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“Due Ruote” per viaggiare in estate,
percorrendo i migliori itinerari

ESTATE  A  “DUE RUOTE 

______________ a cura di FRANCESCO VALENTE*

Cosa portare in un viaggio in moto e come scegliere i migliori itinerari

In estate sono tantissimi gli italiani che non vedono l’ora di regalarsi una vacanza e ci sono diversi modi per godersela. Uno dei più efficaci è viaggiare in moto, in quanto le due ruote assicurano la possibilità di una vacanza in piena indipendenza, accarezzati dal vento, e dalla sensazione di vivere un’autentica avventura.
Oggi scopriremo insieme cosa portare in viaggio e quali sono i migliori itinerari da scoprire.

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Terremoti come castigo divino. Esiste un confine tra i devoti e i ciarlatani?

Circa cinque anni fa Radio Maria suscitò molta polemica definendo “castigo di Dio” il terremoto dell’Italia centrale da poco avvenuto che interessava principalmente Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera e i comuni di Amatrice e Arquata del Tronto, provocando complessivamente circa 300 vittime.

Il 30 ottobre 2016, il giorno dopo la più̀ devastante delle scosse di quel periodo, il domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, docente emerito di Teologia Dogmatica nella Facoltà̀ Teologica dell’Emilia-Romagna, conducendo una trasmissione su Radio Maria disse: “Questi disastri sono conseguenza del peccato originale, si possono considerare come un castigo divino. Si ha l’impressione che le offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità̀ della famiglia, del matrimonio, alla stessa dignità̀ dell’unione sessuale, siano proprio…chiamiamolo… castigo divino, ma inteso come un richiamo per ritrovare i principi della legge naturale”.

Egli metteva quindi in relazione l’approvazione della Legge Cirinnà sulle unioni civili e convivenze ex legem, in vigore dal 5 giugno dello stesso anno (che prevedevano anche le unioni di fatto tra omosessuali) con il terremoto. L’interpretazione teologica era quella di un “castigo” o un “richiamo” di Dio a ritrovare i principi della legge naturale.

Successivamente il Vaticano intervenne per bocca di monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato con la seguente nota: “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede, datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché́ contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo che ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa è una visione pagana, non cristiana. Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto. Radio Maria deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più̀ al vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà̀ propugnato con passione da Papa Francesco specie nell’anno giubilare. Non possiamo non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece che hanno la simpatia, la solidarietà̀ e il sostegno del Papa, della Chiesa, e di chi ha un briciolo di cuore“.

Radio Maria ha successivamente precisato che le espressioni riportate sono di un conduttore esterno e non rispecchiano il pensiero dell’emittente al riguardo e ha sospeso con effetto immediato le trasmissioni del Padre domenicano. A sua volta, padre Giovanni Cavalcoli, invece, non si è scusato per le frasi sul terremoto da lui dette a Radio Maria il 30 ottobre ed ha invece affermato: “Confermo tutto, i terremoti sono provocati dai peccati dell’uomo come le unioni civili. In Vaticano si ripassino il catechismo“.

L’episodio che ho riportato è solo un pretesto per poter introdurre il concetto di autonomia della materia e del creato rispetto al creatore. In definitiva il problema è perché esiste il male se Dio è buono? Questo problema chiamato teodicea è il sasso di inciampo di generazioni di persone che quasi sempre restano con la domanda senza una risposta che li soddisfi veramente.

Il punto è: secondo la teologia cristiana quale ruolo Dio ha nella dinamica del mondo e delle nostre scelte? Le risposte a questa domanda possono portare, da una parte, a una visione neopagana e devozionale (“raccomandarsi” a Dio facendo sacrifici) o neopanteista (in cui Dio è in tutte le cose che ci circondano). Oppure considerare che la natura e la materia hanno autonomia propria e seguono le leggi della fisica e Dio non ha nulla a che vedere con questo e la definizione di male è solamente strumentale alla sofferenza ma non ha valore assoluto.

In fondo alla questione è il concetto di libertà. Non si può̀, infatti, dare la libertà a qualcuno se da questa non possa seguire anche la scelta di ciò̀ che è definito male come parte di tutte le opzioni possibili. Se Dio avesse creato l’uomo impedendogli di scegliere il male gli avrebbe negato la sua più̀ grande dignità̀ che è la sua libertà di scegliere.

La grande sfida che tutti abbiamo è quella di portare l’uomo liberamente e senza alcuna costrizione a scegliere il bene. Se tutti facessero così non ci sarebbero più̀ le ingiustizie, la povertà̀, l’inquinamento e le guerre. Anche il miglior sistema politico possibile ha il problema di impedire che l’uomo agisca male: esso può farlo con incentivazioni o punizioni sia in democrazia che in dittatura.

Tutto il male che l’uomo può̀ compiere, in coscienza e consenso, come ad esempio violenza, ingiustizia, guerre, ignoranza dipende solo dalla sua libera scelta e ne è lui responsabile e sicuramente non Dio. È vero che Dio suscita “il volere e l’operare” (Fil 2, 13) ma alla fine è sempre l’uomo che sceglie.

E che cosa possiamo dire per gli oggetti della natura, cioè̀ la materia e tutto il resto, compresi terremoti, inondazioni, frane e altri disastri? Da un punto di vista più̀ generale la questione è questa: esiste autonomia fra l’essere di Dio e l’essere che non è Dio e cioè̀ la creazione (il mondo fisico, animato e inanimato, e l’uomo)? Se l’Assoluto esaurisce tutta la realtà̀ nella pienezza del suo essere e delle sue perfezioni, qual è allora il senso di qualcosa che sia diverso da Lui?

La domanda ricorda quanto espresso da Leibniz e da Heidegger che chiedevano: “perché́ esiste qualcosa invece che il nulla?”, cioè̀: “perché́ esiste qualcosa che non sia Dio?”. Il tema dell’autonomia compare già̀ ogni volta che ci chiediamo: cosa viene posto da Dio fuori di Dio?

Fenomenologicamente, nel concetto di “male” possiamo inserire sia le catastrofi naturali (tsunami, terremoti, eruzioni vulcaniche, inondazioni), che le patologie degli esseri viventi (malattie, handicap, incidenti, morte), le deficienze morali (peccato, vizio, tentazioni), i disordini sociali (ingiustizia, violenza, oppressione, guerra), le carenze e le deviazioni del pensiero (ignoranza, errore). Quindi appare che il concetto di male è da interpretare come “male per l’uomo” e non esiste dunque un concetto di “male assoluto”. Infatti, quando, ad esempio, la peste provocava morti a centinaia nelle epidemie essa veniva considerata un male. E dopo, a seguito dei progressi della medicina, probabilmente ora verrebbe classificata alla stregua di un raffreddore e dunque non più̀ parte di quella lista. Cosa è dunque male, una categoria di cose o la nostra ignoranza a poter risolvere problemi?

