Italia, Madre di un eroe al giorno

Giorno per giorno, ricordare le donne e gli uomini che hanno dato significato alle Libertà d’Italia

Raffaele Panico 

Siro Persichelli al termine della tragica guerra tornava in Italia, per stabilirsi in provincia di Trento, fino al 25 luglio 1961 quando morì all’età di 71 anni. Le sue memorie di guerra nell’Africa Orientale Italiana vennero pubblicate nel 1955 (Milano, Gastaldi ed.) titolo “Eroismo eritreo nella storia d’Italia”.  Era nato il 22 maggio del 1890 in provincia dell’Aquila.

Inizia dalla gavetta, si era arruolato volontario nel Regio Esercito fanteria, partecipa alla guerra italo-turca col grado di sergente maggiore. Nel gennaio 1915 venne trasferito in un reggimento Granatieri e il 24 maggio 1915 parte per al fronte, prima guerra mondiale o, IV guerra d’Indipendenza o meglio ancora  Grande Guerra verso la precedente gloriosa Piccola Guerra 1911-12 contro l’Impero ottomano. Piccola e Grande per l’Unità e le libertà d’Italia e degli italiani. A 25 anni conquista la sua prima medaglia di bronzo al valor militare. È sergente maggiore, si è detto sta nei Granatieri di Sardegna, quando con un pugno di uomini respinge un pericoloso attacco austriaco superiore di numero e ben organizzato nei pressi di Monfalcone. Nel novembre 1917 gli viene concessa la prima medaglia d’argento al valor militare per il magnifico comportamento durante le tragiche giornate di Caporetto, con il grado di tenente Compagnia mitragliatrici del Reggimento Granatieri. Una seconda medaglia d’argento ottiene per il fatto d’arme del 9 dicembre 1917 a Caposile dove, al comando della medesima compagnia mitragliatrici, dimostrò audacia e disprezzo del pericolo incredibili. È promosso capitano, sempre del medesimo 2° Reggimento Granatieri, e si distinse nella dura e vittoriosa Battaglia del Piave del 2-6 luglio 1918. Ferito in modo grave continuava a restare al suo posto, con i suoi uomini e alcuni reparti in gravi difficoltà: ottiene una seconda medaglia di bronzo al valor militare. Nel Regio Corpo Truppe Coloniali, è Ufficiale superiore di fanteria. Tre volte promosso per merito di guerra, sette volte ferito in azione, pluridecorato con: una Medaglia d’oro, quattro d’argento, due di bronzo, una Croce di guerra al valor militare, e la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia. 

Arriviamo al 1935, la storia d’Italia cambia Mussolini e il fascismo purtroppo si sono impossessati del potere, e decisi a liberare l’Abissinia dalla schiavitù di fatto esistente inizia dopo un duro confronto in sede Società delle Nazioni con l’Inghilterra e l’Impero britannico inizia la seconda guerra italo-abissina. Il Nostro eroe ha 45 anni, chiede ed ottenne il comando di un battaglione eritreo e venne assegnato al VI Battaglione coloniale denominato “Agah”. Nel febbraio 1936 prende parte alla conquista dell’Amba Aradam. Ad aprile, con i suoi àscari del VI Battaglione sbaraglia le colonne dei guerrieri abissini in ripiegamento sulle rive del lago Ascianghi e conquista la promozione per merito di guerra, da primo capitano al grado di maggiore.  Dicembre 1936, dopo la battaglia di Lechemti-Gore, gli venne conferita la terza medaglia d’argento al valor militare; nel 1938 è insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia per le brillanti operazioni di contrasto ai ribelli nella zona di Marabetiè, sempre con forze nettamente inferiori a quelle del nemico. Non era solo un abile soldato, ma anche ottimo nei rapporti con i capi indigeni con cui stringeva patti e alleanze per stabilire l’ordine, e la pace, in tutto il territorio da lui presieduto. Nel luglio 1939 ottenne pertanto la promozione al grado di tenente colonnello per merito di guerra.

La sporca guerra era iniziata il 10 giugno 1940. A Cheren al comando dei suoi ascari del IV Battaglione ottennero una grande gloria militare. Il Nostro è colonnello, viene ancora una volta ferito, rimane in prima linea sorretto a braccia dai suoi soldati e non lasciò il campo di battaglia. Tanto per il valore mostrato e per aver fatto molto di più di quello che viene normalmente chiesto ad un ufficiale combattente, ottiene la prima Medaglia d’oro al valor militare.  Un’altra medaglia d’oro (ed è la seconda) venne concessa anche al IV Battaglione coloniale Toselli. Ricoverato nell’ospedale civile di Asmara e poi portato in residenza coatta a Cheren, lì favoriva, grazie alla sua rete diplomatica e stima degli eritrei verso l’Italia, in ogni modo, la lotta clandestina anti-inglese, fino ad esserne il capo carismatico. Perso l’Impero non si perse d’animo e si adoperò per costituire quattro depositi di viveri e di armi, vitali per la continuazione della guerriglia, in aree e nel territorio delle tribù da sempre filo-italiane, e lungo la strada di Agordat. A lui si deve la ribellione dei capi indigeni del Tigrai contro il Negus e i suoi protettori britannici. Per mantenere i contatti con l’Italia fece poi segretamente installare una stazione radio nella zona dell’Agarè. Infine, venne internato dagli inglesi nel campo di concentramento di Cassala e poi in vari campi del deserto egiziano. Ricordare un eroe italiano, dai tempi delle guerre d’indipendenza fino ai nostri giorni, non è un sogno di mezz’estate o un ululare da lupo al chiaro di Luna, è avere rispetto per la Madre Italia che ha lasciato tanti figli nel firmamento della Libertà del suo popolo scritta, pur tra alti e bassi, come per tutti i popoli. E il mondo intero, oggi, è prossimo al Nadir ed è  lontano dallo Zenith. Certamente abbiamo bisogno di più Italia! 

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