giovedì, 21 20 Novembre19

L’Europa e il Sol dell’avvenire in questo secolo frenato

Dai germogli della storia: “futuro perché non parli!”… del mito di Roma genitrice

    Raffaele Panico

La pace inclusiva, la pace perpetua cercata dai tempi di Kant in Europa, la coscienza non più divisa dalla conferenza di Potsdam a fine guerra, in Europa, luglio-agosto 1945, a tutt’oggi sembra una chimera (nella foto in alto troneggia Stalin, al tavolo dei vincitori URSS, USA e Gran Bretagna). Perché?  Proviamo a ripercorre i miti di lunga durata millenaria emergenti dagli strappi laceranti del Novecento, il vaso di Pandora da cui uscirono i nostri mali, a inondare la valle di lacrime in Europa in questi nostri giorni, tra cari vecchi amici e fratelli e compagni, dove un filo, un sol filo di Arianna potrebbe farci ritrovare la via maestra.

Roma siamo a febbraio del 2007, Stefano Delle Chiaie, incontrato in occasione di un’intervista girata a 10 anni dalla celebrazione della tumulazione della salma del Che Guevara a Cuba del 1997, ricorda alcuni passaggi importanti, per ponderata rilettura di anni difficili per tutti e pertanto con un profondo senso di pietas verso il Comandante Che Guevara: “[…] ci adoperammo per la restituzione della salma del combattente Che Guevara nel 1994-95 tornammo in Bolivia e cercammo di spingere il governo boliviano diventato democratico alla restituzione del corpo, a Cuba […] sapevamo dove era sepolto e come era caduto. La notizia venne data attraverso foto e articoli su un’agenzia stampa”.

Stefano Delle Chiaie, 2007

Delle Chiaie è scomparso il 9 settembre scorso a Roma. Rivista in questi giorni l’intervista del 2007, in occasione della notizia della rimozione della salma del Caudillo, Francisco Franco, una figura importante e ovviamente detestata anche, in quanto una tra le tante figure dei regimi politici totalitari dello scorso secolo. Francisco Franco a Guerra Civile finita ordinò la sepoltura di oltre 33 mila caduti da entrambe le parti, in un sacrario tra le montagne di San Lorenzo de Escorial. Ora, che tutto è finito, e i caduti vinti e vincitori di quella terribile Guerra Civile, detta anche guerra di Spagna o Guerra civile europea tetro preludio alla seconda guerra mondiale, riposano nel sacrario voluto da Franco, proprio il Caudillo sarà rimosso e non può riposare nella sua opera di riconciliazione nazionale. Per par conditio storica di quel Novecento, un “Secolo Breve” ma che non ci lascia ancora ristoro da tensioni oramai lontane da decenni, dobbiamo considerare che, il culto del corpo del capo, è iniziato con Lenin, ancora oggi in tranquillo riposo nel Mausoleo sulla Piazza Rossa a Mosca. Ed è un fatto grave perché ancora una volta nell’Unione europea, una volta area del Blocco Ovest, Occidentale quando le dispute le tensioni e le guerriglie ideologiche erano altissime, ancora oggi le democrazie dell’UE, o la Democrazia nel suo insieme, mostra un ventre molle, vuole evocare spettri, fantasmi del passato, ricordare che solo la Democrazia è “salute pubblica” non è solo un distintivo e solo chiacchiere pre-elettorali ma il sicuro antidoto, la medicina assoluta anche se amara è necessaria contro ogni male, si vuole celebrare il bene contro il male ma con la rimozione dell’intero passato del proprio popolo, dei suoi governati, delle nazioni: così la Democrazia è esclusiva e non inclusiva… ma, perché c’è tanto bisogno di evocare i mali passati! È solo macabra celebrazione ricorrente e ritornante dell’occidentalismo? Si è riveduta l’intervista alla persona di Stefano per annotare tanto quel senso di pietas, evocato dalle sue parole verso la salma del Che Guevara, con spiegazioni che traggono all’origine il rispetto per chi ha combattuto e va sempre rispettato per le proprie idee figlie di quel tempo storico e ha dato la vita e non parole al vento. Stefano Delle Chiaie per la prolungata permanenza in Sudamerica e le relazioni a livello politico-governativo, in Cile, in Bolivia, Venezuela e prima anche nella Spagna ancora franchista, ha riassunto in pochi minuti video considerazioni molto umane che queste righe annotano e che da questi germogli di Storia, tragica storia, terribile del secolo passato, si auspica si possa dare nuova speranza agli europei.

Un po’ di geografia in tempi globalisti non guasta, anzi! È ad Est della cara vecchia Europa, è dalla catena dei monti Urali che sorge il Sole per levarsi sull’Europa continentale e peninsulare fino all’Iberia di Francisco Franco detto il Caudillo. Anche Vladimir Ilyich Ulyanov, detto Lenin, il più grande per fondazione di un regime totalitario, viene illuminato alcune ore prima, a Mosca, nella Piazza Rossa. Il suo Mausoleo raccoglie la salma ben conservata  dove a tutt’oggi trova pace e riposa, ed è oggetto di visite di genti e popoli e individui da ogni dove. Pur terminata l’Unione sovietica il padre Lenin rimane lì a celebrare il passato con i suoi simboli e miti. È stato invece inserito al fianco di Lenin e poi presto rimosso il corpo di Stalin, dal Mausoleo, nonostante ebbe imponenti funerali l’8 marzo 1953, dove (come in foto) vediamo presenti tutti i comunisti sovietici e del resto del mondo, e nella foto notiamo Beria, Malenkov, Krusciov, Molotov, Togliatti, Nenni e Ciù En-lai, i maggiori capi dei partiti comunisti del mondo di allora. A volte la coscienza funziona altre volte è fuorviata.   

 

In Spagna, dove tramonta il Sole e immerge la sua luce nell’Atlantico dopo aver passato in rassegna con i suoi raggi l’Europa intera il Nostro continente che si è dilaniato con la guerra civile europea, l’ultima penisola d’Europa sembra volersi accanire su un corpo che diventa una carcassa, e il franchismo che, alla morte del Caudillo pacificamente ha garantito la transizione alla democrazia spagnola e l’inserimento nei Paesi democratici e nell’Unione europea si ritrova cannibalizzato nel rituale della lacerazione, sembra un eccessivo strappo.

Altra penisola stessa storia, l’Italia, che si è spinta oltre: l’esposizione da “macelleria messicana” dei corpi del Duce Benito Mussolini, della giovane Claretta Petacci e di Nicola Bombacci quest’ultimo comunista di ferro, era stato in Urss e poi salvandosi da Stalin torna in Alta Italia dove viene accolto dall’ultimo Mussolini poco prima di morire giustamente da tiranno; ma, fatto il tirannicidio, non è giusto che con altri corpi verrà esposto senza pietas ancora e sempre, a futura memoria, volutamente macabra immagine divisiva nella coscienza degli italiani. Tragedia greca ma non è un racconto omerico o una scultura esposta al museo come il gruppo marmoreo dei Tirannicidi, purtroppo è la realtà viva pulsante e che respira e che non si vuole rimarginare, tra greci e troiani, con pietas, come per il corpo di Ettore restituito a suo Padre, simbolo del popolo e della nazione, Troia la sconfitta, da cui l’uscita di Enea fonderà lungo il fiume biondo il mito di Roma eterna, attraversata dal Tevere che, chi l’avrebbe detto, oggi nel Terzo millennio, aspetta la luce dell’Avvenire.

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