Il Governo Britannico si dissocia dalla GIDS *

* The Gender Identity Development Service (GIDS)

E’ notizia di qualche settimana fa che il ministro delle donne e delle pari opportunità del Regno Unito, Liz Truss, ha annunciato che il governo intende apportare modifiche alla legge per impedire a coloro che soffrono di disforia di genere di sottoporsi a terapie irreversibili prima che raggiungano i 18 anni.

Si tratta di una storia che parte da lontano, che si svolge tra le mura della Clinica Tavistock & Portman di Londra, dove negli ultimi tre anni 18 medici si sarebbero licenziati per ragioni “di coscienza”. Secondo quanto raccontano i medici dimissionari, il trattamento sperimentale è riservato non solo sui bambini, bensì su bambini molto vulnerabili, che hanno avuto problemi di salute mentale, abusi, traumi familiari.

Premesso che la scelta dell’identità sessuale è un diritto e una libera scelta di ogni essere umano, come può un bambino o un minorenne avere le idee chiare su chi vuole essere per tutta la vita tanto da deciderlo alla sua tenera età?

Ma soprattutto come può essere sottoposto, secondo quanto affermano gli stessi medici a trattamenti ormonali invasivi e a interventi chirurgici in alcuni casi anche pericolosi per la loro salute? Sembrerebbe da alcune testimonianze che questi minorenni siano usati come vere e proprie cavie per esperimenti.

Al momento, nel Regno Unito a un minore è tecnicamente consentito l’accesso alla chirurgia per il cambio del sesso con il permesso dei genitori.  Sono diverse le testimonianze raccolte da ex pazienti della clinica che hanno in alcuni casi anche esposto denuncia.

Uno di loro è Kiera Bell, una paziente di Tavistock che per un certo periodo si è identificata come uomo. Bell, secondo quanto riporta il giornale spagnolo Religionenlibertad in un articolo pubblicato il 24 aprile scorso, ha ricevuto trattamenti ormonali all’età di 17 anni, descrivendo questi trattamenti come un percorso tortuoso e inutile.

Per fare chiarezza sulla vicenda è importante riportare alcuni dati. Secondo un’inchiesta del Times, pubblicata l’8 aprile 2019, nel 2010 erano stati solo novantaquattro i minorenni, mentre lo scorso anno i giovani indirizzati alla clinica del Gender Identity Development Service (Gids), sono stati più di duemila e cinquecento.

Sono numeri che non devono essere sottovalutati. Altri esperti temono che i trattamenti vengano dati senza cercare la ragione alla base della confusione dei bambini sulla loro sessualità. La Gids ha negato le accuse spiegando che nei casi complessi sono state fatte accurate diagnosi e continua a spiegare sul suo sito web che molti, ma non tutti, i bambini e i giovani che vedono non sono contenti delle loro caratteristiche sessuali.  Resta nel silenzio il mondo cattolico ed il Vaticano, mentre la comunità Lgbt sembra non abbia gradito la decisione del governo britannico e abbia indetto una petizione contro il ministro.

Intanto, qui in Italia, sono stati in pochi i media a “trattare” la notizia, sulla questione invece si è espressa da tempo l’Associazione Pro Vita, con una posizione in difesa dei valori tradizionali e con delle denunce sui progetti gender nella scuola e nella società del nostro Paese.

Sulla questione si sono espresse alcune comunità religiose per denunciare l’accaduto e lanciare un messaggio di allarme. Sono intervenute alcune comunità religiose ortodosse e alcune chiese protestanti, in particolare tra queste ultime l’Alleanza Cristiana Evangelica di Adriano Crepaldi, la Chiesa Apostolica di Cristo Re del pastore Francesco Barile.

 

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