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Piano d’Azione Congiunto Globale, acronimo di PACG, in persiano برنامه جامع اقدام مشترک‎‎, acronimo  برجام‎‎, in inglese Joint Comprehensive Plan of Action, Jcpoa

Ricorre il V anniversario dell’Accordo Nucleare.
L’Ambasciata dell’Iran  a Roma traccia passi di un Accordo che ritiene sia fondamentale

Raffaele Panico

Ripercorrere per motivato senso di pluralismo nell’informazione mondiale temi importanti e fondamentali per il conseguimento del dialogo e la costruzione del futuro, dal punto di vista di sentimenti italiani nella cooperazione tra popoli e culture, più che ragionamenti derivanti da geopolitiche spesso improntate egoisticamente, è materia indiscutibilmente condivisa. E gli italiani lo hanno riscontrato persino in questi mesi, e purtroppo non è finita, all’interno dei confini dell’Unione Europea di cui l’Italia è più che una tra le Nazione fondatrice del progetto comune, è genitrice, Madre della rinascita dai secoli bui in cui ogni continente può inciampare i propri passi verso il futuro.

La lettera e le note arrivano all’agenzia Consulpress e si invita alla lettura della desiderata del popolo iraniano. Il dialogo non tanto della diplomazia che a volte si incarta tra le posizioni, piuttosto lo svolgimento del pensiero uso al confronto al dibattito che sono le sole dinamiche capaci di generare un tappeto, o indicare vie, strada maestra per muovere passo dopo passo (Step by step, step to step in inglese) sviluppi essenziali più che tra addetti ai lavori tra il pensiero di popoli, pensiero maturato all’insegna della comunicazione anche giornalistica e studi storici di lunga durata. Spesso i popoli nel passato si sono sfidati e scontrati anche pesantemente, a modo di quella adolescenza irrequieta che genera il contrasto, il prendersi a pugni ma una volta ed è passata, ci si ritrova amici da adulti anche a distanza di molti anni. È la giovinezza dei popoli e sapere di aver vissuto anche sbagliando ma questa è la vita e la grande storia. Individui diventati persone mature, popoli nemici ritrovano i sensi della propria cultura e con queste culture il rispetto delle proprie radici e della civiltà di questo pianeta chiamato Terra. Non a caso, per chiarezza e fermezza anche della nostra cultura italiana preferiamo l’uso della lingua italiana, la quarta più studiata al mondo dopo inglese, il cinese e lo spagnolo, e figlia diretta del latino.                          

L’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, in occasione del V Anniversario dalla firma dell’Accordo Nucleare, desidera sensibilizzare l’attenzione italiana sull’andamento dei negoziati, volti all’implementazione di questo importante documento internazionale e sottolineare le sue più recenti evoluzioni. Dopo negoziati lunghi e articolati durati alcuni mesi di strette consultazioni, l’Accordo nucleare venne finalmente firmato a Vienna il 14 Giugno 2015. È Il Piano d’Azione Congiunto Globale, acronimo di PACG in persiano: برنامه جامع اقدام مشترک‎‎, acronimo  برجام‎‎, in inglese Joint Comprehensive Plan of Action, Jcpoa, comunemente noto come Accordo sul Nucleare Iraniano. È il risultato di un buon lavoro della diplomazia multilaterale, dopo anni di intenso lavoro, che rischia di vanificarsi a causa della lunga inimicizia da parte Americana, per negligenze di alcuni Paesi coinvolti, oltre ripetute violazioni degli impegni sottoscritti e per il mancato beneficio derivato all’Iran. L’accordo è un importante documento anti-proliferazione nucleare e può essere considerato un modello cui ispirarsi per superare anche altre problematiche, tanto regionali quanto internazionali. Per posizione geopolitica l’Italia non può che manifestare sensi di relazioni internazionali lungimiranti. Ora il lungo percorso è in fase di stallo, risente della complessa situazione generata dalle politiche degli Stati Uniti d’America volte a generare forti pressioni e dell’allineamento sostanziale dell’Europa (E3).

La posizione oscillatoria degli Stati Uniti d’America circa l’Accordo, nonostante alcune difficoltà, muove sostanzialmente una politica di stop and go, tra l’implementazione e poi col presidente Donald Trump, purtroppo, sottolinea Teheran, si è passati a posizioni rigide, contrarie allo spirito dell’Accordo. Posizioni intransigenti che coinvolgono gli altri Paesi firmatari, nonostante hanno richiesto nuove e più difficili consultazioni, l’8 maggio 2018 l’Amministrazione americana ha abbandonato unilateralmente l’Accordo, ripristinando anche le sanzioni all’Iran. Il resto dei Paesi firmatari dell’Accordo hanno ribadito mantenere gli impegni del PACG / برجام‎‎, / JCPOA e hanno dichiarato di voler individuare soluzioni pratiche a beneficio dell’Iran (lettera del Presidente della Commissione congiunta del JCPOA ai Ministri degli Affari Esteri del 6 giugno 2018).

