroporto di Kempegowda una folla festante che ha applaudito per l’impresa: il comandante Zoya Aggarwal assieme a Papagiri Thanmai, Akansha Sonaware e Shivani Manhas sono arrivate al gate dopo 17 ore di volo e hanno alzato il pollice, come mostra una foto su Twitter con hashtag #womanpower, per festeggiare il record, prima di prendersi una meritata pausa.
 
Più di un record, in realtà, visto che oltre ad essere il primo volo commerciale e il più lungo in assoluto, pilotato da donne, è stata anche l’occasione per la compagnia di bandiera indiana di aggiungere un gol green. Il Boeing 777 ha infatti ha percorso 8.600 miglia sorvolando il Polo Nord per risparmiare 10 tonnellate di carburante. Una rotta eccezionale, che ha richiesto più di un anno di preparazione perché il comandante Zoya Aggarwal si abituasse a durata del viaggio, radiazioni solari e conoscenza delle piste di atterraggio.
 
via larepubblica.it

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Aborto la posizione della Polonia, Adriano Crepaldi – Azione Cristiana Evangelica – “Soddisfazione per divieto”

Torniamo allo spirito dei Padri Fondatori del Trattato di Roma 1957, Robert Shuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer !

___________a cura di RAFFAELE PANICO 

Roma 28 gennaio, con una breve nota, puntuale e significativa, Adriano Crepaldi, Presidente di Azione Cristiana Evangelica (*1), precisamente esprime …profonda soddisfazione in merito all’entrata in vigore della legge che vieta, quasi totalmente, l’aborto in Polonia. La sana laicità dello stato e l’autentica ragione umana iniziano nuovamente a prendere piede. La loro perfetta sintesi è posta nelle “Radici Cristiane dell’Europa” (*2), che sono state rinnegate però proprio dall’Unione Europea per l’opposizione all’introduzione di tali principi, nella Costituzione del vecchio continente,  da parte dell’allora Presidente della Convenzione Giscard d’Estaing”.

Azione Cristiana Evangelica, Adriano Crepaldi, Polonia, aborto, Radici Cristiane dell'Europa

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Far conoscere agli italiani la storia la lingua e la cultura della Russia

Ettore Lo Gatto, in un campo di
prigionia austriaco per ufficiali della Grande Guerra inizia lo studio del russo

  Raffaele Panico

Ettore Lo Gatto nasce a Napoli il 20 maggio del 1890, con la famiglia trascorse l’infanzia a Porto San Maurizio e l’adolescenza a Livorno. Porto san Mauruzio poi Imperia dal 1923, accorpando Oneglia e Porto Maurizio e Castelvecchio tra cui scorre il torrente Impero, pensando gli italiani in quel tempo al futuro imperiale della nuova terza Roma, dopo l’antica, la cristiana e il futuro sogno di gloria del radioso Impero italiano… 1936-41… Sic transit gloria mundi – Così passa la gloria del Mondo.

Ettore ama talmente tanto la letteratura che scrive due romanzi appena adolescente, I misteri della Siberia (Livorno 1903), poi I drammi della morte. Trilogia, I, Follia (1906). Terminati gli studi universitari in giurisprudenza e filosofia, si applica allo studio della lingua e letteratura tedesca e si porta a Monaco di Baviera, Heidelberg e Zurigo. Tanto che fa alcune traduzioni con note critiche su autori tedeschi, e qui citiamo solo Nietzsche e Wagner, pubblicate a Napoli (1915-919).

letteratura russa, Ettore Lo Gatto

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Infermieri di Latina: eletti i nuovi organi direttivi. Annunziata Piccaro alla Presidenza

A cura di Raffaele Panico

LATINA – A seguito delle elezioni, tenute nello scorso mese di dicembre, per rinnovare gli organi direttivi dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Latina (acronimo OPI), gli eletti nel nuovo Consiglio Direttivo si sono riuniti per procedere all’attribuzione delle cariche. Per il quadriennio 2021-2024 è stata confermata alla presidenza Annunziata Piccaro, mentre Guido Panno sarà il vice presidente.

La Presidente dell’OPI di Latina, ha ringraziato i colleghi “per la fiducia riposta nella nuova squadra composta in parte da colleghi del consiglio direttivo uscente ed in parte da nuovi colleghi che si sono resi disponibili a lavorare per l’OPI, per la crescita professionale, sociale e culturale di tutta la categoria professionale.

