Corsica e Italia durante la Liberazione dai nazisti tedeschi

Corsica e l’Italia la seconda guerra mondiale e la Liberazione dai nemici nazisti.
Dalle «Memorie storiche militari 1977»

Raffaele Panico

Un volume miscellaneo «Memorie storiche militari 1977» raccolta di studi e ricerche elaborati dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, a distanza di tanti anni suscita interesse e respiro culturale per il lungo difficile processo di integrazione europea all’indomani dell’ultima guerra sul nostro continente. Il volume edito a Roma consta di 258 pagine, diviso in quattro parti, con “Saggi”, “Profili biografici”, “Testimonianze” e “Ricerche”. Non per specifica nota di aggiornamento di settore o per specialisti, ma per la periodizzazione di fasi tra gli eventi della tragedia della seconda guerra un saggio assume e merita rivisitazione.

Il contributo a firma del Generale Rinaldo Cruccu che riguarda “L’Italia e la Corsica nella seconda guerra mondiale”. Il generale Cruccu avverte che il suo saggio è la “Rielaborazione di due relazioni presentate rispettivamente al Colloquio Internazionale di Storia della 2.a Guerra Mondiale (Parigi, 28 ottobre 1974) e dell’“Incontro Internazionale di Storia contemporanea (Ajaccio, 28-29 giugno 1975)”.
E tra i vari contributi nell’insieme del corpo del Volume si evidenzia essere tema più recente trattando, gli altri autori, di periodi anteriori e distanti anche geograficamente, Balcani, Mondo antico, rapporti Italia Turchia 1904-11, Africa orientale… Emerge la cordialità dei rapporti tra l’Esercito italiano e la popolazione dell’Isola e, soprattutto, la collaborazione tra gli Italiani e i patrioti Corsi per contrastare e combattere l’occupazione tedesca nazista dopo l’8 settembre 1943.
È interessante la collocazione nel quadro storico delle relazioni intercorse tra l’Italia e Corsica, nonostante alcune strumentali rivendicazioni dei fascisti a far data dal 1938, per posizione geografica, strutture geologiche molto simili a differenza dalla Sardegna con la Penisola per carattere e lingua degli abitanti, la Corsica si posizionava nell’area geografica italiana. Nonostante, mai l’Italia aveva avuto mire annessionistiche.

L’inizio nondimeno dell’allontanamento tra l’Isola e la Penisola è dovuto […] “All’epoca del terzo trattato di Compiègne del 1768, con il quale Genova praticamente cedette la Corsica alla Francia” avverte il generale-autore in nota al testo sopra, specifica: “Il trattato in questione prevedeva che la sovranità sull’isola restasse, «de iure», a Genova. Fu solo il 30-2-1789 che l’Assemblea Costituente francese, unilateralmente, decretò l’annessione definitiva della Corsica”. L’Italia era formata da Stati pre-unitari e la cosa passò. Sebbene si avverte che se ne occuparono Pietro Verri il riformatore del Settecento italiano in uno scritto al fratello Alessandro. Si annota che anche il ministro borbonico Tanucci e l’abate Galliani si occuparono della questione. Vittorio Alfieri invece, su posizioni non favorevoli alla Francia, da parte sua annotava che Pasquale Paoli era il primo che si mosse verso un riscatto nazionale. Di Paquale Paoli patriota si interessò anche il dalmata Niccolò Tommaseo.
Fatte queste premesse storiche d’età contemporanea, la Corsica è tra le sette isole maggiori del Mediterraneo, tra le più belle.

