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Autore: Alessandro P. Benini

Esperto di Finanza e di Storia dell'Economia.

Unione Europea: ultima fermata

L’Europa costruita con norme e trattati trovava la sua ragione d’essere nella diffusa crescita del benessere che, in una concezione ottimistica delle previsioni, tutte improntate sulla inarrestabile ascesa del mercato, libero da tassi e balzelli di varia natura, non sarebbe mai venuta meno. Su questo postulato, sulla cieca fiducia in un dogma fideistico, si è proceduto alla instaurazione della moneta unica, una valuta senza sovranità, se non quella delle banche, che, da subito, nelle operazioni di cambio con la nostra moneta nazionale, ha presentato un primo, pesante danno al reddito ed al risparmio, privilegiando, causa i mancati controlli, gli arrotondamenti a favore di intermediari e di finanziarie protesi a sfruttare nel modo a loro più conveniente, l’evento.

Ancora pochi anni, poi la crisi, che, attraversando l’Atlantico, ha messo il continente europeo alle corde ed, in modo ancor più gravoso, ha bloccato ogni possibile iniziativa di rilancio dell’Italia, anello debole, dove l’illusione di una prosperità progressiva, basata solo sul castello cartaceo di una finanza “creativa”, aveva posto in secondo piano il vero motore del benessere, rappresentato dalle attività realmente produttive.

Inevitabilmente, le conseguenze disastrose determinate da pressappochismo e miopia di una classe dirigente europea priva di una visione solidale delle problematiche scaturite dalla circostanza, ha dato vita ad una politica di parametri coercitivi nell’esclusivo interesse delle economie più avanzate; è, dunque, questa l’Europa del Trattato di Roma? No, è molto peggio. Questo burocratico Club dove vale, sempre e comunque la politica del più forte, non ha un’anima, ma ha comunque, un comune interesse: un mercato liberista dove chi sbaglia la mossa per minore astuzia o maggiore debolezza, paga pegno.

L’abbiamo visto con la Grecia, un caso limite, ma facilmente applicabile all’Italia e forse a tutta l’Europa mediterranea. È un Club, questo di Bruxelles, molto simile ad un pensionato per la terza età, dove gli ospiti sono convinti di essere ancora in pista, come negli anni verdi, e di esercitare un potere del passato, dove la grandeur francese, come per abitudine, la forza industriale della Germania e l’attitudine imperiale britannica potevano ancora regolare le sorti del mondo.

Oggi tutto questo non esiste ed i vari revivals degli ultimi tempi sembrano anticipare un definitivo “de profundis”.

Si è smarrito, forse ad arte, il senso stesso dell’Europa, che non nasce in visione unitaria come si vuol far credere, nell’isola di Ventotene, ma affonda le sue radici nella romanità, nell’abbraccio vitale di un Impero capace di unire nazioni diverse con la forza del diritto e della lingua comune, bastione di civiltà a difesa delle pressioni esterne da un Est ancora idolatra e desideroso di saccheggio e distruzione.

L’idea di un continente europeo figlio dell’Impero di Roma non è stata mai del tutto abbandonata, questa idea, anche se volutamente oscurata, ha continuato ad appassionare intellettuali e filosofi proprio in Italia e nel bel mezzo del Ventennio fascista. Già nel 1929, vedeva la luce “Antieuropa” un mensile di “azione e pensiero” di Asvero Gravelli, fautore di un rinnovamento spirituale del continente, che dieci anni prima, a Versailles, aveva gettato le basi per un nuovo conflitto e diffuso il germe assassino dello stesso ruolo di punta europeo nella storia. Scriveva Gravelli, nell’editoriale del primo numero “…noi siamo l’eresia della moderna Europa…” volendo intendere come eresia la volontà di una rivolta morale capace di portare solidarietà sociale contro l’alienazione del capitalismo gabbato per modernismo.

L’Unione Europea, quella del fiscal-compact e delle politiche depressive, è giunta, probabilmente, alla fine del suo non esaltante percorso: cosa rimarrà? Le formazioni di diverse ideologie che invocano un ritorno alla completa sovranità nazionale, prima fra tutte quella monetaria, con tutti i rischi connessi, specie per l’Italia, ad un nuovo rapporto di cambio e la definitiva scomparsa politica di un continente, schiacciato da superpotenze d’Oriente e d’Occidente. Ed allora, non sarà opportuno stare insieme, non certo nel modo odierno?

