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L’allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo: descrizioni, situazioni, aspettative molto italiane a veder il Lorenzetti, a sentire il Tura detto “Il Grasso” e, nel legger il Decamerone del Boccaccio allora in quarantena

 Dall’Allegoria alla realtà, e così sarà? Fino a Natale ed Epifania…

Raffaele Panico

 L’allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo è un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, pittore italiano, nato e morto a Siena 1290-1348; un maestro della scuola senese del Trecento. Si è caratterizzato nelle sue opere per simbologia ed allegoria, molto attivo tra il 1319 e l’anno della sua morte 1348 avvenuta per la peste. La peste sappiamo tutti arrivò dalla Cina e con i tragitti del mare approdò sulle coste italiane. Prese diffusione nell’intero ecumene.  

Nelle opere di Ambrogio emerge, oltre una matura profonda umanità di rapporti e legami nelle figure e nei soggetti raffigurati tra loro, quasi una ponderata e pensata narrazione. Il ciclo di affreschi L’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo è conservato nel Palazzo Pubblico di Siena ed è datato tra il 1338 e il 1339. Gli affreschi dovevano essere il pungolo – detto in termini cristiani della storia “recalcitrare contro il pungolo” o, “perché ci percuoti Governo” – ed ispirare così l’etica e il sentire il popolo, e stimolo e pungolo appunto all’opera dei Governatori della Città che si riunivano in quelle Sale, dove gli affreschi del Lorenzetti li sovrastavano; infatti sono composti da quattro scene disposte lungo tutto il registro superiore di tre pareti di una stanza rettangolare, detta Sala del Consiglio dei Nove, o della Pace.

Siena poi dopo pochi anni vide la peste vera, tanto che un cronista quantificò in circa città 80.000 mila morti, si Ottantamila! Chi lo scrive era Agnolo di Tura, detto “il Grasso” uno dei maggiori cronisti che a causa della pandemia, perse 5 figli, che lui stesso dovette seppellire.  La follia allucinante e collettiva in città a causa della pandemia e dell’ecatombe venne superata per i successivi problemi che affliggevano dopo quegli italiani cioè semplicemente vivere, la vita quotidiana, la ripresa dalla catastrofe, l’economia i rapporti d’umanità; non c’era tempo di pensare solo agire presto e bene per il Buon Governo effigiato a monito da Ambrogio anni prima. Nel 1348 Siena nell’ecatombe della pandemia perse due grandi pittori, i famosi artisti i fratelli Lorenzetti, Pietro e il nostro Ambrogio che, col suo ciclo sugli Effetti del Buono e Cattivo Governo ci ha lasciato un tratto significativo di cosa è fare politica, governare e superare un periodo così nero, come è stata la pandemia della peste nere, e come la morte di quella politica del tempo in fondo non ha fatto altro che augurare migliori e magnifiche sorti all’Italia con l’Umanesimo e poi il Rinascimento che seguirono il Trecento cosiddetto dell’”Uomo Raro”, proprio a causa della morte imperante con la pandemia della peste. Siena, o in altre città d’Italia, i poteri delle città Stato o repubbliche non potevano esser esercitati tanto meno controllati, nei consigli e adunanze politiche mancava il quorum per validare le votazioni dei Consigli. Si finiva con l’anarchia generale e il Boccaccio durante la quarantena nel suo Decamerone, nell’introduzione alla Prima Giornata, scrive: “E in tanta afflizione e miseria della nostra città era la reverenda autorità delle leggi, così divine come umane, quasi caduta e dissoluta tutta li ministri e esecutori di quelle, li quali, sì come gli altri uomini, erano tutti o morti o infermi o sì di famigli rimasi stremi, che uficio alcuno non potean fare”. I rapporti tra le persone e la socialità si andavano imbarbarendo, come contrappasso alla matura espressione artistica di Ambrogio Lorenzetti che si caratterizzava per umanità di rapporti e intese tra i suoi soggetti pittorici raffigurati. Tanto che il Boccaccio scrive sempre nella “Prima giornata”: “E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata né petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e che maggior cosa è e quasi non credibile, li padri e le madri i figlioli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano”.  Italiani siam fortunati a poter leggere storia e racconti di Sette o Otto e più secoli fa, siamo difatti di una sola genia di “lettera e grammatica”, cosa che non possono della loro lingua fare assegnamento gli “anglosi, i franciosi e gli alemanni”.

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