La pagella del Sole 24 Ore sulla qualità della vita delle province italiane nel 2020

LA QUALITA’ DELLA VITA vita ai tempi del covid:
l’indagine de “Il Sole – 24 Ore”

Un’analisi della indagine del Sole-24 Ore e un raffronto con quella di Italia-Oggi, i due Quotidiani Leader dell’informazione economica e tributaria, sintetizzata da  Francesco Leccese

Dal 1990, il Sole 24 Ore pubblica un’indagine annuale sulla qualità della vita nelle province italiane. Trascendendo dall’amore e dall’attaccamento che quasi tutti proviamo per la nostra città di nascita o di adozione, l’indagine si basa su 90 indicatori riguardanti sei gruppi tematici: ricchezza e consumi – affari e lavoro – ambiente e servizi – demografia e salute – giustizia e sicurezza – cultura e tempo libero. In tempi di crisi economica e sanitaria, sono state introdotte delle novità nella classifica 2020. Per stabilire dove si viva meglio, 60 indicatori su 90 sono stati aggiornati al 2020 e, di questi, ben 25 riguardano l’impatto del Coronavirus sull’economia e la società. Per fare un esempio, è stato introdotto un indicatore sul rapporto tra il numero dei contagi sul totale della popolazione: questo parametro peserà il doppio rispetto agli altri.

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La diffusione del virus penalizza la Lombardia 
Le province lombarde, a eccezione di Sondrio e Mantova, perdono posizioni rispetto al 2019. Qui la diffusione del virus ha giocato un ruolo decisivo: si è registrato un alto numero di contagi e, di conseguenza, maggiori decessi rispetto al resto del Paese. Ma a incidere sulla qualità della vita intervengono anche il lockdown e lo smart-working. Milano registra una contrazione del Pil pro capite causata soprattutto dalle chiusure imposte dall’emergenza sanitaria; inoltre, è penalizzata anche dallo spazio abitativo medio di 51 mq per nucleo familiare, un indicatore che si è ritenuto utile introdurre in tempi di smart-working sempre più diffuso.

Tra le novità introdotte nell’indagine 2020 del Sole 24 Ore compaiono 10 indicatori che misurano il livello di digitalizzazione dei territori: un parametro da non sottovalutare se si volge lo sguardo al futuro. Tirando le somme, le province del Nord Italia hanno sì registrato delle retrocessioni rispetto al passato, ma permane un divario notevole fra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.

 

Bologna in testa alla classifica: è la città in cui si vive meglio 
Quest’anno domina la classifica della qualità della vita la provincia di Bologna. Equilibrio tra «innovazione e pigrizia», ricchezza e occupazione, digitalizzazione e innovazione, offerta culturale, ricreativa, sanitaria e aumento delle iscrizioni anagrafiche: sono questi i suoi punti di forza, insieme a una buona coesione all’interno della comunità. Il sindaco di Bologna Virginio Merola sostiene che l’amministrazione comunale è stata in grado di aumentare i servizi offerti al cittadino senza incrementare le tasse, garantendo «sconti Tari per i negozi chiusi, accesso gratis ai nidi a metà dei bimbi, raddoppiando i buoni spesa del Governo per le famiglie in difficoltà» e investendo in alloggi sociali, edilizia scolastica e cultura. «È la matrice di piccola comunità con grande capacità di coesione e di accoglienza ciò che spiega la nostra resilienza», afferma Merola.
Tuttavia, questo primato non riguarda gli indicatori relativi al gruppo tematico “giustizia e sicurezza”: lentezza processuale, furti e violenze sessuali collocano la provincia di Bologna alle ultime posizioni. La regione Emilia-Romagna risulta particolarmente virtuosa per occupazione femminile, esportazioni e diffusione capillare di connessione internet veloce.

