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Apple sceglie l’italiana Estel

Dopo due anni di competizione, l’italiana Estel ha vinto la commessa Apple da oltre 100 milioni di dollari. L’azienda vicentina fornirà le pareti antisismiche e gli accessori per il futuristico “Campus 2” a Cupertino, in California.

L’azienda di Thiene, 350 addetti per 60 milioni di euro di fatturato, installerà le pareti divisorie tra l’estate e l’autunno 2016 separando così lo spazio di 280mila metri quadri della struttura a forma di anello, che si sviluppa su una circonferenza di 1,5 chilometri, in uffici da venti persone l’uno. Le pareti accompagneranno nella forma l’andamento curvo della costruzione.

fonte pambianco

Parlamento Europeo OGM e, agricoltura italiana

Ogm: dal Parlamento Ue via libera a norma su autonomia Stati, salvaguardare le tipicità dell’agricoltura italiana

La Cia commenta l’approvazione definitiva dell’accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sulla riforma della Direttiva in materia. Oggi produttori e consumatori si muovono in direzione opposta agli Ogm: solo 5 Paesi in Ue li coltivano e la superficie dedicata non arriva allo 0,001%. Da parte nostra nessun atteggiamento oscurantista o contrario alla ricerca, ma bisogna tutelare la biodiversità delle produzioni nazionali, che rappresenta il nostro maggiore vantaggio competitivo sui mercati stranieri.

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Intervista all’Ambasciatotre d’Italia negli Stati Uniti – Claudio Bisogniero

Dopo l’anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti nel 2013, il Made in Italy con le sue eccellenze si afferma in molti settori tra innovazione e tradizione per un futuro ricco di scambi e collaborazione tra i due paesi.

Kansas City, Missouri, Stati Uniti – 17 Novembre siamo all’inaugurazione della Mostra fotografica ” War & Art” al National WWI Museum at Liberty Memorial, abbiamo appuntamento nella Sala Stampa per la Conferenza e l’intervista con l’Ambasciatore Italiano a Washington DC Claudio Bisogniero, con il quale ha avuto luogo una lunga “conversazione”, a tutto campo.  Il  nostro sentito ringraziamento va all’Ambasciatore per la sua cortese disponibilità e ai suoi stretti collaboratori: il Console Generale a Chicago Adriano Monti e il Vice Console Onorario a Kansas City Gino Serra.

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Agricoltura sempre più in mano alla criminalità

Agricoltura: la mano della criminalità si allunga sulle campagne. Un “business” da 50 miliardi l’anno, tra racket, usura, agropirateria, furti e controllo delle filiere

La Cia presenta a Roma il Rapporto sulla legalità e la sicurezza 2014 in collaborazione con la Fondazione Humus: otto reati ogni ora, più di 350 mila gli agricoltori coinvolti. Le mafie cercano di accrescere i propri affari illeciti esercitando il controllo su tutto il sistema agroalimentare, dai campi all’intermediazione dei prodotti fino alla tavola. Il presidente Scanavino: serve un’azione congiunta aziende, istituzioni, forze dell’ordine, magistratura. Rendere sempre più veloce ed efficiente l’assegnazione dei beni confiscati.IMG_20141218_124630

 (foto:ROBERTO BATTAGLIA,l’ imprenditore CHE HA DENUNCIATO la mafia, ora sotto scorta)

L’agricoltura è sempre più spesso nel mirino delle mafie. Dall’agropirateria alle truffe sulla Pac, dal caporalato al saccheggio del patrimonio boschivo, dall’usura al controllo delle filiere agroalimentari, la piovra della criminalità organizzata allunga i tentacoli sul comparto “coltivando” un business da 50 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un terzo dell’economia illegale nel Belpaese. La denuncia arriva con il Rapporto sulla legalità e sicurezza 2014 della Cia-Confederazione italiana agricoltori, in collaborazione con la Fondazione Humus, presentato oggi a Roma all’Auditorium “Giuseppe Avolio” della Confederazione.