Ma se la materia del creato gode di autonomia, perché́ la degenerazione cancerosa dei tessuti deve essere considerata male? O la tensione che si accumula al confine di zolle tettoniche che provoca fratture e quindi terremoti, deve essere considerata male? Cosa c’entra Dio con tutto questo? E con una pallina che cade a terra? E con il decadimento di un nucleo di uranio?

E ancora: può̀ avere a che fare con Dio se siamo investiti da un autista ubriaco o piuttosto il punto è che quando ci si ubriaca non bisogna guidare? Dio agisce nelle sue creature suscitando il volere e l’operare ma lasciando libere le creature di scegliere in totale autonomia.

Mi è capitato di assistere per decine di volte a discorsi su come Dio mandi tumori o decessi di familiari per poter convincere le persone alla necessità di convertirsi e di avvicinarsi a lui. La questione non ha lo stesso contenuto dell’intervento di Padre Cavalcoli a Radio Maria? Perché la spiritualità deve essere legata al devozionismo al limite della magia e non può appartenere a un approccio teologico-critico?

Nicola Sparvieri

Dal 2035 addio alle auto a motore termico, con la Fift55 l’Europa punta a un balzo in avanti nella lotta al cambiamento climatico

In questi giorni l’Europa è stata chiamata a votare un pacchetto che prevede delle misure che segnano il futuro per quanto riguarda l’ecosostenibilità e la lotta all’inquinamento: la Fitfor55

Questo pacchetto prevede una serie di norme come l’istituzione di un Fondo sociale per il clima, fortemente voluto dalla Commissione per l’occupazione e gli Affari socialo e la Commissione per l’ambiente, comprensivo di 72 miliardi di euro per aiutare le piccole imprese e le famiglie vulnerabili, che hanno difficile accesso all’energia.

Gli eurodeputati hanno anche richiesto a gran voce di mantenere un occhio particolare ai problemi delle isole, delle arre remote e meno sviluppate e delle regioni montane che hanno, per la conformità del territorio stesso, difficoltà di accesso ai rifornimenti di energia.

La riforma dell’ETS, il sitema che prevede la riduzione temporale delle emissioni di gas serra che vengono emesse dalle industrie ad alta intensità energetica.

Il LULUFC (Land use, land-use change, and forestry) che prevede la riduzione delle emissioni che derivano dallo sfruttamento del suolo e Effort Sharing Regulation, che ponendo degli obiettivi singoli per ogni Stato membro, punta alla riduzione delle emissioni che derivano dal settore edilizio, agricolo, trasporti e gestione rifiuti.

Di tutte queste norme però probabilmente quella che più complessa e articolata consiste nell’abbandono dei mezzi a motore termico entro il 2035.

La misura prevede lo stop delle vendite dei veicoli a motore termico ( benziona o diesel) seguendo una tabella di marcia che dovrebbe portare l’abbattimento delle emissioni del 25% entro il 2025.

Non verrebbero toccate tutte quelle vetture già in circolazione e al vaglio potrebbe esserci un emendamento che permetterebbe al 10% della produzione dei veicoli di essere dotati di motori termici.

La misura non risparmierebbe neanche le vetture ibride, plug-in e mild hybrid.

Questa proposta che se dovesse passare segnerebbe un punto di svolta decisamente radicale in merito alle politiche ambientali ha fatto storcere il naso a molti trovando delle forti opposizioni.

Le industrie automobilistiche temono che questa decisione possa aggravare una già complessa situazione data dalla pandemia e dalla difficoltà che le azienda hanno avuto nella reperibilità dei chip.

In Italia, l’Anfia Associazione nazionale filiera automobilistica si è schierata contro sottolineando come, soprattutto al nord, la filiera subirebbe un durissimo colpo.

Reazioni anche dalla Lega, Marco Camponesi capodelegato al Parlamento europeo sostiene che «In assenza di alternative a impatto zero disponibili per le imprese, è una follia che si tradurrebbe in un aumento di costi insostenibile per le aziende» e accusa Enrico Letta di andare contro gli italiano promuovendo gli interessi di Bruxelles.

Il più grande e antico partito di centro denstra del Parlamento europeo, il PPE, espresso preoccupazioni, presentando un emendamento che chiederebbe il rinvio a tempi migliori di questo punto.

Emendamento però bloccato da Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, che nel suo ultimo intervento sul clima ha sostenuto che la filiera automobilistica ha fatto la sua scelta e non bisogna rendere le cose complicate.

Ha però sottolineato che per ora la proposta è ancora al vaglio della Commissione e ci sarà tempo per i Governi dei singoli Stati, di sedersi al tavolo delle trattative per cercare di perseguire la strada migliore e più efficace 

Gianfranco Cannarozzo

Antonello Sterpetti ….è “andato Avanti”

RICORDANDO ANTONELLO

“Stanotte é “andato avanti” il camerata Antonello Sterpetti
…Fu segretario della sezione Prati negli anni 60″

….. Questo “Post” è apparso su fb la mattina del 27 aprile 2022 a firma di due suoi e nostri “Vecchi Amici e Camerati”, Nicola e Paolo. 
Circa un mese prima, sempre sulla Consul Press era stata dedicata una “Pagina” simile in ricordo di Franco Bartoli, anche Egli “andato oltre”, distaccandosi dalla sua Vita su questa Terra il giorno dell’ingresso della Primavera.
Ben lungi da noi lacrime, nostalgie o rimpianti, ma semplicemente la voglia, quando l’ora verrà, di incontrarci nuovamente un giorno per  riabbracciarci e risalutarci romanamente.

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29 maggio 1985 la tragedia dell’Heysel Stadium che sconvolse il Mondo

Quel giorno di maggio a Bruxelles, nello stadio Heysel scelto dalla Uefa per la finale di Coppa dei Campioni, contesa tra Juventus e Liverpool, il clima di festa presto sarebbe mutato in uno spettacolo di orrore che turbò e turba ancora oggi la memoria di chi ha vissuto quei momenti.