Alessandro P. Benini

(Articolo già pubblicato su “IL BORGHESE”, periodico diretto da Claudio Tedeschi)

Bocciare l’incompetenza

Troppe Lauree senza Valore

Fra le tante manchevolezze della scuola italiana, dobbiamo registrare prima fra tutte la carenza di sicurezza, edifici vecchi, raramente controllati e nuovi talvolta malcostruiti e con le note conseguenze quando i frequenti sisma scuotono buona parte delle nostre regioni. Le decisioni governative per l’allargamento del numero dei contratti degli insegnanti con l’immissione a ruolo di oltre quindicimila docenti supplenti, disinnesca quell’altro pericolo che ogni anno si presenta regolarmente in settembre con l’apertura della scuola: il rischio delle cattedre deserte. 

Rimane, comunque, sorprendente come delle qualità di docenti e discenti non venga fatto cenno. Ci si preoccupa, più che altro, di seguire, anche nelle scuole secondarie, quei criteri di valutazione sempre ispirati al concetto di inclusione, tutto sommato accettabile nelle scuole dell’obbligo, ma non certo nei licei e negli istituti tecnici.

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Niger: nuovo confine per l’Italia e l’umanità

Nell’Africa Subsahariana si gioca il futuro sociale e di sicurezza del nostro Paese: dopo un lungo periodo di scarso interesse per un territorio, il Niger, grande quattro volte l’Italia, l’insediamento a Niamey dell’Ambasciatore Marco Prencipe ha determinato l’attesa e necessaria svolta nei rapporti fra lo Stato africano e Roma. L’apertura della nuova Cancelleria nella capitale del Niger è non solo il coronamento delle tradizionali relazioni di amicizia e cooperazione, ma segna l’improcrastinabile esigenza di un più stretto e proficuo rafforzamento dei rapporti bilaterali: il Niger, che figura fra gli ultimi stati del mondo per PIL pro capite, è una delle vie obbligate per raggiungere la Libia, e, verso Nord, arrivare al mare e quindi, all’Italia.

E’ proprio lì, nel Niger, che Roma si giocherà una carta importante per la gestione dei flussi migratori, garantendo oltre ad una non effimera stabilità della regione, quella sicurezza, molte volte invocata, capace di dissuadere gli interessi fondati sull’illecita tratta degli esseri umani.

L’ambasciatore Prencipe, insediatosi da pochi mesi, ha già dato impulso a tutte quelle iniziative tese a migliorare, oltre al contrasto del terrorismo, la sicurezza in campo alimentare, promuovendo ogni possibile azione per superare l’attuale malnutrizione infantile.

Una grande occasione, dunque, per l’Italia e per il Niger, sostenendo insieme una lotta alla desertificazione e per il generale miglioramento delle condizioni di vita delle locali comunità. Un lavoro che dovrà essere costante per salvare una grande regione africana dalla demolizione quotidianamente operata da quelle formazioni terroristiche che infestano tanta parte dell’area del lago Ciad.

Alessandro P. Benini  

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I Baci sono definitivi come ricordi

L’ultimo libro di Pietrangelo Buttafuoco

Bene ha detto MARIO VATTANI, nel presentare l’ultimo lavoro di PIETRANGELO BUTTAFUOCO, che non c’è luogo più indicato per illustrare il senso di questo libro, visto che l’autore ha voluto scegliere il Circolo del Ministero Affari Esteri, un ambiente frequentato proprio da coloro che la vita trascorrono a viaggiare, a tornare, a ripartire.

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Alla Fondazione Craxi un “libro novità”

Il viaggio di Falcone a Mosca

Una contro-commemorazione quella che si è svolta alla Fondazione Craxi nel 25° anniversario della strage di Capaci. Nella ricorrenza dell’assassinio del giudice Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della scorta del Magistrato, infatti, la presentazione del libro “il viaggio di Falcone a Mosca” di Francesco Bigazzi ha dato voce e suono ad altre campane che non sono quelle dell’ufficialità ed, a ben vedere, pur con tutti i dubbi delle ipotesi, è riemerso dal cassetto delle dimenticanze, il viaggio che Giovanni Falcone, a pochi mesi dalla strage, effettuò in Russia.

