Per la terza volta il presidente del Brasile è Lula

La vittoria al ballottaggio contro l’attuale capo di Stato Jair Bolsonaro fa diventare Luiz Inácio Lula da Silva presidente in Brasile per la terza volta. A 77 anni riesce a riunire dietro di sé un’alleanza tanto forte da sconfiggere il bolsonarismo. 

Il Tribunale superiore elettorale ha ufficializzato la vittoria, col 98,86% del totale delle sezioni scrutinate, Lula ha ottenuto il 50,83% dei voti (59.596.247), contro il 49,17% di Bolsonaro (57.675.427).

Felicità e tristezza si alternano sui volti dei brasiliani al termine degli spogli del ballottaggio. Caroselli di auto e moto, grida dalle finestre degli appartamenti, suoni di clacson e bandiere al vento riempiono le strade delle principali Città. Da una parte i sostenitori dell’ex sindacalista, in lacrime di gioia, dall’altra il silenzio di delusione dei fan di Jair Bolsonaro. Le elezioni più polarizzate della storia del Paese spaccano la Nazione a metà. A Rio de Janeiro, la seconda metropoli più grande del Brasile, gli elettori in festa si sono riversati sulla spiaggia, inondando con la loro allegria il quartiere di Copacabana. Ma anche dalle “favelas” sulle colline partono fuochi di artificio a illuminare il cielo carioca.

«Oggi ha vinto il popolo brasiliano», ha sottolineato Lula. «Non si tratta di una vittoria mia o del partito, ma di un immenso movimento democratico. Hanno cercato di seppellirmi vivo ma ho avuto un processo di resurrezione nella politica brasiliana. Sono qui per governare il Paese in un momento difficile, ma troveremo le risposte. Il Brasile è pronto per lottare contro la crisi climatica e per la deforestazione zero dell’Amazzonia. La maggioranza del popolo ha lasciato detto chiaro che desidera più democrazia e non meno. Vuole più libertà, più uguaglianza e più fraternità».

«Dal 1 gennaio 2023 governerò per 215 milioni di brasiliani e non solo per quelli che hanno votato per me, perché non ci sono due Brasile. C’è un solo popolo, una sola Nazione. A nessuno interessa vivere in un Paese diviso in uno Stato di guerra permanente. Queste persone sono stanche di vedere l’altro come un nemico. È tempo di deporre le armi che non avrebbero mai dovuto essere impugnate». Le prime parole di Luiz Inácio Lula da Silva dopo la vittoria sanno di speranza. Ma saranno anche realtà?

Lula ha vinto ma non ha trionfato. Il Brasile si trova in una situazione difficile da gestire proprio perché è diviso all’interno. Dovrà affronterà uno scenario economico complesso e carico di incertezze, molto diverso dagli anni d’oro del suo primo mandato, con l’inflazione che può tornare a correre veloce e un’economia che rallenta la crescita. E Bolsonaro non scompare: resta il leader di un’opposizione fortissima al Congresso.

Nato nel 1945 nello Stato brasiliano rurale di Pernambuco. A 7 anni tutta la sua famiglia si trasferì a Santos, nello Stato di San Paolo. Lula lasciò la scuola dopo la quarta elementare per lavorare come lustrascarpe. A 14 anni trovò il suo primo lavoro regolare in una fabbrica di rame e decise di riprendere gli studi per ottenere il diploma equivalente al conseguimento della scuola superiore. A 19 anni perse il mignolo della mano sinistra mentre stava lavorando il fabbrica e fu allora che iniziò la sua attività sindacale. Il suo impegno per i lavoratori lo portò poi alle elezioni che lo decretarono presidente dal 2003 al 2011.

Nel 1980 nacque il Partito del Lavoratori che non aderì a nessuna Internazionale e alle prime elezioni pluripartitiche ottenne il 3,5% dei voti. Nel 1986, con le prime vere libere elezioni, raddoppiò i suoi consensi fino al 6,9%. Quell’anno, Lula conquistò un seggio al Congresso brasiliano.

Forte della suo impegno nel sindacato dei lavoratori dell’acciaio (del quale fu eletto presidente nel 1978), infatti, il nuovo leader del Brasile permise all’allora nascente Partito dei Lavoratori di ottenere alla prima turnazione una percentuale sufficiente per garantirne la sopravvivenza e la crescita. Nonostante la sconfitta, infatti, le elezioni del 1982 permisero al Partito dei Lavoratori di raddoppiare le sue percentuali appena quattro anni dopo.

Nel 2002, Lula divenne il candidato presidente contro il leader di centro José Serra del partito della Social democrazia brasiliana. L’ex sindacalista e vinse le elezioni con il 61% delle preferenze: ottenne 52,4 milioni di voti ovvero il numero più alto della storia democratica del Brasile. Il 29 ottobre del 2006 fu riconfermato presidente con oltre il 60% dei voti al ballottaggio battendo il candidato del PSDB Geraldo Ackim.

Portò avanti un progetto per cercare di sradicare la fame dal Brasile seguendo le orme di Fernando Henrique Cardoso. Lula ampliò questi programmi con “Fome Zero“, iniziativa che prevedeva la costruzione di cisterne per l’acqua nella regione semi-arida di Sertão, azioni per contrastare le gravidanze tra le adolescenti e rafforzare l’agricoltura familiare distribuendo una quantità minima di denaro ai poveri.

Altro grande programma sociale fu “Bolsa Familia“, che prevedeva anche quote per il cibo e il gas da cucina ed è stato preceduto dalla creazione del nuovo ministero per lo Sviluppo Sociale e la Lotta alla fame. La fusione ridusse notevolmente i costi amministrativi e i tempi burocratici per le famiglie coinvolte. Il programma fu elogiato a livello internazionale nonostante alcune critiche interne al Paese.

Nel 2016, infatti, venne coinvolto nella Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio) e fu accusato di aver ricevuto denaro e favori da parte di imprese. Il 4 marzo dello stesso anno fu fermato e interrogato per tre ore per l’accusa di corruzione. Lula respinse le accuse, ma dopo un anno fu condannato per aver ricevuto, secondo la magistratura, tangenti del valore di 3,7 milioni di reais (valuta ufficiale del Brasile dal 1º luglio 1994). In primo grado fu condannato a nove anni e mezzo di prigione, ma rimase libero in attesa dell’appello.

In secondo grado la pena, però, fu aumentata a 12 anni e la Corte suprema respinse il suo appello contro la provvisoria esecutività della sentenza. Il 7 aprile 2018, dopo aver tenuto un discorso di fronte al sindacato dei lavoratori metallurgici dell’ABC a São Bernardo do Campo, Lula si consegnò spontaneamente alla Polizia Federale.

Nel novembre del 2019 il Tribunale supremo federale decise di scarcerarlo in attesa della sentenza definitiva dopo 580 giorni di detenzione. Mentre nel 2021 fu prosciolto da ogni accusa, tornando quindi eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici.

Giorgia Iacuele

Brasile, elezioni, Lula

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