Boldrini docet: “Integrazione forzata per gli Italiani”

IN  ITALIA …

La DENATALIZZAZIONE degli “AUTOCTONI”  imposta dalla democrazia e dal globalismo

Mentre volano le ultime, poco credibili promesse che hanno contraddistinto tutto lo scontro preelettorale, un fatto rimane al centro del dibattito: senza alcuna proposta concreta ed attuabile, un sola formazione “populista” sembra avviarsi ad una grande vittoria, l’astensione.     Si è parlato tanto e di tutto fuorché della realtà: abbiamo ascoltato gli inutili discorsi del potere, un potere in sella da tempo e sempre più avulso dalle vere necessità popolari; non è con la sfilza di piccole mance buttate lì a pioggia battente che si tranquillizzano gli animi quando appare ormai chiaro il temibile sfilacciamento della società italiana, a cominciare dalla quasi scomparsa natalità (nel 2017 il saldo nascite/decessi è negativo di 200.000 unità) e l’età media della popolazione supera i 45 anni, con una percentuale di bambini( 0-14 anni) di appena il 12%.

 Un dato chiarificatore  della situazione non solo di precarietà, ma di disperazione di un Paese sfibrato in ogni angolo della sua vita comunitaria. Non si può pensare di ripopolare un territorio moralmente desertificato con i pannicelli caldi di qualche centinaio di euro per ogni figlio quando è chiaro come un pugno di monete, ammesso e non concesso vengano versate, finirebbero in altri rivoli dei bisogni familiari; è necessario, invece, l’apertura di asili nido diffusi in tutti i centri urbani e, principalmente, gratuiti. E non basta, ci vuole anche assistenza pediatrica senza aggravi di tickets, diversamente come è possibile, per quel che rimane delle nuove generazioni, mettere al mondo figli?

Denatalita-governi-PD-cancellano-Italia-da-cartina-geopolitica-dice-FdI_0251090033La pressione verso il basso dei salari è più accentuata nel nostro Paese, rispetto al resto d’Europa, si preferisce legare l’aumento del reddito più all’anzianità di servizio che al merito, prerogativa, questa, in disuso da quando si è esaltata la mediocrità ed umiliato l’impegno. In questo quadro, dove, grazie a neoliberismi e globalizzazioni, i redditi da lavoro dipendente ed autonomo sono finiti sottozero ed il divario economico tra i più ricchi ed i più poveri si è fatto incolmabile (il Fondo Monetario Internazionale ha rilevato, per quanto riguarda il Sud Europa, un forte rischio di povertà assoluta per vaste fasce della popolazione), dunque com’è possibile parlare di integrazione per i profughi e per le centinaia di migliaia di immigrati economici e clandestini sbarcati dall’Africa e dall’Asia? Anche le famiglie di immigrati regolari sono rimaste sotto i margini di una spietata distribuzione della ricchezza e si contendono con gli italiani un’ offerta di lavoro caratterizzata da infime mansioni e scarsa produttività.

E’ necessario rivedere totalmente la nostra politica dell’emigrazione, senza cadere nell’abusato ritornello del razzismo, perchè di quel razzismo cosiddetto scientifico per capirci, quel genere di teorie basate sul colore dell’individuo, sulle sue capacità intellettive e sulla perversità di indole, non sono, ovviamente, vere e sono molto lontane dal nostro modo di vedere e giudicare  l’intera umanità.

Il problema ha aspetti molteplici, tra cui, il primo è quello socio economico: l’Italia, nelle attuali condizioni, non è in grado di accogliere donne, uomini e bambini con le aspettative di un’esistenza accettabile; in seno alla nostra sgangherata società esiste sfruttamento dal lavoro sottopagato alla riduzione, di fatto, in schiavitù. All’aumento del numero degli immigrati ha fatto riscontro un’esponenziale attività di reclutamento di mano d’opera clandestina sia nel lavoro agricolo, sia nelle varie forme di criminalità: su queste premesse necessita interrompere non solo i flussi migratori senza alimentare facili illusioni sulla solidarietà europea, la cui capacità di chiudersi a riccio è ben nota, ma riprendersi, costi quel che costi, il controllo del territorio.

