Eclario Barone e Jacopo Ravenna in Lettera ad Amerigo

La doppia mostra alla Galleria Arte e Pensieri in memoria dell’artista Amerigo Schiavo

E’ stata inaugurata in questi giorni la doppia mostra degli artisti Jacopo Ravenna ed Eclario Barone, fortemente voluta in ricordo dell’amico Amerigo Schiavo. Artista e sculture salernitano classe 1963 che, spinto da Guttuso a perseguire questo percorso artistico, vi dedicò tutta la vita, diventando mentore per le nuove generazioni di artisti locali.

I temi predominanti, come ci dicono, sono la memoria ed inevitabilmente il tempo visto come stratificazione della memoria stessa. Essi sono terreno fertile per esplorarne il senso attraverso linguaggi paralleli che lascino filtrare quell’alone magico, quasi mistico del mistero.

Ravenna parte dall’immagine fotografica come base su cui dipingere cercando di elaborare la foto per trasformarla in un quadro con una sua storia da raccontare, sfruttando tecniche come collage, fotografia, intaglio, assemblage, pittura.

«l’immagine che affiora dalla memoria è attraversata dalla deformazione della distanza nel tempo, dai sentimenti e dalle sensazioni che l’hanno accompagnata e che continuano ad agire nel presente». Come dice l’artista.

Una forma evocativa primigenia in cui uomini e cose sembrano essere quasi sospesi in una icastica fissità.

Non mancano i rimandi a Kubrick, ai cartelloni pubblicitari, alle foto di famiglia, ai fumetti, dai burleschi omaggi ai divi del porno a quelli più seri dovuti ai maestri come Gianpaolo Berto, De Chirico e altri.

Eclario Barone invece opera in maniera astratta. Taccuini di legno, metallo, ceramica che racchiudono dei frammenti di opere.

«Un elemento importante del mio lavoro è senza dubbio l’elaborazione manuale dell’opera»

Un tessuto di segni e sovrapposizioni che cercano di cogliere l’essenza della memoria e del suo meccanismo, che riproduce il processo in forma astratta.

I nuovi moduli di Barone si contaminano e si uniscono con quelli precedenti, in modo da creare una sorta di continuità dell’opera in costate mutamento ed evoluzione, quasi come la pianta di una città in continua espansione o come le trasposizioni visive dei suoni.

«Due rotte possibili attraverso il mare della memoria-tempo alla ricerca del tempo perduto e della sua evanescenza». 

Quale modo migliore per omaggiare un amico e un artista se non dedicare l’evento al tema stesso della memoria?

Gianfranco Cannarozzo

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