Dopo la Sicilia, la più grande e, nel dubbio se penisola o isola, annoveriamo anche la Crimea ancor più estesa della Sicilia, nel mar Nero appendice del Mare Nostrum; tra le bellezze insulari la Sardegna, Creta, Cipro, quindi la Corsica e forse Malta e Rodi. Altre isole sono arcipelaghi… Questo stacco, per ricordare come il Mare nel mondo antico e con la Pax Romana univa i popoli, solo con il medioevo apparivano le Torri di avvistamento lungo le coste e le mura a cingere persino il perimetro della Capitale dell’Impero, tanto a Roma quanto nella parte orientale dell’impero a Costantinopoli, impero romano d’Oriente sopravvissuto altri 1000 anni a Roma.
Dopo l’8 settembre Italiani e partigiani Corsi si trovano insieme a combattere fianco a fianco per la Liberazione dell’Isola dall’occupazione tedesco-nazista. Riportare ora le fasi dei combattimenti, numeri delle perdite da ambo le parti, tutto con precisione, acume e dovizia di fonti e particolari esula da questo breve articolo di analisi di vicende storiche di lunga durata. Utile segnalare, in questi anni, di continua “chiamata” ai processi di formazione di una coscienza europea che, dagli anni Novanta con la riunificazione tedesca e sin ad oggi, è stata maldestra, e non è andata verso una condivisa integrazione europea dei popoli.
Del resto era iniziata bene la ricerca di una formazione di una coscienza europea, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale che, a ben osservare come la Prima è stata una guerra tra Stati d’Europa ed è stata una sporca guerra caduta sulle città e sui civili, guerra poi estesa a Paesi extraeuropei compresa l’America. L’aggressione sui civili con l’aviazione militare era iniziata a Guernica durante la guerra di Spagna con le bombe dei nazisti, tragedia effigiata dal quadro di Pablo Picasso; a seguire, anni dopo anche sul centro di Rotterdam, nonostante una pausa d’attesa di risposta all’ultimatum di Berlino all’Olanda il fuoco delle bombe tedesche caddero lo stesso sul centro della città.
Nella conclusione del generale Rinaldo Cruccu del suo saggio “L’Italia e la Corsica…” scrive: “L’interesse italiano per la Corsica durante la seconda guerra mondiale fu dettato esclusivamente da motivi strategici. Alla fine del 1942, infatti, l’Italia occupò la Corsica al solo scopo di ristabilire l’equilibrio nel bacino del Mediterraneo, turbato dallo sbarco anglo-americano in Marocco, e di garantirsi la preponderanza almeno nell’alto Tirreno, a protezione dei porti della Liguria e della Toscana. L’azione svolta dal VII Corpo d’Armata italiano nell’isola durante dieci mesi d’occupazione è, del resto, testimonianza sicura che il nostro Paese non nutriva mire annessionistiche”.
Difatti, il VII Corpo d’Armata italiano aveva occupato l’Isola a metà novembre 1942 per equilibrare come appena ricordato lo sbarco anglo-americano in Nordafrica. L’11 settembre 1943 il VII Corpo d’Armata ricevette l’ordine di considerare i tedeschi come nemici. In queste fasi, e già all’indomani dell’Armistizio […] “i partigiani corsi avevano potuto constare la reazione degli Italiani agli attacchi dei tedeschi ed il pomeriggio del 9 il comandante delle forze italiane dell’isola, generale Magli, riceveva nella sede del suo comando il capo dei patrioti corsi, ten. col. Paolo Colonna d’Istria. […] furono presi accordi circa le azioni di sabotaggio e di guerriglia contro i tedeschi da compiere, in parallelo con le operazioni delle unità italiane, dalle formazioni partigiane dell’isola, riarmate dagli Italiani”.
Infine continua nella conclusione il gen.: “i rapporti con la popolazione civile furono, nel complesso, corretti. È chiaro che la presenza dei soldati italiani non era gradita, perché nessun popolo, geloso della propria libertà e della propria indipendenza, ama vedere il proprio paese occupato da un esercito straniero. Sarebbe però senz’altro fuori luogo parlare di «oppressione» dei Corsi da parte degli Italiani come di «odio» da parte dei Corsi verso gli Italiani.”

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