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Autore: Rossella Di Ponzio

EYE 2018: Lamiya Aji Bashar tra i giovani al Parlamento europeo di Strasburgo

I primi due giorni di giugno si è svolto nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo il terzo appuntamento dell’European Youth Event. Ad un anno dalle elezioni europee del 2019, l’assemblea di Strasburgo ha accolto 8mila giovani tra i 16 e 30 anni, provenienti da tutta Europa. Insieme hanno discusso delle loro priorità, ma soprattutto si sono confrontati sul futuro della stessa Europa.

Un programma fitto di incontri durante i quali i giovani partecipanti hanno potuto dire la loro ed avanzare proposte per migliorare le sorti del vecchio continente.

Le idee che sono emerse da queste due giornate saranno raccolte in una relazione EYE che a sua volta sarà presentata nell’autunno 2018 durante delle audizioni speciali sulla gioventù che si terranno nelle commissioni parlamentari.

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha aperto la sessione plenaria dell’EYE. Nel suo discorso ha invitato i giovani ad alzare forte la voce per costruire l’Europa di domani mostrando il massimo sostegno per la realizzazione dei loro sogni.

Ha toccato molti temi durante il suo intervento, dalla digitalizzazione al bilancio Ue, sino alla disoccupazione giovanile. Ha concluso ricordando che il primo dovere dei politici è proprio quello di non spegnere i valori, le speranze e sogni dei giovani, perché questa è la cosa peggiore che un politico possa fare.

Tra le altre note figure politiche presenti all’evento ci sono state la commissaria europea agli affari sociali Marianne Thyssen e l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Altri ospiti hanno preso parte alla manifestazione: i vincitori del Premio Sacharov Denis Mukwege e Lamiya Aji Bashar che hanno tenuto discorsi programmatici.

Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014  e al centro il moderatore l'On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.
Nella foto troviamo a destra Lamiya Aji Bashar, premio Sakarov 2016, a sinistra Denis Mukwege premio Sakarov 2014 e al centro il moderatore l’On. Rainer Wieland, vice-presidente del Parlamento europeo.

L’ex Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, ha invece inviato un video messaggio molto apprezzo dai ragazzi. Nel video, l’ex presidente ha chiarito con lucidità quale sarà il ruolo dei giovani nel processo di integrazione europea.

Il collega della Consulpress Eugenio Parisi, fungendo da classico reporter della nostra agenzia, ha posto per nostro conto delle domande a Lamiya Aji Bashar, l’attivista irachena yazida che ha vinto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero insieme a Nadia Murad nel 2016.

Questa grande donna ha avuto la sfortuna di nascere in una parte sbagliata del mondo, ma nonostante il dolore e la sofferenza è diventata la voce e l’ambasciatrice dei diritti del suo popolo vittima delle atrocità dell’Isis.

Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.
Lamiya Aji Bashar premio Sakharov 2016.

Il 3 agosto 2014 il suo villaggio fu attaccato dai miliziani dello Stato Islamico; gli uomini vennero uccisi e Lamiya fu rapita insieme alle altre giovani donne del villaggio, tra cui anche Nadia Murad, per essere usate come schiave sessuali.

Dopo diversi tentativi falliti, Lamiya riuscì a fuggire nell’aprile del 2016. La fuga fu una odissea nell’odissea. Lamyra era insieme a due compagne di sventura. Una di loro era una bambina. Mentre correvano verso la libertà incapparono in una mina. Le due amiche di Lamyra morirono mentre lei, rimase cieca da un occhio e deturpata nel volto.

Dall’arrivo in Europa, Aji Bashar svolge attività di sensibilizzazione sulle atrocità commesse contro la comunità Yazida in Iraq e aiuta donne e bambini vittime delle violenze dello Stato Islamico.

La prima domanda che è stata rivolta a Lamiya Aji Bashar è stata quante sono le donne appartenenti alla comunità Yazida in Iraq catturate dall’Isis, quante sono salve e quante ancora si potrebbero salvare.

Bashar riferisce che sono 6500 le donne Yazida catturate dall’Isis, all’incirca 3000 dovrebbero essere salve, ma altre 3000 sono ancora nelle loro mani. Inoltre aggiunge che 1100 di queste donne salvate vivono in Germania, seguono un programma e sono accettate dalle autorità tedesche. Metà di loro vivono nei campi in Iraq seguendo dei programmi stabiliti dal Canada e dall’Australia, che presto le collocheranno in altri paesi.

