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Il “Genocidio degli Armeni” e il silenzio dell’Europa:
….. due interventi dell’Ambasciatore Bruno Scapiti

SULL’ ARMENIA: DUE INTERVENTI DELL‘AMB. SCAPITI
E TRE DATE DA MEMORIZZARE PER  IL MESE DI APRILE

L’Ambasciatore Bruno Scapiti lo abbiamo personalmente conosciuto a fine marzo durante la presentazione di un suo Libro (*1) presso il Caffè Letterario Hora Felix, ove un uditorio numeroso e qualificato ha lungamente applaudito l’Autore ed i Relatori al termine di un interessante dibattito; dibattito ove – oltre all’interminabile/ permanente conflitto tra lo Stato d’Israele e le Nazioni Arabe – sono stati affrontati altri due punti critici della situazione internazionale:
1)  il conflitto bellico in corso tra Russia ed Ucraina, esaminando altresì alcune cause spesso alterate o manipolate dai media;
2) il dramma della Nazione e del Popolo Armeno, a cui favore la Consul-Press è più volte intervenuta.

(*1)  Per quanto riguarda il Libro oggetto della Tavola Rotonda presso l’Hora-Felix, vedasi quanto già pubblicato sulla Consul Press in data 4 Aprile ove, dopo la recensione del libro con gli interventi di Elisabetta Pamela Petrolati e di Maria Grazia De Angelis, oltre a condividere le tesi dell’Autore, abbiamo espresso anche la nostra posizione sia a favore dell’Armenia, sia di critica a questa Europa, come si può visionare direttamente dallo stesso articolo e dai link di collegamento in esso inseriti

CLIK  su > La anomalia di una Terra Promessa

> Per quanto riguarda la situazione sull’Armenia – successivamente in aprile, sia a noi, sia ad altri invitati od ospiti – sono pervenute DUE MISSIVE  (A/B) entrambe a firma dell’Amb. Bruno Scapiti (*2) che qui di seguito pubblichiamo integralmente, con alcune “Note a Margine” (*3) inserite separatamente e fuori testo per sottolineare la Linea Editoriale decisamente “identitaria” e “politicamente non corretta” di questa Testata che – fin quando sarà possibile – cercherà di contrastare il Pensiero Unico Dominante.

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A) MISSIVA del 28 APRILE

Gentili Amiche e Amici,
mercoledì 24 aprile ho partecipato, su invito dell’Ambasciata di Armenia e del Consiglio della Comunità Armena di Roma, alla cerimonia di commemorazione del Genocidio armeno. Lodevole l’iniziativa a suo tempo assunta dalla Municipalità della Capitale di intitolare a quel Genocidio del 1915 il giardino di Piazza Augusto Lorenzini.
Certamente, la conservazione della memoria è fondamentale quale occasione per esprimere tutta la nostra riprovazione per tali misfatti; ed è anche imprescindibile come testimonianza storica, ovvero quale fonte documentale per trasmettere alle future generazioni il ricordo di eventi che incidono sulla stessa identità di un popolo e sulla sua coscienza nazionale.  E questo è proprio il caso del “Genocidio Armeno del 1915”, il primo del XX secolo.

Ma da quella orribile esperienza purtroppo altri Genocidi si sono succeduti  fino ai nostri giorni, consumandosi un po’ ovunque nel mondo sotto gli occhi troppo spesso indifferenti di tanti Governi e Stati pronti ad interessarsi ai casi unicamente quando utile al conseguimento dei propri interessi nazionali.
E’ la mercificazione dei valori che oggi infatti prevale nella Comunità internazionale. Una Comunità più incline al profitto che al rispetto della dignità della persona umana.
E così i Genocidi dilagano per il Pianeta e si moltiplicano. La eliminazione di migliaia di individui è condizione di dominio e la sua minaccia fonte di terrore per assoggettare l’altrui volontà.
Oggi nel mondo si calcolano ben 370 conflitti, molti dei quali a livello di crisi, ma tanti in aperte ostilità belliche. Ebbene, le conseguenze sono l’uccisione di civili, di bambini, di gente inerme, stragi ed eccidi di vario genere compiuti per la contesa del potere o per il controllo di miniere d’oro o di uranio. Eppure su molte di queste drammatiche situazioni si cala il velo del silenzio. Non conviene parlarne. Farne oggetto di cronaca obiettiva e imparziale potrebbe svelare delle verità scomode ai potenti.
Guardiamo solo a quello che succede oggi nella Striscia di Gaza o, peggio ancora, in tanti Paesi africani dal Sahel al Corno d’Africa: Sudan, Niger, Malì, Burkina Faso, Guinea, Chad ed altri ancora. Qui la morte è divenuto un mero accadimento quotidiano. A migliaia vengono uccisi i civili, e milioni sono gli sfollati che fuggono dalle loro case. E il dolore, la sofferenza, così si espandono, superano la visione manichea della lotta tra il Bene e il Male e si arroccano semplicemente su quest’ultimo per divenire “cultura della morte”.