L’OPI di Latina – ha proseguito la presidente Piccaro – si impegnerà a realizzare il programma presentato, consolidando gli obiettivi raggiunti e costruendo nuovi percorsi di sviluppo della professione.

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Studia in Russia! Borse di studio statali per l’anno accademico 2021/2022 assegnate all’Italia

Opportunità di studio nelle principali Università per i cittadini italiani nella Federazione Russa.
Come usufruire della quota statale di borse assegnate all’Italia con molteplici discipline universitarie

 Il Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma annuncia l’avvio della registrazione dei candidati per l’ottenimento di borse di studio statali per l’anno accademico 2021/2022, che offrono l’opportunità di un periodo di studio gratuito nelle principali università russe per una vasta gamma di discipline.

La registrazione dei candidati si effettua sul link

https://education-in-russia.com/https://education-in-russia.com/

Lе borse di studio possono essere assegnate alle persone in possesso della cittadinanza italiana. I candidati – cittadini della Federazione Russa – in possesso della residenza permanente nel territorio della Federazione Russa non sono ammessi al concorso. In caso in cui il richiedente ha la residenza permanente nella Federazione Russa NON può usufruire della quota statale di borse assegnate all’Italia.

Università per i cittadini italiani nella Federazione Russa, quota  Italia, borse assegnate all’Italia, discipline universitarie

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Salvo D’Acquisto, decisamente un Eroe,
….. in un Paese in guerra e allo sbando

L’ ITALIA …. UNO STRANO  PAESE ALLO SBANDO,
TRA GUERRE CIVILI, di INVASIONE, di LIBERAZIONE e di OCCUPAZIONE 

Dopo aver letto un intervento di Raffaele Panico del 14 gennaio su Salvo D’Acquisto, proprio sulla Consul Press, ove veniva elogiato l’eccezionale eroismo di questo Carabiniere (Martire e Medaglia d’Oro), ma contestualizzando ed inserendo il suo estremo sacrificio nell’ambito dei presunti valori della così detta “resistenza e guerra di liberazione”.
Poiché, dal mio punto di vista, considero tali valori molto discutibili ed opinabili, ritengo personalmente siano necessarie e doverose alcune osservazioni critiche, che qui di seguito cerco di evidenziare.

Salvo d’Acquisto, via Rasella, resistenza, guerra civile, guerra di liberazine

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D.A.D. = Didattica A Distanza …..
ovvero Apprendimento a Disagio

Dal  DADAISMO  alla D.A.D.
E’ solo un’assonanza o forse una simbiosi ?

osservazioni sul tema a cura di LIDIA D’ANGELO *  

La scuola italiana è nel caos dal 5 marzo del 2020 quando iniziò la DAD, acronimo di “Didattica  a Distanza”, con una decisione presa dal Governo e comunicata alle Famiglie 24 ore prima della attuazione; con i numerosi cambiamenti, le contraddizioni, gli ordini e i contrordini la confusione totale regna sovrana e il 2021 appena iniziato non promette niente di buono.

scuola, Google, D.A.D, didattica, la ministra Azzolina

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Tessitura Lazzati – i tessuti ecosostenibili dell’azienda di San Vittore Olona

La pandemia non ferma la richiesta di prodotti ecosostenibili. Il caso della Tessitura Lazzati con Filati di poliestere e nylon riciclati post-consumer e finissaggi eco-friendly utilizzati dall’azienda di San Vittore Olona (MI) tracciano la strada del settore tessile. «L’attenzione per l’ambiente è ormai una scelta imprescindibile»

tessitura lazzati, tessuti green, tessuti ecosostenibili

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Rider: l’algoritmo di Deliveroo dichiarato discriminatorio

Si chiama Frank, l’algoritmo di Deliveroo che valuta i rider e assegna loro le consegne da effettuare. Il tribunale di Bologna con una sentenza che può essere definita storica per il mondo del delivery lo ha valutato discriminatorio.

La sentenza arriva dopo il ricorso promosso congiuntamente da NIdiL Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil a dicembre 2019, la cui denuncia sosteneva proprio che questo algoritmo si basasse su parametri discriminatori.

Parliamo di un sistema nel quale se non fai un turno di lavoro, perché magari stai sciopererando o perche semplicemente stai male, si “vendica” facendoti avere meno opportunità di lavoro nelle settimane successive”, scrive su Facebook Yiftalem Parigi, Rappresentante per la sicurezza RLS dei riders per NIdiL CGIL Firenze, commentando la sentenza. “Questo vale per Deliveroo, ma in realtà anche per tutte le altre società di delivery che fondano il loro modello di organizzazione del lavoro su un sistema che assegna turni e consegne sulla base di un algoritmo”.

