La manipolazione dell’informazione online

E’ notizia delle ultime ore che nell’ultimo anno i governi di 30 Paesi hanno utilizzato alcune  forme di manipolazione dell’informazione online. A comunicarlo è un rapporto del Think tank Freedom House sulla libertà online. Tra i paesi coinvolti nell’indagine oltre a Russia, Cina, figurano Stati come Turchia, Venezuela, Filippine, Messico e Sudan. Nel 2016 i Paesi interessati erano 23.

I governi stanno “aumentando marcatamente gli sforzi per manipolare l’informazione sui social media, minando la democrazia”, si legge nel rapporto, secondo cui la disinformazione ha avuto un ruolo importante nelle elezioni in almeno 18 Paesi nell’ultimo anno, tra cui gli Usa. In Europa occidentale, il report segnala la presenza di fake news sulle elezioni nei 4 Paesi esaminati: Italia, Francia, Germania e Regno Unito.

Già nel 1922 il giornalista americano Walter Lippmann affrontò  degli studi sulla manipolazione mediatica, a partire dalla prima guerra mondiale, infatti rilevò  l’uso massiccio della propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di quelli democratici. Nel suo libro “L’opinione pubblica” sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all’uomo una conoscenza diretta del suo ambiente o pseudo-ambienti. Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell’epoca solo stampa e radio), che potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di pace o di guerra dei loro paesi.

Oggi invece gli pseudo-ambienti dove l’uomo si rifugia per essere informato sono i social netwoork che come dimostra il rapporto possono essere manipolati. Tutto questo deve indurre a riflettere, perché nel 2017 dopo tutte le battaglie vinte in nome della democrazia sembra davvero inaudito come si possa ancora manipolare l’opinione pubblica.

La tecnologia deve essere uno strumento “aperto” e “libero” dove ognuno attinge le informazioni da fonti certe ma che non devono assolutamente alterare la verità dei fatti.

Si rischia in questo modo di cambiare la realtà generando idee false e magari movimenti di pensiero che possono compromettere gravemente decisioni importanti che riguardano la politica, l’economica e la realtà sociale di ogni Stato del mondo.

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