domenica, 20 Ottobre 2019

Brasile: l’Amazzonia brucia
e San Paolo cade nell’oscurità

Il fumo proveniente dagli incendi nella foresta amazzonica, combinato con le basse temperature hanno fatto piombare San Paolo nell’oscurità in pieno giorno. L’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile, un’agenzia federale che controlla la deforestazione e gli incendi, ha dichiarato che il Paese quest’anno ha registrato un numero record di incendi, contandone 74.155 dal primo gennaio a martedì 20 agosto, un aumento dell’84% rispetto allo stesso periodo del 2018.

La foresta Amazzonica, il polmone della Terra che produce da sola il 20 per cento dell’ossigeno della nostra atmosfera, continua a bruciare su vasta scala, con una intensità senza precedenti. Per questo gli scienziati temono anche che questi incendi diano un colpo terribile alla lotta contro il cambiamento climatico, che proprio nelle foreste equatoriali ha un alleato naturale contro i gas serra. Il fuoco sta inoltre producendo una gigantesca nube di fumo, che ha raggiunto anche la città di San Paolo del Brasile, a oltre 2700 km di distanza dal fronte degli incendi, con conseguenti rischi per la salute delle persone, che hanno fatto scattare l’allarme dell’OMS. I media locali e gli esperti del clima riportano che la nube di fumo che ha raggiunto la più grande città del Brasile ne ha oscurato il cielo nel primo pomeriggio. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha dichiarato su Twitter che secondo le immagini satellitari fornite da Copernicus E.U. (il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea) il fumo degli incendi in Amazzonia stava appunto raggiungendo il Costa atlantica e San Paolo.

Il governo sta anche affrontando pressioni internazionali per proteggere il vasto foresta pluviale da disboscamento illegale o attività estrattive. Le accuse degli ambientalisti e la risposta di Bolsonaro I gruppi ambientalisti denunciano per questa situazione le scelte del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accusato di avere volutamente allentato i controlli sulla salvaguardia della foresta, che il politico di estrema destra ha sempre dichiarato di considerare una risorsa per rilanciare l’economia del Paese.

Bolsonaro ha replicato insinuando che proprio le Ong ambientaliste siano responsabili dell’ondata di incendi forestali che ha colpito il paese e che per il 52% sono concentrati nella foresta amazzonica. “Riguardo agli incendi in Amazzonia, secondo me potrebbero essere stati fomentati dalle Ong, perché hanno perso i soldi che ricevevano. Quale sarebbe la loro intenzione? Causare problemi al Brasile“, questa la teoria del complotto espressa dal presidente brasiliano durante un incontro con i dirigenti del settore dell’acciaio. Interpellato a riguardo dai cronisti, Bolsonaro ha poi precisato che non voleva sostenere che le Ong fossero direttamente responsabili degli incendi ma che “qui c’è un reato da combattere e vedremo come combatterlo e c’è un interesse delle Ong, che rappresentano interessi estranei a quelli del Brasile”. Il ministro brasiliano dell’ambiente, Ricardo Salles, è stato intanto fischiato oggi quando è salito sul palco per intervenire nella settimana latinoamericana e caraibica sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni Unite a Salvador de Bahia, capitale dello stato di Bahia, un appuntamento di cui lui stesso aveva annunciato l’annullamento tre mesi fa. Decine di delegati e partecipanti alla riunione hanno accolto Salles fischiando ed esibendo cartelli con slogan a favore della protezione ambientale – ‘La foresta atlantica è viva e resiste’, ‘Non esiste un pianeta B’, ‘Amazzonia, in piedi!’- mentre una parte più piccola del pubblico lo ha applaudito. I lavori dell’incontro di Salvador, che andrà avanti fino a venerdì prossimo, servono per preparare la  COP 25, conferenza sul clima dell’Onu che si svolgerà nel dicembre prossimo in Cile.

Nel maggio scorso, Salles aveva annunciato la cancellazione della riunione sostenendo che non avesse senso per il Brasile ospitare un incontro preparatorio a una conferenza che aveva già rinunciato a ospitare: “Dovrei permettere una manifestazione solo per consentire ai partecipanti di fare turismo a Salvador, per mangiare acaraje’?”, un piatto tipico della cucina di Bahia, preparato con pasta di fagioli e cipolla. L’evento si svolge nel bel mezzo delle discussioni sull’aumento della deforestazione nell’Amazzonia e all’indomani dell’annuncio della sospensione delle donazioni al fondo Amazzonia da parte di Norvegia e Germania, a causa della politica ambientale del governo Bolsonaro La mobilitazione social (ma con le foto sbagliate) La situazione drammatica degli incendi che stanno devastando la foresta pluviale ha naturalmente suscitato le reazioni di molti che sui social hanno voluto esprimere la propria indignazione. Su Twitter per esempio gli utenti postano con l’hashtag #PrayforAmazonas per incitare alla mobilitazione ma, come emerge dall’opera di ‘debunking’ di AFP, molti lo fanno con immagini che non c’entrano nulla con l’Amazzonia o non si riferiscono all’ondata di incendi attualmente in corso. Tuttavia la mobilitazione per sensibilizzare sugli incendi e sulla deforestazione dell’Amazzonia non rimane relegata solo ai ‘social network’. Il movimento Fridays For Future infatti aderisce alla campagna internazionale SOS Amazzonia e gruppi collegati al ‘franchising’ nato dalla lotta ambientalista di Greta Thunberg manifesteranno dinanzi alle rispettive ambasciate Brasiliane in molti Paesi del Mondo: “Anche se proveniamo da tante nazioni e tante culture diverse, e abbiamo differenti visioni del mondo, lotteremo uniti per un unico obiettivo: esprimere il nostro sconcerto e la nostra rabbia per le politiche del governo Brasiliano, le quali stanno drammaticamente accelerando la crisi climatica” si legge nella nota diffusa dal movimento per annunciare le manifestazioni. 

articolo via rainews.it

 

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