 

Segno negativo per grandi città d’arte e località di mare 
La pandemia da coronavirus ha fatto registrare una contrazione senza precedenti nei settori del turismo e della cultura. Solo in parte è stato possibile sfruttare le potenzialità del digitale per assicurare la continuità di mostre, visite culturali, spettacoli e concerti. Settori come quello alberghiero e della ristorazione sono in sofferenza da quasi un anno e questa situazione ha avuto un impatto peggiore nelle grandi città d’arte, le cui economie sono strettamente legate al turismo. Roma, Venezia, Firenze e Napoli, ad esempio, registrano un netto peggioramento rispetto allo scorso anno. Ma una sorte analoga è toccata anche, in generale, alle località di mare: segni negativi per le province di Puglia e Sardegna (nonostante l’eccezione di Cagliari, che si posiziona nona in classifica, e di Foggia che registra un miglioramento), Rimini, Chieti, Teramo, Latina, Salerno e le siciliane Siracusa e Ragusa. Segnali positivi invece per le province liguri, tutte in crescita.

 

Il divario tra Centronord e Sud del Paese 
Sebbene la diffusione del virus si sia concentrata maggiormente nelle regioni settentrionali, le difficoltà imposte dall’emergenza sanitaria hanno accentuato il divario tra queste ultime e le regioni del Mezzogiorno. 
Nel Sud Italia le province ottengono risultati migliori nella classifica parziale dell’area tematica «Demografia e salute», perché la pandemia non ha influito drasticamente sulla mortalità. Ma se volgiamo lo sguardo alle altre categorie («Affari e lavoro», «Ambiente e servizi», «Cultura e tempo libero»), la situazione si capovolge e la maggior parte delle province meridionali si assestano sulle posizioni di coda nella classifica generale, con la sola Cagliari in controtendenza (nona in classifica). 
Relativamente ad «Ambiente e servizi», si rilevano eccellenze sparse: Napoli è prima per numero di carte d’identità elettroniche rilasciate e Viterbo per numero di registrazioni Spid; Potenza ha gestito bene i fondi europei per la digitalizzazione e per la tutela ambientale; Cagliari è in testa per la formazione continua.

Crotone chiude la classifica. Nei mesi scorsi la provincia è stata messa a dura prova non solo per via della seconda ondata di Coronavirus, ma anche a causa di una violenta alluvione. Si sommano difficoltà nell’amministrazione: dalla raccolta differenziata al blocco della spesa pubblica da parte della Corte dei conti, fino all’impossibilità di processare per tempo i tamponi per assicurare un corretto tracciamento dei contagiati. Un altro primato negativo per la provincia di Crotone riguarda i NEET: i giovani crotonesi che non studiano e non lavorano sono il 44,9%.

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Due classifiche a confronto: il punto di vista di ItaliaOggi sul Mezzogiorno 
Anche ItaliaOggi (importante quotidiano economico, giuridico e politico) pubblica annualmente una classifica delle province italiane per qualità della vita.
L’indagine di ItaliaOggi è svolta in collaborazione con La Sapienza e con Cattolica Assicurazioni.
I parametri utilizzati sono simili a quelli presi in esame dal Sole 24 Ore. Tuttavia, confrontando le due graduatorie, si evidenziano discrepanze significative. 
Bologna, la prima classificata per il Sole 24 Ore, si colloca alla ventisettesima posizione nella graduatoria di ItaliaOggi; ma ancor più impressionante è il caso di Cagliari: provincia virtuosa e lodata dal Sole 24 Ore, che la colloca nona su centosette, è settantunesima per qualità della vita nella classifica di ItaliaOggi.

Questi sono solo gli esempi più lampanti, mentre le due testate generalmente concordano nel collocare il Mezzogiorno alle ultime posizioni. Tuttavia, nell’analisi di ItaliaOggi si propone di abbandonare la generica contrapposizione tra Centronord e Mezzogiorno: anche al Sud esisterebbero condizioni particolarmente vantaggiose (bassa inflazione, prezzi più bassi degli immobili, ricchezza patrimoniale) e realtà dinamiche in grado di competere con la sempre maggiore staticità delle aree metropolitane.

Lavoro, 2020, pandemia

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