            L’infiltrazione nel settore primario di “Mafie Spa” produce più di 240 reati al giorno, praticamente otto ogni ora, e mette sotto scacco oltre 350 mila agricoltori -si legge nel rapporto-. Il fenomeno, fino a pochi anni fa concentrato soprattutto nelle regioni del Sud, ora si sta espandendo a macchia d’olio in tutt’Italia, Nord incluso, con un raggio d’azione che è sempre più ampio e dilatato. La lista dei reati perpetrati nelle campagne è lunga e ha un conto pesante: non ci sono solo i 14 miliardi l’anno delle agromafie in senso stretto, vanno aggiunti i 4,5 miliardi calcolati tra furti e rapine; e poi i 3,5 miliardi del racket e i 3 miliardi dell’usura; e ancora 1,5 miliardi per le truffe all’Unione europea e 1 miliardo solo per la contraffazione alimentare in Italia; infine 1 miliardo per le macellazioni clandestine e quasi 20 miliardi di euro legati alle ecomafie tra abusivismo edilizio, discariche illegali e incendi boschivi dolosi.

            “Attraverso il controllo nelle campagne -ha sottolineato il presidente della Cia, Dino Scanavino- le mafie cercano di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera agroalimentare, dai campi agli scaffali del supermercato. Non c’è più in gioco solo il potere su un determinato territorio, la criminalità organizzata vuole far fruttare i patrimoni, introducendosi in quei comparti ‘anticrisi’ che si stanno dimostrando sempre più determinanti per la ripresa dell’economia nazionale, come appunto l’agroalimentare”.

            Ciò che emerge, anche dal Rapporto Cia-Humus, è l’estensione e la ramificazione operativa dei clan interessati e i legami ormai consolidati tra cosche campane, calabresi, siciliane e pugliesi per poter meglio presidiare il settore su una scala di livello industriale. Un “presidio” che avviene tramite l’accaparramento dei terreni agricoli, l’intermediazione dei prodotti, il trasporto e lo stoccaggio fino all’acquisto e all’investimento in bar, ristoranti e centri commerciali. “Ma gli effetti sono devastanti -ha spiegato Scanavino- perché questa presenza mafiosa ‘strozza’ il mercato, distrugge la concorrenza e instaura un controllo basato sulla paura e la coercizione. Le organizzazioni criminali, infatti, impongono i prezzi d’acquisto agli agricoltori, controllano la manovalanza degli immigrati con il caporalato, decidono i costi logistici e di transazione economica, utilizzano proprie ditte di trasporto, possiedono società di facchinaggio per il carico e scarico e arrivano fino alla tavola degli italiani, mettendo a rischio la salute dei cittadini e minando la credibilità dei prodotti italiani, con l’ingresso nella Gdo e nella ristorazione”.IMG_20141218_114001

            Ecco perché ora più che mai serve un forte impegno comune, azioni e strategie il più possibile condivise, per sconfiggere questa “piaga” che distrugge il tessuto sano e produttivo dell’imprenditoria italiana. Tenendo conto anche del fatto che l’agricoltura spesso mostra maggiori elementi di vulnerabilità, legati a quelle caratteristiche e inevitabili forme di “isolamento geografico” dei luoghi di lavoro e del livello di fragilità degli addetti. “La situazione è davvero grave. Non c’è settore dell’economica che non sia finito tra i tentacoli della criminalità organizzata -ha osservato il presidente nazionale della Cia-. Tantissimi sono gli imprenditori che, purtroppo, fanno i conti con il racket, con l’usura, con i furti e le rapine, con le estorsioni e le minacce. Senza contare i danni economici e d’immagine inaccettabili che i produttori e tutta la filiera di qualità pagano per colpa dei falsi e delle sofisticazioni alimentari”.

Per questo oggi serve una sorta di “rete” per contrastare la criminalità organizzata: “Bisogna mettere insieme tutte le associazioni di categoria e instaurare un rapporto continuo e costruttivo con le istituzioni, con la magistratura e con le forze dell’ordine”, ha detto Scanavino, a cui unire un cambiamento anche di carattere legislativo “rendendo sempre più veloci ed efficienti le norme per l’assegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia”. Solo così, “colpendoli negli interessi economici -ha chiosato il presidente della Cia- è possibile debellare questo ‘cancro’ odioso che sta corrodendo sempre di più la nostra economia”.