Quale fosse il motivo della trasferta del giudice palermitano, non è del tutto chiaro, ma una spiegazione potrebbe essere trovata nelle pressioni che la Procura Generale di Mosca fece, a quel tempo, sulla nostra Presidenza della Repubblica, nel tentativo di venire a capo della misteriosa scomparsa di quell’ingente tesoro appartenuto al Partito Comunista Sovietico.

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Tunisia: “Una Speranza per il Mediterraneo”

La Tunisia, quella piccola porzione d’Africa sottocasa, unico paese della costa nordafricana che ha potuto raggiungere, nella breve stagione della “Primavera araba”, un risultato di stabilità democratica, rappresenta, oggi, un esempio per tutto il sud del Mediterraneo.

Il Convegno Internazionale, promosso il 4 ultimo scorso, dalla Fondazione Craxi presso la sede della Rappresentanza della Commissione Europea a Roma, ha messo a fuoco i valori, tanti, e le altrettante problematiche che la Tunisia esprime ed affronta con determinazione. Gli interventi degli ambasciatori di Tunisi e di Roma, del Presidente della Camera di Commercio Tuniso-Italiana e di numerosi docenti di ambedue i Paesi, hanno, nelle loro relazioni, sottolineato, oltre alle differenze, la medesima appartenenza culturale e lo scambio di lavoro e di commercio da sempre attivo fra Italia e Tunisia.

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Aborto e Suicidio assistito

Dalla  CullA  alla  TombA

_____________di ALESSANDRO P. BENINI  (*1) 

Con la logica del profitto ad ogni costo, con la supremazia del mercato su quel che resta della dignità dell’uomo, la tendenza ad eliminare le “scorie”, come dire l’annullamento sistematico di coloro, che per un insieme di motivi, sono collocati ai margini, intralciano, e non producono, non raggiungono un traguardo economico stabilito dal mondo neoliberista, si fa ancora più evidente. Le recenti vicende, tragiche e complesse, che hanno spinto fuori dai nostri confini cittadini stravolti nella loro essenza di persone di malattie giunte a livello di non ritorno, a cercare la soluzione ad un’agonia permanente nel “suicidio assistito”. Oltre alla pietà e comprensione per tali sofferenze, hanno destato una rinnovata campagna a favore dell’eutanasia. Da più parti si richiede una legge ad hoc, che pone gravi problemi di coscienza e che, tuttavia, non frena, anche su questo delicato argomento , i seguaci di quelle teorie di morte oggi così prepotentemente all’assalto della vita e del diritto.

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Bentornato….. Varietà

AL  TEATRO MANZONI …. “NON CI POSSO CREDERE”

Antonello Costa si merita un lungo e sonoro applauso: dopo anni di oblio lo spettacolo “leggero”, quello fatto di gags, ballerine, lustrini ed ironia è tornato a rivivere sul palcoscenico del Teatro Manzoni. “ NON CI POSSO CREDERE”, in scena fino al 14 maggio ha riproposto un genere teatrale, adir poco snobbato, magari a favore di drammi intimistici o di inconsistenti monologhi. Il Teatro, come noto, è la rappresentazione della vita in tutte le sue varianti, che sono di volta in volta, piacevoli o drammatiche, nel caso del Varietà in scena al Manzoni, ritroviamo, invece, le battute salaci, le freddure, il balletto ed il ricordo, magistralmente rianimato, dei grandi nomi del Varietà, da Ettore Petrolini a Chaplin, da Totò a Rascel.

Due ore e più di allegria, che in questi tempi non guasta

Alessandro P. BENINI 

 

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Al Manzoni: “la notte della Tosca”

Al TEATRO MANZONI, 

 UNA COMMEDIA PER RIFLETTERE 

Con dispiacere siamo giunti al termine delle repliche de “La Notte della Tosca”, una pièce che ha fatto onore al Teatro Manzoni. Dispiacere perché, quando un testo teatrale non disgiunto dalla capacità interpretativa suscita autentica commozione, battute dove l’ilarità va, a tratti, ad addolcire un dramma che è sociale e generazionale, varrebbe la pena di riproporlo, sullo stesso palcoscenico, magari in un’altra stagione.