In sostanza più si lavora e più si è bravi, quindi l’algoritmo ti premia, facendoti lavorare sempre di più, senza però tenere conto  conto delle singole situazioni o del contesto. Così poterebbe accadere, anzi accade, che magari venga penalizzato chi si è incolpevolmente ammalato, o si premi chi lavora senza sosta.

 

Il ranking reputazionale – spiega anche la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti – declassa alla stesso modo, senza alcuna distinzione, sia chi si assenta per futili motivi, sia chi si astiene dalla consegna per malattia o per esercitare il diritto di sciopero”.

Il tribunale ha stabilito questo modello di valutazione “miope”  frutto di una precisa scelta dell’azienda nel privilegiare e premiare la disponibilità dei rider, a prescindere dalle singole casistiche. Anche perché, spiega Scacchetti in una nota, “quando vuole, la piattaforma puo’ togliersi la benda che la rende ‘cieca’ o ‘incosciente’ rispetto ai motivi della mancata prestazione lavorativa da parte del rider e, se non lo fa, è perché lo ha deliberatamente scelto”.

Una decisione importante che segna anche un maggior riconoscimento del lavoro dei rider, che quest’anno hanno finalmente visto la concretizzazione di un contratto di lavoro secondo un inquadramento nazionale (altra importante sentenza quella del Tribunale di Palermo che ha imposto a Glovo di assumere un rider fino ad allora pagato a consegna).

Con quest’ultima sentenza è stato aggiunto un altro tassello ai diritti di lavoratori che iniziano a far sentire con sempre maggiore forza la loro voce, complice anche il ruolo fondamentale che le consegne a domicilio hanno assunto quest’anno per la salvaguardia del settore della ristorazione. “Per la prima volta in Europa – spiega Tania Scacchetti soottolineando l’importanza della sentenza – un giudice stabilisce che ‘Frank’ è cieco e pertanto indifferente alle esigenze dei rider che non sono macchine, ma lavoratrici e lavoratori con diritti”.

 

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“La buona Amministrazione fiduciaria” e le manifestazioni antitaliane

“La strage dimenticata” a Mogadiscio dell’ 11 gennaio 1948

L’eccidio avvenne a Mogadiscio. Nei primi giorni del mese di gennaio 1948 doveva giungere una Commissione dell’ONU, la “Commissione Quadripartita” composta dai membri delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale. La Delegazione aveva mandato di verificare che l’ex colonia italiana potesse essere posta sotto l’Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia, e giungere all’indipendenza nel giro di alcuni anni.
Cosa che avvenne con ottimi risultati e la Repubblica italiana con 6 mesi di anticipo terminò ai primi del 1960 tale mandato lasciando un Paese in ordine.
La Somalia italiana veniva, occorre sottolineare, ben Amministrata e i somali ne erano riconoscenti, molti erano arruolati nel corpo PAI Polizia Africa Italiana e prestavano servizio nella stessa Roma anche negli anni Quaranta durante la guerra.

Raffaele Panico 

Italia, onu, Mogadiscio, Somalia, Amministrazione Fiduciaria, Oltremare

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Villle abbandonate in Italia – le foto di una bellezza decadente

 

 

Thomas Jorion, classe 1976, è un urbex photographer di Parigi che da più di vent’anni gira il mondo alla ricerca di case estive ed edifici abbandonati, ha fotografato palazzi e ville estive in cui non si penserebbe mai di andare né di giorno né di notte.

È un piacere per me condividere queste immagini, ma ovviamente il piacere più grande resta visitare i luoghi che rappresentano. Sentirli, scoprirli e poi fotografarli.

Nella prima parte della sua carriera Jorion si è dedicato ai palazzi risalenti al periodo coloniale francese in Vietnam, Cina e Madagascar, il cui risultato è sintetizzato nel progetto Vestige d’Empire; nella seconda parte, protagonista del suo lavoro,  è stata l’Italia. La sua esplorazione, prolungatasi per un decennio, lo ha portato a scattare scorci di dimore del diciottesimo e diciannovesimo secolo in tutta la penisola, riunite nel libro Veduta edito da Éditions de La Martinière.

