SETTEMBRE, Pensieri e Parole, riflessioni, sogni, desideri, di Silvana Costa

Gabriele D’Annunzio, il grande poeta così celebra il corrente mese:
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare… 

di SILVANA COSTA 

Un mese magico in cui non sono ancora svaniti i colori ed i calori dell’estate, ma già si sentono, nella sua aria dolce e malinconica e anche tanto romantica, nuove e più tenui atmosfere e più fresche temperature. 
Molti altri poeti hanno cantato Settembre. – Dunque, rondini rondini, addio! Dunque andate, dunque ci lasciate per paesi tanto a noi lontani. È finita qui la rossa estate. (Giovanni Pascoli) – Sono più miti le mattine e più scure diventano le noci. (Emily Dickinson).

E poi la famosa canzone di Battisti-Mogol, 29 settembre portata al successo dall’Equipe 84 che ancora si canta.

Ma per noi romani c’è un altro 29 settembre molto importante. Infatti in questo giorno la Liturgia della Chiesa ricorda la festività di San Michele Arcangelo, condottiero delle schiere celesti.  
Il suo nome deriva dall’espressione “Mi-ka-El”, che significa “chi è come Dio?” e poiché nessuno è come l’Onnipotente, l’Arcangelo combatte tutti coloro che si innalzano con superbia, sfidando l’Altissimo.  

La notissima leggenda, che lega il nome dell’Arcangelo Michele a quello di Castel Sant’Angelo a Roma, risale a Gregorio I, papa dal 590 al 604 che sale al soglio  pontificio in una città in preda all’anarchia e alla carestia, dove pochi, sparuti, cittadini si aggirano   tra le rovine di quella che è stata la capitale del mondo.  
A complicare ulteriormente una situazione già critica sopraggiungono una rovinosa piena del Tevere che sommerge buona parte dell’Urbe, ed una terribile pestilenza che decima la già scarsa popolazione. 

Per invocare la misericordia divina, papa Gregorio organizza una processione di tre giorni a cui prende parte l’intera cittadinanza intonando inni in una città preda della peste che falcia anche il corteo, fulminando gli uomini e facendoli stramazzare a terra morti.  Giunti all’altezza del mausoleo di Adriano, però, i romani distinguono chiaramente stagliarsi contro il cielo violetto la sagoma luminosa di un angelo nell’atto di riporre nel fodero la sua spada fiammeggiante.  Quella sera stessa la pestilenza cessa e il mausoleo di Adriano diventa, così, il Castello dell’Angelo.

Il Santo è stato proclamato protettore delle forze dell’ordine da Pio XII nel 1949 in omaggio alla “lotta” che il poliziotto combatte tutti i giorni al servizio dei cittadini.
Più di 60 località italiane, tra le quali Caserta, Cuneo, Alghero, Albenga e Vasto, lo venerano come Santo patrono, ma S. Michele, oltre  che  della  Polizia di Stato, è protettore di molte altre categorie di lavoratori: farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi.
Si affidano a lui anche i paracadutisti d’Italia e di Francia. Nello stesso giorno la Chiesa festeggia anche gli Arcangeli Raffaele soccorritore, e Gabriele annunciatore.

[…] Brevi cenni storici: Il Mausoleo di Adriano o Mole Adriana, (poi Castel Sant’Angelo) è stato costruito, sulla riva destra del Tevere, nel 123 d.C. per essere il sepolcro dell’imperatore Adriano e della sua famiglia. Alla morte di Adriano proseguirà i lavori Antonino Pio, il suo successore, che vi verrà sepolto insieme ad altri imperatori. Presumibilmente l’ultimo dovrebbe essere stato Caracalla.

Nel 403 d.C. a seguito delle numerose incursioni nella città per mano di barbari e saccheggiatori, la struttura viene adibita a baluardo difensivo. 

Papa Orsini Niccolò III, (1277-1280) vescovo di Roma, decide di trasferirvi una parte della sede apostolica, e fa costruire il “Passetto di Borgo”, (800 m.) che collega il Vaticano al Castello, ponendo un tetto sul corridoio soprastante le mura leonine nel tratto compreso tra la Mole Adriana e la residenza papale in Vaticano, al fine di usarlo come percorso protetto.

Non solo, il Papa fa anche costruire una cappella dedicata all’Arcangelo Michele e pone in cima all’edificio, una statua dell’Angelo in atto di riporre la spada nel fodero. 
Il Passetto, come percorso protetto, fu utilizzato da Clemente VII Medici per rifugiarsi a Castel Sant’Angelo durante il Sacco di Roma (1527). In un sotterraneo del Castello c’è questa lapide con la poesia con cui Adriano si congeda dalla sua anima e si rivolge ad essa salutandola, quasi come fosse sulla soglia che separa la vita dalla morte e si apprestasse a separarsi da una cara compagna.

L’incipit è stato usato anche dalla scrittrice Marguerite Yourcenar per dare il titolo a uno dei capitoli che compongono il libro Memorie di Adriano.

Anima vagula blandula             Piccola anima smarrita e soave,

Hospes comesque corporis        Compagna e ospite del corpo,

Quae nunc abibis in ioca           Ora t’appresti a scendere in luoghi   

Pallidula, rigida, nudula,           Incolori, ardui e spogli,

 Nec, ut soles, dabis iocos          Ove non avrai più gli svaghi consueti           

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Nota al margine di Raffaele Panico – 
FOTO IN COPERTINA *L’Arcangelo Michele ( 30 x 60 cm) dipinto e cotto su  due mattonelle artistiche del 2018, opere di Silvana Costa, redattrice dal 2006  della rivista “ERATO” edita dalla CIDA-INPS GRUPPO CULTURALE RICREATIVO. 

Silvana Costa, San Michele Arcangelo, Poesie d'Italia

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