domenica, 16 Giugno 2019
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Liberia AR: le nuove uscite editoriali

EPISTOLE PONTIFICALI – Giuliano Augusto – Edizioni di Ar, 2019

In queste Epistole l’imperatore Giuliano parla da pontifex maximus: egli spiega i precetti religiosi, fissa le norme comportamentali, chiarisce la dottrina teologica, governa la condotta e i costumi dei cittadini romani. L’Augusto stava organizzando la fondazione di scuole nelle città e di luoghi d’insegnamento presso i maggiori santuari romano-ellenici; egli preparava le strutture che avrebbero rivivificato gli antichi culti capitolini. Basata sugli scritti di Porfirio e Giamblico, la restaurazione giulianea si incentrava sulla creazione di una “Chiesa pagana di Stato” e su un corrispondente ordine sacerdotale, in possesso del sapere necessario per formulare le preghiere cerimoniali e compiere i riti sacrificali. Funzione spirituale e autorità politica si presentavano strettamente unite sia nell’immagine ideale che nella figura stessa di Giuliano, al tempo stesso basileùs e hiereùs. Lo stato di degrado morale e la decadenza sociale fra i ranghi sacerdotali, era una costante preoccupazione per l’imperatore, che programmava nuove forme di finanziamento per l’organizzazione templare. Per rettificare la situazione esistente, caratterizzata dal prevalere dell’esempio dei presbiteri cristiani, l’Augusto tentò di aumentare il numero dei sacerdoti romani, scegliendoli tra i seguaci della dottrina neoplatonica, e garantì loro i sussidi sufficienti a un livello di vita decoroso. Egli stabilì regole rigorose per l’accesso al culto e gerarchizzò la struttura sacerdotale: dall’imperatore, che sceglieva gli altri pontefici e gli auguri, ai ministri provinciali e agli addetti alle cerimonie liturgiche minori. Pietra di fondamento della restaurazione giulianea era l’ellenismo, reazione salutare al cristianesimo, controrivoluzione olimpico-nazionale da opporsi alla rivoluzione semitico-galilea.-LA STAGIONE DELLE FIAMME DANZANTI. Un diario di Fiume – Léon Kochynitzky – AGA editrice, 2013

Nella conferenza di Parigi per sancire la pace internazionale e stabilire il nuovo volto dell’Europa, il governo Nitti fu incapace di riunire la città di Fiume al Regno d’Italia. La “vittoria mutilata” fu all’origine dell’impresa dannunziana: granatieri, bersaglieri, arditi e letterati, futuristi e sindacalisti, al seguito del Vate entrarono in città e proclamarono la Reggenza del Carnaro. Si materializzò così un tentativo di palingenesi sociale, un’avventura politica rivoluzionaria, un esperimento che doveva ricongiungere i fiumani alla Patria italiana e riscattare le masse dei diseredati. Tra i venturieri che parteciparono entusiasticamente al progetto dannunziano vi fu Léon Kochnitzky, letterato polacco-belga, innamorato dell’Italia e laureatosi in filosofia a Bologna. Affascinato da d’Annunzio, egli fu un esponente di spicco della cultura fiumana, una sorta di ambasciatore di Fiume all’estero, e il cantore della “rivoluzione festosa”. Sostenitore della sinistra rivoluzionaria e della Russia sovietica, Kochnitzky entrò presto in conflitto con la fazione nazionalista e conservatrice; la frattura col Comandante lo indusse a lasciare Fiume. Le Bal des Ardents fu il suo memoriale dell’impresa e la vibrante testimonianza delle sue illusioni politico-sociali.

