martedì, 23 Luglio 2019
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Corruzione! Ieri oggi e… domani?

Modelli e fattori sinergici nelle relazioni globalizzate e de-regolarizzate
 …dal “Piccolo Mondo Antico” al “Grande Nuovo Mondo”
Viaggio dalla Sicilia all’America, con andata e ritorno

 Raffaele Panico

Il pensiero politico nelle democrazie maggiori – con economie importanti sugli scenari mondiali negli ultimi decenni, in particolare – a partire dagli anni Sessanta, con l’apparizione di movimenti ideologici tipici della nuova generazione nelle forme di protesta e di culture alternative – intese anche come “altra” e, oppure,  “contro” cultura – hanno eclissato, nella lunga durata i livelli di una buona condotta nell’amministrazione e del buon governo della cosa pubblica.

L’ “altra cultura”, post ’68, cercata a tutti i costi e senza sé senza ma”, con facili slogan ripresi da mass media sempre più ampliati e complessi ha innescato dapprima una perdita di identità e poi offuscato i contorni delle linee guida di etica sociale, economica e amministrativa, per divenire sempre più pervasiva ed invasiva, dando un valore alla lotta per la lotta e per partito preso, in un contrasto aprioristico che alla lunga ha ingenerato conflitti di attribuzioni, di competenze e la perdita di equilibri che hanno leso l’eticità dello Stato.
Stato lacerato da diritti reclamati senza doveri e responsabilità, strutture statuali e amministrative intese nell’accezione borghese ed europea nelle forme assunte dalla ribellione giovanile e di contestazione.
Alla fine abbiamo notato in Europa occidentale l’eclissarsi dello Stato nazionale e il parallelo processo convergente dell’integrazione europea nelle successive fasi CECA, CEE, Unione europea e moneta unica, e Unione – chiamiamola unione i cui reggenti sono commissari di Bruxelles – sempre più allargata a nuovi stati membri, e l’esperimento della moneta unica non adottato da ogni Stato membro.

Dall’altra parte d’Europa, a partire dagli anni 1989-91, con la caduta del Blocco orientale quindi riunificazione della Germania e l’implosione del Patto di Varsavia e dell’Unione sovietica, si sono visti aperti spazi prima impensabili per la corruzione dei sistemi, economico-sociali anche attraverso la perdita ulteriore di identità causata dalla globalizzazione e de-regolarizzazione dell’economia mondiale. Rintracciare questi elementi originari e le teorie sugli aspetti specifici della forma criminale che assume talvolta la pubblica amministrazione vuol dire assumersi l’onere di ripercorrere le linee del pensiero politico nelle cosiddette democrazie.
Appare necessario inserire la criminologia intesa come traslazione del crimine e, noi italiani, vantiamo un primato pur negativo avendo la mafia sicula visto il salto dal “piccolo mondo antico”, la Trinacria, al Nuovo Mondo, con tante interconnessioni e implementazioni. Attraverso cioè l’esportazione di mafie tipiche di un luogo capaci di esperire nuovi traguardi in mercati dai confini sempre più labili e permeabili alla circolazione immensa del denaro dovuto non più al lavoro ma alla capacità d’impresa del crimine su vasta scala planetaria.