L’Heysel si trova nel quartiere omonimo e di certo non era il più moderno, non presentava vie di emergenza, non era raro che pezzi di intonaco si staccassero dalle pareti, i bagni perdevano e poteva ospitare circa 60 mila tifosi, un numero esiguo se pensiamo che ci furono 400 mila richieste per i biglietti.

Le curve più accese furono alloggiate nei settori opposti per evitare contatti diretti, ma per poter accogliere così tante persone si decise di destinare il pubblico neutrale, composto da semplici spettatori dell’una o dell’altra squadra e da famiglie che volevano assistere alla partita, al settore Z.

Non si sa quale fu la causa scatenante, prima che la partita iniziasse gli hooligans che si trovavano vicini al settore Z, separati da una rete di metallo, cominciarono a spingere la rete divisoria.

C’è chi sostiene che gli hooligans – non sapendo a chi fosse destinato il settore Z- abbiano pensato di trovarsi accanto ai tifosi bianconeri e per questo caricarono.

Forse in attesa di una risposta violenta, forse per una sorta di vendetta per quanto avvenne allo Stadio Olimpico di Roma l’anno precedente, quando dopo la finale di Coppa dei Campioni, nei dintorni dello stadio ci fu una vera e propria caccia all’inglese.

Non ci furono reazioni, solo panico. l pubblico iniziò a spingersi verso le pareti opposte per cercare di evitare il peggio e molti si lanciarono nel vuoto per evitare di venire schiacciati dalla folla.

Lo stadio carente sotto ogni punto di vista non aveva unità di rianimazione al suo interno impedendo quindi ai feriti di poter ricevere le prime cure, per non parlare del ritardi delle forze dell’ordine giunte in loco quando ormai il peggio era accaduto.

Negli spogliatoi intanto c’è la totale ignoranza di quanto sia accaduto all’esterno. Capiscono che qualcosa sia accaduto, ma non sanno la vera entità della tragedia. Viene deciso che la partita venga giocata ugualmente per evitare ulteriori reazioni e scontri da parte dei tifosi.

Il presidente juventino Gianpiero Boniperti ricorderà che «Juve e Liverpool non volevano giocare ma furono costretti dalla Uefa e dalle autorità belghe. Temevano che l’effetto rinuncia avrebbe spinto alla rivolta gli altri settori. Nel 1985, non c’erano ancora i telefonini. Chi era dall’altra parte dello stadio, non poteva percepire l’entità del dramma. Lo avrebbe capito da un improvviso ritiro delle squadre, dalla cancellazione della finale. E allora, dissero per convincerci, sarebbe stato non più un inferno, ma l’apocalisse»

Sergio Brio, difensore della Juventus, entrò  con Antonio Cabrini e Marco Tardelli in campo per cercare di rassicurare gli animi, confermando ai tifosi che la partita si sarebbe giocata e il risultato sarebbe stato valido. 

Gli uomini della sicurezza erano completamente inermi e non fecero nulla per sedare la situazione, per non parlare dei controlli di sicurezza all’ingresso.

In molto riuscirono a infiltrarsi senza biglietto, per non parlare delle infiltrazioni di gruppi facinorosi.

Il dramma si conclude con il crollo del muretto sul lato più basso e opposto rispetto alla carica degli hooligans. Il bollettino conterà 600 feriti e 39 morti di cui 32 italiani.

La portata di quella tragedia ebbe una forte eco in tutto il Mondo: alcune televisioni decisero di non trasmettere la partita, altre mandarono in onda dei messaggi di dura condanna contro quanto accaduto. In Italia, invece, il tg mostra le immagini dell’incidente.

La partita si conclude con la vittoria della Juventus che riceve la coppa in un surreale clima di gioia.

25 hooligans, i responsabili della gestione dell’ordine pubblico e Albert Roosens, capo della Federcalcio belga dell’epoca furono processati per quanto avvenuto.

Stato, Federazione belga e Uefa furono condannati al risarcimento per le famiglie delle vittime. 

Per quei fatti la coppa divenne nota con l’appellativo di “insanguinata” Spaccando di fatto l’opinione pubblica: chi sosteneva che la partita doveva essere sospesa chi contento o meno del risultato.

Ciò che conta realmente è il ricordo di tutti coloro che in quel giorno di festa hanno perso la vita e alle loro famiglie.

 

Gianfranco Cannarozzo

Le critiche alla Chiesa e la nascita del clericalismo

Le opinioni in contrasto con la Chiesa Cattolica sono da sempre nutrite e variegate. Bisogna dire che sono sempre giustificabili, almeno in qualche aspetto o sfumatura. Tra le più frequenti ci sono quelle che si ispirano alla storia come le crociate o l’inquisizione e le forme persecutorie nei confronti della scienza moderna nel suo nascere. Naturalmente spesso queste critiche sono fatte con la sensibilità che abbiamo noi oggi e quindi potrebbero essere astoriche, ma tralasciamo adesso questo aspetto. Tra le critiche più vicine ai nostri tempi troviamo problemi legati all’ingerenza sulla vita pubblica, agli interessi economici del Vaticano, alla morale sessuale. Poi possiamo citare la paternità responsabile e la difesa della vita, la procreazione assistita, l’aborto e l’eutanasia e disciplina sul matrimonio indissolubile ed eterosessuale. Infine, il problema della pedofilia.

Non è motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di pedofilia non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili. In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico della chiesa.

Dunque, nell’immaginario collettivo, la chiesa si è ridotta a un semplice agglomerato di persone celibi e frustrate sessualmente, spesso corrotte che gestiscono un potere residuo cui rimangono attaccate con le unghie e con i denti.

Questa critica dovrebbe essere analizzata e capita se in essa si ravvisano anche tracce di verità. Tuttavia, la chiesa è anche uno scrigno di tesori e di messaggi di salvezza per l’uomo di oggi da conoscere e apprezzare nonostante chi, in essa, somiglia sempre di più a un funzionario di partito e sempre meno a una persona cui guardare come modello di pienezza e realizzazione umana.

Che cosa è successo storicamente? Quando e perché la chiesa ha mutato i suoi contenuti e metodologie e ha fatto nascere il clero come casta manageriale delle cose spirituali?

Le cause ultime vanno ricercate in un periodo spartiacque tra la chiesa primitiva dei primi tre secoli e la chiesa dopo l’editto di Tessalonica del 380. Per una serie di motivi storici ed economici la chiesa ha abbandonato un cristianesimo basato sull’annuncio apostolico che ha formato spontaneamente le prime comunità cristiane. Esse erano principalmente chiese domestiche perseguitate dal potere politico cui opponevano, fedele agli insegnamenti di Gesù sull’argomento, un’opposizione pacifica e silenziosa.

