domenica, 22 Settembre 2019
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“Il Diario del Mondo”
attraverso luoghi e persone straordinarie

Un “PROGETTO” di Marco Dolcetta
  – anni ’70 e ’80 –
prosegue in questi Nuovi Tempi

 Raffaele Panico

Il “Diario del Mondo” è un progetto di Marco Dolcetta, regista cinetelevisivo, scrittore, storico e corrispondente di vari giornali nazionali e stranieri. Le persone i luoghi le istituzioni, la memoria il vissuto insomma, sono queste le cose che occorre ricordare divulgare al di là e al di sopra dei fatti dovuti e notizie relative a gruppi che perseguono  influenze e potere. Attraverso un giornalismo storico di altissimo profilo seppur fatto da pochi si può redigere “Il Diario del Mondo” a più voci dei protagonisti e meglio dalle voci dei vinti dalla storia.
Un po’, per farsi portavoce dei cittadini e, se è questo, per questo dovremmo porci la domanda, chi è il cittadino, nel mondo intero e paese per paese, e che cosa vuole il cittadino e quindi, di conseguenza, come e di cosa farsi portavoce? In questo caso la ricerca del giornalista in “giro per il Mondo” getterebbe le fondamenta forse sui sondaggi? O sulle istanze dei movimenti politici, sindacali, di gruppi di potere finanziario, industriale o corporativi … Tornando al punto, in linee generali un giornalista e uno scrittore di storia che oggi deve fare i conti con la multimedialità se non è la voce del potere, e se non si fa portavoce del cittadino (perché cos’è oggi il cittadino… uno nessuno o intere masse e dove e in quale paese, e dov’è cos’è, solo il fruitore di un bene di consumo?), e se non è neanche il mediatore tra il potere e il cittadino, può forse fare solo il mediatore tra la notizia e il cittadino? Ancora non ci siamo. Resta allora solo una cosa che può fare: vantare di essere il controllore del potere, o dei poteri? No! neanche questo è lo spirito del “Diario del Mondo”!

Allora? Dall’enorme patrimonio della storia del Novecento e di questi primi 20 anni – Nuovi, cosa emerge? Comprendere e carpire, nel tumulto rapsodico della massiccia e istantanea notizia multimediale, cosa hanno fatto i governanti nel periodo del loro potere, senza premesse politiche ideologiche! Il Diario del Mondo sarà dunque una sorta di viaggio nella realtà da veggente e profeta con uno verso al passato e l’altro al futuro, come Giano Bifronte. Allora Il Diario del Mondo è il testamento di volta in volta redatto dal regista, giornalista e scrittore artista e poeta ed è una “pagina”, alla volta, una sola coscienza nell’intervista conclusa dal visore e controllore dell’altra coscienza, una simbiosi nella contemporaneità filosofica della storia, delle coscienze adoperatesi nel Novecento e vieppiù nella seconda metà del Ventesimo secolo e negli anni Dieci dell’attuale, nell’esercizio dei poteri. Di queste persone, straordinarie, e i loro “luoghi”, particolari, o spazi intesi metaforicamente, qui ed ora ovvero nel tempo della durata dell’intervista sono finalmente “coscienze” che si raccontano racchiuse nel senso più ampio possibile e a tutto tondo. Concludendo, l’intervista si pone sul principio dell’analisi, della verifica e del viaggio verso l’incontro delle coscienze per un contraddittorio disteso, un incontro con l’altro da se stesso, discreto a tutto tondo sulla grande storia dell’esercizio e del controllo del potere, nel circuito intervistatore-intervistato.

Tunisia dicembre 1998 Craxi, Dolcetta

Si lavora dapprima su cose che non si sanno ma con gli strumenti del mestiere si può operare e informarsi e poi dopo la ricognizione, si va nel circuito dell’intervista, e reportages: “come dal fondo del mare, oscuro solitamente, penetrasse per un azzardo un raggio di sole che illumina per un attimo le cose che giacciono sul fondo. Come se in un muro bianco ed uniforme apparisse una crepa: da dietro esce una luce. Molto di ciò che è nascosto, se illuminato, diventa visibile e affascinante. Cerchiamo di far emergere una realtà non integrabile all’attuale, ma che anima la scienza, la storia, le politiche, l’antropologia, la letteratura, le religioni e via così” (Marco Dolcetta, Roma 1991). E lo stesso Marco Dolcetta avverte: “Essendo nato nel dopoguerra, tutta la storia che ha preceduto la seconda guerra mondiale e la stessa guerra c’è stata raccontata in maniera riduttiva. Comunque è una visione parziale quella dei vincitori. Per ovviare a questo buco che va dal 1933 al 1945, in cui ogni elemento culturale religioso economico e militare, prima in Germania e poi in tutta Europa ha sovvertito le categorie tradizionali, ho voluto intraprendere un viaggio nella fiction, anzi nella science fiction. Il viaggio nel cuore di tenebra dell’Occidente può partire con i presupposti di Joseph Conrad e seguendo il filo oscuro della linea d’ombra del detto e del rimosso si entra in una dimensione che ricorda la parte finale del film 2001 Odissea nello Spazio, in cui su tutta la Terra, ci sono interllacciati elementi totalmente nuovi e sovversivi che sono arrivati quasi punto di vincere il secondo conflitto mondiale”.

Due docu-film, tra i vari e molteplici, cui ho contribuito Assistente alla Produzione, “I misteri del comunismo” del 2005 e “Le SS Internazionali” 2015, in queste righe, si vogliono ricordare entrambi in un modo agli antipodi perché sono due estremi che si toccano, in una sorta di storica curvatura spazio temporale, e nell’idea di Noosfera del russo Vladimir Vernadskij o nel punto Omega del franco-provenzale Theilard de Chardin che si incontrarono a Parigi per una sorta di comunità di destino per appunto, del pensiero europeo mondialista, già nel 1923, per spontanea genesi. Conclude Marco Dolcetta: “Nei docu-film ho voluto fare un viaggio nel tempo e nello spazio rintracciando, inseguendo e intervistando in tutti i continenti negli anni Settanta e Ottanta i vecchi, non pentiti dei regimi totalitari del XX secolo”.

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