Tra Covid e influenza ospedali in tilt in Italia

Il Covid e l’influenza stanno mettendo in difficoltà gli ospedali, in particolare i pronto soccorso e i reparti di medicina. Le persone più colpite sono gli anziani, i soggetti fragili e i bambini.

Da tempo non si registravano dati così alti per l’influenza. Infatti, la curva dell’incidenza calcolata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) fa comprendere come la malattia stagionale sia arrivata in anticipo e soprattutto abbia già colpito un numero di persone superiore al massimo raggiunto negli anni recenti. A venerdì scorso l’avevano presa più di 3,5 milioni di italiani e ci si aspetta che il numero cresca di almeno un altro milione di casi. «Stiamo vivendo una stagione influenzale tra le più intense degli ultimi 15 anni, registriamo un numero di casi enorme», spiega Walter Ricciardi, ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma. Con la caduta dell’obbligo delle mascherine nei locali al chiuso, per il primo inverno dopo l’inizio della pandemia, l’influenza è tornata a diffondersi con numeri mai visti nei mesi più freddi del 2020, 2021 e inizio 2022.

I medici di famiglia spiegano che negli ultimi giorni c’è una corsa delle persone per farsi il vaccino contro l’influenza. Ci vogliono due settimane prima di ottenere la protezione dal virus. La campagna non è finita in nessuna Regione e quindi i dati di copertura non sono ancora altissimi, anche se sono in crescita proprio nell’ultimo periodo. Il vaccino è raccomandato agli anziani, ai fragili e ad alcune categorie di lavoratori.

In  questo periodo, secondo i dati dell’Iss, l’incidenza più alta della malattia stagionale è tra i bambini da 0 a 4 anni. Seguono quelli da 5 a 14 anni. Gli adulti quindi sono meno colpiti.

La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) invita infatti a proteggersi con mascherine e igiene delle mani, ma anche di prolungare, per l’intero mese di gennaio, la campagna vaccinale antinfluenzale. L’obiettivo è evitare che, raggiunto il picco, questa incidenza del virus si mantenga per più delle 1-2 settimane solite prima della discesa, creando seri problemi fino a primavera inoltrata.

A dare l’allarme per i bimbi è l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove, per fare fronte all’eccezionale afflusso di piccoli pazienti, tale da determinare una situazione di emergenza, la direzione sanitaria ha deciso “di sospendere in via temporanea i ricoveri programmati”. Proseguono invece le visite ambulatoriali e la day surgery. Da tre settimane il Meyer è preso d’assalto, con affluenza record in molti reparti. La situazione è molto impegnativa in rianimazione, dove nei giorni scorsi sono stati occupati tutti i posti letto. “L’impegno del Meyer è quello di ripristinare e recuperare l’attività ordinaria non appena ce ne saranno le condizioni”, spiegano.

“Si sta correndo verso il picco influenzale, il pronto soccorso è letteralmente invaso e si vedono molti casi impegnativi, con bambini molto piccoli che hanno bisogno di trattamenti con ossigeno ad alti flussi per diversi giorni. Fenomeno che blocca il normale ricambio tra chi viene dimesso e ha necessità di essere ricoverato, creando un tappo”, spiega il direttore dell’area dell’emergenza pediatrica, Stefano Masi.

Gli accessi al pronto soccorso, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono aumentati del 30%. Il picco di affluenza si registra soprattutto durante il fine settimana, con punte di 180-200 accessi giornalieri.

Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, e Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, confermano che il picco dell’influenza arriverà durante le vacanze natalizie.

«La curva di crescita sta salendo in modo impressionante, quasi a 90 gradi, in verticale», afferma Bassetti. «Se continua così a Natale, quando i medici di medicina generale faranno giustamente qualche giorno di vacanza e gli ospedali saranno in crisi anche per altre situazioni, il rischio è di una paralisi completa». Per Pregliasco: «Nel periodo natalizio si arriverà a 150mila casi giornalieri, per un totale stagionale di 10 milioni di casi a Capodanno».

In Italia questa settimana cala l’incidenza di Covid. Il dato a livello nazionale è pari a 296 casi ogni 100mila abitanti nel periodo 9 – 15 dicembre, contro 375 casi su 100mila nel periodo 2-8 dicembre. Il tasso di occupazione in terapia intensiva scende al 3,2 (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 15 dicembre) contro il 3,4% (rilevazione giornaliera ministero della Salute all’8 dicembre). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale invece al 14,8% contro il 14,5%. Nel periodo 23 novembre – 6 dicembre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,98 (range 0,94-1,06), in diminuzione rispetto alla settimana precedente quando era 1,10, tornando sotto la soglia epidemica.