Tutto questo ebbe termine quando l’Imperatore Teodosio con l’editto di Tessalonica proclamava il cristianesimo religione di stato dell’ impero romano. In tal modo Teodosio portò molto oltre l’editto di Costantino del 313 che equiparava la religione cristiana alle altre religioni esistenti nell’Impero. Egli, quindi, trasformò l’appartenenza alla religione cristiana in un obbligo di stato per poter accedere alle magistrature e agli incarichi dell’esercito. Iniziò inoltre anche una metodica opera di distruzione dell’antica religione politeista romana: in questo modo il cristianesimo è stato trasformato dall’Imperatore Teodosio da una religione che propugnava un regno di Dio alternativo ai poteri temporali in una religione-cultura di stato.

Il vescovo dei fedeli di Roma divenne il nuovo Pontefice Massimo, la carica affidata fino ad allora al vertice della religione politeista prona ai voleri politici dell’imperatore di turno.

L’editto di Tessalonica è, dunque, uno spartiacque fondamentale per comprende la storia cristiana. Si assiste in questo periodo al nascere di una nuova casta sacerdotale, chiamata a gestire un nuovo e immenso potere temporale, che presto abbandonerà le famiglie (dove il “pater familias” era anche il sacerdote della chiesa domestica). Si cominciano a realizzare grandi cattedrali per il culto sui grandi templi pagani. Si forma quindi un clero organizzato e gerarchizzato in cui il celibato sacerdotale (fino ad allora non presente) assicurava da un lato la totale disponibilità al servizio e dall’altra di evitare la dispersione dei beni della chiesa con le eventuali dispute sull’eredità dei beni parrocchiali con i figli dei sacerdoti.

Dopo l’editto di Tessalonica, battezzarsi diventa un obbligo sociale e politico, necessario per rimanere all’interno della politica dell’Impero. Per battezzarsi non è più necessario credere realmente agli insegnamenti della dottrina né entrare in un catecumenato. Non ci si battezza per entrare in un Regno di Dio diverso dai regni umani, ma ci si battezza, al contrario, per poter fare carriera nelle magistrature o nell’esercito dell’Impero.

L’eredità drammatica dell’editto di Tessalonica è un immenso oceano di battezzati in forza di legge e la premessa per il potere temporale dei Papi, che si concretizzerà dopo il crollo dell’Impero d’Occidente.

Con i secoli, il clericalismo pervaderà tutta la società e si creerà, in nome di Dio, una struttura sociale sottomessa agli interessi del clero e della nobiltà a danno dei laici e dei poveri: in tutti questi secoli i santi, a partire da San Benedetto da Norcia, ricostruiranno ogni volta la chiesa richiamando l’originaria volontà primitiva, fino ai giorni nostri.

Dopo la caduta dell’Impero di occidente e l’avvento del cosiddetto medio evo si è assistito a una serie di eventi imperniati tutti sulle necessità, diretta o indiretta, di gestire, oltre al “depositum fidei”, anche un potere politico ed economico.

Il celibato sacerdotale, non come libera scelta, ha origine in questo periodo (con papa Gregorio VII). Da quel momento in poi nella chiesa latina vengono ordinati presbiteri solo uomini non sposati, mentre i diaconi e i sacerdoti di rito orientale possono aver ricevuto il sacramento del matrimonio prima del sacramento dell’ordine sacro.

Da un punto di vista pratico direi che da un lato è importante la formazione dei cristiani in generale, quindi il battesimo. Ma anche nella preparazione al sacerdozio e al matrimonio. Spesso assistiamo sia a sacerdoti con carisma scarso e debole ma molto più spesso a matrimoni senza contenuti che sempre più di frequente sono costretti a crolli accompagnati da grandi sofferenze. Non si possono improvvisare scelte così importanti e vitali con moralismi appiccicati di vuote formulette che producono distruzioni e crolli quando si confrontano con la vita vissuta.

Il problema fondamentale della chiesa oggi è dunque questo: come poter conciliare la gestione di una struttura politica ed economica con la necessità di dover assicurare a ogni uomo il diritto di ricevere la buona notizia? È nel dialogo con Pilato, avvenuto in greco, che Gesù detta una dottrina politica propria che sembra faticare ad essere compresa dal pensiero politico cristiano dopo Tessalonica. Per un commento di questo vedi Benedetto XVI nel terzo punto del settimo capitolo del secondo tomo di “Gesù di Nazareth”, intitolato “Il processo a Gesù” cui senz’altro rimando.

Nicola Sparvieri

Storia di Giovanni Falcone, il giudice del maxi processo alla Mafia

«L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza»

Terzo figlio di Arturo direttore del Laboratorio chimico provinciale e Luisa Bentivegna, casalinga, Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939. Cresce nel quartiere arabo della Kalsa, in cui entra a contatto con diverse realtà. Ma i valori che ne plasmano il carattere li apprende dai racconti familiari della madre.

Costante nella sua vita sarà l’attività sportiva, cui con fatica dovette rinunciare nel periodo in cui fu messo sotto scorta. Falcone amava il calcetto, il nuoto e spesso si alzava la mattina di buonora per potersi allenare prima degli impegni quotidiani.

Dopo una breve parentesi all’Accademia navale si iscrive a Giurisprudenza con l’obiettivo di diventare magistrato.

Nel ’67 mentre si trovava come giudice di sorveglianza nel carcere di Favignana, fu preso in ostaggio da un esponente dei nuclei armati proletari che chiedeva in cambio della vita del giudice la scarcerazione e di poter parlare alla radio.

Trasferito al Palazzo di Giustizia di Palermo lavora all’Ufficio Istruzione col magistrato Rocco Chinnici e affina il suo metodo investigativo col caso Spatola. Capisce subito di trovarsi davanti a un mondo sommerso fatto di legami ambigui tra mafia, politica, finanza. E decide che per scoprire i movimenti di capitali dubbi, bisognava percorrere la strada delle indagini patrimoniali superando quindi il segreto bancario. L’inchiesta si concluderà con un durissimo attacco a Cosa nostra e delle condanne esemplari che porteranno alla morte di Chinnici.

La Sicilia degli anni ’80 era teatro della seconda guerra di mafia e nel tentativo di porvi un freno, il neo direttore dell’Ufficio Istruzione Antonio Caponnetto costituì il pool antimafia con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.