La domanda più importante, anche se atroce, ma necessaria, per capire cosa davvero è costretto a subire questo popolo, ha riguardato cosa esattamente succede alle donne e ai bambini catturati dall’Isis. Lamiya Aji Bashar racconta: “Prima di tutto le donne si sono dovute sposare con un jihadista, ma in seguito sono state ripudiate e fatte sposare ad un altro membro dell’Isis, costrette a cambiare uomo di continuo.

Per quanto riguarda i bambini, i maschi vengono catturati e portati nei campi per diventare dei combattenti, le bambine invece dagli 8 anni in su vengono rapite e abusate più di 5 volte al giorno da più esponenenti dell’Isis. Queste bambine è raro che vengano sposate.

Si tratta di un vero e proprio genocidio del popolo Yazida, la gente è stata costretta a scappare, gli uomini sono stati attaccati, arrestati e uccisi anche con delle esecuzioni vere e proprie. Le donne invece sono state ridotte in schiavitù”.

Inoltre aggiunge che anche le donne cristiane che vivono nella parte est dell’Iraq hanno sofferto come le donne Yazida, hanno avuto lo stesso destino, e ricorda come anche una donna cristiana ha subito quello che ho subito lei, è stata rapita, resa schiava e maltrattata. Non c’è nessuna differenza nel trattamento tra le donne Yazida e le donne cristiane.

Alla domanda se dopo  il fallimento dell’Isis a Raqqa la situazione fosse ancora difficile o  fosse migliorata in generale,  non solo in Iraq, risponde: “metà delle donne Yazida sono ancora prigioniere e ostaggi nelle loro mani, il resto delle donne vivono nei campi e la situazione nei campi non è buona, perche le stesse strutture che le ospitano non sono sicure.

Proprio pochi giorni fa c’è stato un incendio che ha ulteriormente aggravato la situazione  mettendo in pericolo la loro vita. Queste persone si trovano nei campi perché le loro case sono state distrutte. Al momento comunque le autorità irachene sono a lavoro per migliorare le condizioni di vita della comunità Yazida”.

Infine l’intervista si è conclusa con un messaggio di speranza, alla domanda qual è il sogno o desiderio per il futuro, Bashar ha risposto: “Ho iniziato questa attività per dare voce nel mondo al popolo Yazida, io sono la voce nel mondo per loro, ma nel futuro vorrei avere una vita “normale”.  In primis però vorrei lavorare per garantire i diritti di queste donne e bambini che ora soffrono per mano dell’Isis”.

Dopo queste parole è difficile trovare una conclusione, perché pensare che esistono ancora oggi donne, uomini e bambini vittime di orrori del genere, fa male e ci rende impotenti. Ma grazie all’attività di donne come Lamiya Aji Bashar  dobbiamo continuare a sperare e a lottare per un mondo migliore dove regnano la libertà, l’uguaglianza e i diritti garantiti per tutti senza distinzione di razza e religione.

L’Europa, che non è solo quella unita dall’Euro, ha tutte la carte in regola oltre ai valori per rendersi promotrice di questo grande cambiamento sociale.

Intervista al dott. Massimo Grimaldi, nominato il primo cardiologo d’Italia

La Consul Press ha voluto intervistare il dott. Massimo Grimaldi, uno dei vincitori dei Top Doctor Awards 2017. Il medico è stato premiato come miglior cardiologo d’Italia.

Il riconoscimento è stato assegnato a livello nazionale in base alle preferenze assegnate esclusivamente da altri medici. Massimo Grimaldi è responsabile della Unità Operativa di Aritmologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari.

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Cosa è WindDoc il software di fatturazione veloce

INTERVISTA a LUCA MORRI, “Ingegnere del Progetto” 

In un momento storico contrassegnato da grandi cambiamenti, anche il mondo del fisco è travolto da molte trasformazioni. Da qualche settimana ormai circola la notizia dell’obbligo dell’introduzione della fatturazione elettronica anche tra i privati che entrerà in vigore dal prossimo gennaio 2019.