Non è più uno scambio bilaterale pre conflitto mondiale come tra il Regno d’Italia e gli Stati Uniti d’America, dove tutto ebbe inizio con “La Mano Nera” il pizzo alle attività degli italo americani, reminiscenza del mondo agricolo, col salto qualitativo e massivo poi con il proibizionismo dell’alcool, il gioco d’azzardo, prostituzione e poi sostanze stupefacenti, racket, fino alla corruzione di politici e giudici. Dopo lo sbarco degli Alleati, dalla Sicilia l’originario relativo del “piccolo mondo antico” ancora si espande allora, nella neo costituita Repubblica italiana, e ben sappiamo, entra in sinergia anche con la duplice Roma, Tevere/Oltretevere, capitale di due Stati a tutti gli effetti.
Il modello Italia è applicabile per tracciare le cause della corruzione nel Mondo con la relativa letteratura e produzione filmica televisiva economica-politica-criminale. Le sue fiaccolate, i suoi sermoni, i suoi perdoni, gli affidamenti ai servizi sociali di individui sottratti alle pene detentive tutte queste sottovalutazioni, depotenziano da un lato l’efficienza delle strutture dello Stato Italiano che dall’altra sono robuste e preventive e ben amate dai cittadini che nel lavoro e col lavoro e per il lavoro strutturano le loro vite nell’etica e non nel sentire una compassione vittimistica di astrusa comprensione.
Con l’autorità diciamo dal basso tanto dei citati cittadini dello Stato italiano e di ricercatori qualificati e grazie ad una esperienza di vita, e con la più che secolare “Unità d’Italia”, dal Brigantaggio ai terribili Anni di Piombo, abbiamo le basi robuste per inserirci nelle variabili dipendenti ed indipendenti sugli scenari mondiali. Porsi nella condizione di tornare a essere considerata l’Italia come il “Paese di Machiavelli” come già tra i due conflitti mondiali e non più come il “paese delle mafie”. I fondamentali di questa missione nascono da situazioni meccanicistiche e storico evolutive, per cui alcuni individui, eventi e processi corruttivi si verificano quasi spontaneamente, a cagione di una storia criminogena che già era in essere in aree interessate ai fatti di corruzione e grazie alla globalizzazione si de-storicizza e de-regolarizza il mercato senza regole divenendo prezioso bottino per le trans-mafie bi-localizzate e ospitate in due o più paesi o in due o più macro-aree e continenti.

Nella storia il crollo di uno Stato, o di modelli di istituzioni, ottiene il risultato di innescare molteplici fattori che agiscono in sinergia. Si pensi al crollo dell’impero romano o bizantino attribuibile certo a più cause concorrenti, o di recente nella storia contemporanea al crollo dell’impero zarista, se dovuto alla lotta di classe o alla corruzione insita nel sistema delle relazioni economiche sociali, e durante lo scoppio dei conflitti – la “Grande guerra” o invasioni massicce di altre genti nei confini delle strutture statuali, come avviene oggi via mare e via terra. L’equilibrio della comunità viene alterato per il concorrere di un gran numero di fattori in gioco. Origini multifattoriali di un atteggiamento iniziale che si rappresenta poi nel concorso di più fattori di natura diversa, che apparentemente non sono in diretto collegamento tra loro ma, nell’insieme interagiscono. Un singolo fattore non è sufficiente a spiegare l’intera caduta di un sistema comunitario e a provocare i fenomeni di corruzione in scala. Una sola causa può essere “sufficiente” in una visione meccanicistica storico evolutiva. Può bastare una sola presenza, di un individuo per manifestare tutti gli effetti corruttivi nel sistema delle relazioni di una comunità, dati i suoi pregressi e la sua anamnesi come produttore di reati antecedenti. Un paradigma può essere un giro di denaro facile che per la sua specificità è adatto a provocare alterazioni sui redditi veri e da lavoro, ma tale immissioni di liquidità tossica e di indubbia provenienza non sarà in grado di far manifestare una corruttela oltre un certo limite.

L’evento patologico della corruzione ha bisogno di più di una causa per manifestarsi, tanto da parlare, quando le cause siano numerose, di complesso o costellazione di cause. Tra queste è comunque possibile operare una discriminazione, riconoscendone le cause necessarie (quelle, appunto, senza le quali la patologia non potrebbe manifestarsi), e le concause, predisponenti o coadiuvanti.
Le teorie criminologiche per spiegare la corruzione politica devono avvalersi anche di un’analisi suffragata da dati empirici, dalla storia di una comunità nei suoi aspetti di organizzazione sociale e la fiducia riposta nelle istituzioni.  

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