Fu grazie al rivoluzionario sistema investigativo di Falcone che si arriverà al famosissimo maxi processo che vedrà sfilare in manette circa 460 persone, tutte condannate al massimo della pena. 

Un lavoro complesso e articolato che ha avuto origine successivamente all’arresto in Brasile di Tommaso Buscetta, che diventato un pentito consegnò nelle mani degli investigatori dettagli riguardanti l’organizzazione e i nomi dei mandanti e degli esecutori di numerose stragi. Arrivando a fornire particolari importanti sui legami tra Cosa nostra e la politica.

Falcone ricorderà come «Prima di lui non avevo, non avevamo, che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerosissime conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. È stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare a gesti».

Nel periodo in cui fu istituito il processo, per studiare gli incartamenti sia Falcone che Borsellino furono mandati per questioni di sicurezza nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Qui vissero per diverso tempo nella “Casa rossa” che altro non era che la foresteria del carcere.

Ironia della sorte lo Stato presentò a entrambi il conto per l’affitto.  

Chiuso il maxi processo, andato in pensione Caponnetto, sarebbe sembrato fisiologico che alla guida del pool antimafia e quindi dell’Ufficio Istruzione sarebbe andato Giovanni Falcone, ma il Consiglio Supremo della Magistratura nominò Antonio Meli, un vecchio magistrato che non credendo pienamente nei metodi innovativi di indagine, smantellerà il pool rovinando di fatto tutto il lavoro svolta fino ad allora. 

É così che inizia il periodo più complesso della vita di Falcone, il quale si troverà isolato nel Palazzo di Giustizia rinominato “dei veleni“. Cominciano anche a girare delle lettere sospette in cui un certo “Corvo” lanciava contro il giudice delle pesanti accuse, come quella di aver orchestrato l’attentato dell’Addaura. Nella residenza estiva, vicino al luogo in cui era solito fare il bagno, venne ritrovato da un agente della scorta un borsone contenente dell’esplosivo.

Questo isolamento di cui fu vittima lo portò a trasferirsi nella Capitale, speranzoso di trovare un clima diverso. Un pomeriggio, mentre dall’aeroporto di Punta Raisi di recava a Palermo, un’esplosione che distrugge l’autostrada di Capaci, mette fine alla vita del giudice, della moglie il magistrato Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

L’unico a salvarsi sarà l’autista Giuseppe Costanza che quel giorno sedeva sui sedili posteriori. Ogni tanto forse per avere una breve parentesi di normalità, era proprio il giudice Falcone a voler guidare la vettura blindata.

A trent’anni da quel dramma che ha messo fine all’uomo simbolo della lotta alla Mafia, si sono svolte numerose manifestazioni in suo ricordo.

Gianfranco Cannarozzo

 

 

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”

Il 9 maggio ricade l’anniversario della scomparsa di Peppino Impastato, giornalista siciliano che ha dedicato la vota alla lotta contro la Mafia 

Giuseppe, questo il nome all’anagrafe nasce il 5 gennaio 1948 a Cinisi da una famiglia con stretti legami mafiosi. 

Il padre era membro dell’organizzazione criminale, tanto che venne mandato al Confino da Mussolini come volevano leggi fasciste, e una zia sposò il boss Cesare Manzella.

Peppino da sempre prese le distanze dai contatti mafiosi della famiglia entrando spesso in contrasto col padre che lo cacciò di casa.

In seguito alla rottura paterna intraprese un’attività politico-culturale di sinistra, si unì al Partito socialista italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e fondò il giornalino l’idea socialista.

Successivamente prese parte alle attività formative de Il Manifesto e di Lotta Continua con un ruolo da dirigente.

Nel 1977 si procura antenna, mixer e fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata nota per essere stata il suo strumento di denuncia nei confronti dei delitti e degli affari mafiosi che si svolgevano tra Cinisi e Terrasini, altro comune palermitano.

Andava in onda due volte al giorno, alle 20 e alle 23 con il “Notiziario di Radio Aut, giornale di controinformazione radiodiffuso” in cui si riportavano alcune notizie prese dai vari giornali.

Il palinsesto non era molto ricco di contenuti e la musica trovava grande spazio.

In seguito con i programmi “Onda Pazza a Mafiopoli” e la “Stangata” cominciò a prendere di mira in maniera satirica la Mafia e la politica.

Il suo obiettivo preferito era Gaetano Badalamenti da lui ribattezzato “Tano Seduto”: un capomafia  con un ruolo di primo ordine del traffico di droga internazionale che esercitava il controllo sull’aeroporto.

Non diede mai peso alle minacce e alle continue pressioni della comunità locale.

Nel 1978 si candida con la Democrazia Proletaria per le elezioni comunali.

Per ordine di Badalamenti la notte del 9 maggio viene assassinato, in piena campagna elettorale. Il corpo fu trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani adagiato su una carica di tritolo.

Stratagemma ordito dai criminali per infangarne il nome e distruggerne l’immagine facendolo passare per suicida.

Stampa, magistratura e forze dell’ordine inizialmente sostennero la tesi del suicidio, solo grazie alla costanza del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, grazie anche ai compagni di militanza di Impastato che raccolsero numerose prove e denunce, riuscirono a far riaprire  l’inchiesta per trovare i responsabili. 

Dopo anni di battaglie solamente nel 2001 la Corte d’Assise riconoscerà Gaetano Badalamenti come responsabile insieme al suo vice Vito Palazzolo, condannandoli rispettivamente all’ergastolo e a trent’anni.

Gianfranco Cannarozzo

Detriti e rottami in orbita, immondizia anche nello spazio

Oltre all’incubo sempre più pressante di smaltire la spazzatura che produciamo nella nostra vita ordinaria (circa 500 kg a persona per anno in Italia) ora abbiamo anche generato spazzatura nello spazio e cominciamo ad avere seri problemi di gestione anche lì.

Ovviamente non stiamo parlando di spazzatura cui siamo abituati sulla Terra e cioè in termini di divisioni in plastica, umido, vetro o residui metallici, ma parliamo di detriti abbandonati in orbita. Sono stadi di razzi utilizzati per il lancio di satelliti, frammenti di satelliti non più utilizzati, polveri e materiale vario che continua ad orbitare intorno alla Terra.

