lunedì, 14 Ottobre 2019

Tag: futurismo

Il Futurismo, oltre un secolo dopo

UNA LETTURA DI PAGINE SUL FUTURISMO

___________Raffaele Panico

Attraverso cent’anni e più di solitudine, dall’eremo in cui sono stati relegati i Futuristi nella patria post bellica divenuta repubblica dopo la triste esperienza monarchica, sembra giunto il momento che i segni evidenti a ben vedere lasciati dai promotori del movimento ritrovino le folle pronte ad ascoltarli. Solitudine e brevità, per evocare come e con quanta celerità sia trascorso il XX secolo, per noi, pur partecipi, spettatori o protagonisti, degli ultimi scorsi.

futurismo

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Riflessioni sulla cultura italiana
e il Primato laico e socialista

Cento e dieci anni di Futurismo

riflessioni di  RAFFAELE PANICO

La vita editoriale del periodico “Lacerba” è di pochi mesi, un anno e poco più: fondata il 1º gennaio 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, la rivista termina le pubblicazioni il 22 maggio 1915, due giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia, il “Radioso Maggio”. Nell’ultimo editoriale Papini titola giustamente: Abbiamo vinto! Perché, giustamente?

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I Geni riscoperti dalla Galleria Futurism & Co.

Brajo Fuso, ultima esposizione a cura di Giancarlo Carpi e Futurism

Una settimana di accurata meditazione delle opere di Brajo Fuso è stata senz’altro adeguata per scoprire passo passo le creazioni di questo singolare artista poliedrico ed innovatore. Come sempre, la Galleria Futurism, specialista nell’arte italiana dal primo Novecento, non perde battuta per diffondere nel cuore di Roma colta ed amante della propria Nazione la voce di un’eccellenza che ha preceduto, nella sua ricerca, Jackson Pollock ed André Masson, tanto per citare due colonne dell’arte mondiale. Si tratta del dottore in Odontostomatologia Brajo (Febbraio era il suo mese natale) Fuso, fedele studente all’Università di Bologna, poi specialista ed inventore del “Riunito odontoiatrico” (la sedia collegata ad apparati medici tipica), orafo e scrittore nelle brevi pause di studio e di professione.

Quest’ultima gli presenta una paziente graziosa, dolente da una guancia, Bettina, che sposerà ed alla quale sarà fedele, per comunanza di intenti e reciproco sostegno, una bella pittrice e professore universitario di arte.

A Bettina si deve la scoperta dei tratti creativi del marito: ferito durante la guerra ai polmoni e costretto a movimenti limitatissimi, sarà dolcemente indotto dalla Signora ad occupare il tempo inutile con pennelli e colori, e sarà aperta una porta nell’infinito. Pennelli e colori sono solo i primi gradini che lo condurranno ad esprimersi con materiali “poveri” e naturali, in prevalenza legno, preso da scarti di fabbrica, da contenitori di negozi, da officine varie, collegato con metalli, lana di vetro, carta, bulloni, ruote. Queste saranno suoi tipici significanti, di tutte le dimensioni, da tutti i tipi di macchinari. Ma sarebbe catastrofico ritenere che la voce artistica di Brajo, espressa anche in sculture, dichiari una sorta di pauperismo ricercato, o una snobistica presa di posizione inneggiatrice a contadini ed operai da operetta politica: Brajo, uscito da un conflitto amarissimo e perduto come la Seconda Guerra Mondiale, atterrato da una ferita e nell’autunno dei pensieri, reagisce ai disastri risorgendo verso la luce, e vince, diffondendo ovunque l’energia e la parola ultima che ha sempre l’idea positiva.

Sempre per la vivissima moglie, la sua casa a Perugia è stazione di cambio e di concentrazione affettiva ed artistica di notevoli personalità: Guttuso, Argan, Dottori, Moravia, Pace, ed altri ancora. La casa dei Fuso, alla quale Brajo allegherà un Museo all’aperto, con grotte e spazi organizzati per le sue creazioni, sarà un punto di produzione d’arte, un luogo di comunicazione.