Pertanto è bene adeguarsi ai tempi e vedere in che modo le imprese del nostro paese si stanno organizzando. Proprio per questo la Consulpress ha voluto intervistare Luca Morri,  l’ingegnere del progetto software di fattura veloce social che si chiama WindDoc Liberi dai pensieri (www.winddoc.com).

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Come il debito pubblico incide sull’attività delle piccole imprese

Negli ultimi tempi si sente spesso nominare la parola debito pubblico dello Stato e nelle ultime elezioni politiche la stessa è stata strausata dai diversi partiti in campagna elettorale.

E’ bene spiegare di cosa si tratta e come incide sull’attività delle piccole imprese. Per debito pubblico si intende quel debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o Stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato.

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Razzismo, immigrati, schiavitù: documenti storici-letterari di uomini che ancora oggi vivono una tragedia

Razzismo, immigrazione, schiavitù sono termini che sembrano rimandarci ad un passato lontano, ma in realtà sono le parole più usate e abusate dai mass media negli ultimi tempi. Sono diventate le parole magiche urlate da “molti” per ricevere consensi, depistando così la gente dal loro vero significato e dal concetto di rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti  dell’altro senza distinzione di razza e di sesso.

La schiavitù e il razzismo, oltre ad essere parte integrante dell’odierna società, costituiscono il patrimonio storico-culturale-sociale di una fetta di mondo che urla ancora per i propri diritti. Esistono varie forme di schiavitù o di razzismo, e tanti modi di raccontarli attraverso il tempo.

Pertanto mi soffermerò in questo articolo sull’analisi letteraria delle radici di tale realtà che parte da uno studio dettagliato delle slave narratives, ovvero testi pubblicati prima della  guerra civile in America , autobiografie scritte dagli ex schiavi generalmente fuggiti al nord, che sono all’origine della cultura e della letteratura afroamericana.

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Alla scoperta dell’ISBEM, esempio illustre di innovazione scientifica, ricerca e medicina “made in Puglia”

Il viaggio conoscitivo della Consul Press fa una tappa a Mesagne, in provincia di Brindisi, per far emergere un Mezzogiorno che non dorme, che non resta in silenzio, che ha qualcosa da dire, ma soprattutto che fa cose belle nel campo dell’Innovazione sociale del Pianeta Salute, cioè un posto dove si integrano i saperi per fare medicina di eccellenza.

La stazione di arrivo è l’ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo) la cui mission è quella di aumentare i ricercatori e il tasso di ricerca applicata mediante progetti scientifici, corsi di formazione e servizi avanzati. Con il suo presidente Alessandro Distante, già docente di cardiologia a Pisa (Università e CNR), abbiamo ricostruito alcune attività svolte in 20 anni di esistenza, non privi di sofferenza ma ricchi anche di obiettivi raggiunti.

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Un esempio di eccellenza medica:
intervista al Prof. Vito Pansadoro

Il professore Vito Pansadoro racconta la storia e le attività della prestigiosa “FONDAZIONE PANSADORO”, Centro di Urologia Laparoscopica e Robotica  presso la Clinica Pio XI a Roma.

Continua il viaggio conoscitivo della Consul-Press alla scoperta delle eccellenze mediche del nostro paese; questa volta infatti vogliamo raccontare l’attività della “FONDAZIONE  PANSADORO attraverso la voce del Professor Vito Pansadoro, primario Urologo emerito dell’ Ospedale San Giovanni di Roma, che da circa 30 anni si dedica alla ricerca clinica in campo Uro-Oncologico. La Fondazione inoltre è tra i poli d’eccellenza della sanità italiana vantando un Centro di Urologia Laparoscopica e Robotica che ha sede presso la Clinica Pio XI a Roma.

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L’8 Marzo si celebra la festa della Donna: il perché e la storia di questa giornata

Mancano pochissime ore all’arrivo dell’8 marzo giornata dedicata alla donna. Come ogni anno in questo giorno si celebra la Festa della Donna. Ma è giusto chiamare questa ricorrenza festa? Più correttamente dovrebbe chiamarsi Giornata Internazionale della Donna.

