Mosca risponde all’Occidente per l’espulsione dei diplomatici

L’espulsione di oltre 300 membri del personale delle ambasciate russe in Europa comincia ad avere conseguenze.

Il 19 aprile 2022, il ministero degli Esteri, a Mosca, rende noto che saranno 40 i diplomatici europei a essere espulsi. Ma sembra che non saranno gli unici e che un altra parte di nominativi arriverà nei prossimi giorni. Al momento ad essere dichiarati “persona non grata” sono 21 diplomatici belgi, 15 dei Paesi Bassi e 4 dipendenti dell’ambasciata austriaca. Il tempo lasciato a tutti per “togliere le tende” dalla Russia è di due settimane. In pratica le ambasciate saranno composte dal numero minino indispensabile per restare aperte.

Inoltre l’ambasciatore del Lussemburgo è stato convocato da Mosca per un avvertimento su una probabile decisione di adottare misure reciproche per l’espulsione dell’ambasciatore russo da parte dello Stato europeo. Un membro dello staff diplomatico lussemburghese è stato dichiarato “persona non grata” ma non è stato ancora estromesso.

Ma le espulsioni russe sono iniziate nei giorni scorsi con 20 diplomatici della Repubblica Ceca, la quale ne aveva messi alla porta 18 di Mosca, e di 10 bulgari, che, in precedenza, ne avevano allontanati lo stesso numero da Sofia. Da non dimenticare i 18 nella delegazione dell’Unione europea mandati via “per punizione” per i 19 della rappresentanza russa presso l’Ue.

Sicuramente nemmeno l’Italia la scamperà dato che il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, due settimane fa, a poca distanza da Francia e Germania, aveva annunciato l’espulsione di 30 diplomatici russi. Immediatamente dopo, la portavoce Maria Zakharova, aveva parlato di “risposta adeguata“.

Altra “reazione di conseguenza” se la deve aspettare la Macedonia del Nord. La Russia infatti considera “ingiustificata” l’espulsione dei propri 6 diplomatici dalla Nazione. Anche in questo caso a parlare è la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Le autorità della Macedonia del Nord continuano a seguire l’esempio dell’Occidente nella sua frenesia russofoba, portando avanti la spirale di distruzione delle relazioni bilaterali. Questo ennesimo passo immotivato contro i nostri dipendenti avrà inevitabilmente conseguenze negative a lungo termine per la cooperazione russo-nord macedone. Chiaramente, questo non può essere nell’interesse del popolo della Macedonia del Nord. La responsabilità di tali azioni e delle loro conseguenze distruttive spetta interamente a Skopje».

Sui social media, ripreso dall’agenzia Interfax, il ministero degli Esteri ucraino riferisce che “Un numero sempre crescente di missioni diplomatiche di altri Paesi sta riaprendo ogni giorno a Kiev“. Infatti risulta che sedici abbiano ripreso l’attività nella Capitale ucraina. A lavorare di nuovo a Kiev sarebbero Estonia, Francia, Georgia, Italia, Iran, Kazakhistan, Lettonia, Lituania, Moldova, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Tagikistan, Turkmenistan, Turchia e Vaticano.

L‘assemblea generale delle Nazioni Unite discute una risoluzione, proposta dal Liechtenstein e sostenuta da circa 50 Stati tra i quali gli Stati Uniti, per limitare il potere di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza. A comunicarlo l’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas–Greenfield.

La proposta è vecchia ma con la guerra in Ucraina è tornata sul tavolo proprio in riferimento alla Russia che ha usato il suo potere di veto per bloccare alcune risoluzioni. Quale sarà la ripercussione da parte di Mosca su questa nuova faccenda? Staremo a vedere ma qualcosa accadrà.