Continua esattamente in questi passi il documento dell’Ambasciata dell’Iran a Roma:

“Tra gli impegni condivisi nell’Accordo dagli interlocutori dell’Iran (EU/E3+3) si annoverano la salvaguardia e l’approfondimento delle relazioni economiche, la continuazione della vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati, la continuazione di utili transazioni bancarie, di trasporti efficaci a livello multilaterale, crediti all’export, investimenti in Iran, sostegno alle attività economiche e commerciali. Con questo intento sono stati annunciati strumenti come Instex (31 gennaio 2019) che seppur in tempi lunghi sono stati parzialmente attivati, rivelandosi di ben poca utilità purtroppo a causa della fondamentale mancanza di un meccanismo in grado di offrire copertura finanziaria. 

La R.I. dell’Iran in occasione dei vari incontri con i suoi interlocutori ha espresso insoddisfazione per la mancata attuazione degli impegni assunti in seno all’Accordo e nel corso di un incontro bilaterale a livello di Ministri degli Affari esteri ha richiesto che venissero rispettati nel dettaglio gli 11 impegni nel quadro dell’Accordo. Non ricevendo riscontro l’Iran il 7 maggio 2019 ha annunciato l’intenzione a 60 giorni di diminuire i suoi impegni in seno all’Accordo secondo gli articoli 26 e 36 dello stesso, in 5 passi, di cui il quinto il 5 gennaio 2020. Tra le limitazioni accettate in precedenza e non più prese in considerazione vi sono il contenimento del numero delle centrifughe, il mantenimento del livello di arricchimento dell’uranio, le restrizioni nell’ambito della ricerca. Ciononostante l’adesione volontaria al Protocollo aggiuntivo continua.

Riguardo agli impegni iraniani assunti in seno all’Accordo per cui talvolta sono state mosse accuse di ambiguità si attira l’attenzione su alcune considerazioni: prima fra tante la questione relativa all’eliminazione delle restrizioni in ambito militare e missilistico negli anni 5° e 8° dalla firma dell’Accordo: secondo gli art. 5 e 6 della Risoluzione 2231 fino al quinto anno vige un regime di autorizzazione per la consegna di armamenti all’Iran sotto la supervisione del Consiglio di Sicurezza. Dopo tale periodo decadono le restrizioni. Anche le sanzioni e i divieti relativi alle persone fisiche in relazione a queste restrizioni dopo il suddetto periodo decadono. Pertanto secondo la legge il 17 ottobre 2020 verranno sospese le limitazioni sugli armamenti imposte all’Iran. Il tentativo Statunitensi di esercitare pressioni sul Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il rinnovo di queste restrizioni è così considerato illegittimo e sulla base della Risoluzione 2231 gli Stati Uniti non hanno la facoltà ribadisce Teheran.

Riguardo alla sospensione delle sanzioni, l’America e l’Europa in base agli impegni assunti in seno all’Accordo sono tenute a revocare, attraverso meccanismi legislativi interni, le sanzioni imposte all’Iran in ambito nucleare. L’Unione Europea il 18 ottobre 2015 lo ha notificato ai Paesi membri dell’Accordo con i Regolamenti n° 1863 e 1861. In altre dichiarazioni ufficiali si è notificata la revoca delle sanzioni in settori quali i trasferimenti finanziari, assicurazioni, sovvenzioni, obbligazioni, importazione di petrolio e gas, esportazione di strumentazioni del settore petrolifero, gas e petrolchimico, costruzioni navali, trasporti, oro e metalli preziosi, software e Swift. Nel corso degli ultimi 5 anni però non si è assistito ad alcun tipo di beneficio concreto derivante all’Iran dalla sospensione delle su elencate restrizioni.

Gli Usa non solo non hanno promosso azioni efficaci nel revocare le sanzioni, ma hanno imposto nuove sanzioni in 38 diversi settori e aggiunto integrazioni in  altri 37, aumentando fortemente negli ultimi 3 anni le restrizioni esistenti di fatto. Tra queste compare l’inserimento di centinaia di persone e alte cariche dello Stato come la Guida Suprema, il Ministro degli Esteri, il Capo delle Forze Armate, oltre a decine di istituzioni iraniane nella lista delle sanzioni; sotto sanzione è il programma missilistico, le Compagnie aeree, il Sepah Pasdaran. Molteplici iniziative ostili all’Iran sono state messe in atto come la sospensione di autorizzazioni precedentemente concesse, tra cui la vendita di veivoli per il trasporto passeggeri, il tentativo  di azzerare le esportazioni petrolifere iraniane, l’imposizione di sanzioni estese nel settore bancario e contro la Banca Centrale e l’arresto e detenzione di cittadini iraniani.

