lunedì, 23 Settembre 2019
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LA PACE PERPETUA E’ ANCORA UTOPIA

UN PENSIERO POLITICO SOSTENIBILE E FUTURIBILE

Raffaele Panico

Un futuro conosciuto in anticipo è un controsenso” scrisse Jacopo Burckhardt. Il problema però si fa esplicito nel corso del Novecento. Il mito delle “magnifiche sorti e progressive” dell’Ottocento conduce a sperimentazioni continue applicate con procedure su scala industriale, e globale, sulla vita di intere popolazioni e generazioni di uomini attraverso gli Stati nazione del tempo. Promesse di maggior benessere e rappresentanza politica, di partecipazione sociale, e si manteneva l’equilibrio del potere con la “pace armata”. È il tempo definito da Karl Polany de “La grande trasformazione” (Einaudi Torino, 1974), temperie che vede un’attenzione per il mantenimento della pace dopo il Congresso di Vienna del 1815 attraverso varie fasi. Sono stati tre i periodi dell’esercizio e del controllo dell’equilibrio del potere. Primo: è con la diplomazia che si localizzano i conflitti in regioni limitrofe e in periodi temporali ristretti, senza devastazioni totali e perdite ingenti. Polany la chiama La pace dei cento anni 1815-1914 perché, nonostante tutto, malgrado tutte le prove di forza militari, il meccanismo generale delle relazioni internazionali funzionava in modo da localizzarle, le guerre, e in generale esse erano brevi, e in un certo modo, umanizzate, nel senso che non colpivano i civili e la fibra, ossia le strutture industriali economiche delle nazioni.

Individua – Polany, quattro meccanismi e tipologie per l’equilibrio della civiltà del XIX secolo poi crollata con il conflitto 1914-18. Civiltà che si poggiava su quattro istituzioni: la prima, il “sistema di equilibrio del potere” che per un secolo impedì che tra le grandi potenze il conflitto degenerasse in guerre lunghe devastanti; la seconda, era la “base aurea” internazionale (monete legate alla quotazione dell’oro) che simboleggiava un’organizzazione unica dell’economia mondiale, la parità aurea, o il “filo d’oro” e faceva sì che le monete dei vari Stati fossero intercambiabili avendo in comune il fattore oro: il tallone aureo; la terza era il mercato autoregolantesi che produceva un benessere economico senza precedenti, infine la quarta istituzione era lo Stato liberale e, sullo scenario mondiale, la nascita di istituzioni internazionali, quali i giochi olimpici, il premio Nobel, il sistema postale mondiale unificato, il mondo scientifico accademico e così via, alcuni tra i primi tentativi di dare su base tecnica scientifica una ‘Unità del Mondo’ che richiedeva continui e costanti consessi convegni e dialogo tra i popoli e le élites di rappresentanza. Nasceva dunque, dopo le guerre di Napoleone Bonaparte, un elemento del tutto nuovo, l’emergere di un acuto interesse per la pace e il suo mantenimento. Le quattro istituzioni ottocentesche appena citate ebbero tre fasi storiche abbiamo accennato. La fase della Santa Alleanza 1815-49; la fase intermedia o epoca di trapasso, tra il 1849 e il 1870; dopo il 1870 – guerra franco-prussiana, e fino al 1914,  la “base aurea”, ossia la finanza internazionale, le banche e il libero commercio; e come appena sopra detto, oltre la comunità scientifica, anche la prima stampa di quotidiani e periodici che è una sorta di preistoria di un’opinione pubblica mondiale: opinione pubblica che diventerà fondamentale a partire dalla seconda guerra italo-abissina 1935-36 per tutto l’eco avuta nei paesi anche extraeuropei e in sede Società delle Nazioni, e infine, dopo la proclamazione dell’impero italiano del 9 maggio 1936, quasi formata come la conosciamo oggi, l’opinione pubblica mondiale avrà nuova linfa con la successiva guerra di Spagna o guerra civile europea che anticipa la seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre 1943 fino al 25 aprile 1945 ed oltre, la salita degli invasori/liberatori Alleati e la conseguente guerra combattuta sul territorio del Regno d’Italia, a partire dallo sbarco americano in Sicilia: emblematica la battaglia di Monte Cassino dove eserciti di tutto il mondo hanno distrutto il Monastero simbolo dell’Europa cristiana, post l’unità geopolitica Romana del Mediterraneo e dell’Europa. Non vedeva l’Italia una così devastante distruzione portata da eserciti stranieri, appunto dalle guerre gotico-bizantine che annunciavano allora il medioevo vero e proprio, come faglia definitiva discontinua dell’Unità del Mondo antico di Roma e della sua organizzazione statuale.