 

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LA VOCAZIONE DEL MEDITERRANEO – Franco Ferragosti – Solfanelli, 2018

Definito mare nostrum dagli antichi romani, il Mediterraneo vide l’influenza dell’Egitto faraonico sulla civiltà greca, registrò lo scontro epocale fra gli eserciti capitolini e quelli cartaginesi, fu ponte tra i normanni e la cultura araba. Le influenze benefiche del dominio romano nel Mediterraneo, e quindi nel mondo allora conosci

uto, sono simboleggiate dall’aumento degli scambi culturali e commerciali e dai miglioramenti nella vita quotidiana. Il Genius loci della cultura mediterranea, che improntava la frugalità dei prischi romani e dei filosofi ellenici, era la conseguenza naturale di un habitat di straordinaria armonia, su cui regnavano le grandi dee della fecondità, come Demetra e Cerere. La cultura mediterranea, frutto di lotte secolari e di conquiste armate, assicurava il dominio sul resto dei territori e il potere degli imperi. Oggi il Mediterraneo può far pensare a un “centro commerciale” basato sui traffici umani, che in certi casi diviene un cimitero a cielo aperto; luogo dalla cittadinanza cosmopolitica e dalla caotica immigrazione.

IL DEBITO PUBBLICO NON ESISTE. Perché non dovuto – Lino Basciani- Taita Press, 2019

L’emissione e la circolazione della moneta, i loro effetti sull’esistenza delle singole persone e delle comunità, i rapporti fra lo Stato e la banca centrale, furono temi trattati dal professor Giacomo Auriti, la cui dottrina è al centro di questo saggio economico. Addebitare anziché accreditare al popolo la sua moneta è la massima ingiustizia inflittagli; la proprietà del denaro è un’idea-forza legata alla sovranità politica degli Stati nazionali e alla sopravvivenza delle stesse comunità. Il sistema monetario attuale non è un semplice strumento di scambio commerciale tra cittadini o enti statuali, esso è stato trasformato in mezzo per ‘schiavizzare’ e dominare le masse da parte di una piccola élite finanziaria. Gli stessi governi nazionali sono asserviti per mezzo del debito pubblico, e le periodiche crisi economico-finanziarie, artificiali e dolose, rivestono il ruolo di ‘guardiani’ dei poteri forti. Le soluzioni giuridiche proposte dall’autore si propongono di liberare l’Italia dalla schiavitù dell’euro, di affrancarla dalla BCE e dalla dittatura finanziaria dei tecnocrati, mediante la riconquista della sovranità monetaria e dell’indipendenza economica.

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LA RIVOLTA IDEALE – Alfredo Oriani – OAKS editrice, 2019

Alfredo Oriani fu un pensatore antisocialista e antiborghese, antimodernista e nazionalista; auspicò uno Stato che regolasse l’attività economico-sociale e alle libertà individuali anteponeva il principio d’autorità e la morale cristiana. Egli credette con fervore nel destino imperiale dell’Italia unita, esaltandone l’antica grandezza romana, galvanizzata e rinnovata dal fervore risorgimentale. La fede incrollabile nella Patria, intesa quale comunità di destino, e nel cattolicesimo, come simbolo dell’ordine sulla terra, improntarono tutte le sue opere politiche. In Rivolta ideale, pubblicato nel 1908, sintetizzò, in un affresco pieno di passione e di impegno civico, il degrado dei costumi e le miserie della classe dirigente liberale, incapace di portare a compimento il risorgimento. Una nuova “nobiltà dello spirito” avrebbe dovuto perseguire gli ideali di grandezza e di bellezza, di verità e di virtù, forgiando il popolo italiano affinché rinnovasse il genio della stirpe e il retaggio dell’antica tradizione. Egli indicava i nemici della sua rivoluzione culturale nel capitalismo, perseguente solo il guadagno immediato; nel socialismo, che illudeva le masse con utopie astratte; nella debole e inetta democrazia; nella vanità della vecchia aristocrazia circondante i Savoia; nell’edonismo, che negava il messaggio cattolico. Egli legò la questione nazionale ai problemi sociali: risolvere la prima significava trovare una soluzione ai secondi, anticipando in questo modo il movimento fascista, e per questo fu onorato da Mussolini come padre nobile del Regime.

