La Germania con l’Italia ci prova sempre

Pochi Punti Precisi

Raffaele Panico

“Eppur si muove”, la celebre frase di Galilei, venne avvertita già nel 1984, almeno come una flebile sensazione che lo “status quo” di allora poteva essere in qualche misura ridefinito. Quel Muro che divideva l’Est dall’Ovest. Come quando perché e come potesse avvenire era in divenire. Oggi, dopo 30 anni passati dal 1989, in questi giorni per attenti osservatori, prima ancora degli storici, per l’interesse vitale dei comuni cittadini, anonimi e statistici, come ci vorrebbe Bruxelles, quel momento appare via via molto diverso e ribaltato. Quando il Muro di Berlino fu abbattuto dalla folla il 9 novembre dell’89 gli italiani videro appassionatamente l’evento e ne erano soddisfatti. Era stata ricostruita a fatica la relazione Italia e Germania dalle tragedie della prima e seconda guerra mondiale. A far data, giusto per mettere due chiodi fissi nel discorso, dalla “spedizione punitiva” del 24 ottobre 1917, capeggiata brillantemente dall’allora capitano Erwin Rommel, poi fatto suicidare da Hitler dopo l’“Operazione Valchiria”.

Lo stesso Rommel ce lo ritrovammo alleato degli italiani, nelle terre allora Provincie metropolitane italiane della Libia, contro l’impero britannico. A guerra finita ci furono gli Incontri degli storici italo-tedeschi a Braunschweig. Si trattava di una Commissione mista tra storici italiani e tedeschi, della Repubblica federale tedesca di Bonn, che si riuniva per ritrovare una comunità di destini ineludibile tra i due grandi popoli nel quadro delle relazioni europee e nel cammino della Comunità economica europea la CEE e poi surrettizie intese. Dato che andrebbe visto, se le firme apposte ai vari passaggi erano consone al momento delle rispettive sovranità degli Stati firmatari nel quadro delle relazioni internazionali, passaggio per passaggio. Da parte italiana – ricordo come dire a braccio – studiosi del calibro di Rosario Romeo e Giuseppe Galasso. Ci furono almeno 9 incontri anche in Italia uno se, ben ricordo, a Salerno.
Passiamo ai pochi punti precisi.
Uno. La Grecia, per far ricorso al MES, si trova a dover pagare il debito fino al 2070. Ha avuto la Troika (nome di fatto usurpato dall’Unione sovietica Lenin, Stalin e Trotskij) in casa, a spulciare i propri conti e i Commissari. Pensiamo solo che: è pignorabile la prima casa per debiti con banche, di cittadini greci che magari hanno costruito l’immobile frutto di 2 o più generazioni di lavoro. Hanno venduto il porto del Pireo, di Atene, città Stato culla dell’antica civiltà d’Occidente che fermò l’invasione asiatica dei re persiani salvando l’attuale nostra civilizzazione europea e le sue culture tedesca olandese austriaca comprese.
Due. La costituzione italiana ai suoi articoli 11 e articolo 47 stabilisce, o recita. L’articolo 11, ben noto per “L’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, (annotate bene! Ndr) in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Articolo 47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forma; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”. Bene! Questi due punti paralleli tra situazione greca di circa 10 anni fa e l’attuale dell’Italia nel futuro, nel senso che, a causa della pandemia attuale il terzo Paese dell’Unione europea ha un vantaggio di alcune settimane sugli altri della stessa Unione con capitale a Bruxelles, e il parlamento a Strasburgo. L’Italia, oltre a Paesi amici come Germania, Olanda e Austria ha inoltre una forbice aperta di relazioni importanti con altre potenze ben maggiori alla stessa Unione europea nell’insieme dei 27 Paesi per eguale comunità di destini con altri popoli e Nazioni. L’Italia gode di un Patrimonio Mondiale culturale che, non è solo il rudere Colosseo o la Pompei o che so, Augusta Treviri nella bassa Germania, e si potrebbe andare avanti. Per Patrimonio, in maiuscolo, deve intendersi anche capacità d’intelligenza, di innovazione e sacrificio. Come dopo la “spedizione punitiva” del pimpante Erwin Rommel, dal Monte Grappa e sul Piave il sacrificio tutto intero del popolo, tanto del fante soldato e dei civili a casa, donne uomini al lavoro e anziani e ragazzi ci ha portato e ci porterà, se è il caso, al conseguimento del nostro fine scritto negli articoli della Nostra Costituzione. La Costituzione “più bella del Mondo” nei sentimenti degli italiani tutti, proprio tutti! Tra le due guerre l’Italia era considerata il Paese di Machiavelli. E siamo stati imitati nel bene e nel male. Oggi, Paese che vai Mafia che trovi. Purtroppo! Ma l’Italia, essendo da tempo immemorabile, in prima fila conta anche una esperienza notevolissima, siamo in un certo senso la vecchia guardia e la barriera e la sentinella, in fatto di lotta tanto alle mafie transnazionali quanto al terrorismo internazionale.
Conclusione? Fino all’8 settembre 1943 si gridava “Avanti Savoia, o si vinca o si muoia!”. Non dissimile dall’inno nazionale della Repubblica “siam pronti alla morte”. Ma, per carità, questi son solo ritornelli, ed è vero come è vero, agli italiani piace cantare e pianificare i sacrifici che ci aspettano tutti, e con leggerezza affrontare il peggio. Lo sanno bene tutti anche i nostri cari amici tedeschi. In fondo, in quegli anni terribili per il conflitto mondiale, ma chi glielo ha fatto fare ai tedeschi di liberare Benito Mussolini a Campo Imperatore? Hanno perso lo stesso, hanno distrutto l’80% del loro Paese, Noi italiani solo il 20% e gli sono stati sanati anche i debiti di guerra che, a ben osservare spettavano anche a Noi, pensiamo all’eccidio di Cefalonia. E qui si fermano Pochi Punti Precisi.

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