domenica, 16 Giugno 2019
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Aspetti economici sociali e criminali della II^ guerra mondiale – il male propinato dall’ideologia globalizzata con l’oppio e l’eroina

Francia 1969: veniva pubblicato un Abecedario di un agente dei servizi, ad ogni singola lettera, una relativa voce. I francesi, venivano sconfitti in Indocina. La Francia osservava con occhi scaltri questioni di geopolitica, si pensava di avere visioni più lucide; mentre in Italia passava l’infame fronte della guerra fredda attraverso il liquido corrosivo del terrorismo e dei falsi miti propaggini della guerra civile 8 settembre 1943 aprile e ben oltre il 1945. La scia della Liberazione avvenuta con le bombe angloamericane e le faide interne dei vari triangoli rossi, o assi neri, o foibe istriane solo una lunga scia di morte postbellica. Ora, sentiamo cosa riporta questo attento francese dalle memorie da lui raccolte nell’Abecedario. Voce “o”, o come Oppio, tra “Oerlikon” – città del cantone di Zurigo […] dove si fabbricano cannoni da venti millimetri… e tra “Orecchio elettronico” – “scoperto dal dottor Alfred Tomatis”. Ecco il rapporto sullo stato dell’arte del cosiddetto “Triangolo d’Oro” dell’oppio, morfina ed eroina.

Così alla voce Oppio: “Nel 1965 il veleno è diventato un’arma possente. Pezzi forti della guerra ideologica moderna sono l’oppio e l’eroina e occupano un posto preponderante nel totale delle somme destinate alla propaganda sovversiva. Da molto tempo Mao Tse-tung ha compreso la potenza di tale arma. Nelle sue mani, essa neutralizza europei e americani. La politica di Mao è chiara: tende a sopprimere la tossicomania in Cina, incoraggiando d’altra parte la coltura, la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti nelle nazioni occidentali. E l’esportazione è fiorente. Ogni anno le cifre degli affari aumentano. Nel 1950, 10.591 grammi di eroina sono stati sequestrati, tre volte più che nel 1949. Ne vennero trovati 990 grammi presso il capo della sezione Kyushu del partito comunista giapponese. Erano stati forniti dal nordcoreano Kyo-son, membro del comitato direttivo del partito di Rashin, nella Corea del Nord. Il 17 febbraio 1963 gli agenti dell’ufficio narcotici, a New York, perquisiscono i bagagli lasciati in consegna da un ricercato dalla polizia: contenevano 61 chili di eroina pura, per un valore paragonabile a oltre trenta miliardi di lire. Robert Kennedy, ministro della Giustizia, volle darne l’annuncio personalmente. In quanto agli esperti del FBI, le loro informazioni sono sicure: Pechino è il fornitore mondiale numero uno. Esistono oggi, in diverse regioni della Cina meridionale, distese impenetrabili, dove gli indigeni, che conoscono appena la loro nazionalità, vendono grandi quantità d’oppio grezzo ai trafficanti cinesi. La sola raccolta dello Yũnnan arriva a 2000 tonnellate di oppio grezzo. La produzione totale della Cina continentale, secondo i documenti ottenuti dalle Nazioni Unite, oscilla tra le 20 e le 22 mila tonnellate. In quanto alla Compagnia nazionale del commercio, organismo di stato dipendente dal ministro del Commercio di Pechino, essa controllava il 65% del traffico mondiale della droga. Sapendo che un’oncia d’oppio grezzo (grammi 28,35) ha un valore internazionale di 2.500 vecchi franchi nel paese producente, che vale 100.000 franchi dopo la trasformazione e l’arrivo a New York, che l’oppio grezzo viene trattato in laboratorio per diventare eroina a un prezzo base medio di 2.500 franchi per grammo, prezzo che sarà raddoppiato dal venditore, si arriva a due milioni e mezzo per ogni chilo di stupefacente. E i 12.057 chili sequestrati negli Stati Uniti nel 1960, rappresentano un valore di oltre ottantaquattro milioni di dollari (circa 50 miliardi di lire).”