Riattivazione del Meccanismo per la soluzione delle controversie

A causa della sostanziale mancata adesione di tre Paesi Europei agli impegni sottoscritti, dell’ approccio distruttivo dall’inizio del 2020 e dell’ approvazione della recente controversa Risoluzione in seno all’AEIA, il Ministro degli Affari esteri  iraniano il 2 luglio u.s. in base al paragrafo 36 dell’ Accordo e tramite una lettera indirizzata a Joseph Borrel, Coordinatore della Commissione congiunta per l’ Accordo, ha chiaramente dichiarato che la R.I. dell’Iran ha nuovamente attivato il meccanismo  per la soluzione delle controversie in seno al JCPOA . Le motivazioni sono:

  • La bozza della Risoluzione su citata sottoposta da tre Paesi al Consiglio dei Governatori dell’AIEA. In base all’ Art. 14 dell’Accordo i Paesi firmatari sono tenuti per quanto riguarda il programma nucleare iraniano ad agire in seno alle organizzazioni internazionali come precisa il testo dell’Accordo.
  • Il tentativo di tre paesi europei di neutralizzare la fine delle restrizioni sugli armamenti prevista dalla Risoluzione 2231.
  • Le affermazioni sconcertanti rilasciate delle autorità di Francia , Gran Bretagna e Germania in palese contrasto con l’ art. 28 del JCPOA .
  • La mancata adesione agli impegni sottoscritti in relazione agli 11 obblighi previsti dall’Accordo. Nonostante le promesse fatte infatti non si sono evidenziati benefici tangibili per l’Iran derivanti dall’ Accordo nucleare. La R.I. dell’Iran respinge le asserzioni dei tre Paesi europei riguardo alla mancata adesione iraniana all’Accordo affermando che i tre Governi dovrebbero prima produrre evidenza della propria adempienza ai loro impegni in seno all’Accordo. L’ Iran sin dall’inizio ha manifestato buona determinazione nell’implementare l’Accordo, prestando fede ai propri impegni ancor prima che lo facessero i suoi interlocutori; purtroppo ad oggi non si riscontrano comportamenti simili da parte dei firmatari europei dell’ Accordo.
  • Secondo la Ris. 2231 tutti i Paesi hanno l‘obbligo di agire in base all’art.25 ossequiandone la tempistica prevista, sostenendone l’implementazione ed evitando azioni distruttive ai danni dell’Accordo.
  • La Risoluzione 2231 è un regime di fine e non di rinnovo delle sanzioni.
  • Uno dei principi fondamentali del diritto internazionale prevede che quando un governo è inadempiente verso i propri impegni prescritti dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, perde i diritti derivanti da quelle stesse risoluzioni; poichè gli USA hanno violato i propri impegni nel quadro del JCPOA , non sono al momento nella posizione di avanzare pretese verso l’ Iran o di agire in seno al Consiglio di Sicurezza per proporre nuove e più restrittive risoluzioni.  
  • La Risoluzione 2231 per sua natura non necessita di conferme relativamente alla fine delle restrizioni e in modo automatico ne stabilisce il termine.
  • L’ unico risultato ottenuto dall’ Iran in seno al JCPOA relativamente alla Ris. 2231 è la fine delle restrizioni nei tempi stabiliti. Se le restrizioni venissero prorogate in seno al Consiglio di Sicurezza, verrebbe meno ogni aspettativa nei confronti dell’Iran di rimanere nell’ Accordo rispettando gli impegni sottoscritti. L’ Iran insiste pertanto nel veder riconosciuti i propri diritti in base agli articoli n. 26 e 36 dell’Accordo.

L’ Ambasciata della R.I. dell’Iran nutre l’aspettativa nei confronti delle autorità  e dell’opinione pubblica italiana che nel nome dei diritti del popolo iraniano vengano condannate le disumane politiche di massima pressione americana  e chiede ai governi dei Paesi europei di agire fattivamente in direzione di un rafforzamento dell’ Accordo, osservando gli impegni sottoscritti e adottando politiche indipendenti realmente efficaci.”

FOTO ARCHIVIO PERSONALE  dell’ AUTORE 

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