A scongiurare il verificarsi di siffatti eventi però noi abitanti della parte più opulenta del mondo non ci voltiamo indietro a guardare, per riflettere e cambiare il corso politico; continuiamo ad affidarci alla commemorazione delle vittime, come se la sola “memoria” potesse bastare a scongiurare il Male o ad esorcizzare la morte. No!
La memoria, mi sono convinto non basta più. Pur necessaria per non perdere traccia storica degli eventi, non insegna più nulla, non sembra più capace di indurre a superare il “senso del vuoto” che la perdita dei valori della vita ci impone. Occorre ben altro allora: occorre la partecipazione attiva di ognuno di noi alla lotta contro il Male. Deve essere un’azione continua, praticata giornalmente nelle nostre scelte, dal banco del supermercato all’urna elettorale, e ciò al fine di ottimizzare la nostra condotta verso il cambiamento. E’ l’impegno civico a realizzare questo obiettivo l’unico vero modo per commemorare degnamente le vittime dei Genocidi.

Sul tema, vi propongo, pertanto, l’articolo pubblicato dalla Rivista di politica internazionale SpondaSud con la speranza di offrirVi un’occasione di utile riflessione. Qui di seguito troverete il LINK:

https://spondasud.it/il-genocidio-degli-armeni-la-memoria-non-basta-piu/

Nel ringraziarVi per l’attenzione, Vi invio i miei più distinti saluti.

________________________Bruno Scapini

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B) MISSIVA del 16 APRILE

Carissime Amiche e carissimi Amici,
credo sia arrivato il momento di considerare con certa seria attenzione gli avvenimenti che stanno accadendo nel Caucaso Meridionale e, più precisamente, a riguardo dell’Armenia e dei suoi critici rapporti con l’Azerbaijan. Yerevan oggi viene a trovarsi a un bivio. E la scelta se cedere alle tentazioni di un falso Occidente menzognero, piuttosto che restare nel  tradizionale alveo di quella politica estera che fino a pochi anni orsono  aveva garantito al Paese sviluppo e sicurezza, è gravida di pesanti conseguenze. La data spartiacque che segna il grande cambiamento è il 2018, anno della c.d. “Rivoluzione di velluto”.
Un evento assai simile per modalità a quello accaduto in Ucraina nel 2014 (Piazza Maidan) e col quale purtroppo condivide molte dinamiche, esiti e rischi.

Ho pertanto ritenuto di scrivere questa analisi  che la Rivista di Politica Internazionale SpondaSud ha graziosamente pubblicato e che troverete al seguente indirizzo:

 https://spondasud.it/larmenia-e-il-gioco-sporco-delloccidente/

E’ una riflessione che invito Voi tutti a condividere per obiettività di valutazione.  Grazie e cordiali saluti.

