giovedì, 21 20 Novembre19

California: il primo paese che vieterà la produzione e il commercio di pellicce

Sabato 12 ottobre il Governatore della California Gavin Newsom ha firmato la legge per il bando sui prodotti di pellicceria (AB44 “Fur products: prohibition”) facendo così dello Stato americano il primo al mondo a imporre questo tipo di divieto.

Il divieto è il risultato di un iter legislativo avviato meno di un anno fa ed iniziato con la messa al bando per l’uso di tigri ed elefanti nei circhi, la cattura e l’uccisione delle linci e la macellazione dei cavalli (resta invece ancora a norma di legge il rodeo).

La legge entrerà in vigore il primo gennaio del 2023 e prevederàsanzioni che vanno dai 500dollari per ogni singolo articolo commercializzato ai 750 dollari in caso di reiterazione, ed una ulteriore sanzione di 1.000 dollari in caso di recidiva. Ci sono però delle eccezioni quali il pelo animale utilizzato per funzioni religiose o dalle tribù originarie d’America e, almeno per ora, anche i pellami di bovino, capra o cervo, le pellicce usate, gli animali imbalsamati e quelli uccisi con regolare porto d’armi.

“Oggi è una giornata storica”, commenta l’organizzazione americana People for the Ethical Treatment of Animals (Peta).
“Il divieto al commercio di pellicce in California segna il definitivo tramonto di un’industria ormai al tracollo, alimentata dalla sofferenza e dall’uccisione di milioni di animali – commenta Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free In una società in continua evoluzione, dove le più lungimiranti tra le grandi aziende della moda sono già passate al fur-free, con il plauso di milioni di consumatori, in Italia è ancora consentito allevare animali per farne pellicce. Lav chiede al Governo e al Parlamento di approvare subito le sue proposte di legge (C99, C177, S211) bloccate da anni”.

Secondo i dati forniti dalla Associazione Italiana Pellicceria, tutti i canali distributivi segnano un trend negativo con fatturato del consumo retail pari a 800 milioni di euro nel 2018 rispetto al 2006 con 1,6 miliardi di euro.

 
 

 

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