
Quello che s’impara da un libro di Paolo Del Debbio:
“Le 10 cose che ho imparato dalla Vita”
Scritto da Franco D'Emilio il . Pubblicato in Attualità, Arte, Cultura ed Eventi.
Quel suo libro, così umile nel titolo “Le 10 cose che ho imparato dalla vita“, lo avevo letto alcuni anni fa, era la fine del 2021, fresco di stampa e distribuzione nelle librerie, e sono tornato a scorrerlo adesso, sollecitato da tanta miseria politica e culturale dei nostri giorni, per ritrovarne e riconsiderarne alcuni passi, ancora oggi di grande attualità.
Se un libro si torna a cercarlo sul ripiano della propria libreria, allora vuol dire che dalle sue pagine, dal suo autore si sono davvero imparate e condivise cose che possono indirizzare, segnare la nostra vita, come quella di tanti altri lettori. E quel libro sono proprio “Le 10 cose che ho imparato dalla vita” di Paolo Del Debbio, noto giornalista e docente universitario, insuperabile conduttore di Dritto e Rovescio, approfondimento settimanale di grande successo Mediaset su temi della politica e dell’attualità.
Proprio lui, quel Paolo, la cui penna avevo già particolarmente apprezzato in altre opere, laddove con tanta semplicità, ma altrettanta chiarezza analizza e studia il rapporto tra etica ed economia, guidando agevolmente pure lettori come me, abbastanza “ciuco” in materia economica. Sì, ciuco, forse anche un po’ bischeraccio per dirla nello stesso vernacolo, condiviso con Del Debbio, anch’egli “maledetto toscano”, ricorrendo all’emblematica definizione di Curzio Malaparte.
A Lucca le radici umane, familiari e culturali di Paolo, dunque con l’imprinting distintivo, unico dei “toscanacci”.
Innanzitutto, uomini attenti a verificare tutto, prima di convincersi della bontà o meno delle cose e delle persone; poi, tipi “fumini”, addirittura “fumantini” al primo spunto; quindi, anche tanto critici, polemici fino allo spregio; inoltre, se provocati, persone veramente ironiche, taglienti sino al sarcasmo e, al limite, vivacemente sboccate; infine, cittadini insofferenti di ogni servilismo, soggezione a principi dogmatici o all’esercizio eccessivo dell’autorità, religiosa o laica che essa sia. In compenso, chiara e mai ostentata, l’onestà di tanto realismo e pragmatismo, confidando innanzitutto nella libertà della propria intelligenza, quasi si potesse parlare dei toscani come dei pre-illuministi, insomma una sorta di precursori del Secolo dei Lumi col trionfo dell’uso critico della ragione.
COMPLESSIVAMENTE, in questi tratti c’è proprio tutto il nostro simpatico Paolo Del Debbio, uomo ed intellettuale schietto,mai prono ad alcuno perché consapevole del suo valore come dei suoi difetti, ancora di più della preziosa, spontanea umiltà di dichiarare “Le 10 cose che ho imparato dalla vita”; quel Paolo, tanto sorridente in segno d’approvazione, comprensione oppure subito ruvido e severo in caso di disapprovazione, spesso scuotendo il capo e alzando lo sguardo al cielo, con la stessa vis polemica del motto “gl’è tutto sbagliato gl’è tutto da rifare”dell’eroico toscano Gino Bartali.
“Le 10 cose che ho imparato dalla vita” non è affatto una biografia in senso stretto dell’autore, piuttosto è l’esposizione come nel tempo, dall’infanzia ad oggi, la vita dello stesso abbia saputo incontrarsi, intrecciarsi con quella altrui, individuale o comunitaria che fosse, arricchendo in tal modo la propria capacità di confronto, dialogo e giudizio.
Sollecitato anche da tanta empatia, affabilità e curiosità personale, il caro Paolo Del Debbio è stato abile, quanto un cestaio di Pescia, località in provincia di Pistoia, nell’intreccio stretto del suo cammino con quello della sua famiglia, con quello dei tipi e tipetti della frazione di Lucca, ove nato e cresciuto, con quello dei piccoli e grandi maestri di vita, pensiero e rigore morale che molto hanno stimolato, pure assecondato la sua sete di sapere, sempre nella consapevolezza che mai tale sete possa esaurirsi.
Frutto di questo solido intreccio è la capacità riflessiva, soprattutto sotto l’aspetto della meditazione, come lo stesso Paolo scrive: “La meditazione è un esercizio, ma non ci sono regole precise, si impara a meditare meditando. …. E così è successo a me. Alla fine rende la vita più bella, ma anche più impegnativa, perché impari gradualmente a non accontentarti di ciò che pensi di aver capito: pensi sempre di poter capire di più, di poter scavare oltre alla superficie dei fatti, delle idee, degli incontri con le persone più significative“.
È il filosofo che emerge, ruolo che Paolo, pure nei panni di maestro e docente universitario, svolge con la stessa umiltà con la quale ha fatto tesoro delle 10 cose importanti, insegnategli dalla vita, lasciando alla sua libera scelta se coglierne e svilupparne il dono.
Già, la libertà, altro tema di continua meditazione da parte del nostro protagonista, sempre attento al rapporto tra libertà individuale e libertà collettiva perché la tutela della prima sempre si contemperi nella seconda e perché una piena, sostanziale democrazia, fuori da restrittive, faziose ideologie, tuteli i diritti dell’intera comunità, soprattutto i più deboli, mai però dimentica della presenza e del contributo da parte dei cittadini più fortunati.
Questo lo spirito con il quale Paolo Del Debbio, già nel 1994, elaborò i punti essenziali del programma politico di Forza Italia, rivelatosi poi vincente, a sostegno della discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Un programma, interprete del liberalismo democratico, capace di raggiungere tutti e particolarmente efficace nell’abilità di contrapporre su ogni problema, da una parte la posizione di Forza Italia, dall’altra quella della sinistra, illusoriamente parolaia.
Sin da giovane Paolo Del Debbio ha conosciuto il valore formativo del lavoro, da quello, ad esempio, di garzone di macelleria a quello di docente universitario e giornalista; ha conosciuto i limiti e le difficoltà della famiglia d’origine, pari a quelle di tanti altri giovani; ha imparato a comunicare con la gente dei mercati, della strada con la stessa immediatezza con la quale va dritto al nocciolo di ogni questione con i suoi studenti universitari, con i suoi lettori, con gli stessi spettatori del suo Dritto e Rovescio.
Lo accusano, vanamente e scioccamente, di essere un populista: lui sorride lievemente, come giusto che sia con le corbellerie di chiunque parli solo perché nella disponibilità di una bocca, scarsamente guidata dal cervello; di chiunque parli a vanvera perché senza la fortuna di poter dire “Le 10 cose che ho imparato dalla vita” e tra queste immancabilmente l’amore per la famiglia e il prossimo, il lavoro e l’onestà, lo studio e la cultura, la giustizia e la libertà.
Paolo Del Debbio è pianta di salde radici, non si piega mai, al massimo continua a “scotere il capo alla maniera del Bartali.”