STORIA DELLA REPUBBLICA- Giano Accame – OAKS editrice, 2019

Accame rilesse criticamente, senza tesi preconcette, gli avvenimenti d’Italia dal 1946, analizzando i fattori politici, economici e culturali che hanno guidato l’azione governativa e determinato il futuro della nostra comunità. Accame evidenzia la sostanziale debolezza politico-costituzionale della penisola: l’abnorme sviluppo del metodo previdenziale; la crisi permanente del sistema giudiziario; l’aumento del debito pubblico; il dissesto economico cronico e gli scandali delle partecipazioni statali; gli intrecci fra la finanza vaticana, la criminalità organizzata e i ‘poteri forti’. Se da un lato egli riconosce i progressi sociali compiuti tra gli anni cinquanta e la fine del millennio, dall’altro lato segnala che l’alternarsi dei governi, sia tecnici che politici, non ha risolto le questioni essenziali legate alla nascita della repubblica. La spaccatura fra un nord produttivo e un sud in difficoltà; i casi ricorrenti di corruzione; l’insofferenza popolare per la pressione fiscale e la soffocante burocrazia; il regionalismo disorganico e contraddittorio: tutti fenomeni che prosperano nell’Italia che galleggia, ma non rinnova la sua grandezza. Le analisi di Accame e i suoi riferimenti alla crisi strutturale del sistema italiano sono ancora attuali, e sono un utile strumento di riflessione per guardare al futuro italiano con una maggiore consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità.

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ALCHIMIA. La lingua del segreto – A cura di Gina Lullo – Francesca Manenti – Bastogi Libri, 2019

Le origini dell’alchimia si perdono nella notte dei tempi, la sua sapienza si è tramandata mediante un linguaggio cifrato, simbolico e allegorico, che ne ha evitato la profanazione. L’opera al nero è una “discesa agli inferi”, è un terrificante viaggio le profondità dell’anima; è la “separazione ermetica”, che avviene grazia alle “acque corrosive”. L’ascesi spirituale prosegue attraverso i sette pianeti simbolici, passando all’alba alchemica, l’albedo, purificata come la bianca colomba. Con l’opera al rosso il principio immortale presente nell’uomo è finalmente rettificato: una fiamma tende verso il divino, simboleggiata dalla fenice che risorge dalle sue ceneri. Tutte queste immagini e questi stati dell’esistenza sono sintetizzate in 30 immagini di maestri alchimisti: Arnaldo da Villanova, Frate Elia, John Dee, Ermete Trismegisto, Basilio Valentino, Giovanni Pontano, Michael Maier, Artefio, Jacob Boehme, don Antonio Pernety. Le immagini riprodotte ed esposte in questa piccola mostra, scelte fra miniature, incisioni e stampe antiche dei più raffinati codici alchemici, fanno percorrere al lettore le tappe che conducono alla Grande Opera.

IL CANTICO DEI CANTICI E LA TRADIZIONE CABALISTICA – Giuseppe Abramo – Nadav Elihu Crivelli- Bastogi Libri, 1999

Il Sinodo rabbinico di Yavne del 90 d.C. sottopose il Canone ebraico a un severo esame critico, per stabilire in maniera definitiva quali libri fossero ispirati da Dio. I farisei discutevano innanzitutto la canonicità del Cantico dei cantici; contro di essi si schierò la corrente hilleliana, guidata da rabbi Aqiva, il quale sosteneva la sacralità del testo. I seguaci di Hillel si imposero e il Cantico trovò la sua collocazione nella sacra scrittura; esso veniva letto nelle sinagoghe all’inizio dell’anno liturgico, nel mese di nisan, il primo giorno di Pasqua. Composto di soli 107 versi, in esso non compare mai il nome di Dio, per cui sorsero fin dall’inizio problemi sulla sua interpretazione: era solo il linguaggio amoroso, autentico e senza riserve, di due giovani, o era l’amore di Yahweh verso Israele? L’esegesi si arricchiva di significati allegorico-metaforici o si riferiva a episodi storici – l’incontro fra Salomone e la principessa egiziana? Il senso che rabbi Aqiva attribuiva allo scritto si basava su una lettura simbolica, sulla rappresentazione sacrale dell’amore, su un’esperienza mistica o iniziatica derivante dall’unione sessuale. L’esoterismo ebraico e la dottrina cabalistica conoscevano pratiche spirituali basate sulla fisiologia mistica e iperfisica, sulle sephiroth (principi metafisici) presenti nel corpo umano, riunenti i principi maschile e femminile.

 

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