Nel 2009 ho fotografato per la prima volta dei palazzi in Italia, e sono rimasto affascinato dai loro colori e affreschi, molto diversi da quelli francesi. In seguito sono tornato più volte, intensificando le visite dal 2016, quando ho intuito ci fossero ancora molti altri luoghi da visitare.”

Questi luoghi sono stati individuati da Jorion tramite un’attenta analisi delle vedute satellitari e l’aiuto delle persone incontrate lungo il suo viaggio. Al momento degli scatti il fotografo ha sempre utilizzato la sua “fotocamera di grande formato, negativi 4×5,” e sfruttato la luce naturale affermando il volere di condividere  “la bellezza di questi palazzi italiani così come sono. La ricchezza delle decorazioni e la diversità delle architetture tra il nord e il sud dell’Italia”.

Nelle didascalie di accompagnamento alle 150 foto contenute nel libro Veduta vengono indicati l’anno di realizzazione dello scatto e la regione italiana in cui si trova il luogo. Non viene mai indicata, invece, la sua esatta posizione o il nome, sostituito da una parola evocativa. Del resto, come ogni urbexer che si rispetti, Jorion non è molto incline a rendere noti i dettagli dei luoghi che ha fotografato.

 

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PIRITE, LOMBARDIA, 2020.

 
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NOTTURNO, PUGLIA, 2018.

 
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L’ARCANGELO, SICILIA, 2019.

 
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CORTIGIANA, SICILIA, 2020.

 
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AQUILONE, EMILIA-ROMAGNA, 2019

 
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SFURIATA, TOSCANA, 2019.

 
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VEDETTA, LIGURIA, 2018.

 
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SERPENTINO, LOMBARDIA, 2016.

 

thomas jorion, veduta

1° Gennaio 2021 – Venerdì MMXXI

BENVENUTO ANNO NUOVO
Al  DIAVOLO il 2020 … Anno “bisesto” / Anno “funesto” ! 

***  *****  ***
un Auspicio che nel 2021 il Covid 19 sia definitivamente debellato, 
 come quando,  nel 2003, un eroico medico italiano salvò l’umanità dalla Sars.
clik su > Carlo Urbani

2020, 2021, SARS. Covid 19. Carlo Urbani, RadioRTR99

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Giorgio Galli: ripensare il socialismo nel sistema globale e nei processi del XXI secolo

L’intervista, rilasciata il 4 dicembre del 2007, sviluppa ed espone la terza edizione de la “Storia del socialismo italiano – da Turati al dopo Craxi”. Qui ripubblicata integralmente. Molta parte illustra e discorre del libro sulla storia del socialismo italiano giunto alla terza edizione, per i tipi della Baldini Castoldi Dalai, 2007 Milano, altri contributi e spunti sono estrapolati da audiovisivi come parte dei suoi interventi a convegni, presentazioni di libri e varie conferenze tenute dall’emerito ed autorevole professore Giorgio Galli negli scorsi anni [ nota *]

 Raffaele Panico

 Nel suo libro “Storia del socialismo italiano – da Turati al dopo Craxi” (ed. Baldini Castoldi Dalai – 2007 Milano) Giorgio Galli ha ripercorso vicende storiche che attraversano tutta la vita politica italiana, dall’ultimo decennio dell’Ottocento agli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Dalle analisi di Giorgio Galli emerge un particolarismo tutto italiano che riguarda la storia del socialismo e la premessa della sua scomparsa “nell’incompiuta democrazia rappresentativa italiana”. Le eccezioni del sistema politico italiano sembrano essere presenti già nel movimento socialista prima, durante e dopo l’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Una costante, nel sistema politico dell’Italia, già nei primi del Novecento e per tutto il secolo: l’anomalia del Partito socialista italiano rispetto alle altre formazioni socialiste in Europa. Formule e slogan non a caso ricorrenti come il “né aderire, né sabotare” che ritornano – e siamo nell’estate del 1979 quando – scrive Giorgio Galli – la stampa così definisce l’atteggiamento di Craxi di fronte al primo governo Cossiga. 

Giorgio Galli, sistema politico italiano, socialismo, democrazie, totalitarismi

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Ho fatto uno “steig”
gli errori più comuni degli italiani quando parlano inglese

Chiediamo “feedback” e non riscontri, organizziamo “meeting” anziché riunioni, non abbiamo scadenze da rispettare ma “deadline” e utilizziamo il verbo-non verbo “spoilerare” per indicare un’azione – come definisce l’Accademia della Crusca – volta a rivelare, in rete o in altri contesti, dettagli rilevanti della trama di un libro, un film, una serie televisiva, rovinando l’effetto sorpresa.