Il funzionario del Servizio francese passa poi al tariffario, prezzo e consumo in Canada. Poi, continua: “Dalle terre dove crescono i papaveri, fino al drogato che ha in tasca l’ago ipodermico, il cucchiaio a manico ritorto (recipiente per la cottura) e i lunghi fiammiferi che verranno bruciati a fascio perché lo zucchero e l’eroina si dissolvano nell’acqua, la via dell’oppio segue molte vie traverse. Vi sono due punti chiave di transito e trasformazione: Hong Kong e Singapore. Hong Kong, la città internazionale, conta 250mila intossicati, come New York e centinaia di laboratori clandestini. Enormi quantità di morfina vengono fabbricate in quella metropoli: altri laboratori trasformano la morfina in eroina. Prediamo 500 grammi di oppio preparati ad Hong Kong: ripartiti in piccole capsule di materia plastica, saranno affidate a un marinaio giapponese la cui petroliera farà scalo in Australia. A Sidney il marinaio consegna il suo carico al passeggero di un piroscafo inglese la cui destinazione è Londra. A sua volta il passeggero si metterà in contatto con il rappresentante di una banda italiana che, via Anversa, arriverà a Napoli. Là, l’oppio preparato diventerà eroina , e arriverà alla destinazione finale: New York via Messico o Montreal. «Quale che siano la provenienza e l’origine della droga, nonché gli intermediari, essa finirà sempre a New York» – l’uomo che parla così (scrive il francese; Ndr) è il signor Naprstek, dell’ufficio 272 dell’ONU, il solo uomo al mondo che conosca il problema internazionale della droga grazie alle statistiche dei cinque continenti. La strada dell’oppio trova parecchie varianti: una passa per la pista del Laos: la pista di Ho Chi-mincgh, calpestata da migliaia di coolies. L’oppio vi viene trasportato a dorso d’uomo verso Saigon e Bangkok. Ogni anno 400 tonnellate, circa la totalità della raccolta laotiana, si incammina verso quelle destinazioni. I commando comunisti del Pathet-Lao, che dispongono delle tribù dei Meo e degli Yao, controllano gli immensi campi di papaveri. L’oppio paga generosamente l’acquisto delle loro armi. Un altro asse di penetrazione è il nord della penisola indo-pakistana, con destinazione al bacino del Mediterraneo”. Il francese ricorda poi un episodio avvenuto a Londra dove in grandi alberghi mondani, dive dello spettacolo si ritrovano in storie di cronaca e carcere dovute alle valigie di diplomatici, in realtà agenti, questa volta sovietici, così prendendo il posto degli asiatici nella corsa alla depravazione del cosiddetto Mondo libero. E infine il francese chiude da buona persona intelligente quale è (stato) con un appunto storico: “Per l’obiettività della storia, conviene ricordare che l’oppio venne importato dall’Assam in Cina, da due inglesi, Wheeler e Watson.

La funesta droga procurò un’inesauribile fonte di rendita alla Compagnia delle Indie. Nel XIX secolo il governo britannico dell’Indostan, erede di tale società, versò i fondi necessari a quei fattori del Bengala che desiderassero dedicarsi alla coltura del papavero, esigendo in cambio che la cassetta d’oppio venisse ceduta a prezzo fisso. La rivendita poi all’asta con un beneficio medio di 2.250 franchi oro per cassetta. L’oppio esportato dall’Indostan verso la Cina veniva venduto a nome di Sua Maestà, imperatrice delle Indie, e a profitto del tesoro inglese. Da 150 a 200 milioni entravano così nelle casse del governo britannico in India. Da parte loro i gesuiti francesi insegnarono ai mandarini l’arte di «prender con eleganza tabacco da fiuto» e i tre fiordalisi furono, per un secolo, a Pechino, la sola insegna dei rivenditori di tabacco da fiuto. Wheeler e Watson, importatori d’oppio in Cina, non avrebbero certo previsto che i cinesi, un secolo e mezzo più tardi, si sarebbero dedicati allo smercio della droga con i loro stessi discendenti sulle rive del Tamigi, e questo in cambio di informazioni politiche derivanti dalle «alte sfere». Mao Tse-tung non fa altro che riprendere, per proprio conto, la guerra dell’oppio, con la speranza di intossicare il mondo”.

 

Fin qui, il racconto dell’Agente francese circa il viaggio della droga destabilizzante le società avanzate. Altro è stato pubblicato anche su un autorevole settimanale italiano, all’incirca negli stessi anni, tra l’altro anche con dati e stime molto precise. Aveva dunque ragione Truman: “le informazioni, anche le più segrete e riservate, anche sugli Stati e la loro sicurezza interna e le loro geopolitiche sono al 98% pubblicate sui giornali, dal più grande fin al più piccolo, occorre solo leggere attentamente tutti i periodici e, il tutto, senza preconcetti ideologici”.

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