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Chanel in controtendenza con la sua Balade en Méditerranée

Nessun cambiamento di rotta, Chanel resterà Chanel anche dopo la crisi sanitaria, anche in un mondo che cercherà di cambiare i propri paradigmi. Bruno Pavlovsky, presidente delle attività legate al segmento moda della maison, è fermamente ancorato alle tradizioni: il dibattito in corso sull’assetto e i tempi della moda, non riguardano la griffe francese che manterrà invariata la propria strategia.

Il dibattito sulla necessità di ripensare ritmi e stagioni del lusso, nelle scorse settimane, ha visto confrontarsi griffe, stilisti, manager e organizzazioni di settore. Prima le dichiarazioni di Giorgio Armani, poi l’appello di Dries Van Noten seguito da un nutrito gruppo di addetti ai lavori, la nuova autonomia di Saint Laurent e Gucci, le riflessioni di Tom Ford, il comunicato firmato da British Fashion Council e Council of Fashion Designer of America, il lancio di fashion week digitali per Milano e Parigi.

Niente di tutto ciò sembra intaccare i programmi della storica casa di moda che, stando a quanto riportato da Business of Fashion, rivendica la sua agenda canonica che comprende sei sfilate all’anno tra prêt-à-porter, pre-collezioni e couture. “Non so se il numero giusto sia due o sei, dipende dal marchio. Siamo piuttosto in vantaggio nel calcolo del nostro impatto ambientale, di volta in volta stiamo facendo molto progressi nel nostro approccio. Crediamo sia importante allestire queste sfilate, abbiamo ancora bisogno di avere la libertà creativa per esprimerci in ogni momento”, ha dichiarato il manager.
Va ricordato che Chanel è stato tra i primi brand a credere nelle sfilate dedicate alle pre-collezioni, iniziando ad investire nelle passerelle dedicate alle cuise già 20 anni fa. Pavlovsky rivendica il ritmo accelerato condannato da altre maison e l’importanza dei fashion show: “Il défilé rappresenta l’inizio della storia. Il ritmo è scandito dall’abilità nel consegnare merce nuova nelle boutique ogni due mesi e siamo a nostro agio con questo cadenza. Ogni collezione è piuttosto veloce e focalizzata su un argomento, questo tipo di storytelling viene sviluppato sei volte l’anno”.
Il presidente conferma inoltre la presenza di Chanel alla Paris fashion week prendendo le distanze da chi, come Saint Laurent, ha scelto di sperimentare in autonomia nuovi approcci. Pavlovsky sottolinea inoltre il suolo strategico degli appuntamenti Cruise e Métiers D’Art (pre-fall, ndr) in quanto espressione di “una relazione molto privilegiata tra il marchio e le persone che lo circondano”.

A riprova di ciò Chanel ha svelato online sulle proprie piattaforme la collezione cruise 2021. La sfilata si sarebbe dovuta svolgere il 7 maggio scorso a Capri, ma l’appuntamento era stato annullato a causa dell’emergenza sanitaria.
La collezione, Balade en Méditerranée, presentata attraverso video, immagini still life e testi introduttivi ha goduto di un’ampia copertura mediatica, ma non tutte le recensioni sono state favorevoli. Il New York Times ha pubblicato un lungo articolo intitolato ‘Il primo digital show di Chanel è stato una delusione su tanti livelli’ puntando il dito sulla poca aderenza dei look ideati dal direttore creativo Virginie Viard rispetto all’attuale momento storico, facendo riferimento sia al lockdown sia alle manifestazioni del movimento Black Lives Matter. Dal punto di vista estetico il quotidiano americano accosta le immagini e il video a una “vecchia pubblicità di un profumo” e conclude dubitando della reale importanza dello show in sé: “Il marchio non avrebbe dovuto proprio farlo. Avrebbe potuto saltare la stagione come hanno fatto molti altri o semplicemente inviare le foto ai propri store e partner retail”.

 

 

via Pambianco

Balade en Méditerranée, chanel

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