Questa giornata porta con sé una storia importante costellata di conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, ma anche discriminazioni e violenze da loro subite. È bene conoscere il perché si ricorda questa giornata e qual è la storia che ha portato a celebrare le donne l’8 marzo. Scopriamo di seguito le tappe storiche di questa giornata.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per lungo tempo risalire la scelta dell’8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe visto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise durante un incendio. In realtà questo fatto non è mai accaduto, come si direbbe oggi si tratta di una fake news, e probabilmente è stato confuso con l’incendio di un’altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone, 123 operaie e 23 uomini.

Il primo 8 marzo della storia è datato invece 1917, quando le donne di San Pietroburgo scesero in strada per chiedere la fine della Prima Guerra mondiale.

Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante questo congresso si discusse della questione femminile e del voto alle donne. I partiti socialisti si impegnarono per riuscire ad introdurre il suffragio universale. Pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto 1907, si svolse invece la Conferenza internazionale delle donne socialiste, durante la quale fu istituito l’Ufficio di informazione delle donne socialiste.

Nella manifestazione che il Partito Socialista Americano organizzò il 28 febbraio 1909 a sostegno del diritto delle donne al voto, le donne si attivarono sul tema delle rivendicazioni sociali e molte decisero di scioperare e scendere in piazza. Nel 1910, il VIII Congresso dell’Internazionale Socialista propose l’istituzione di una giornata dedicata alle donne, per dare ancora maggiore credito e importanza alla donna in quanto tale, ma anche come madre e lavoratrice.

Dal 1911 si diede la giusta rilevanza a questa giornata, proprio per l’incendio della fabbrica tessile dove persero la vita 123 donne. Cinque anni dopo, la ricorrenza cominciò a essere celebrata anche in Italia e, nel 1945, l’iniziativa divenne realtà. Nel 1946 tutta l’Italia partecipò alla Festa della Donna e si scelse la mimosa come pianta simbolo da donare alle donne.

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Questi passaggi storici devono rappresentare un punto fermo nella memoria delle donne in quanto protagoniste di questa giornata, ma devono essere anche ben fissati nella mente di chi gode di certi poteri o di chi governa paesi che continuano a trattare la donna come se fosse un essere inferiore, e in alcuni casi schiavizzandola e uccidendola.

La disparità e la condizione della donna non riguarda solo i paesi poveri, ma anche alcuni paesi occidentali e più industrializzati. Non lontano da noi, ci sono donne che indossano il burka che non possono frequentare scuole università, vivendo in condizione di clandestinità e di terrore.

In alcuni paesi come il Marocco o la Malesia l’emancipazione è concessa solo alle donne di rango superiore, nelle zone rurali l’inferiorità continua, così come il carico di lavoro che il genere femminile sopporta da tempo. A questo si aggiunge anche il dramma delle spose bambine, una piaga mondiale che tocca diversi paesi del mondo purtroppo, ma anche le donne vittime delle guerre e della povertà.

Tutta altra storia per le donne del nostro Bel Paese che fortunatamente godono di tutti i diritti civili e umani. Non mancano però altri problemi, le donne faticano a ottenere posizione di prestigio, non vengono aiutate nell’organizzazione del lavoro e la gestione della famiglia e non percepiscono stipendi giusti, patendo così una posizione di svantaggio rispetto agli uomini. Questioni certamente risolvibili se ci fossero leggi adeguate a favore delle donne.

Altra storia invece per i ripetuti episodi di femminicidio che accadono quotidianamente in Italia. La voce delle donne spesso non viene ascoltata, non vengono tutelate nonostante le continue richieste di aiuto. Le vittime aumentano, ma se pur appoggiate dalle organizzazioni e dalle strutture che salvaguardano i loro diritti, qualcuno forse fa finta di non sentire e sottovaluta la questione, giungendo così alla fine a stragi ripetute per mano di uomini “malati” e non fermati in tempo.

Tutto questo per dire che: va bene celebrare la giornata dell’8 marzo, ma facendolo nel modo giusto, senza dimenticare le lotte che hanno portato alla conquista di libertà, ma soprattutto senza abbassare la testa davanti a donne che ancora oggi vivono in condizioni disumane e non possono condurre una vita degna di chiamarsi tale.