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Dopo 20 anni …. “I conti con Craxi”

DIALOGANDO  CON  CRAXI

Questo commento di Alessandro Benini fa seguito al simposio svoltosi presso l’Istituto Luigi Sturzo in Roma, per la presentazione del libro di Paola Sacchi innanzi ad un qualificato auditorium Giovedì 23 Marzo, ove Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Fabrizio Rondolini e Stefania Craxi hanno svolto le loro interessanti relazioni – brillantemente coordinate da Paola Severini Melograni. (vds. precedente nota “Craxi …. circa un ventennio dopo” pubblicata sul nostro web  domenica 19 marzo)

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Nell’ introduzione al suo libro “I CONTI CON CRAXI”, Paola Sacchi scrive:”….. lo stesso sentimento di doloroso imbarazzo come italiana lo riprovo scrivendo di lui e di quei giorni. Perché non si uccidono così gli statisti….”

conti-con-craxi E’ l’imbarazzo di coloro, tra gli italiani, che oltre le accuse, le calunnie e le condanne piovute sulla testa del leader socialista,  hanno chiara la  vera figura di Bettino Craxi: un Uomo, anzitutto, che, confinato nell’ esilio tunisino della “collina degli sciacalli e  dei serpenti”, non ha mai  tralasciato di illustrare, sempre e comunque, il suo pensiero su quanto era accaduto e su quanto l’Italia,  giorno dopo giorno, rischiasse l’orlo del  baratro.

 “Il mio esilio non è né dorato, né argentato, vivo in uno stato di stress….. organizzo le mie giornate lavorando,  giacché sono  capace solo e soltanto di lavorare”: così si esprimeva Craxi in una delle sue ultime interviste,  quando già il  suo fisico fortemente provato,  stava cedendo alla malattia e la classe politica dominante a consolidare l’ibrida alleanza tra ex  comunisti ed ex democristiani di sinistra, negava  ogni possibilità, ogni salvacondotto per il rientro in Patria di un ex Premier che  – e la storia infine lo dimostrerà – aveva operato nell’arco di  quarantenni per la libertà, la dignità ed il progresso del nostro Paese.

Eppure, nel dolore dell’esilio, la lucidità politica di Craxi non venne mai meno; con apprensione Monsieur le President, così come  lo chiamavano in terra d’Africa, paventava una posizione di coda dell’Italia, in mano a burocrati obbedienti a quei poteri forti che,  inevitabilmente, avrebbero spinto il nostro Paese in una marginale posizione.

 Una damnatio memoriae maleficamente orchestrata, che il tempo cancellerà rendendo giustizia ad uno dei nostri, molto pochi,  statisti.

  Alessandro P. Benini

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La Sacra Bellezza di un Fiume

“Sul Tevere. Storie e segreti del Fiume di Roma”

un nuovo libro di Sandro Bari*

Ci voleva la decisione della Regione di stanziare due milioni per l’ordinaria manutenzione delle sponde del Tevere per tirare su il morale, almeno parzialmente, di quei romani, purtroppo pochi, che amano il loro Fiume. Ma, più ancora, la bella coincidenza della presentazione del volume “SUL TEVERE” edizioni Edilazio, ultima fatica del fiumarolo SANDRO BARI, si è aggiunta quale prezioso contributo alle speranze di questa Città.

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Tutti i vivi all’assalto!

Molta acqua e molta neve, acqua torrentizia passata sotto i ponti e neve, d’oggi e di ieri, è caduta su quel che resta della memoria: è la memoria del sacrificio di oltre novantamila italiani rimasti sui campi di Russia; c’è soltanto, in quei lontani territori, in pochi casi, qualche piastrina, una gavetta sfondata, qualche misero resto umano a parlare di coloro che sono caduti combattendo una guerra spesso dimenticata e, volutamente, oscurata nella memoria nazionale.

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A Roma, al Teatro Anfitrione …. con Sergio Ammirata e Patrizia Parisi

UN PALCOSCENICO CONTRO LA TRISTEZZA

Entrare all’Anfitrione, piccolo e non tanto “Teatro Romano” del romanissimo quartiere S.Saba, è come aprire, visto il tema, il sipario sul mondo delle scene di un tempo passato.
Il tempo del palcoscenico calcato da attori di grande valenza, fatta da lunga gavetta, quotidiana fatica interpretativa e dialogo: un dialogo che si svolgeva fra l’attore, illuminato dal disco di luce del riflettore, e il pubblico, assorto e divertito, silenzioso e commosso, allegro e plaudente.