Alcuni si trovano in orbita bassa, chiamata LEO (Low Hearth Orbit cioè dai 160 Km che sono i limiti dell’atmosfera ai 2.000 Km delle fasce di Van Allen), e quindi molto vicini alla Terra. Alcuni di questi frammenti prima o poi riusciranno ad attraversare l’atmosfera terrestre e a ricadere verso la Terra autodistruggendosi nel contatto con l’atmosfera. Altri invece sono in orbite più elevate (dai 2.000 Km a oltre i 35.786 Km delle orbite geostazionarie) e quindi troppo lontani per rientrare sulla Terra e sono destinati a rimanere in orbita anche per secoli.

Ad oggi la americana US Space Surveillance Network (SSN), che è la più importante sorgente di informazioni sulla situazione spaziale, afferma che sono presenti circa 35.000 oggetti spaziali rivelabili con dimensioni maggiori di 10 cm e con una massa totale di circa 8.500 Tonnellate.

Per gli oggetti più piccoli e cioè di dimensioni comprese tra 1 cm e 10 cm bisogna aggiungere altri 875.000 oggetti con una massa di circa 100 Kg complessivi.

In sostanza possiamo dire che ci sono, nelle varie orbite terrestri, 910.000 oggetti di massa complessiva pari a 8.600 Tonnellate!

Se venissero considerati anche gli oggetti di dimensioni piccolissime e cioè maggiori o uguali a 1 mm l’ESA (European Space Agency) stima una presenza di 130 milioni di oggetti di massa complessiva pari a 8.610 Tonnellate.

Ovviamente tutti questi dati sono relativi a oggi ma le attività spaziali sono in pieno sviluppo, specialmente per quello che riguarda l’utilizzo di orbite basse che sono quelle che ospitano tutti quei satelliti che guardano alla Terra per telerilevamento spaziale utilizzando costellazioni di satelliti già programmati per il lancio nei prossimi anni.

Tutta questa situazione potrebbe provocare uno scenario nel quale il volume di detriti spaziali che si trovano in orbita diventa così elevato che le collisioni degli oggetti potrebbe diventare così frequente da creare una reazione a catena nella quale vengono generati altri detriti i quali a loro volta genererebbero altre collisioni e cosi via. Questo scenario è chiamato la sindrome di Kessler dal consulente NASA Donald J. Kessler che dal 1978 ci metteva in guardia su questi problemi.

Ma anche senza considerare la sindrome di Kessler potremmo considerare gli effetti che potrebbe avere la collisione di un frammento proveniente da un detrito di “spazzatura senza valore” su un costosissimo sistema spaziale operante e funzionante e presente sulla stessa orbita.

Per capire la natura del problema bisogna considerare che nelle orbite terrestri basse il tempo impiegato da un detrito per fare un giro completo intorno alla Terra è di circa 90 minuti e questo corrisponde ad avere una velocità di circa 27.400 Km/h. In queste condizioni anche un semplice bullone di acciaio di 1 cm quando impatta provoca un danno paragonabile a quello di una bomba a mano contenente circa 64 grammi di tritolo.

Un oggetto di 10 cm può causare l’interruzione catastrofica di missioni satellitari provocando cambiamenti sostanziali nelle orbite di appartenenza o esplosioni con le batterie o i propellenti contenuti.

Il punto importante è che i detriti inferiori ai 10 cm non sono rivelabili dai radar terrestri e quindi non sono intercettabili. Tutte le azioni di mitigazione del rischio di impatto tra un detrito e un sistema spaziale funzionante possono aver luogo solo per detriti “grandi”. Il rischio può essere tale, non solo per il funzionamento del satellite stesso, ma anche per gli eventuali astronauti che lo abitano.

Inoltre esiste anche un rischio derivante dai detriti che spontaneamente fanno rientro in atmosfera e che, per loro dimensione, possono costituire un pericolo per aerei civili o militari. I casi osservati sono tuttavia trascurabili ma potrebbero aumentare con il moltiplicarsi in futuro del numero dei detriti e delle loro dimensioni e masse.

Cosa si può fare? Gli interventi possono essere divisi in due categorie principali:

La prima consiste nel gestire al meglio la situazione presente cercando di eliminare in qualche modo i detriti esistenti.

La seconda consiste nel progettare un corretto modo di inviare sistemi spaziali nel futuro che prevedano un sistema di deorbiting cioè di perdita di quota rientrando in atmosfera e distruzione.

Certamente non è nuovo per l’uomo doversi confrontare con un errore commesso ai danni dell’ambiente. Forse può sembrarci strano ma nel contesto di “ambiente” è presente anche lo spazio nel quale la presenza antropica sarà sempre più intensa nel futuro.

Al pari di altri contesti nei quali non si riesce ad avere una pianificazione accettabile come ad esempio il cambiamento climatico, lo sfruttamento eccessivo dei combustibili fossili, il disboscamento selvaggio, l’uso di fertilizzanti chimici, la migrazione incontrollata delle popolazioni, l’abbandono delle campagne ecc; anche nel campo dei detriti spaziali ci dobbiamo confrontare con la nostra mancanza di pianificazione e di controllo.

Nicola Sparvieri

Franco Bartoli, un Nostro Amico che è andato “Oltre”

IN  RICORDO DI FRANCO BARTOLI  

In determinate “Comunità Identitarie” ove si è idealmente legati da affinità elettive, quando qualcuno dei suoi componenti ritorna alla Casa del Signore o – secondo la propria Fede – nell’Olimpo degli Dei, si usa dire che Costui ” E’ andato Oltre ! ”
Il XXI Marzo, Franco è andato Oltre.
Qui seguono i pensieri, le riflessioni, le sensazioni di alcuni di noi. Altri, se leggeranno queste brevi note e se vorranno, potranno aggiungere un loro ricordo. Questa pagina diverrà così un “Libro Aperto” dedicato a Franco Bartoli.

In apertura una foto di Franco Bartoli con Egidio Eleuteri, in un convegno di antiquari presso l’Hotel Ambasciatori a Roma, nella 2^ metà degli anni ’90.