   Un controllo, che , ad oggi, ha fatto acqua da tutte le parti, nessuno, tra le autorità istituzionali, ha provveduto ad un’ effettiva identificazione di tutti coloro che sono sbarcati, salvati dagli abissi del Mediterraneo giorno dopo giorno, migliaia di naufraghi disperati; è stato un compito difficile e dispendioso, ma necessario per un ineludibile sentimento umano, per un dovere dettato dalla coscienza, ma un dovere non poi considerato per quanto riguardava la difesa degli Italiani .

    Non è stato più un fatto di coscienza omettere per un insieme di superabili difficoltà quei controlli che avrebbero comunque salvaguardato la sicurezza; non sono accettabili le scuse addotte per tale comportamento, scuse motivate con il rifiuto dei naufraghi di  sottoporsi alla raccolta delle impronte digitali come il declinare false generalità, dichiarare la perdita di documenti, addirittura  affermare la provenienza da paesi diversi da quelli di reale appartenenza. Questi sistemi pressappochisti hanno facilitato i tanti malintenzionati ed i molti pregiudicati a scorrazzare per le nostre regioni lasciandosi dietro misfatti di ogni tipo.

    Questa è storia quotidiana e nessun preposto all’ordine pubblico ha notato o voluto approfondire il perchè la grande maggioranza di coloro che richiedono lo stato di rifugiato sono giovani, aitanti, e ben nutriti: ci chiediamo noi il perchè sono giunti qui senza opporsi, in patria, alle violente dittature ed alle guerre tribali che continuano ad imperversare in tante parti del continente Africano? L’Italia, pur nella sua attuale condizione, agli occhi di questi migranti rimane pur sempre un porto sicuro, all’ombra di ipocrite ideologie finto- buoniste si può vivere di espedienti e di elemosina, certi che nessuna voce si alzerà a condannare questa condotta di vita rimanendo a riparo di criminalizzazioni per aver sostenuto riserve sull’immigrazione incontrollata.

   Se in una città di provincia come Macerata, dove si pensa che l’ordine e la sicurezza siano una prerogativa costante dei piccoli centri, è recentemente accaduto che un nigeriano, pregiudicato per spaccio e senza permesso di soggiorno, è stato coinvolto nell’assassinio di una diciottenne, poi smembrata e gettata via, non era noto alle Autorità e comodamente circolava nel centro cittadino. Non possiamo non definire questo omicidio un “delitto di stato”.

    L’abbandono della difesa degli italiani, ultimi in tutto, dietro profughi e migranti, nell’assegnazione delle case popolari all’iscrizione gratuita nelle scuole d’infanzia, dagli aiuti degli enti religiosi all’intervento delle Dame di San Vincenzo per il pagamento delle utenze domestiche, sta provocando la pericolosa nascita di una difesa “fai da te”, dove non c’è altra integrazione ed altra giustizia che il dente per dente e l’occhio per occhio. Ma, secondo quanto riportato in un twitter “…… i migranti sono l’avanguardia di uno stile di vita che, presto, sarà quello di moltissimi di noi…..” parole, queste, attribuite alla Presidente Laura Boldrini; dunque siamo ormai prossimi alla nostra integrazione, anche nello stile… la Presidente darà l’esempio facendosi confezionare un tutù cucito con le banane, a proposito di stile.

                                        Alessandro  P. Benini *

(*) Questo articolo risulta pubblicato anche su “Il Borghese”, diretto da Claudio Tedeschi e già presente in edicola qualche giorno prima delle elezioni del 4 marzo

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Alessandro P. Benini

Esperto di Finanza e di Storia dell'Economia.

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