In Italia le piccole imprese sono a rischio a causa del caro-energia

Da Confartigianato arriva un nuovo allarme “il caro–energia mette a rischio 881.264 micro e piccole imprese con 3.529.000 addetti, pari al 20,6% dell’occupazione del sistema imprenditoriale italiano”. 

I compartimenti più esposti dal lockdown energetico, che addirittura rischiano la chiusura, sono quelli a intensità energetica. Si tratta di una misura dell’inefficienza energetica del sistema economico di una Nazione. Viene calcolata come unità di energia diviso unità di prodotto interno lordo. Alte intensità di energia indicano un alto consumo del convertire l’energia in Pil. In questo momento di grande agitazione economica le più a rischio sono: ceramica, vetro, cemento, carta, metallurgia, chimica, raffinazione del petrolio, alimentare, bevande, farmaceutica, gomma e materie plastiche e prodotti in metallo.

Ma a soffrire sono anche altri 16 comparti manifatturieri. Tra questi: il tessile, la lavorazione del legno, le attività di stampa, la produzione di accumulatori elettrici e di apparecchi per uso domestico, di motori e accessori per auto, la fornitura e gestione di acqua e rifiuti.

Secondo l’analisi di Confartigianato, “gli effetti del caro-energia non risparmiano il settore dei servizi, con 17 comparti sotto pressione. Si tratta del commercio di materie prime agricole e di prodotti alimentari, ristorazione, servizi di assistenza sociale residenziale, servizi di asili nido, attività sportive come piscine e palestre, parchi di divertimento, lavanderie e centri per il benessere fisico”. Ma l’elenco è ancora lungo, infatti vanno aggiunti i settori del trasporto colpiti dall’aumento del costo del gasolio. Dal trasporto merci su strada ai servizi di trasloco, taxi, noleggio auto e bus con conducente, trasporto marittimo e per vie d’acqua. I rischi si estendono anche alla logistica, con attività come il magazzinaggio e le attività di supporto ai trasporti che subiscono pesanti rincari delle bollette per le attività di refrigerazione delle merci deperibili.

Gli effetti disastrosi del caro-energia sull’occupazione delle piccole imprese colpisce in particolar modo la Lombardia: sono a rischio 139mila aziende con 751mila addetti. Non va meglio per il Veneto dove a soffrire sono 77mila piccole imprese con 376mila occupati. Seguono a breve distanza l’Emilia–Romagna (72mila piccole imprese con 357mila addetti), il Lazio (79mila imprese e 304mila addetti), il Piemonte con 62mila aziende che danno lavoro a 262mila addetti, la Campania (77mila imprese con 240mila addetti), la Toscana con 63mila imprese e 228mila addetti, la Puglia (57mila piccole imprese e 177mila addetti) e la Sicilia (63mila imprese con 165mila occupati).

Secondo il presidente di Confartigianato Marco Granelli «rischiamo un’ecatombe di imprese. Servono interventi immediati ma anche altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare una crisi senza precedenti». Tra le misure d’emergenza indica «l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico».

Per il presidente di Confartigianato, vanno anche sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento. In particolare per creare comunità energetiche e per incrementare l’autoproduzione. Tra gli interventi sollecitati anche la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano meno.

Dopo un primo prezzo a 200 euro al megawattora i prezzi del gas scendono a un minimo di 196,05 per poi assestarsi a 199 euro. Questi i dati rilevati dal mercato di Amsterdam in attesa della riunione dei ministri dell’Energia dell’Unione europea di domani. Durante l’incontro dovrebbero essere discusse, appunto, le misure per contenere il caro–prezzi. La proposta prevede un tetto ai prezzi delle importazioni russe e possibili linee di credito d’emergenza per gli operatori del mercato energetico.

Le misure che il Governo italiano sta prendendo in virtù di uno stop del gas da parte della Russia come primo punto riguardano gli stoccaggi. Poi si passa alla massimizzazione delle 7 centrali a carbone e olio esistenti e alla stretta sul riscaldamento invernale. Ma, secondo il Governo, a fare la differenza possono essere le “misure comportamentali a costo zero” che vedono protagoniste le abitudini degli italiani.

In particolar modo si tratta della riduzione della temperatura e della durata delle docce. Dell’utilizzo anche per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate per il condizionamento estivo. Abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione, riduzione del tempo di accensione del forno, utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico. Distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione, spegnimento o inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando non si è in casa per qualche giorno. Non lasciare in stand by TV, decoder, DVD, ridurre le ore di accensione delle lampadine.

Secondo uno studio condotto da Enea, che ha collaborato alla predisposizione del piano del ministro Roberto Cingolani, nell’ambito dei comportamenti volontari a costo zero a inficiare maggiormente è la riduzione del tempo e della temperatura della doccia. Quindi, se invece di 7 minuti ci si limita a 5 e si abbassa di 3 gradi la temperatura dell’acqua ecco che il consumo si riduce del 35% e vale 252,23 euro risparmiati. Chiaramente vale meno l’abbassare il fuoco dopo l’ebollizione della pasta: 12,46 euro.

Dimezzare l’uso di lavatrice (una ogni due giorni invece di una al giorno) e della lavastoviglie (una volta al giorno invece di due) consente di abbattere la bolletta elettrica rispettivamente di 52,29 e di 74,69 euro. Poi ci sono i piccoli risparmi che sommati insieme possono avere un valore. Ad esempio staccare la spina alla lavatrice (1,58 euro), al frigorifero durante le vacanze (3,42 euro), non lasciare in stand by tv, decoder e dvd (4,53 euro), ridurre l’accensione del forno della cucina (13,78 euro) fare attenzione a spegnere la luce riducendo di un’ora al giorno ogni singola lampadina (11,92 euro).

Giorgia Iacuele

Confartigianato, Economia, italia

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