________________________Bruno Scapini

(*2) > BRUNO SCAPINI –
 già Ambasciatore d’Italia
Presidente Onorario e Consulente Generale
dell’Ass.ne Italo-Armena per il Commercio & Industria

 

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(*3) – NOTE  A  MARGINE :  riguardano Tre Date da memorizzare, tutte ricorrenti nel mese di aprile e precisamente:
il 21.04, la data mitica della “Fondazione di Roma // il 24.04, la data commemorativa del “Genocidio degli Armeni// il 25.04, la data celebrativa della c.d. “Liberazione, desiderando concentrare in questo paragrafo una specifica attenzione solo su due date e, precisamente, su quella dei 21 Aprile e l’altra del 25 Aprile.
Trattasi, a mio giudizio, di due “ricorrenze” tra loro antagoniste e contrapposte, anche sul piano ideologico e simbolico, in quanto quella dedicata al “Natale di Roma a me appare decisamente solare, positivamente ottimistica e gioiosa, mentre l’altra dedicata alla “Festa della Liberazione viene da me percepita prevalentemente divisiva riproponendo tematiche di una tragica “Guerra Civile”, scritta dai Vincitori con il Sangue dei Vinti.
Ciò non solo per le modalità con cui si è conclusa tale guerra, ma anche in seguito per le modalità con cui i Vincitori (dal 1945 ad oggi) hanno sempre contestato e vietato ogni tentativo sia riconciliativo, sia di riconoscere qualsiasi motivazione o ragione a favore di Coloro che – dagli stessi Vincitori e dai loro eredi – sono stati accusati e condannati (senza alcun processo d’appello) per la loro appartenenza alla c.d. “parte sbagliata”, sia per aver fisicamente vissuto e partecipato al “Ventennio”, sia (se nati successivamente) per una personale adesione motivata solamente da affinità elettive culturali, ideali o spirituali.
Unico o raro tentativo di approfondimento e giustificazione in ambito politico dalla Parte Avversaria sempre a mio giudizio deve essere riconosciuto a Luciano Violante, ex Magistrato, poi Parlamentare del P.D.S., divenuto Presidente della Camera dei Deputati nel 1966, per una sua specifica frase coraggiosamente e nobilmente esposta nel suo discorso di apertura della XIII Legislatura.

Ma a tal punto, desidero accantonare un tema molto serio, per riagganciarmi ad un recente episodio con alcuni suoi lati ironici e satirici, collegato al Calendario, ove risulta ben evidente che il XXI Aprile – FESTA del NATALE di ROMA (753 A.C.) ha sempre preceduto di ben 4 gg. la data del 25  Aprile, divenuta FESTA di LIBERAZIONE, nell’A.D. 1945.

Infatti, personalmente mi piace rammentare come circa 13 anni or sono – precisamente nel 2011 – la data del 25 Aprile venne a coincidere con il Lunedì dopo PASQUA, detto anche il “Giorno dell’Angelo” e ben più noto come il Giorno di Pasquetta,  generalmente dedicato alle c.d. scampagnate o gitarelle fuori porta.
Ebbene in tale occasione – il XXV APRILE 2011 – a partire dalla serata del precedente giorno di Pasqua (domenica 24 Aprile), ROMA fu interamente tappezzata di manifesti inneggianti alla Pasquetta, invitando la “Gente” ad una gioiosa scampagnata, anziché ai festeggiamenti per la Liberazione e la Resistenza.
Ovviamente tale “Manifesto”, che rievocava una iconografia goliardicamente fascisteggiante, suscitò immediati “Anatemi” da parte dell’A.N.P.I. (Assoc. Naz.le Partigiani Italiani), oltre a dure condanne morali da parte di tutte le Istituzioni, nonché riprovazione e sdegno da parte dei Media e della Stampa.
Ovviamente quando determinata satira, anche se forse irriverente, colpisce la Sinistra viene sempre considerata deprecabile, inaccettabile e pericolosamente antidemocratica, ma quando la Sinistra (con le sue Galassie Gruppettare, Centri Sociali, terroristi sciolti, ecc.) colpisce i propri “Avversari”, anche se in modo brutale ed infame (vds. foto a testa in giù, manichini bruciati o slogan scanditi come: “Uccidere un Fascista no vsrin è Reato”) ….. da parte  dell’ANPI, Istituzioni, Media e Stampa, nonché Magistratura si ode solo un “Silenzio Fragoroso” !!!

E SPESSO ANCHE IL SILENZIO UCCIDE
 ________________Giuliano Marchetti

  

Armenia, Consul Press, SpondaSud