Nel frattempo sempre la Zakharova ha da ridire sul fatto che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, non abbia cercato nessun contatto con il presidente Vladimir Putin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Nel suo canale Telegram la portavoce del ministero degli Esteri russo scrive: “Il segretario generale dell’Onu non ha cercato di contattare il presidente della Russia. Né tramite la Missione permanente russa presso l’Onu, né direttamente con il ministero degli Esteri“. E questo un po’ lascia da pensare, è sicuro che proprio tutti vogliono che questa guerra abbia termine?

La Russia nel frattempo continua a inviare note di protesta a tutti i Paesi (compresa l’Italia) che inviano armi all’Ucraina. Su questo punto parte della popolazione italiana continua a chiedersi il perché di questo gesto. Tutto sommato i rapporti italo–russi hanno fondamento in tempi ben più antichi. Tempi in cui la Russia ha sostenuto e aiutato il Belpaese. Ma a quanto pare le regole da seguire, nolenti o dolenti, sono quelle dell’Unione europea.

Durante un’intervista, all’emittente tv India Today, Mosca ha confermato il solo utilizzo di armi convenzionali in Ucraina. Mettendo a tacere, così, le dicerie di un probabile uso di armi nucleari nel conflitto. Inoltre affermano che “la russofobia sta guadagnando terreno in Occidente. Si stanno prendendo misure impensabili che stanno distruggendo i principi del comportamento civile. Sarebbe impossibile immaginare qualcosa di simile nel nostro Paese”.

Per il ministro della Difesa di Mosca Sergey Shoigu, i Paesi occidentali fanno «di tutto per far durare le ostilità». Ha anche affermato che il volume crescente di forniture di armi straniere all’Ucraina «dimostra chiaramente le intenzioni di spingere il regime di Kiev a combattere».

Ad essere messa in guardia dalla Russia è anche la Moldova. Le iniziative prese potrebbero “danneggiare le relazioni” tra i Paesi. La portavoce Zakharova ha ricordato che la presidente moldava Maia Sandu ha promesso di mantenere «lo status neutrale e rispettare i diritti e gli interessi dei suoi residenti, in una partnership pragmatica e reciprocamente vantaggiosa con la Russia». Ma queste affermazione sono contraddette dalle dalle ultime iniziative legislative della Moldavia. Così come dalle misure restrittive imposte ai media russi che lavorano in Moldavia. E anche dal sostegno incondizionato agli sforzi degli Stati Uniti e dei loro alleati per estromettere la Russia dalle organizzazioni e dagli organismi internazionali. E dalla connivenza delle autorità moldave nelle proteste anti–russe davanti all’ambasciata a Chisinau.

La Zakharova ha poi citato una nuova legge approvata dal Parlamento moldavo che vieta la trasmissione di programmi e film realizzati in Paesi che non hanno ratificato la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera. E la Russia è una di queste. «Tutto ciò influisce certamente sull‘atmosfera generale attorno alle relazioni russo–moldave. Ci auguriamo che il buon senso prevalga tra la leadership della Repubblica e che la parte moldava si astenga da azioni che infliggono danni alle sue relazioni con la Russia».

Pechino intanto informa che continuerà ad aumentare il “coordinamento strategico” con Mosca a prescindere dalla volatilità internazionale. In sostanza, ribadisce “l’amicizia senza confini” con i russi, rimarcata il 4 febbraio scorso dai presidenti Xi Jinping e Putin.

Quindi in realtà la Cina, che ha affermato nei mesi precedenti una certa neutralità, sta iniziando a virare verso “l’amica” Russia. E questo di certo non giova all’Occidente che al momento sembra compatto e forte ma, in caso, sarà in grado di schierarsi contro la nuova, presunta, coalizione?

 

Giorgia Iacuele

Diplomatici, Mosca, Ucraina

Lascia un commento

© 2022 Consul Press - Tutti i diritti riservati.
Testata registrata presso il Tribunale di Roma, N° 87 del 24/4/2014.
Editore: Associazione Culturale "Pantheon" - Direttore Responsabile: Antonio Parisi
Sede: Via Dora, 2 - 00198 Roma (RM). Telefono: (+39) 06 92593748 - Posta elettronica: info@consulpress.eu