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Dall’involtino facile di primavera alle lacrime e sangue

Crisi nera almeno fino all’autunno di questo anno bisesto

Raffaele Panico

Roma si è spopolata di turisti tutti, a parte alcuni pochi e sparsi. È l’emergenza, di una pessima informazione e di esperiti tentativi di lotta al virus, sottovalutato per settimane, con ironia e una buona dose di satira durante lo svolgersi quotidiano degli affari italiani, con forti varianti di un certo sensazionalismo condito anche da slogan ormai stereotipati da decenni. Il virus non si politicizza. Non lo si fa neanche in Cina dove regna il partito comunista e quando questo organo politico dirigente decide tempestivo si agisce senza se e senza ma, figuriamoci in una cosiddetta democrazia occidentale, dove l’espressione dei governanti sappiamo spetta ai cittadini italiani. Difatti, nell’Unione europea altri Paesi minori – la Spagna è minore – hanno votato diverse volte in un solo anno, e tanto negli Stati Uniti quanto nella repubblica islamica dell’Iran dove esistono le elezioni di mezzo termine. Dare ossigeno ovvio e il ricambio e mettere in prova i migliori cittadini già testati, provati e capaci per governare la cosa pubblica, la Res Publica.

Non solo, si è perso tempo con disparità di trattamento evidenti e risapute, quando altri Paesi con migliaia di chilometri di frontiere sigillavano i confini, e senza minimamente allertarsi con dovute valutazioni, come in altri Paesi, dove circolava una certa idea complottistica sul virus per alcune anomalie. In Italia si è fatto il solito chiacchiericcio, apparizioni rassicuranti così, tanto per parlare. Difficile, certo, come far virare una nave di grossa stazza di 180 gradi? E lanciata ormai da almeno tre decenni senza comandante in capo. Inutile e inopportuno rievocare il dissennato dissesto generale arrecato al corpo della nazione, al popolo e alla stessa tenuta dello Stato. Tutto viene subito sbeffeggiato e così tutto è scoraggiato da infiniti anni. E oggi ci siamo giocati il tempo libero, incontrarsi forse si può ma molto poco, senza assembramenti e con le debite distanze. Passa tutto così, tanto è una sola ennesima emergenza, non vien dal mare, non è una valanga sottovaluta e anche ironizzata che ti schianta l’albergo come uno tsumani di neve, non è neanche la diga del Vajont, non è un’emergenza tellurica, è una invasione, quella di un virus, non visibile ad occhio nudo. E come se niente fosse così smarriti i Vecchi 10 comandamenti e anche il Nuovo “non vedete la trave davanti ma una pagliuzza sì” più o meno è così. Siamo al centro del Mondo per “grazia ricevuta” detta alla Giorgio La Pira, e si ribadisce stancamente di starsene solo dal 1945 al centro del Mondo tra l’Est e l’Ovest e tra Nord e Sud, così si annichilisce tutto. E persino considerare il Mare Nostrum solo un grande lago di Tiberiade, non essere coscienti di stare qui ed ora per posizione geopolitica al centro Mondo da oltre tre millenni, e ora ci ritroviamo al centro sì eccome dell’epicentro della diffusione del virus.

Nella storia dell’Italia moderna e unitaria è la tempesta perfetta, dopo la prima ondata una seconda sopraggiunge che moltiplica in potenza la prima, è come sommare la rotta di Caporetto del 24 ottobre 1917 con la fine della Patria, del Regno d’Italia, dell’8 settembre 1943 col tutti a casa. Solidarietà dell’Europa? Nein! Il biblico “fermati Sole” abbiam bisogno di tempo per combattere il nemico. No! gli altri concorrenti agguerriti vanno avanti e non aspettavano che questo momento per spartirsi settori del Made in Italy ora che il Belpaese è ridotto ad un campo non accogliente, un lazzaretto, questa è l’immagine che danno all’estero di Noi dell’epicentro dell’emergenza ennesima. Non sarà certo la peste nera, ma averci giocato su, porta alla morte dell’economia avendo superato il punto di non ritorno. Dunque pausa di riflessione. Osservando ora per ora come Roma è più vivibile, percorribile e visibile e le sue bellezze appaiono col dato di fatto che è diminuita drasticamente la pressione umana e la circolazione dei mezzi, l’inquinamento acustico e molto altro ancora.

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