Così “spoiler” e altri vocaboli anglofoni sono entrati a far parte del linguaggio comune, perfino irrompendo in alcuni dizionari della romantica lingua di Dante, complessa ed elegante, dove lo stile puntuale e articolato mal si coniuga con l’estrema sintesi e l’inequivocabile immediatezza dell’inglese.

Oggi, quasi si fatica a pensare alla traduzione in italiano di alcune locuzioni inglesi ormai divenute di uso comune – come banalmente “check-in”, “brunch” e così via – dunque, ci si dà un tono sfoggiando un linguaggio intriso di vocaboli inglesi e non solo nelle relazioni d’affari, dove l’anglofonia non è una tendenza ma un lessico necessario.

E se è vero che nell’inglese del business l’utilizzo delle strutture grammaticali sempre corrette e una pronuncia perfetta tendono a lasciare più spazio a un linguaggio settoriale e pratico, fermo restando una buona base linguistica, è altrettanto vero che nel quotidiano tutti sembrano masticare la lingua inglese, anche grazie allo smisurato ricorso che se ne fa sui social network, capaci di amplificare la realtà facendoci apparire ciò che non siamo anche nelle competenze linguistiche.

Eppure, il Rapporto EPI – English Proficiency Index 2018 di EF Education – quello sì – parla chiaro: su un campione di 88 Paesi nel mondo, l’Italia è al 34esimo posto per livello medio di competenza nella lingua inglese e al 24esimo in Europa – preceduta dalla Francia – con Lombardia ed Emilia-Romagna in testa, le regioni italiane che registrano i livelli di migliore conoscenza dell’inglese rispetto alle altre.

Ma quali sono gli errori più comuni degli italiani che evidenziano la loro scarsa attitudine nell’apprendimento dell’inglese?

Eccone 5.

  • La traduzione letterale delle frasi

Pretendere di impostare una frase o un discorso mettendo in atto la traduzione letterale dall’italiano è un grave errore. Non resta quindi che “mettere in pausa” l’emisfero cerebrale abituato ad una lingua di matrice latina e iniziare a “pensare in inglese”. Oltre alla costruzione sintattica completamente diversa fra le due lingue, bisogna tener conto delle espressioni idiomatiche che in italiano non trovano alcuna traduzione sensata, come, ad esempio, “I can’t wait” che letteralmente potremmo tradurre come “non posso aspettare”, mentre significa “non vedo l’ora”.

  • I false friends

In inglese esistono molte parole che, pur mostrando una radice simile ad altri vocaboli italiani, significano tutt’altro e traggono in inganno; ad esempio “library” vuol dire “biblioteca” e non “libreria”, così come “parents” significa “genitori” e non “parenti”.

  • Le pronunce e gli accenti

L’italiano medio che millanta di conoscere l’inglese è presto smascherato quando ci dirà di aver fatto uno stage, pronunciando “steig”, traducendo la “a” con “ei” come da vocabolario inglese.Stage” è una parola francese che in italiano traduciamo “tirocinio” e trova la sua corrispondenza in inglese con “internship”.

Mutatis mutandis, anche “management” è un’altra parola che molti italiani pronunciano “manàgement”, mentre l’accento starebbe sulla prima “a” del vocabolo.

  • La differenza tra “Sorry” ed “Excuse me”

Gli italiani generalmente confondono le due espressioni, ignorando che “sorry” viene utilizzato per scusarsi con qualcuno, mentre excuse me” per richiamare l’attenzionedi qualcuno, affinché risponda ad una domanda o alla richiesta di un’informazione.

  • La negazione doppia in una frase

Se in italiano non c’è alcuna regola che vieta l’uso della doppia negazione in una frase, in inglese la frase negativa è costruita in modo diverso. La frase “non ho visto nessuno”, infatti, in italiano è corretta, mentre in inglese “I didn’t see nobody” non lo è. Dunque, la forma corretta sarebbe “I didn’t see anyone”.

