giovedì, 21 20 Novembre19

Global warming: le sue ripercussioni

Il riscaldamento globale potrebbe arrecare problemi con pesanti ripercussioni economiche, lavorative e sanitarie, fino al provocare malnutrizioni e l’abbassamento della soglia della speranza di vita.

 

Il ruolo del Sole in passato ha apportato variazioni climatiche significative. L’Optimum climatico medievale, quel piccolo aumento delle temperature di 500 anni, dal IX secolo al XIV secolo, seguito poi dalla piccola era glaciale dal XIV secolo alla metà del XIX secolo, erano variazioni non preoccupanti perché dovute alla natura.

Dai primi del 2000 stiamo assistendo a un cambiamento climatico artificiale, soprattutto per l’accelerazione dell’inquinamento industriale previsto in alcune aree del mondo già dagli anni ’50, fenomeno che andò ad aumentare sommandosi all’ anidride carbonica, alla presenza di combustibili fossili, oscuramento globale e deforestazioni hanno intensificato l’effetto serra. L’accumulo termico del Sole, dovuto alle emissioni dei gas ha alterato la temperatura terrestre, fenomeno causato dall’ essere umano, comportando conseguenze sempre più evidenti come scongelamento di ghiacciai e permafrost,  e acidificazione dei mari.

Nel corso degli anni quindi aumenteranno alluvioni e siccità, aumenterà uno il livello del mare, uragani e tempeste. Non è solo uno scenario simile a quello apocalittico, come uragani in zone dove non  sono mai verificati, trasformazioni climatiche  quasi tropicali in zone come l’Europa Mediterranea. Lo sprofondamento di terre e città per l’innalzamento del livello marino potrebbe avere ripercussioni economiche devastanti. La temperatura innalzata costerebbe circa 69 migliaia di miliardi di dollari. Se le misure di sostituzione di gas, petrolio e altri materiali non saranno per il 2050, procedura che si può realizzare con l’ adattamento delle energie rinnovabili.

L’agricoltura andrebbe a sparire, in molti casi le persone si ammalerebbero facilmente. Se si continua di questo passo il clima già mediamente aumentato di due gradi potrebbe creare scenari apocalittici. L’obiettivo è fare scendere questo aumento a 1 grado e mezzo per il 2050. Soltanto negli USA il cambiamento climatico di cicloni tropicali, incendi e inondazioni hanno provocato solo nel 2018 circa 300 miliardi di dollari di danni. Non solo dal punto di vista economico il riscaldamento globale è inoltre sinonimo anche di malattie. Lo scongelamento del permafrost potrebbe risvegliare le malattie, come ad esempio è successo con la renna scongelata dopo 75 anni nel 1941, che infettò renne ed esseri umani con antrace. Malattie tropicali potrebbero giungere in altre aree, lo dimostra il virus Zika, gli insetti portatori di tali mali potrebbero stabilizzarsi in luoghi dove trovano temperature a loro consone. Potrebbero tornare virus preistorici, scongelati, come il vaiolo o chissà quali altri. Malattie trasmesse da zecche e da altri insetti potrebbero alimentarsi più velocemente con il caldo. Acque calde e cambiamenti climatici potrebbero facilitare il colera.

Gli anziani e soggetti vulnerabili affetti da malattie cardiovascolari, diabete e malattie respiratorie sia delle zone urbane che di altre aree del mondo potrebbero vedere peggioramenti. Le ore di lavoro andrebbero ad assottigliarsi, diminuendo persino la produttività. Intemperie potrebbero distruggere alte quantità alimentari, ci sarebbe persino la malnutrizione. Se il cambiamento climatico non si fermerà, questa volta l’uomo e non la natura, potrebbe portare un arretramento di cinquecento anni. Sarebbe oltretutto spaventoso vivere coi problemi dei paesi tropicali, in quanto non siamo abituati e ci potranno essere ripercussioni su ogni settore compreso la speranza di vita.

 

                                                                                                                                        om Enrico Paniccia

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