lunedì, 22 Luglio 2019
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L’Agguato sul Lungotevere –
Storia di un Eroe: il Colonnello Varisco

I Carabinieri ed i loro Eroi

Domenica 7 aprile – a cura dello Studio Ugolini & Scopelliti, presso la Sede UNAR di Roma – è stato presentato un libro per le Edizioni Segno, “La storia del Ten. Col. Antonio Varisco” di Anna Maria Turi, che ha conosciuto ed apprezzato l’azione e la vita dell’indomito Colonnello dei Carabinieri, uno degli uomini migliori che ha dato l’Italia con Missoni, Cambiani, Bettiza. L’Anniversario dell’assassinio di Varisco è stato presenziato dal figlio Giorgio, esule della bella terra di Dalmazia.

La sala era gremita, ma il Moderatore, il giornalista di Stampa Estera Philip Willan non ha faticato, dato il silenzio totale dell’ambiente, ad iniziare ed a presentare i relatori oltre all’Autrice, che ha tracciato brevemente lo status dell’Italia del tempo, il rapimento di Aldo Moro, la frequenza del protagonista con il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che sapeva di essere nel mirino dei terroristi, in ultimo la confidenza serena che il Tenente colonnello aveva per la famiglia e una sorella in particolare.

Corretto e inestimabile per i magistrati, che scherzando dicevano di lui: “Varisco: vado, vedo, riferisco”, il Tenente Colonnello era al corrente di ogni ombra nell’entourage ad alto livello che frequentava, si muoveva agilmente fra conoscenze pericolose per informare chi doveva essere informato e dunque era un ostacolo troppo grande per le azioni dei malavitosi, che guidavano le BR, e addirittura un pericolo per i probabili oscuri stranieri che ne guidavano le mosse: forse anche per il caso Mattei. Ma per Aldo Moro l’impegno di Varisco era stato più diretto, aveva appuntamento con un giornalista molto informato, Pecorelli, e sapeva che Aldo Moro era stato portato allo IOR, sapeva che a via Licinio Calvo erano state trovate tre auto implicate nel delitto, lasciate colà una per volta, come fosse una casualità. Il Generale dei Carabinieri Raffaele Vacca, relatore di queste notizie, dice ancora la provenienza delinquenziale degli autori “dell’omicidio di Stato”: sembra, a distanza di tanti anni, che la verità, quella non stampata sul quotidiani di quel tempo, sia più dolorosa e deleteria, si evidenzia la credulità della gente alle informazioni di comodo pilotate e diffuse e la torbida acqua dei poteri quali essi siano, forse anche in abito talare, che hanno costruito un iter che possa averli lasciati indenni.

Il relatore successivo, Cappellano delle Carceri Mons. Fabio Fabbri, Prelato d’Onore di Sua Santità, dà ancora più elementi alla vicenda mediante la spontaneità dei suoi discorsi con varie parti in causa e nella sua funzione di Vice Ispettore al seguito di Mons. Curioni, Ispettore Generale: “Moro – sostiene – ha fatto e disfatto governi” e non era amato, “Andreotti sapeva tutto” ed infine descrive il corpo dello Statista dopo l’autopsia che evidenziava qualcosa di diverso da quanto raccontato ai media, tale da far comprendere, per la particolare azione assassina, che l’esecutore non poteva essere che un certo Giustino, ex ladruncolo, killer di professione. Da tutti questi reportage la fiducia negli alti vertici della giustizia e dell’informazione subisce un vero collasso, e ognuno si chiede se non sia opportuno stracciare i libri di storia: ed ancora più disgustoso è il denaro trovato a Castelgandolfo, 10 miliardi con fascette di una Banca Israelita, spiegato come contributo alla salvezza dei perseguitati salvati dal Papa Pio XII.

interviene quindi la figlia di un altro eroico Ufficiale, assassinato dai terroristi, Emanuela Piantadosi –Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere, che rimprovera alle Istituzioni l’assenza totale di indagini nelle carceri per ostacolare eventuali piani delinquenziali e contatti fra mafiosi, camorristi e loro sodali. Abilissima a destreggiarsi anche nel campo della politica estera, la Dirigente ha stigmatizzato come uno dei candidati al Consiglio d’Europa, per la Commissione Antitortura, Elisabetta Zamparuti, sia la moglie di un ex terrorista incallito che partecipò alle vicende infami di quel periodo… “se viene eletta – dice cupa – il sacrificio di Varisco sarà vano”.

La storia si fa avanti, con una giustizia che vaglia testimonianze fumose, confessioni confuse, probabilmente, visto che il fascicolo sul brutale assassinio sul Lungotevere sarà riaperto, si farà luce se l’autore potrebbe invece essere un camorrista prestato al terrorismo, e poi se la fine del Tenente Colonnello non sia stata in qualche modo facilitata da un altro Colonnello che gli era vicino e lo spiava, dal contegno strano: aveva con Varisco un appuntamento, ma chissà perché, lo ha lasciato solo.

Lo stato dell’Italia, così preso nella sua capillare esistenza, è veramente angoscioso. Ma non c’è nulla che si possa encomiare, niente che possa consistere in un esempio, che tracci anche limitatamente una via di orgoglio nazionale? Sembrerebbe di no, ma, nello scuotere tristi la testa, si vedono ancora gli eroi che sono morti per questo Stato, e si spera ancora, vale chiedersi il perché ed appare, senza pubblicità frastornante, lo Stato delle persone senza storia, dei lavoratori, delle famiglie semplici amanti del bello, dell’Armonia, e si torna a vivere.

Marilù Giannone

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