Classe politica e l’esercizio del potere

 La Tradizione Iniziatica Indo-Europea

Raffaele Panico

Lo storico delle religioni Georges Dumézil (Parigi 18981986) è conosciuto per le sue teorie sulla società, l’ideologia e la religione degli antichi popoli indoeuropei. La sua è una “lettura” di lunga durata comparando tra loro i miti dei popoli arii, scoprendo una struttura narrativa identica. Dumézil considerava la visione della società e del mondo caratterizzata dalle funzioni sacrale e giuridica, guerriera e produttiva.
Questa tipologia strutturale della mitologia si ritrovava secondo Dumézil anche nell’organizzazione sociale di alcuni popoli indoeuropei, a cominciare dalle caste dell’India, nella composizione sociale delle varie fasi della civilizzazione indoeuropea sotto il profilo dell’assetto sacrale e della ripartizione.[1] 
In termini generali è possibile distinguere tre fasi di insediamento degli indoeuropei in nuovi territori, vale a dire la fase indo-iranica, quella greco-romana e quella celtico-germanica. Dumézil ha riscontrato in ciascuna fase una quadripartizione dell’ordine sociale e delle funzioni del sacro. Infatti, sono quattro le classi: sacerdoti, guerrieri, commercianti e servi. L’età storica vede questa organizzazione delle funzioni ancora preservata.

In India con le quattro caste dei brahmana, kshatriya, vaishya e shudra. La realtà indiana è quella meglio preservata, in Oriente prevale il tempo ciclico diversamente che in Occidente dove il vettore della storia prevale pur tra alti e bassi di ciclicità. Tuttavia è il medesimo paradigma che vale non solo per le altre fasi della civilizzazione fuori dall’Europa, e del ceppo indoeuropeo, ma trova corrispondenza anche con l’assetto della società europea fino alla Rivoluzione francese.
Non è un caso che i tre Stati convocati dal re di Francia nell’Assemblea degli Stati Generali fossero il clero, l’aristocrazia e la borghesia, esattamente corrispondenti alle prime tre caste indiane, quelle dei dvija i ‘nati due volte’, quelle ai cui membri era consentito l’accesso all’iniziazione e lo studio delle Scritture, Veda. L’ultima casta, la servile era, presumibilmente, non indoeuropea, ma formata dalle popolazioni autoctone assoggettate, ed era esclusa dal culto brahmanico e dalla «rinascita spirituale» così, sino al termine del secolo XVIII, come per il Quarto stato (o proletariato) che era escluso da ogni possibile forma di partecipazione alla vita politica.

Mentre nelle società primitive l’iniziazione è legata all’animale-totem, nelle società più evolute il legame è colto nella relazione ad una determinata funzione dell’ordine sociale. Il codice legale indù il Libro delle Leggi di Manu è chiaro: «è meglio svolgere la funzione della propria casta, anche se inferiore, che cercare di acquisire le prerogative di una casta superiore». L’antica natura sacrificale dell’iniziazione nella dottrina vedica spiega che l’ordine delle caste promana dagli effetti dell’autoimmolazione del macrantropo primordiale il Purusha.
La testa dell’uomo primordiale divenne la casta dei sacerdoti, il suo petto l’ordine guerriero, il suo addome la classe mercantile, mentre i servi nacquero dai suoi piedi. Un processo inverso di quanto avvenne col cristianesimo, nell’Impero romano, nel sacrificio del Golgota e di quanto avviene nella moderna concezione lineare della storia, uniformata alla fede nel progresso.
L’ordine castale indù rimanda a una nozione ciclico-regressiva del tempo. All’età del vero il satya-yu­ga, in cui l’autorità dei Brahmana vige incontrastata, segue l’età della duplicità il dwapara-yuga, in cui la casta guerriera impone la propria forza, usurpando le prerogative del sacerdozio, quindi l’era triplice il treta-yuga, in cui gli stessi guerrieri sono a loro volta scalzati dai commercianti, e infine l’età oscura il ka­li-yuga, in cui la prerogativa iniziatica va dispersa e ogni uomo viene ridotto alla condizione servile.
Il processo avrà termine con la dissoluzione del ciclo presente e l’avvento di una funzione divina – Avatara che restaurerà l’età del vero, dando inizio a un nuovo ciclo. Questa concezione della storia trova perfetta corrispondenza con la dottrina delle quattro età: dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro, presentata da Esiodo in Le opere e i giorni e divenuta comune nella Grecia dell’età classica.

Nell’iniziazione vedica, la natura di sacrificio cruento è finalizzata al mito, il rito iniziatico non è cruento, e consiste nell’assunzione dell’alimento rituale, misticamente identificato con la carne dell’uomo primordiale. Il sacerdote «mangia» parte della testa, il guerriero la parte del petto ecc., così per ogni nuovo membro della casta rispettiva. Analogia notevole con il rito Cattolico dell’eucarestia, celebrazione simbolica del sacrificio della croce; e con la dottrina Orfica, secondo la quale assumendo il grano rituale i mistici si cibano, al pari dei titani, della carne di Dioniso. Il passaggio dal «sacrificio cruento», al «sacrificio simbolicamente cruento» testimonia la contaminazione fra le modalità rituali dei popoli cacciatori e un altro genere di iniziazione, non più a base «animale», bensì «vegetativa», corrispondente all’archetipo del cosiddetto «agricoltore primordiale». Questo passaggio della ritualità da animale a vegetale appare nei Sumeri, nei Dravida preindoeuropei e nei Pelasgi preellenici.  

I Misteri eleusini rappresentano il classico esempio di rituale vegetativo, in cui il mistero viene connesso al ciclo delle nascite e delle morti come elemento della natura, e la sua nuova nascita viene ad assumere non già il carattere di «sacrificio», ma di nuova gemma nell’albero della vita, una gemma che, a differenza della nascita secondo natura, si sviluppa invece sul piano dello spirito.[2] Non deve sorprendere che questo genere di riti sia sempre associato ai periodi del raccolto, della mietitura e della semina. Nei misteri della Grande Madre, Attis diviene amante e figlio di Cibele e la sua evirazione, carattere eminentemente ginecocratico del rito, è soltanto il preludio a una sua acquisizione di un nuovo «fallo», che però genera non sul piano contingente, ma su quello pneumatico.

Questo genere di misteri venne poi assimilato dal mondo romano, e poté benissimo convivere con i Misteri di Mitra, improntati invece al paradigma del «cacciatore». Da allora in poi l’iniziando verrà ad assumere inscindibilmente tanto i caratteri del «cacciatore primordiale» che quelli propri all’«agricoltore primordiale», e il rito di iniziazione conterrà inevitabilmente tanto l’assimilazione degli elementi naturali quanto l’elemento cruento, seppure ridotto alla sua sola forma simbolica.

[1] Si veda, G. Dumézil, Mito ed epopea. La terra alleviata. L’ideologia delle tre funzioni nelle epopee dei popoli indoeuropei, Einaudi, 1982; Gli dei sovrani degli indoeuropei, Einaudi, 1985; L’ideologia tripartita degli Indoeuropei, Il Cerchio, 2003.

[2] Si veda, R. Gordon Wasson, A. Hofmann e C. A. P. Ruck, Alla scoperta dei misteri eleusini, Apogeo Edizioni, 1996; AA. VV., Le religioni dei misteri (Vol. I: Eleusi, dionisismo, orfismo), Mondadori, 2002; V. Magnien, I Misteri di Eleusi, Edizioni di Ar, 1996.

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