Pil in calo del 2,4% secondo Confcommercio

Frena ancora il Pil italiano che a marzo fa registrare un -1,7% su febbraio, consolidando la tendenza al rallentamento emersa nei mesi scorsi. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare all’1,3%, in ridimensionamento rispetto ai periodi precedenti.

A rilevarlo è Confcommercio nella Congiuntura di marzo. “Nella media del primo trimestre il Pil è stimato in calo del -2,4% sul trimestre precedente, dato che porterebbe comunque a una crescita su base annua del 3,3%. Ma anche con il pieno sfruttamento delle risorse del Pnrr” – spiega il rapporto -“difficilmente si raggiungerà una crescita media 2022 superiore al 3%.

Non si arresta la tendenza al rialzo dell’inflazione, per la quale Confcommercio a marzo stima un +0,6% su febbraio. Incremento previsto del 6,1% su base annua. Rilevanti gli effetti sulla spesa delle famiglie che, a parità di consumi obbligati, spenderanno in media 1.826 euro in più l’anno. Nello specifico, 1.220 euro per luce e gas, 320 euro per carburanti, 286 euro per alimentari e altri beni essenziali. La dinamica dei prezzi è spinta al rialzo dal persistere di forti tensioni sui mercati delle materie prime. Si tratta di  una tendenza che, anche ipotizzando una distensione inflazionistica e geopolitica, permarrebbe secondo Confcommercio almeno fino ai mesi estivi.

Taglio di 25 centesimi delle accise sulla benzina fino ad aprile. Bonus sociale allargato a 5,2 milioni di famiglie, che pagheranno luce e gas come l’estate scorsa.

Bollette a rate e crediti d’imposta per le imprese. Golden power rafforzato. Il premier Mario Draghi tiene fede all’impegno a intervenire subito, con 4,4 miliardi, per difendere il potere di acquisto delle famiglie e il tessuto imprenditoriale, soprattutto quello più esposto con Russia e Ucraina. E lo fa senza mettere mano quasi alle risorse pubbliche ma tassando del 10% gli extraprofitti delle società energetiche.

Nel comunicato finale del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto anti crisi ucraina si legge: “Fino alla fine del 2022 si potranno sospendere o prorogare le prestazioni previste dagli appalti pubblici in presenza di variazioni in aumento dei prezzi di alcuni materiali da costruzione“, rilevate dal Mims. “Ovvero gli aumenti eccezionali dei prezzi dei carburanti e dei prodotti energetici“.  Gli aumenti dei prezzi potranno essere “valutati come causa di forza maggiore e dare luogo alla sospensione o se non consentono di ultimare i lavori in tempo possono essere prorogati”.

Giorgia Iacuele

Confcommercio, Economia, Pil

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