Cosa è il Litecoin, valuta digitale cugino del Bitcoin

Chissà cosa direbbero i nostri nonni se potessero vedere che oggi si possono effettuare pagamenti con monete virtuali. Sembra assurdo immaginarli alle prese con calcoli e transazioni finanziarie  senza banconote di carta, ma oggi in molti usano questo strumento elettronico, infatti sono sempre di più le aziende commerciali che accettano questo tipo di moneta.

 Oltre ai Bitcoin è approdata sul mercato virtuale il Litecoin, considerato suo cugino. Entrambe le monete possono essere usate per acquistare beni reali, dai software alle automobili e non essendo emessi da una banca o un’autorità centrale, chi se ne serve può farlo direttamente, in qualunque paese del mondo, senza passare attraverso intermediari.

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Elezioni Politiche: la campagna elettorale virtuale

Con FACEBOOK …oramai Elezioni 4.0

Siamo nel vivo della campagna elettorale, con i riflettori puntati sui leader politici che ogni giorno sparano qualche promessa in più. È evidente la mancanza di progetti e di idee da tutte le parti, ma il 4 marzo per diritto conquistato con tanto coraggio alle urne si deve andare. Oltre che è un diritto è un dovere per ogni cittadino italiano. Ormai non si parla d’altro che di Industria 4.0, di Comunicazione 4.0, un mondo che spiega le vele sempre più verso il digitale. È notizia di poche ore che il social network più famoso del mondo, Facebook , ha lanciato in Italia nuovi strumenti proprio in vista delle elezioni politiche del 4 marzo.

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Un primato per Urologia all’Ospedale Cristo Re in Roma

Una voce autorevole in campo di eccellenza medica: intervista al Professore Lorenzo Defidio

______________________a cura di Rossella Di Ponzio

La Consulpress ha deciso, già da tempo, di realizzare un viaggio conoscitivo alla scoperta delle eccellenza mediche del nostro paese, intervistando personalità e professionisti di tutto rispetto. Questo nostro viaggio prosegue ora proprio con l’intervista al Professore Lorenzo Defidio, Primario dell’Unità Complessa di Urologia dell’Ospedale Cristo Re di Roma dal 2001 e Professore di Urologia alla Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università Cattolica di Roma.

Il professor Defidio ha voluto iniziare l’intervista spiegando nel dettaglio la sua attività di medico, infatti afferma che proprio nell’ospedale in cui lavora ha dato vita, molti anni fa, ad uno “Stone center”, Centro per il Trattamento dei Calcoli e ad un Centro di Eccellenza per il Trattamento Endoscopico Conservativo dei Tumori delle Alte Vie Urinarie.

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Dopo la premiazione al Miulli, una intervista al prof. Maurizio Guido

UN’ ECCELLENZA OSPEDALIERA TARGATA ANCHE IN QUOTA ROSA

L’Ospedale Generale Regionale F. Miulli ha ricevuto il 5 dicembre scorso da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, i Bollini Rosa per il biennio 2018-2019. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Onda, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne.

La CONSUL PRESS ha così deciso di rivolgere qualche domanda al professore Maurizio Guido a capo dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Miulli.

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Campagna elettorale: chi offre di più al mercato della politica italiana

La campagna elettorale è iniziata e sul palco della politica italiana, sono in molti a farsi sentire proponendo programmi elettorali a dir poco fantascientifici. Sembrano giullari di corte che in vista del prossimo 4 marzo sono disposti a dire qualsiasi cosa per conquistarsi una poltrona. Il noto film di Antonio Albanese, Qualunquemente rende l’idea di quello che sta accadendo in queste ore nel nostro Bel Paese. Non mancano i botta e risposta a distanza tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi che discutono sul lavoro dopo i dati sull’occupazione diffusi dall’Istat.

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Lavoro: quali saranno le professioni del futuro

Il 2017 volge quasi al termine. Può essere di buon auspicio conoscere le professioni previste per il futuro. Il contesto economico-lavorativo in cui viviamo dettato dalla cosiddetta “precarietà” in molti settori mette ansia e sconforto, ma sapere quali saranno le professioni più gettonate in futuro può dare ai giovani e ai meno giovani la speranza e la possibilità di progettare e organizzare un domani lavorativo più stabile.

