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Trattato di Roma 1957, tra i Paesi dell’Europa centrale, solo l’Italia ha carte da giocare

 Europa svegliati! Attuale insostenibile terzomondismo nelle città con i suk nelle vie 

Raffaele Panico

La Germania oggi, con capitale Berlino non è di fatto il Paese fondatore del nucleo “Carolingio” firmato col Trattato di Roma 1957 il MEC, Mercato Comune Europeo, evoluto nei decenni, CEE e vari passaggi, fino all’attuale UE a 27 Paesi. L’Italia si! E gli italiani ne stanno prendendo coscienza, la maturano, giorno per giorno. L’esigenza di un nuovo ordine mondiale è sempre stato ritornante e ricorrente fin dallo scontro totale con la guerra dei Trent’anni 1914-45.

Guerre mondiali che hanno segnato tutta la restante parte del XX secolo e tracimano ad oggi gli effetti, esondano e sommergono la nostra idea ed esperienza di vita, soprattutto nelle solitudini dell’individuo anonimo comune statistico uscito senza più il suo glorioso passato dalla tragedia di due guerre mondiali. Nasce così il moderno consumismo che tutto inghiotte e tutto fa sparire come in un buco nero, già la vita di decine di milioni di giovani soldati, quantità impensabili di autoblindo, fucili, mitragliatori, carri armati, aerei, i primi combattimenti nei cieli nel 1914-18, dopo l’apparizione del suo uso grazie agli italiani nel 1911 in Libia contro l’impero ottomano e la teoria della guerra aerea del futuro del generale italiano Douhet. Che grande balzo in avanti! Come a cose fatte disse Mao auspicando il grande balzo per la sua Cina.

Produrre divise, guanti, scarpe, munizioni, granate bombe a mano, scatolette di viveri, milioni e milioni di pezzi al giorno, destinati solo a fare montagne di cadaveri e portare immani distruzioni, non solo lungo milioni e milioni di km di trincee 1914-18, poi dal 1939 radere al suolo intere città, Napoli, Stalingrado, o piuttosto Dresda con sotto i civili a milioni e milioni, senza via di fuga o accoglienza in Paesi in pace come la vicina Svizzera, o Spagna e Portogallo, o Brasile e Argentina. Nel dopoguerra, nel primo e più ancora con il secondo, non si è perso il passo. Le industrie devono oramai lavorare a pieno ritmo, le donne lavorano a sostituire gli uomini e sono rimaste a farlo ovviamente. I primi aviatori devono tenersi svegli per più di 24 ore di fila, i sommergibilisti idem, si usano amfetamine e altre sostanze psicotrope, si apre il mercato nero, la borsa nera, i confini da un lato sigillati dall’altro permeabili sono borderline per tenere scambi durante lo scontro titanico di annientamento totale tra gli Stati. È stato definito “Il secolo breve” ma, non è stato per nulla metabolizzato, esorcizzato, non ce lo siamo scrollato di dosso, è ancora tra i piedi! A ben osservare si tratta della coscienza sfibrata sfinita stanca e col fiato grosso dell’uomo europeo, dilatata nel mondo o meglio pianeta globalizzato, tutto è occidentalizzato dove insistono i cosiddetti popoli extraeuropei così fino al 1939-45, il mondo con le sue diramazioni post coloniali, compreso il Nord America. Consumismo e occidentalizzazione queste le categorie del pensiero ovattato, narcotizzato, sterilizzato. Contesto dove l’uomo è solo, un individuo senza neanche più la potenza del proletariato, solo oramai e vecchio, e senza la Comune di Parigi, senza Bakunin e senza più Marx. Un vecchio senza figli in fondo è anche Zio Sam quello effigiato dal manifesto che reclutava i suoi giovani contro i padri: ossia America europea contro i loro Padri, l’Europa del vecchio continente. Nel 1917 i russi pensarono di uscire dalla guerra grazie a Lenin con il suo proclama dei 14 punti per il nuovo ordine mondiale; entrava in guerra l’America di Wilson con il bel programma dei 10 punti: posero le premesse per il più grave atto di aggressione mai subito dall’Europa. Il regolamento dei conti doveva avvenire attraverso il secondo conflitto mondiale; ma la profezia laica di Tocqueville non voleva una guerra totale e così letale tra popoli fratelli! Nel 1943 gli italiani pensarono di uscire dalla guerra e nei primi di luglio redassero il Codice di Camaldoli, poi arrestarono Mussolini e firmarono l’Armistizio primi settembre 1943. Abbiamo perso tutti! Chi ha vinto in fondo, ha perso, avendo ucciso il proprio Padre. Caino dopo la guerra civile, con Abele, si è permesso anche di assassinare anche il padre. Tutto è schiantato nella globalizzazione odierna dopo gli eccessi del consumismo ebbrezza dilatata per dimenticare le nostre colpe. Passato nelle esasperazioni delle ideologie, totalitarismi e dittature, e le esperienze meschine dei regimi politici cosiddetti Est-Ovest (Ordine di Yalta delle democrazie popolari e delle democrazie parlamentari – poi il pungolo della Polonia-Solidarnosc degli anni Ottanta…), in mezzo c’è l’Europa centrale (da Amburgo a Napoli parte tedesca parte italiana) che a forza d’inerzia, di lustro in lustro, si è data istituzioni di compensazione e integrazione quali la CECA la CEE e via fino alla attuale fase che ha visto eroso e livellato al ribasso le speranze e il benessere raggiunto, spesso surrettiziamente. Gli anni Ottanta hanno visto il formarsi di pesanti ipoteche sul futuro, ora giunte all’incasso: il formarsi del debito pubblico. Questi grandi indicatori di parametro tra gli Stati andrebbero confrontati con l’interezza del significato uomo-società, sistemi di crescita (economici, finanziari, produttivi e i servizi) con modelli reali di vita propriamente dell’individuo e la sua appartenenza. Qual è il grafico che rappresenta le generazioni di una comunità, la piramide demografica? O la famiglia europeo nucleare, ossia, per comodità Giuseppe Maria e solo un paio di bambinelli? Questi che speranze possono avere contro il numero di proporzioni asiatiche? Zero! In democrazia ovvio! Che è più un ecosistema chiuso che rispetta e tutela l’ambiente e il paesaggio prima che l’attore Uomo. Dove il suddetto Caino dopo quello che ha combinato ha tolto il recinto al suo orto e i bastioni alle sue fragili città. Dopo la Caduta del Muro i tedeschi tornati diciamo in pillole come Cancelleria da Bonn a Berlino non hanno inteso l’asse da Amburgo a Napoli forte di un blocco di circa 140-150 milioni di cittadini. Hanno pensato di controllare il tutto come dopo la cacciata di Bismarck, l’uomo dell’equilibrio ponderato in Europa, dalla cancelleria di Berlino fine Ottocento. Sappiamo come è finita con la Germania guglielmina, di Weimar e del Terzo Reich.

