martedì, 20 Agosto 2019
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La “Calotta” storica tradizione nata agli inizi del Settecento presso la Scuola Ufficiali Carabinieri

SCUOLA UFFICIALI CARABINIERI FESTA DI FINE CORSO
La “Calotta” la storica tradizione ha oltre tre secoli… e nasce in Francia

Raffaele Panico

Roma, 7 giugno scorso, l’esperienza formativa degli Allievi della Scuola Ufficiali Carabinieri si è conclusa anche quest’anno presso la sede dell’Istituto (Roma, via Aurelia 511) con la tanto attesa “Festa di Fine Corso” organizzata dalla Nobilissima Calotta.  

“La Calotta” nasce in Francia nel Settecento come momento goliardico, gioviale, durante la formazione militare e prende in nome dal copricapo tipo papalina. Nel solco delle tradizioni storiche, anche l’Arma dei Carabinieri vede questa ricorrenza festosa – “La Calotta” – ed è un’istituzione costituita da ufficiali subalterni di Reparto. In Francia decade ai tempi di Luigi XVI, con l’esperienza rivoluzionaria francese e l’Impero napoleonico; ma viene ripresa e rinvigorita sin dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri il 13 luglio 1814, quando Vittorio Emanuele I, il sovrano Re del Regno Sardo-Piemontese, emanava le Regie Patenti per il Corpo d’élite dei Carabinieri Reali.
Così, tanto le celebri origini e i nobilissimi intenti vengono ancor oggi promosse, come una fiaccola che sempre rimane inalterata e illumina col proposito di diffondere il cameratismo, la solidarietà, il decoro unitamente ad una distinta elegante dignità delle compagini militari. La finalità è quella di valutare, appunto su consiglio di Calotta, il contegno degli ufficiali subalterni, di aiutarli a farli ambientare nei ranghi militari durante il percorso formativo. Con l’Unità d’Italia l’esercito italiano attraverso la Calotta tiene a condotta questioni inerenti i novelli Ufficiali tanto per la loro condotta privata quanto per aspetti che attengono il rango il decoro e senso dell’onore. Una via maestra che tiene a vigilare i subalterni da parte dei più anziani per correggere a tempo gli errori nel comportamento, le mancanze e l’inesperienza nello svolgimento delle mansioni di formazione e d’istradamento ­del servizio da rendere per la patria per la comunità, quindi il comportamento coerente con lo spirito di corpo che anima i reparti.

Quest’anno in un contesto conviviale per condividere il significato dei momenti del ciclo formativo degli allievi ufficiali hanno partecipato gli artisti del “Circo Bianco” di Roma che hanno affascinato gli ospiti con la loro maestria. A seguire la serata è stata scandita dalle note della band musicale “Soul food”, un trio d’artisti eccellenti per la loro musica e la loro vivacità partenopea. Infine, tutti i giovani ufficiali che hanno concluso i corsi di formazione lodevolmente hanno ricevuti in omaggio dalle Autorità presenti delle riproduzioni realizzate in proposito dal disegnatore Fabio Vettori. L’artista è famoso per le sue “formiche umanizzate”, che nell’insieme della rappresentazione intende così ottenere la massima figurazione a personificare tutte le individualità che la Scuola Ufficiali e le sue varie attività svolgono. Una nota pittorica che simboleggia il ruolo dell’attività quotidiana da svolgere per migliorare costantemente se stessi e la vocazione alla comunità. All’occasione sono stati anche raccolti dei fondi destinati al Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, fondato dal Beato Giuseppe Puglisi nel 1991, l’ONLUS è legata alla figura del parroco ucciso dalla mafia nel quartiere Brancaccio di Palermo e si occupa del contrasto alla criminalità ed all’emarginazione sociale.

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