La povertà dei materiali disposti in modo da esprimere evidenza positiva, reale risorsa affermatrice di ricostruzioni armoniche e dinamiche potenti pur se talvolta portate da linguaggio sottile, richiamano l’interesse e l’ammirata considerazione da ogni parte, così come l’uso del colore, dato per sottolineare il discorso o valorizzare i termini della composizione, conduce al progressivo sfaldamento degli enunciati per un’esposizione di concetti ancora più elastica e chiaramente distinguibile. Non è un’opera artistica convenzionale, la pittura di Brajo è un vero traguardo al meglio dell’arte italiana, imitabile se si può, insuperabile perchè la grandezza di essa si coglie con l’istinto, con l’occhiata e la vista che ne segue i percorsi, e nel cuore, aperto e soddisfatto di coglierne il messaggio, rapidamente come fa la luce. Il quotidiano, dice, il piccolo, lo scarto perchè inservibile, sono materia creativa, sono arte fina, come i colori, come i marmi di Carrara, per raccontare la forza e l’ascesa dell’uomo.

Marilù Giannone

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Il Futurismo: non è il nostro passato

Una Galleria lungimirante; Futurism&Co

                                                                             PREVIEW  Art    Littoria– Sibò

Dal 10 maggio una nuova esposizione di livello e ricca di messaggi ottimisti e positivi

Futurism&Co Art Gallery Roma
Via Mario de’ Fiori, 68 – Roma, Italia
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Marilù Giannone

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Futurism & Co.: un piccolo gioiello

Ritorno al Futuro

A Roma può succedere che, andando a vedere una vernice in una galleria di recente apertura, l’attenzione cada su un piccolo locale espositivo in via Mario de’ Fiori 68, Futurism & Co., portando i passi immediatamente dentro di esso.

Si viene accolti da opere di Giacomo Balla e di Piero D’Orazio, in posizione alterna sulle pareti per un confronto, quasi un richiamo da pifferaio magico di quadri sapientemente accostati e simili, garbatamente succedanei: Balla ha aperto la porta all’astrattismo, e per soggezione, a diverse scuole moderne.

Era tempo, era davvero tempo che non potessero vedersi, in vari eventi, opere che abbiano la potenza di far godere un visitatore, ed insieme di condurlo lungo i sentieri dei loro messaggi. Questa galleria ha volutamente messo punto ai finti artisti, a quei critici e pittorini che non sanno cosa sia arte, che è l’umiltà di studio che conduce alla fiducia ad occhi chiusi per la propria sensibilità che, come una voce irresistibile, reclama verità e totale disponibilità di ideazione e di esecuzione, ad altissimi costi di tempo.

Questo è essere pittori, uniti alla capacità ed alla personalità creativa, se si è grandi. È cosa nota che, nel mare di mediocrità rattristante solo qualche nome dal dopoguerra ai nostri giorni sembra essere un accettabile faro. Da quando si va dietro ai virtuosi del metodo e dello strumento, più o meno d’oltremare o non italiani, chi cerca arte deve andare ramingo per luoghi ed istituzioni alla ricerca di qualche opera che dia conoscenza, così in pittura come in letteratura.

Futurism & Co. vuole riprendere un bel discorso interrotto, senza negare nulla, né l’esperienza, né il rapporto diverso con l’ambiente, e ci si augura un successo dovuto, che il desiderio di riprendere il livello nazionale suggerisce. La parola d’ordine è negare il ripetitivo, il passaggio a livello della politica di comodo ed innaturale, seguire l’immaginazione dinamica ed armoniosa di Giacomo Balla, scoprire come D’Orazio ha fatto suoi, con altra poetica, quei fraseggi e versi multicolori.

Marilù Giannone

Arte Contemporanea, balla, boccioni, d'Orazio, futurismo, gallerie

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