LIBIA ITALIA 1938 – “Il libretto di lavoro in Libia”: quanta cura per i lavoratori

TRIPOLI LAVORO E TUTELA nel 1938

 di RAFFAELE PANICO 

Regno d’Italia, nell’anno 1938, a Tripoli, veniva dall’editore “Maggi” pubblicato un breve volume di pagine 110, in formato tascabile, con dorso rigido: “Il libretto di lavoro in Libia” di Mario Scaparro. Dopo solo 65 anni all’incirca, dalla presa di Roma, il tempo della cattività avignonese, l’Italia monarchica aveva così tanta cura e attenzione per il lavoratore italiano e libico. In particolare, nel libro succitato, in questo testo tascabile e divulgativo delle normative delle leggi vigenti, risalta all’attenzione il valore del collocamento del lavoratore in questi termini:

[…] “compito delicatissimo del quale le organizzazioni sindacali sono particolarmente interessate, richiede una funzione che soprattutto per le maestranze qualificate e specializzate non può essere puramente meccanica ma intelligente e, sia che l’assunzione del lavoratore avvenga per scelta del datore di lavoro, sia che questo incarico debba – nei casi di richieste non nominative – essere disimpegnato dal collocatore, è necessario che la scelta venga fatta in modo che la persona da collocare offra le migliori condizioni  dal lato fisico, tecnico e morale e non solo conoscere le possibilità fisiche e psichiche del 21082797414lavoratore, ma conoscere altresì le necessità lavorative del richiedente, le condizioni e l’ambiente di lavoro, gli atti e l’energia necessaria a compiere il lavoro cui dovrà essere destinato.”

Nelle stesse pagine, introduttiva, continua Scaparro: “Bisogna insomma mettere in confronto la capacità e l’attitudine lavorativa dell’individuo con il lavoro per il quale viene assegnato”.

Questo il costrutto sul lavoro nel Regno d’Italia e regioni d’Oltremare (i francesi ancora oggi chiamano i territori “Dipartimenti d’oltremare” e ne hanno ancora, si veda il referedum di questi giorni in Nuova Caledonia, tra questi territori forse il più importante è la Guyana territorio anche dell’Unione europea dove c’è la base di lancio dei programmi spaziali europei con la base di Kourou, con vettori i razzi Arianne, simile base geostazionaria equatoriale dell’Italia al largo del Kenia, voluta dall’ingegnere Broglio, su piattaforme marine dell’Agip in disuso, parliamo della base San Marco e Santa Lucia degli anni Sessanta che ci ha visto lanciare dopo l’URSS e gli Usa come terza potenza aerospaziale un satellite in orbita, e a seguire circa altri 13.

Torniamo al testo edito del 1938 a firma di Scaparro. La cosa ancora più sorprendente che l’attuazione di norme e leggi avvenne prima nelle regioni libiche che in quelle d’Italia in quanto il governatore Italo Balbo operava  d’anticipo. Per mettere in grado, gli uffici di collocamento e i datori di lavoro, ad operare le migliori scelte produttive nel rispetto e tutela della persona. Così avveniva: “prima ancora che in Italia venisse applicata la nuova legislazione sul libretto di lavoro, il governatore Italo Balbo, avvalendosi del disposto dell’art. 130 dell’allora vigente ordinamento di Polizia per la Tripolitania e la Cirenaica, con circolare 6413 in data 4 maggio 1935, istituiva e generalizzava per i cittadini delle regioni metropolitane”.

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Lavoro, Libia italiana, tutela diritti, Tripoli

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