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La Battaglia di Gorizia

       A cento anni dalla presa di Gorizia

A cura dell’Istituto del  Nastro Azzurro, nella ricorrenza della battaglia di Gorizia – sono trascorsi esattamente cento anni – si è svolta, presso il Museo dei Granatieri in Roma, una conferenza del Generale di Corpo d’Armata Alpina TULLIO VIDULICH, che ha, con la sua consueta perizia, illustrate le varie fasi del combattimento per la conquista della città friulana, conquista essenziale per le sorti della guerra sul fronte orientale.

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Tra Deflazione ed Inflazione # Ritorno al Mattone # Rischi & Guadagni

Basta deflazione . . .  è tornata l’inflazione  

Attenzione, l’aria sta cambiando: i rendimenti dell’ultima emissione di BTP decennali ha raggiunto l’1,76%, che, per la verità, se consideriamo l’incidenza dell’imposta sulle cedole semestrali, non è proprio un tasso così appetibile, ma è il primo sintomo di un cambio di rotta. A far muovere in salita il rendimento dei titoli di stato sono stati tre fattori essenziali: il riaffacciarsi dell’inflazione in tutti i Paesi d’economia avanzata, il crescere dei rendimenti dei Bond USA, il rialzo dei prezzi al consumo nell’ Eurozona.

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la Collezionista dei Libri Proibiti

Il nuovo romanzo di Cinzia Giorgio ….. Finalmente un romanzo !

Nel romanzo di Cinzia Giorgio, ultima fatica di un scrittrice attenta alle atmosfere d’ambientazione in cui si ascolta il suono dei luoghi e se ne respirano gli odori, traspare, ed in certi passi prepotentemente, la vena lirica che va oltre il racconto per toccare vertici di sensibilità magistralmente espressi.

Una vicenda complessa, narrata con ritmi cadenzati nel susseguirsi dei fatti, ma più ancora nei sussulti di un animo proteso all’infinito, senza tempo, di un grande ed a tratti, disperato amore.

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Un inesistente “do ut des”

  Niente in cambio, ma paghiamo sempre

Paghiamo per niente. Paghiamo tutto, dalla pressione fiscale sempre meno sopportabile ai servizi, servizi sociali ormai al lumicino. Eppure i costi a carico del contribuente corrono, mese dopo mese, alla velocità del suono; e tutto questo senza vedere benefici, anzi constatando sempre di più il venir meno di qualsiasi aiuto, in qualsiasi campo, ad una popolazione che, nella sua maggioranza, si trova, è inutile nasconderlo, alle soglie della povertà. Se torniamo con la memoria indietro nel tempo, non possiamo non fare coincidere questo progressivo impoverimento con l’entrata in vigore dell’euro, che, sia per la perdita di sovranità monetaria, sia per la leggerezza chissà se dolosa, con cui in quel momento non si è proceduto ai dovuti controlli di cambio lira-euro, permettendo una nuova inflazione della lira già deceduta.

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Risparmio & Deflazione

Occhio alla sicurezza ……. e scadenze

 La “deflazione”, questo termine prepotentemente entrato nel linguaggio tecnico degli addetti ai lavori, sta condizionando lo sviluppo e, di conseguenza, il risparmio. Considerando che oltre il 50% degli italiani possiede prodotti d’investimento, il fenomeno degli interessi scomparsi sui titoli pubblici aumenta la preoccupazione delle famiglie, incerte sul dafarsi: non potendo contare più su quelle cedole semestrali o annuali capaci di integrare redditi da lavoro spesso insufficienti, i risparmiatori devono necessariamente volgere lo sguardo verso altri orizzonti. Fermo restando la posizione prudente, non sembra il caso di concentrare l’intero ammontare del proprio patrimonio in un solo prodotto.

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Bassi interessi, sonni tranquilli

                                Bassi Interessi, Sonni Tranquilli

 Volendo costruire un’ipotetica scala delle preoccupazioni, potremmo rilevare come il risparmio, per chi ancora lo possiede,  stia  situato tra i primi gradini; la domanda più comune del risparmiatore è: cosa fare? Tornare al vecchio nascondiglio del mattone ?  Certo, no. Si rischierebbe di vedere le sudate banconote finire fuori corso o, peggio ancora, distrutte da possibili disgraziati eventi.

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