La Pace dei cento anni 1815-1914 dopo la guerra italo-turca del 1911 e la prima e seconda guerra balcanica del 1912 e del 1913, porterà alla guerra dei Trent’anni 1914-45. Questa vocazione per la pace nell’Europa dell’Ottocento emergeva dopo quasi 20 anni di guerre napoleoniche.

Nel Novecento, le guerre del ventesimo secolo sembrano l’adolescenza dei popoli industrializzati che non conoscono ancora le nuove forze della distruzione totale dove porteranno, a quale baratro. Il Novecento, definito secolo breve 1914-1989, non solo non rimuove le sue tragedie ma oscurandole con una certa propaganda le annuncia nel nuovo secolo in divenire; troppo si è taciuto sulle trame e vicende oscure dei regimi comunisti nel mondo, i suoi eccidi, i suoi massacri, e tanta colpa ha anche Roma, l’Italia repubblicana che tanto dedica – giustamente – alla memoria della violenza nazista dopo l’8 settembre 1943 ma intanto taceva colpevolmente per oltre 50 anni sulle pulizie etniche a danno del suo popolo per mano dei comunisti slavi di Tito, se pensiamo, in Istria e Dalmazia alle foibe nelle ex province italiane (10 febbraio 1947) di Fiume, Pola, Zara e nella nostra Trieste. Eccidi che non a caso sono ricomparsi fin sulle coste orientali nelle guerre delle ex repubbliche di Jugoslavia negli anni Novanta. Tante immense macerie, e quasi si è rimasti narcotizzati prima, da un eccesso di diritti senza doveri, nel blocco occidentale dell’equilibrio mondiale di Yalta – Stati Uniti e suoi satelliti, e l’altro settore dal tentativo di esaltazione di un Uomo Nuovo comunista nel blocco sovietico del Patto di Varsavia fino alle estreme propaggini di stati “marxisti” indo-cinesi (Cina di Mao, Vietnam di Ho Ci Min, Cambogia di Pol Pot, Corea di Kim il Sung e figlio successore). Poi caduto il Muro, finita la guerra fredda, da una economia capitalista di mercato, libera o pianificata, liberale o comunista, si è globalizzato il commercio mondiale e il capitalismo senza regole ha assunto aspetti di speculazione planetaria di finanza mercatistica, inquinata da ingenti capitali anonimi, tanto che si parla di passaggio dal petroldollaro degli anni Settanta al narcodollaro degli anni Novanta. Passaggi che annunciano altre macerie; si propaga come veleno al ventunesimo secolo la violenza dell’aviazione usata sui civili a scopi militari Guernica, Spagna 1936, e il nuovo secolo inizia con l’attentato alle Torri Gemelle del 2001.

Dall’attenzione per la pace e la localizzazione della guerra nell’Ottocento, nel Novecento dopo la guerra dei Trent’anni 1914-45, il conflitto si ripresenta. Nell’agosto del 1945 appare il conflitto atomico che è il grado più alto di devastazione. E nonostante, nuovi conflitti convenzionali, nelle due Coree e in Vietman; quindi la guerriglia nei vari continenti extraeuropei e persino in Europa nei Balcani e nel Caucaso e l’attuale fase del terrorismo internazionale e le guerre del Golfo ed anche nel Mediterraneo, Libia e Siria.

'800, '900, Burckhardt, guerra, guerra fredda, pace, Polany, Santa Alleanza, XXI secolo

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