Dante nel cerchio dei traditori della Patria e dei Parenti

Dante, giunto nella zona più bassa dell’Inferno, invoca le Muse per trovar le giuste rime del Canto. È nel cerchio dei traditori, quella è la peggio gente, sono i peggiori, quelli che hanno pugnalato persone portate a fidarsi per vincoli di parentela, di dovere civico, di ospitalità, di benevolenza e di appartenenza alla comunità e alla Patria. Queste brutte genti sono poste da Dante nel punto più lontano da Dio, nel profondo pantano dove lì sono le sostruzioni d’ogni pietra su pietra dei cerchi murati dell’inferno.

Foto in copertina, “I traditori”, Francesco Panico, tavola di masonite con
pittura ad olio e tecnica mista, cm 47 x 52, fine anni ’70, collezione privata

Raffaele Panico

Dante, giunto in quel luogo infernale dove finiscono i traditori, trova duro descrivere i loro supplizi e nei suoi versi quasi, e di fatto lo sono, assimilati a quei dannati che si macchiano di reati incancellabili contro l’innocenza, il traditore è lordo come la bestialità del reato di pedofilia. Reato che nelle Scritture passa per eterna condanna al solo pensiero di una tale azione, e si consiglia strappare la vista, perdere i lumi degli occhi i quali esprimono l’anima innata nella persona divenuta bestia con deformante fattezza umana. Per Dante i traditori, la loro condizione, ossia aver violato la Coscienza di chi in buona fede vive e si pone alla vita dei congiunti, parenti, comunità o della Patria, quella brutta gentaglia usa al tradimento, sbucano e appaiono solo quando non si nascondono, sanno che fosse stato giusto esser nati in sembianze d’istinto animale. Hanno perso i lumi degli occhi che esprimono l’anima sono solo stati tutto istinti e invidia. Animali contro altri animali, cioè pecore in greggi dove sono, per legge del contrappasso, solo i cani e i lupi a seguire i loro passi e gli spostamenti, onde non sgarrino mai. Animali contro animali esclusi dunque dalla città e dalla famiglia, dove la Città è degli uomini e donne. Persone con coscienza e che dunque non sentano mai e non vedano i futili e abbietti motivi del tradimento cui son votati a modo d’istinto animale tali dannati.

Finiti nella ghiaccia del lago del Cocito, dove ben rende il clima di silenziosa desolazione e degradazione estrema del luogo. Dante scorge un dannato sempre rivolto in basso per eterna vergogna. Dante gli appare riflesso nel ghiaccio: “ti specchi fissandoci così a lungo? Erano due, figli di stesso padre e stessa madre, dall’eterno silenzioso supplizio tormentarti proferirono ancora parole d’invidia: di tre semi uno solo giunse da germoglio a spiga. Dante ascolta il dannato un rappresentante di una famiglia che a tradimento oltraggiò i genitori e un suo congiunto di primo grado, ora infernale è il castigo del lago ghiacciato di nome “Caina”, dall’esempio delle Scritture di tradimento dei parenti e dei congiunti. Dannati e avvinghiati ad essere condannati per l’eternità l’uno all’altro nell’Inferno per tradimento ai Parenti e alla Patria

 Illustrazione di Paul Gustave Dorè

Dante incontra Bocca degli Abati nel Canto XXXII

Dante Alighieri, "I traditori", Francesco Panico

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