RIPOSA IN PACE L’ATTRICE SENZA ETÀ

L’IMMORTALE DIVA DELLA PORTA ACCANTO, PROTAGONISTA DEI FILM RICCHI D’UMANITÀ

Non ci credo: è morta Monica Vitti. Era malata. Soffriva da anni di un’artrite reumatoide che non dà tregua a chi non ha santi in Paradiso. A chi non ha l’elisir di lunga vita. Ma in fondo gli attori non hanno età. E vale anche per le attrici. Lo ricordano in Permette? Alberto Sordi di Luca Manfredi i bravissimi (specie lei) Pia Lanciotti ed Edoardo Pesce.  

Lo scultore Ernesto Lamagna sostiene che gli artisti non dovrebbero mai morire. Coniugare la vita all’imperfetto capita pure alle persone tutte d’un pezzo. Come il mio grande amico Gerardo Iannaccone. Un Uomo che non si trova su Wikipedia ma che rimarrà per sempre nei cuori degli amici che gli hanno voluto bene. Apprezzandone la franchezza. Tipica degli individui abituati a dire quello che pensano e a fare quello che dicono. Duri nella lotta. Leali, nondimeno, nell’animo. Ma anche gli interpreti capaci di emozionare nel buio della sala milioni di persone illuminando le zone buie dell’esistenza posseggono quel tipo di catartica schiettezza. Aliena ai salamelecchi. All’egemonia dell’appartenenza sulla competenza. Delle chiacchiere sui fatti. Delle caste massoniche sui genuini sentimenti di fratellanza. Dei colpi di gomito degli interpreti raccomandati dai casting director sui colpi d’ala degli interpreti immortali.
Almeno nello spirito. Monica Vitti resterà sempre, lontano dalle secche della retorica intesa come ampollosità, che con l’eloquenza dei retori c’entra come i cavoli a merenda, una Donna, un’Attrice, un’Artista Immortale. Senza età. Né artriti. Né acciacchi. Lo spirito, alla fine, vince sulla materia. Il materialismo storico e dialettico non si porta nella fossa. In cielo brilla un’altra stella. Una star della porta accanto. Che ha lavorato su se stessa e sui personaggi, ora complessi ed evocativi ora spassosi ed eccentrici, col valore terapeutico dell’ironia. 

Cosa posso aggiungere senza pagare dazio agli epitaffi bugiardi per antonomasia? Monica Vitti l’ho sfiorata parecchie volte. Al ristorante Miraggio a Trastevere. A via della Lungara. A due passi dal carcere di Regina Celi. Er gabbio. Come si dice a Roma. Monica amava l’atmosfera di quel ristorante. La Città Eterna dei trafficoni, dei sanpietrini che i ragazzi di strada, quelli veri, “acciaccano” fino a consumarli, le tavole quadrettate, l’aria di complicità dei vicoli, l’egemonia del buon vivere sul bel vivere. Che adorava pure Sean Connery. Un’altra perdita pazzesca.
Monica Vitti era una romana al contempo tipica e atipica. La Musa di Michelangelo Antonioni dapprincipio. In Deserto rosso impersonava la malata di nervi. La classica alienata. Allora si trattava d’una tendenza di punta per gli intellettuali o presunti tali. Che consideravano il film misterioso, poetico ed ermetico. Ad Alberto Sordi non piacque. Digerì la storia della donna intimorita dall’azienda del marito, dallo scenario innaturale delle fabbriche, conquistata da un giovane industriale, spinta al tradimento, solo perché c’era Lei. Monica. Una persona Vera. Autentica. Spontanea. Come Gerardo ed Ernesto. A Sordi non interessavano granché gli altiforni, le ciminiere, la capacità di scrivere con la luce di Antonioni, i paesaggi riflessivi, il bitume, le macchine, la desolazione simbolica, i motivi figurativi tradotti in moniti introspettivi di Deserto rosso. A Sordi premeva assai di più la Fragranza di Vita dell’avvenente ed estroversa Monica. Celata nei panni di donna introversa, irrisolta, al servizio della tenuta stilistica di un Autore coi fiocchi. E chi lo nega! Sordi la volle nei film più antintellettuali ed empatitici che ha girato e interpretato: Amore mio aiutami, Polvere di stelle e Io so che tu sai che io so. Quest’ultimo film in particolare con una Monica d’affissione con la voce rauca che canta Maramao perché sei morto di Trio Lescano abbracciata ad Albertone non sarà mai un film intellettuale coperto di polvere. Di quelli che piacciono ai vari professori Carlo Maria Riccardelli ansiosi di sembrare intelligenti. Sarà in eterno un capolavoro di Umanità. Scevro da pose. Com’era Lei.

MASSIMILIANO SERRIELLO

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