Tuttavia, considerati gli errori più banalmente diffusi e il luogo comune sull’italiano medio che, all’estero, anziché cercare di parlare inglese, inizia a gesticolare e mimare o tira un sospiro di sollievo se incontra connazionali ai quali accodarsi, sembra che in Italia la scarsa attitudine all’inglese non sia iscritta nel corredo genetico, ma nasca a scuola, dove, secondo Peter Sloan, professore e autore di molti corsi di lingua distribuiti in libreria, vengono usati metodi improntati soprattutto sulla grammatica e poco sulla conversazione.

D’altra parte, la normativa relativa all’introduzione del Clil – Content and Language Integrated Learning, apprendimento integrato di contenuto e lingua, sull’insegnamento della lingua inglese nei licei e negli istituti tecnici, trova ancora difficoltà nell’essere applicata.

 
 

Accademia della Crusca, italiano, inglese

Città italiane: dove si vive meglio?
l’indagine annuale di “Italia Oggi – La Sapienza”

UNA “GUIDA RAGIONATA PER DECIDERE, se possibile,
OVE  LAVORARE,  RISIEDERE E VIVERE  “MEGLIO 

Il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università La Sapienza di Roma con il contributo di Cattolica Assicurazioni, ogni anno da 22 anni e su richiesta del Quotidano “Italia Oggi”, ha elaborato uno studio statistico completo sulla qualità del ella vita nelle città italiane (*1). L’indagine è stata coordinata dal Prof. Alessandro Polli, Ricercatore di Statistica Economica e Professore aggregato di Teoria Statistica presso la Sapienza. 

dove si vive meglio, classifica città italiane

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Par Condicio: Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran presso lo Stato Italiano precisa e comunica

Una dichiarazione dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran presso lo Stato Italiano – Roma, con premessa d’augurio per una sereno Natale e un felice anno nuovo a tutti i colleghi giornalisti italiani, qui riportiamo tanto per dovere di informazione e per garantire la parità di trattamento, quanto per un principio antico quanto moderno di pluralismo della comunicazione. Un criterio di equa visibilità è meritoriamente sintetizzato nel latino “Par Condicio” o, in inglese equal time. Dichiarazione diramata a tutte le direzioni, e redazioni, dei mass media, qui di seguito, integralmente pubblichiamo. Tanto, si ribadisce, per coscienza elettiva al dialogo tra Popoli, Culture e Persone; senza frapposte faziose opzioni per partito preso, o muri frapposti senza riflessione, solo per alimentare le poco o per niente sensate campagne mediatiche strumentali, non solo non utili – come dire – ma su posizioni sideralmente opposte ai fini dell’augurio auspicato nella premessa dei saluti che recita precisamente: “Cari giornalisti, voglio in anticipo augurarvi un sereno Natale e un felice anno nuovo”.  Parole condivisibili di un dialogo come ponte per i passi che il nuovo anno affretta e appresta dinanzi al nostro percorso, per il dialogo e costruttiva speranza. Saluti e auguri che sono certamente ricambiati!

In copertina: esclusiva foto d’Archivio – da fermo immagini – da intervista
televisiva del novembre 2006 avvenuta in Iran, alla guida spirituale Khamenei

Raffaele Panico

“Cari giornalisti, voglio in anticipo augurarvi un sereno Natale e un felice anno nuovo. Come sai, la scorsa settimana un terrorista – che si è presentato come giornalista – di nome Ruhollah Zam è stato giustiziato. Aveva commesso numerosi crimini contro il popolo iraniano, uccidendo dozzine di iraniani ed era una spia diretta per i servizi di intelligence di paesi ostili […]  A seguito della pubblicazione di notizie false e fake (anche, Ndr) su di lui sui media italiani, l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia ha rilasciato un comunicato per chiarire l’esecuzione di questo terrorista […] grati, se prendi l’iniziativa di pubblicarlo sui tuoi media e di inviarci il link”. Prosegue la dichiarazione del collega giornalista dell’Iran con l’augurio, molto gradito, di “Avere sempre successo, essere orgogliosi e felici” cui parimenti da parte italiana, ricambiamo.

Iran, Ruhollah Zam, diritti umani, Par Condicio, Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran presso lo Stato Italiano

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“La Pizza è meglio della Camorra”:
la storia di un trentenne che ha portato la pizza a Brescia

“PIZZA MADRE”*… *   DA FRATTAMAGGIORE A BRESCIA

Il segreto della pasta, i prodotti Dop e un successo imprevisto anche grazie alla “pizza con le orecchie”. La storia di Ciro, giovane trentenne del napoletano, che ha scelto di portare in Lombardia la pizza “Sono partito con 350 euro in tasca, ora i calciatori del Brescia vengono a cena da me”.