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Consacrazione di Russia e Ucraina alla Madonna, Pedrizzi (UCID): “Storico gesto di Bergoglio, nel solco dei grandi Papi”

Comunicato stampa                  

Si è svolta venerdì 25 marzo, durante la Celebrazione della Penitenza, presieduta da Papa Francesco alle ore 17 nella Basilica di San Pietro, la storica cerimonia per la  consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria della Russia e dell’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, è stato compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre. 
“Con questa storica ed attesa da anni iniziativa Papa Bergoglio si inserisce nella tradizione dei grandi Pontefici Cattolici. Un gesto che non è solo simbolico, ma si spera anche con effetti pratici sulle coscienze dei protagonisti del conflitto, vista la tradizionale ispirazione cristiana e la vocazione mariana che pervade da sempre entrambi i popoli coinvolti, loro malgrado, nell’assurda guerra, ha commentato il Presidente dell’UCID Lazio e Presidente nazionale del Comitato Scientifico, Riccardo Pedrizzi, alla vigilia della dichiarazione solenne annunciata dal Pontefice.

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UGO TOGNAZZI, MERCOLEDÌ 23 MARZO, EVENTO DEDICATO PER I 100 ANNI DALLA NASCITA

L’indimenticabile Ugo Tognazzi, mercoledì 23 marzo avrebbe spento 100 candeline e la Casa del Cinema di Roma e il CSC – Cineteca Nazionale ricorderanno il grande attore con un evento speciale a lui dedicato ricorrono, in attesa di rendergli il dovuto omaggio al Teatro all’aperto Ettore Scola con una rassegna estiva.

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Giochi, il grande lavoro della Corte dei Conti – di Riccardo Pedrizzi

Salvo qualche segnalazione, come un lancio di agenzia dell’Adn Kronos, una dalle poche voci qualificate ed informate sul settore dei giochi, è passato del tutto sotto silenzio anche da parte degli organi di informazione specializzati del settore e – cosa ancora più incredibile – anche da parte delle associazioni di categoria di tutti i singoli comparti della filiera la pregevole deliberazione nr. 23/2021 sul “Fondo per il gioco d’azzardo patologico” della Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti.

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L’incubo della catastrofe per sovrappopolazione

Una popolazione che cresce in modo indefinito finirà prima o poi per esaurire le risorse e gli spazi vitali a sua disposizione. La specie umana nel corso della sua storia ha dovuto compensare, come tutte le altre specie presenti sul pianeta, il basso tasso di aspettativa di vita con uno sforzo verso una natalità illimitata. L’incredibile sviluppo della specie umana sulle altre specie e il collegato danno ambientale dovuto all’inquinamento del pianeta producono in tutti noi un’ansia latente.

La fantascienza racconta storie che vengono ambientate in un futuro immaginato. Uno dei più famosi autori di racconti di fantascienza, il biologo Isaac Asimov, nel 1979 scrisse un libro dal titolo “A Choiche of Catastrophes” (Catastrofi a Scelta, ed. Mondadori). Il libro è un’analisi di tutte le possibili apocalissi che incomberebbero sul pianeta Terra. Alla fine del libro Asimov ne focalizza una in particolare: la crescita della popolazione. Questo timore si ricollega alle teorie del Pastore della Chiesa Anglicana Thomas Malthus che pubblicò nel 1798 il celebre ” Saggio sul principio della popolazione” in cui sostenne che la popolazione tenderebbe a crescere più velocemente della disponibilità di alimenti. La ovvia conclusione dell’analisi è che una popolazione che cresce non può in alcun modo continuare a farlo in modo indefinito e finirà prima o poi per esaurire risorse e spazi vitali.

La teoria demografica di Malthus ispirò vari intellettuali e originò la corrente del malthusianesimo che sostiene il ricorso al controllo delle nascite per impedire l’impoverimento dell’umanità. Le sue idee furono riprese intorno al 1920 da Margaret Sanger (negli USA) che fondò la Planned Parenthood e più tardi divenne presidente della IPPF (International Planned Parenthood Federation). La Sanger fu anche la fondatrice del movimento “Sessualità libera” e ricoprì il ruolo di principale finanziatore nella ricerca sulle “Pillole Abortive”. Negli anni ’30 la famiglia Rockefeller comincia a finanziare la causa di Margaret Sanger, utilizzando il suo metodo di controllo delle nascite come soluzione alla crisi di quel tempo. Per l’America di quel tempo, infatti, la contraccezione, l’aborto e la sterilizzazione erano la risposta al fatto che al mondo circa un miliardo di persone viveva nella povertà. Nel 1957 fu pubblicato un trattato dal titolo “Popolazione: un dilemma internazionale”, il quale denunciava la crescita demografica come la più grande minaccia alla stabilità politica negli Stati Uniti e all’estero, nonché al progresso economico del paese. Nel 1966 il controllo della popolazione era parte integrante della politica estera statunitense. Il bilancio chiamato Food for Freedom identificò nell’esplosione demografica mondiale, in particolare in quella del terzo mondo, uno dei motivi della fame nel mondo, e decise che le donazioni destinate agli aiuti alimentari fossero investite nell’ambito dei programmi di pianificazione familiare nel terzo mondo. In tempi più recenti, nel 1972, il binomio malthusianesimo-ambientalismo emerge esplicitamente quando viene pubblicato “Il Rapporto sui limiti dello sviluppo”, commissionato al MIT dal Club di Roma. Il rapporto, basato su una simulazione al computer, prediceva le conseguenze della continua crescita della popolazione sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana.

Questa tendenza a reagire all’incontrollato boom demografico è stata, in buona parte, fisiologica. Queste prime reazioni si possono catalogare come reazioni “a caldo”. Ma col passare del tempo negli USA cominciò a diffondersi un progetto di pianificazione familiare ideato da Frederick Jaffe, (presidente del Guttmacher Institute dal 1968 al 1978). Egli fu vicepresidente anche della International Planned Parenthood Federation, e mise a punto per conto di queste istituzioni un memorandum di proposte per ridurre la fertilità umana. Queste proposte, attraverso Bernard Berelson presidente della Population Council, diventeranno oggetto di analisi anche da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevedendo in tal modo di limitare a livello sociale la fertilità mediante alcuni strumenti di azione. Le proposte sono suddivise in tre parti, una prima parte ad “impatto universale” basate su una destrutturazione della famiglia, una sorta di ingegneria sociale atta a scardinare la propensione alla natalità. La seconda parte ad “impatto selettivo” avrebbe dovuto agire in funzione della condizione economica (deterrenti economici) con un meccanismo che consente maggiore natalità ai ricchi. La terza parte si focalizza su “controllo sociale” attraverso estensione dei metodi di contraccezione ed aborto. Si può notare che, dal 1969 ad oggi molte di queste misure sono state introdotte nella legislazione di molti paesi sviluppati.