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“Medicina Transculturale” aII’Ospedale Miulli

OSPEDALE MIULLI :

parte oggi l’attività del poliambulatorio per migranti

Apre le sue porte oggi il Poliambulatorio per i migranti dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari. La struttura inaugurata lo scorso 20 novembre è stata pensata come un luogo di cura per coloro che non sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e che necessitano di primaria assistenza sanitaria.  La CONSUL PRESS,  per avere un quadro preciso su questa iniziativa di solidarietà, ha rivolto qualche domanda al Direttore Sanitario della struttura il dottore Fabrizio Celani.

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Almaviva: continua la diatriba tra Lavoratori e Azienda

Continua lo stato di “crisi” per i lavoratori  dell’azienda Almaviva di Roma. Pochi giorni fa si è diffusa la notizia del reintegro di 153 lavoratori del call center che potranno ricominciare a lavorare il 24 novembre a Misterbianco un comune della città di CataniaI 153 licenziati quindi non lavoreranno più nella sede romana. La motivazione di tale scelta ha comunicato l’azienda Almaviva è proprio il fatto che la sede della stessa azienda non esiste più.

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La manipolazione dell’informazione online

E’ notizia delle ultime ore che nell’ultimo anno i governi di 30 Paesi hanno utilizzato alcune  forme di manipolazione dell’informazione online. A comunicarlo è un rapporto del Think tank Freedom House sulla libertà online. Tra i paesi coinvolti nell’indagine oltre a Russia, Cina, figurano Stati come Turchia, Venezuela, Filippine, Messico e Sudan. Nel 2016 i Paesi interessati erano 23.

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Taranto e l’Ilva: tanta “polvere” per nulla

Il “Mostro” continua a mietere vittime nel finto clamore di istituzioni, sindacati e gente comune. Il mostro in questione è l’Ilva di Taranto, una delle più grandi acciaierie d’Europa, e la più grande d’Italia. Fu costruita nel 1961 quando l’allora Italsider era un’azienda pubblica, situata a ridosso del quartiere Tamburi.

Nelle ultime ore fa notizia la decisione del Sindaco del capoluogo jonico che ha deciso di chiudere le scuole del quartiere Tamburi, nei giorni del cosiddetto “wind day” o giorno di vento di tramontana in cui le polveri del siderurgico soffiano più forti e l’aria diventa ancora più irrespirabile.

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La Fiat che fu di Agnelli

Il caso Fiat non è un’anomalia nel contesto delle case automobilistiche occidentali. In questi ultimi vent’anni il sistema produttivo dell’auto ha registrato due spostamenti: in Europa, i paesi dell’Est hanno giocato la parte dei protagonisti, in un’ottica globale, invece, sono stati i paesi emergenti, Cina in testa, a scendere in campo.

Secondo l’Oica, la banca dati dell’Organizzazione internazionale dei costruttori d’auto, la cifra della gestione Marchionne iniziata nel 2004 è evidente: la Fiat è andata via dall’Italia. Nel 2004 l’azienda sfornava un milione e 9528 vetture in Italia, quasi la metà del totale della produzione. Nel 2011, l’anno a cui le ultime stime ufficiali dell’Oica fanno riferimento, solo 685.000 veicoli sono stati realizzati in patria, a fronte dei due milioni e 399000 complessivi.

giovanni agnelli

 

La quota italiana è scesa al 28%. Questi numeri chissà che effetto avrebbero su Giovanni Agnelli, fondatore della più grande industria italiana. La Fiat non è più un faro per l’economia del paese. Giovanni Agnelli, l’uomo globale lo definiscono molti, sostenitore della democrazia, delle società aperte e dello sviluppo, voleva prendere dall’America energia e innovazione e non di certo spostare la sua impresa dall’altra parte dell’oceano.Gianni Agnelli fu il ponte tra l’Italia e il mondo e  salì ai vertici della Fiat nel 1966.

L’Italia visse un periodo economico di massimo splendore, gli italiani erano i cinesi di una Europa che cercava di diventare un mercato unico. Si trattava di un impero industriale oggi difficilmente immaginabile.

Oltre centomila lavoratori erano assunti da Fiat e diverse centinaia di migliaia lavoravano per imprese fornitrici della stessa. Che dire, esattamente il contrario di ciò che accede oggi.

 

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