Vittoria Ceretti: musa visionaria sulla cover di Vogue Italia

Fotografata da Rafael Pavarotti, la modella è una creatura allegorica che nasce dall’incontro dell’uomo con la tecnologia e con la natura. In un viaggio immaginario nelle metamorfosi del corpo, Rafael ha scritto una lettera a Vogue Italia. Le sue immagini e le sue parole vogliono ispirare una riflessione sul nostro rapporto con il pianeta. Come ci definiamo oggi? E che responsabilità abbiamo nei confronti della Terra?

C’è un mondo nuovo, sconosciuto che sta emergendo, ben oltre la portata del nostro sguardo e dei nostri sensi. Di fronte a infinite domande, il mistero ci circonda, togliendoci il respiro, facendoci temere il domani. Con la pandemia che batte sul tempo qualunque progresso della ricerca medica, la nostra forza e il nostro coraggio, come individui e società, si sono diluiti, a poco a poco, in questo labirinto. Vogliamo che la vita torni alla “normalità”, a ciò cui eravamo abituati prima della reclusione. Ma ogni nuovo giorno sembra indicare che questa normalità non tornerà.

L’economia, la politica, l’arte, l’ossatura stessa della nostra società sono in continua trasformazione. A ogni rotazione del globo, demoliamo qualcosa e costruiamo qualcos’altro. All’azione delle influenze esterne si somma quel moto incoerente che è in ognuno di noi, in ogni cultura, in ogni civiltà. Se non siamo più gli stessi, allora chi siamo? Cosa porterà il domani? Dove ci condurrà la marea?

I cambiamenti climatici, ambientali e tecnologici spingono le nostre riflessioni ancora più in profondità, precipitandoci nell’urgenza di ripensare le nostre azioni e reazioni. Le conseguenze che sono già realtà e quelle che lo saranno presto. Qual è il legame dell’uomo con la natura? Quanto è grande la nostra interdipendenza? Fino a che punto l’incessante progresso tecnologico ci farà evolvere anche come individui, come società? In che modo tutto è connesso? Come possiamo diventare più consapevoli?

La relazione uomo-macchina-natura si rafforza a ogni nuovo ciclo lunare. Ormai non accettiamo più come verità ciò in cui, a suo tempo, ci è stato insegnato a credere. Che cosa è reale? Cos’è che sta per accadere e che non riusciamo nemmeno a immaginare? Qual è il nostro ruolo in questa storia? Le domande continuano a moltiplicarsi in modo esponenziale, non così le risposte.

In un oceano di dubbi, ci sentiamo persi, senza bussola, senza direzione o destinazione.In questa nostra ricerca di un alito di speranza, forse dovremmo aggrapparci non tanto alle certezze, quanto piuttosto alle possibilità. Qual è la cosa migliore da fare in questo momento? Esistere nell’istante? Se accettiamo il fatto che è impossibile sapere con certezza dove stiamo andando, in quanto società, in un mondo che cambia, forse arriveremo ad ammettere che questi mutamenti si estendono anche a noi come singoli individui. Cosa possiamo fare, oggi, che non abbiamo fatto ieri? Quali azioni intraprendere che abbiano conseguenze positive per l’umanità, per l’ambiente?

L’arte, in quanto movimento e specchio dello Zeitgeist, rivela come queste domande e possibilità alternative siano state al centro dell’attenzione nel corso degli ultimi anni (come nella Biennale di Venezia, che comincia questo mese, ndr). Numerosi artisti sono stati capaci di toccare i nostri cuori e le nostre anime, di sconvolgere le nostre menti, di suscitare in noi nuove incertezze. Possiamo scegliere come guardare a tutto questo, in che modo trasformare le incertezze in qualcosa che favorisca il rinnovamento dei valori e dell’etica, lo sviluppo di una nuova concezione dell’esistenza basata su una simbiosi armoniosa.

 

Foto di copertina: VITTORIA CERETTI

Foto RAFAEL PAVAROTTI 
Styling IBRAHIM KAMARA
Abito in crêpe di lana doppiata SAINT LAURENT BY ANTHONY VACCARELLO, gioielli “Millenia” SWAROVSKI.
Hair BENJAMIN MULLER. Make-up CHIAO LI HSU

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