Questa tendenza pienamente presente e operante a livello globale che chiamerei neomalthusiana vuole incidere sui governi da un lato e sulla cultura e le usanze globali dall’altro, introducendo nuovi valori morali. Ad esempio, vi sono correnti molto forti sia nell’ONU (ed anche nella UE) con una visione anti natalità molto accentuata. Dietro i cosiddetti diritti riproduttivi si cela, nell’accezione dell’Onu, più che altro, i diritti a non riprodursi. Vi sono anche esempi di manipolazione linguistica adottati in ambito Onu. Per esempio: il “materiale per il pronto soccorso ostetrico”, su cui l’Unpfa (il Fondo ONU per la Popolazione) investe ingenti fondi, maschera i kit abortivi; il termine gender – “genere” – sostituisce “sesso”, per cancellare ogni dimensione procreativa; similmente, “genitorialità” sostituisce “maternità” e “paternità”; ecc.

Altre due costrizioni sociali ad impatto universale del memorandum di Jaffe, sono quelle che suggeriscono l’alterazione dell’immagine tradizionale della famiglia, “l’istruzione obbligatoria dei bambini” e “l’incoraggiamento ad una maggiore omosessualità”. Queste due costrizioni sociali riaffiorano oggi prepotentemente ben amalgamate nell’ideologia gender. Detto memorandum riteneva che qualsiasi forma di sessualità fra adulti, non dannosa e senza procreazione, alla luce del problema del controllo delle nascite, dovesse essere considerata un “diritto morale” dell’uomo.

Per alcuni, tutto ciò non sarebbe un problema serio, in quanto viene ritenuto non essere possibile modificare la natura di un individuo obbligandolo a perseguire comportamenti sessuali che non desidera. Il punto è che l’obiettivo del metodo Jaffe è quello di agire sull’educazione sessuale dei giovani in modo da indurli ad uno stile di vita che riduca o rimuova la propensione alla natalità una volta diventati adulti. Questo, come potrebbe dimostrare qualunque pedagogista o psicologo dell’età evolutiva è estremamente facile, basta infatti orientare il bambino, che per sua natura è caratterizzato da mancanza di autocontrollo, facilità di indottrinamento e maggiore incoscienza, a fare esperienze che alterino la sua idea della sessualità dissociandola dal concepimento.

Ma quali sono stati fino ad ora i risultati di questa politica globale di lotta alla natalità con ogni mezzo?

Le proiezioni dell’ ONU ci consegnano per il 2050 una Terra con poco più di 9 miliardi di persone, in cui cresce la percentuale di popolazione africana (+8,4% rispetto al 2000) e si contrae ulteriormente la percentuale della popolazione europea (solo il 7,6% della popolazione mondiale, – 4,3% rispetto al 2000). Queste proiezioni evidenziano una diminuzione della fertilità passando dall’attuale livello mondiale di 2,5 bambini per donna a 2,1. Infatti, il dato certo è che al crescere dello sviluppo economico diminuisce il tasso di fertilità, ovvero il numero di figli per donna il cui valore minimo deve essere 2.1 per assicurare il ricambio generazionale. L’incremento dei paesi sviluppati è fittizio in quanto deriva esclusivamente dai flussi migratori.

La conclusione di questa politica è che i paesi più sviluppati hanno ormai un tasso di crescita negativo ed inferiore a quello necessario al ricambio generazionale (2.1) e riescono a colmare tale lacuna solo attraverso i movimenti migratori da altri paesi. Paradossalmente in alcuni paesi il problema che si presenta attualmente non è più limitare la crescita della popolazione, ma come impedirne l’estinzione e gestire il crescente numero di anziani. È in questo contesto che spingere su Eutanasia e Suicidi Assistiti trova la sua ragione d’essere. Le nazioni che si trovano a ridosso di questa fase demografica negativa sono quelle nazioni in Europa e USA che verso la fine degli anni 60 hanno portato avanti una programmazione anti natalità investendo ingenti risorse finanziarie nella messa a punto di sostanze contraccettive ed abortive.

Aumentare il livello di vita dei paesi più poveri è il mezzo più naturale di equilibrare il tasso di crescita. La risposta non sembra dunque nelle campagne di denatalità imposte dall’alto o in strategie di ingegneria sociale ma in una distribuzione della ricchezza e delle risorse che lasci all’uomo ed alla donna quella libertà e responsabilità personale di procreare che la natura gli ha concesso.

Se si riequilibrasse la ricchezza di cui il nostro pianeta è dotato, e che appartiene a tutti, si arriverebbe al controllo demografico partendo dalla responsabilità di ciascuno, e si raggiungerebbe la regolamentazione dei flussi migratori in modo naturale e autodeterminato.

Nicola Sparvieri

Music City, la musica sbarca nel metaverso

Live show, band musicali internazionali ed emergenti, ma anche club e una moltitudine di fan. Con “Music City” l’industria musicale entra nel metaverso, la tecnologia e l’idea di base sono made in Italy.

È italiano il più grande progetto musicale sul metaverso. Si chiama “Music City” e nasce nell’ecosistema per l’innovazione dell’incubatore Next Heroes, con Velvet Media alla direzione del marketing e la partecipazione di AnotheReality allo sviluppo tecnico. L’obiettivo finale è creare il primo Metaverso interamente dedicato alla musica.

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GIORNOXGIORNO 8 MARZO 2022 San Giovanni di Dio

VIII MARZO MMXXII

 

Un’immagine, anche se è l’istantanea di un momento, e non ce ne può essere una tale e quale, se la esaminiamo attentamente, sembra che ci parli, che ci voglia raccontare qualcosa, se noi vogliamo ascoltarla.

C’è una folla, in uno spazio aperto, sembra sereno e ben illuminato, quindi è una zona sicura per persone che fuggono da una guerra.

Fa freddo, certamente molto freddo, molti hanno il capo coperto, cappotti e alcuni anche colli imbottiti.

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GIORNOXGIORNO 6 MARZO 2022 Santa Coletta Boylet

VI MARZO MMXXII

LA GUERRA CHIAMA ALTRA GUERRA

La prima guerra mondiale iniziata nel 1914, per 2 colpi di pistola sparati a Sarajevo, finì nel 1918 con milioni di morti tra militari e civili.

Soltanto 20 anni dopo, quasi per rettificare dei confini stabiliti alla fine della “grande guerra”, nel settembre del 1939 scoppiò un nuovo conflitto in Europa che, negli anni successivi, interessò gli altri continenti e aprì la via all’arma atomica e alla missilistica per successive guerre e nuove distruzioni.

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