Dal 5 all’11 dicembre il numero di nuovi casi Covid a livello globale resta sostanzialmente stabile, segnando un +2% rispetto ai 7 giorni precedenti con oltre 3,3 milioni di contagi segnalati. Ad aumentare di oltre il 10%, invece, sono le morti, con più di 9.700 decessi riportati. Inoltre l’Organizzazione mondiale della sanità aggiorna il bilancio complessivo da inizio pandemia a oltre 645 milioni di casi e 6,6 milioni di decessi. Negli ultimi 7 giorni analizzati, in Europa i nuovi contagi sono diminuiti dell’11% e i nuovi decessi del 17%. L’Oms ribadisce che “le attuali tendenze devono essere interpretate con cautela“, per il cambiamento dei sistemi di sorveglianza che porta a una sottostima dei casi, e per il continuo aggiornamento retrospettivo di contagi e morti da parte dei Paesi.

«È probabile che dovremo aggiornare regolarmente i vaccini contro il Covid19 per offrire la rivaccinazione ai gruppi vulnerabili, come facciamo, ogni anno, con quello dell’influenza». Questo è ciò che prospetta Marco Cavaleri, responsabile della strategia per le minacce sanitarie e i vaccini dell’Agenzia europea del farmaco Ema.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci afferma «dobbiamo avere a cuore proprio le persone anziane e più fragili». Poi torna a considerare l’utilizzo della mascherina e rilancia anche la campagna vaccinale. «Credo che continueremo in questo tipo di raccomandazione. Dobbiamo avere a cuore proprio le persone anziane e più fragili. E portare la mascherina in determinate circostanze è un atto di rispetto verso di loro. I dati sono in aumento soprattutto per l’influenza e c’è un’impennata che è anche avvenuta più precocemente rispetto a quello che avveniva in passato. Una scenario», ha sottolineato il ministro, «che seguiamo con attenzione e continuiamo a raccomandare alle persone anziane e ai pazienti fragili di vaccinarsi».

Schillaci ha ricordato che è in atto «una campagna di sensibilizzazione sia per la quarta dose di vaccino contro il Covid, ma soprattutto quest’anno per la vaccinazione contro l’influenza. Io sono certo che i cittadini italiani aderiranno alla campagna vaccinale».

In una settimana le quarte dosi sono calate del 23% e a oggi solo il 28% degli over 60 si è già protetto.

“In Italia tra l’8 e il 14 dicembre le richieste di farmaco diminuiscono del 14,3% per sotrovimab (Xevudy-), del 19% per Evusheld – (tixagevimab-cilgavimab) come trattamento precoce e dell’8,4% per lo stesso mix somministrato in profilassi”. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa. Complessivamente, salgono a 88.486 gli italiani che hanno ricevuto anticorpi monoclonali contro Covid-19 dal 10 marzo 2021 – quando questi farmaci sono stati autorizzati in via emergenziale nel nostro Paese – al 14 dicembre, indica il rapporto Aifa sul monitoraggio delle prescrizioni che avvengono in 294 strutture di tutto il territorio. Rispetto all’ultima rilevazione, di 2 settimane fa, i pazienti che hanno ricevuto questi medicinali sono aumentati di quasi il 2%. Sul totale di 88.486, sono 75.797 (+1,5%) quelli che hanno ricevuto monoclonali usati in terapia, e 12.689 (+4,9%) quelli trattati in profilassi con Evusheld.

Il mix Covid – influenza si ripercuote come un tifone nel mondo del lavoro. A fine anno saranno circa 30 milioni le giornate di lavoro perse con un impatto sui 4,5 miliardi tra la mancata produttività, costi per lo Stato, per il servizio sanitario che è già sotto pressione e le spese per i farmaci pagati di tasca propria dai cittadini.

Se agli 8 milioni di italiani costretti a letto dall’influenza si aggiungono i positivi (con sintomi) del Covid da settembre fino a fine anno il numero sale a 10 milioni. Di questi circa 6 milioni sono gli adulti che hanno perso o perderanno in media 5 giorni di lavoro. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Inps 93 euro è la retribuzione giornaliera media lorda, mentre l’indennità media corrisposta dall’Ente per ogni giornata di assenza è circa il 60%, quindi 55 euro. Se li moltiplichiamo per 30 milioni di giornate abbiamo 2,8 miliardi di perdita di produttività per le aziende calcolata in base alla retribuzione, mentre il costo dello Stato è di 1,6 miliardi.

Giorgia Iacuele

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