             Europa centrale, l’età di Mezzo,   Federico II             

Nel Mondo oggi, da un lato c’è l’uomo europeo resosi vacuo nella speranza del futuro, tanto omologato nella sua dimensione amorfa opaca del comune consumo di dati statistici, di prodotti regolati (da norme UE rispettate solo dai morti che camminano gli europei!) fino al parametro sui container etichettato, semplice da scaricarsi da un porto snodo aeroporto all’altro. Non vediamo più sacchi, di juta con funi e braccianti scaricatori, immagini in bianco e nero dei cinegiornali di guerra. Il container è l’evoluzione degli anni Settanta, cambio totale, portato al modo di commerciare e trattare i “frutti” del nostro lavoro, appunto comune anonimo statistico dove il codice a barre e oggi la marchetta quadrata affissa segna il vuoto dell’individuo, dell’identità della personalità. Aver esteso quel fragile incerto cammino di un’Europa votata alla pace eterna intravista dai suoi maggiori filosofi, fra tutti Kant, fino a lacerarne le coscienze liquefatte nella brodaglia globale è stato un errore tragico, voluto dai maggiorenti, gli anglo-americani da un lato, e dall’altra dalla contemporanea liquefazione dell’impero sovietico (in fondo i Soviet, e il caro Lenin, persino Stalin ci sono molto più simpatici o almeno storicamente umani degli operatori di borsa speculatori senza volto). Gli anni Novanta hanno visto il gigante Russia perdere i suoi satelliti, ad Ovest, da un lato attratti dalle stesse istituzioni vicino-occidentali (la CECA, la CEE, l’Unione europea, la NATO etc.) dal lato Sud orientale la perdita di “provincie” già zariste e poi sovietiche via via lungo le faglie con il mondo islamico. Mai mondi differenti sono entrati in pochi decenni ad affacciarsi uno di fronte all’altro, con dati di analisi che, di fatto, non tengono più i già vacui parametri dell’Occidente propriamente detto: il blocco carolingio Germania Benelux Francia Italia centro-settentrionale e Meridionale, e il paradosso dicotomico, tutto teocrazia e santità qui presente: la Città Stato della Chiesa.

Nulla più si può fare come nella prima metà del secolo europeo con grandi balzi, segnato dalla guerra pungolo all’emersione delle capacità dell’Europa di metter in cantiere progetti colossali, di decennio in decennio con una volontà secolare incrollabile. Con maggioranze risicate e che se tutto la va bene durano in media 2 o 4 anni, quando non si torna a votare anche 3 volte in un anno per dare un governo alla Democrazie dell’UE, Italia esclusa, non si mette in cantiere nessuna opera degna di civiltà. Ovvero, rendere istruiti i suoi popoli, dargli l’anima lo spirito che compete, fondamenti, costrutto, pensieri, la coscienza generosa dell’uomo europeo, con tutti i suoi errori che la memoria ancora sorregge e che abilmente sempre si pone mano a rimediare. Frecce del tempo e non cicli ripetitivi. A ben pensare la lingua, la koinè di quel blocco carolingio è il latino. Idioma profondo tanto dei popoli romanzi che germanici e slavi. Lingua comune di base che produce attraverso la letteratura nazionale e l’arte, con le rappresentazioni ludiche di appartenenza (il teatro, i concerti classici…) e il lavoro, legato alla persona, all’identità e all’individualità: si tratti del prodotto d’ingegno o manufatto di una valle alpina o della Turingia o di una città delle Fiandre o della Toscana. Un po’, ritrovare la funzione di un monaco, della stazza eroica di Benedetto fondatore del lavoro europeo a Cassino, nell’abbazia distrutta dalle bombe anglo-americane. O di San Bernardo di Chiaravalle il Grande Vecchio di Dante nella Divina Commedia.  La Chiesa ha taciuto e tace, o solo parte d’essa, e da una delle due parti, non vuole darci nemmeno l’estrema unzione, ai noi, suoi popoli che abbiamo confidato e, che certo non vogliamo morire e non moriremo come Sansone e tutti i Filistei. Che male gli fa, farci sentire in latino le sue cerimonie, per recitare sobria la messa con tutti gli sguardi e i cuori rivolti al fuoco finale dell’abside, compreso l’officiante per levare ancor più in alto la mira e la speranza dell’Europa.

europa, occidentalizzazione, istituzioni

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