Frattamaggiore è un comune del Napoletano di cui si occupa più la cronaca giudiziaria che non quella enogastronomica. Trentamila abitanti, povertà diffusa e la Camorra come unica via per arrivare a fine mese. Nel 1990 è qui che nasce Ciro Di Maio. Mamma casalinga, papà che oscilla tra lavoretti senza futuro e le sirene della malavita, sorelle che si portano a casa il lavoro da calzolaie per pagare le bollette. Ciro cresce qui, senza immaginarsi un futuro diverso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.
Il rischio che la Camorra lo inghiotta è sempre alto ed il padre Eugenio “Geggè” lo sa bene a causa del suo passato ma – con tutte le sue forze, con grande coraggio e rischio – è riuscito ad abbandonare quel mondo per fare crescere i suoi figli lontano dai soldi facili e le minacce, abbracciando la fede e l’estrema povertà.
Mio padre è cambiato completamente per salvare la sua famiglia. Ha rischiato la sua vita per noi – racconta Ciro – Ha scelto di farci vivere in povertà proprio per non farci tentare dalla ricchezza, l’esca della camorra per tanti ragazzi”.

Nel 2015 la svolta della sua vita. Trova per caso un lavoretto a Brescia da pizzaiolo per la catena “Rossopomodoro”, che ha aperto uno spazio a ridosso del multisala cittadino, a due minuti dal casello autostradale. È l’inizio di un’avventura che non immagina. La catena decide di lasciare la gestione in mano a sei soci, tra di loro c’è anche Ciro, che si era distinto tra tutti per il suo impegno. A poco a poco compera le quote degli altri, aiutato anche da un manager che di nome fa Eugenio, come il padre. E riesce poi a riassumere tutti i colleghi di lavoro che rischiavano di rimanere a casa.

È così che è iniziata l’avventura “Pizza Madre”, il suo locale a Brescia che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. “Ci amano perché rappresentiamo la tradizione napoletana della buona cucina”, dice Ciro. In menù ha la pizza verace, ma anche il “battilocchio”, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. “Utilizziamo ingredienti semplici, ma tutti freschi e selezionati. Anche per questo abbiamo ottenuto la fiducia di alcuni calciatori del Brescia Calcio, che mi chiedono dopo le partite o in certe occasioni speciali di cucinare per loro”.

Il passaparola è la miglior arma, tra le altre anche Eva Henger è stata da lui e per una sera si è messa a cucinare pizze, usando i presidi che Ciro dona a tutte le sue pizze. Solo per citarne alcuni: Olio Dop, Mozzarella di Bufala Campana dop, pomodorino del Piennolo, Ricotta di Bufala omogeneizzata e Porchetta di Ariccia Igp. Alla fine, però, l’elemento premiante è sempre la pasta.
Scegliamo ogni giorno il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata”, spiega. “Ne esce un impasto molto lievitato, morbido, idratato. Seguiamo la tradizione anche nelle forme. Odio le pizze rotonde e realizzate come fossero un programma di un computer. Le pizze devono avere le orecchie e se c’è più pomodoro da una parte è perché usiamo pomodori veri, non salsine che si spalmano omogeneamente. Siamo veraci, anche le nostre pizze devono esserlo”.

FONTE:   Ufficio Stampa PK Communication

*UN’AVVENTURA …..INIZIATA PER SFUGGIRE DAI RISCHI E DAI PERICOLI DELLA CAMORRA,
DIVENUTA UN IMPEGNO DI RISCATTO SOCIALE …E CHE, PER MOLTI GIOVANI,
GIA’ POTRA’ ASSUMERE GLI ASPETTI DI UNA SPERANZA O DI UNA LEGGENDA.

 

 

 

 

 

ciro, pizza madre brescia

Willy Monteiro – un cortometraggio
per ricordare l’eroe ucciso a Roma

IL CORAGGIO DI UN GIOVANE, DA SOLO
CONTRO LA FEROCIA DEL “BRANCO” 

La Side Academy di Verona lavora ad un progetto diretto da Sarah Arduini, vincitrice dell’Oscar.
Il CEO e fondatore, Stefano Siganakis preannunncia:   “I protagonisti saranno degli alieni, è il nostro modo di riflettere su razzismo e bullismo”. Se ne parlerà all’Open Day del 19 dicembre.

willy monteiro, Side Academy - Verona

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