 

 

Natale: crisi e cibo made in Italy

Natale: a tavola trionfa il “made in Italy”, ma senza sprechi. Il 64% delle famiglie più attente al riciclo

La Cia spiega che le feste alle porte segnano il crollo finale delle mode esterofile in cucina, mentre vince la tradizione, con menù “tricolori” nel 77% dei casi. Per il cenone della Vigilia quasi 900 milioni di euro di spesa: protagonista il pesce, che proprio in questi giorni tocca il picco di consumo dell’anno. Lo spumante batte ancora lo champagne, scelto da meno di un italiano su dieci. Bene la vendita diretta in campagna e nei mercatini degli agricoltori (+7%), soprattutto nelle zone rurali e periurbane.natale

Tutto è pronto per le tavole di Natale. Tavole casalinghe e assolutamente “made in Italy”. A vincere anche quest’anno, infatti, saranno i “banchetti” in famiglia con prodotti legati alla tradizione e al territorio. Fatte fuori le mode esotiche e ridotti all’osso viaggi e vacanze, ben 9 italiani su 10 (oltre 43 milioni) hanno deciso di trascorrere le feste tra le mura domestiche con parenti e amici e di cancellare i menù esterofili, prediligendo portate “tricolori” nel 77 per cento dei casi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

            Certo la crisi si fa sentire e le tredicesime sono già impegnate su tasse, bollette e mutuo. Ma le famiglie preferiscono stringere i cordoni della borsa sui regali (con una spesa in calo del 5 per cento) e sui viaggi (con 30 milioni di italiani che restano a casa proprio per motivi economici), piuttosto che rinunciare alla classica tavola natalizia, che mantiene quasi inalterato il budget del 2013. Secondo i nostri dati -spiega la Cia- solo l’11 per cento degli italiani spenderà meno per cibo e bevande, mentre l’89 per cento lascerà quasi inalterata rispetto all’anno scorso la spesa per gli alimentari.

La spesa complessiva stimata per imbandire le tavolate delle festività alle porte è pari a poco più di 3 miliardi di euro -osserva la Cia- di cui circa 900 milioni solo per il cenone del 24 dicembre. Ma gli acquisti saranno comunque più attenti, con il 64 per cento delle famiglie che farà molta più attenzione agli sprechi alimentari, adottando “trucchi” ai fornelli per “riciclare” gli avanzi natalizi e fare cucina di recupero non buttando via niente.

Niente spese folli, insomma: salmone, ostriche, frutta esotica verranno consumate con il contagocce. Mentre sarà un trionfo di prodotti e tipicità locali: ragù, bollito, tortellini in brodo, torte rustiche e dolci artigianali. E per il cenone della Vigilia, che vedrà al centro del menù il pesce (che registra proprio in questi giorni il consumo più elevato dell’anno), le famiglie compreranno alici, pesce azzurro, orate, spigole, trote, capitone invece del costoso caviale d’importazione.biscotti

E poi ancora una volta lo spumante trionferà sullo champagne, con il 91 per cento dei brindisi “tricolori” e una netta prevalenza nei gusti di quello dolce (57 per cento delle preferenze) rispetto ai secchi e “brut” (34 per cento) -aggiunge la Cia- mentre meno di un italiano su dieci sceglierà le bollicine “made in France”.

            A crescere quest’anno è anche la “spesa in campagna”, con un incremento del 7 per cento rispetto al 2013 -ricorda la Cia-. Sono milioni gli italiani che in questi giorni si stanno recando nelle aziende agricole che fanno vendita diretta e nei mercatini di Natale allestiti dagli agricoltori, soprattutto nelle zone rurali e periurbane. Una scelta che premia non solo la qualità, la tipicità, la freschezza e la salubrità dei nostri prodotti agricoli, ma alleggerisce lo scontrino. Nelle aziende agricole, infatti, si acquista a prezzi molto più contenuti, con un risparmio che può arrivare fino al 30 per cento.

Valentino e Fornasetti insieme a New York

Un’edizione limitata, pochissimi pezzi esclusivi (soltanto 5, una custodia per occhiali, uno sgabello, un foulard, un piatto ed un vassoio – ndr) e messi in vendita solo per poche ore nella ex sede del Whitney Museum. Si tratta di una limited edition firmata da Fornasetti e Valentino, lanciata a New York in occasione della mostra “Five senses” e della sfilata di haute couture completamente bianca della maison romana.

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“Made in”: nessun accordo, tutto rinviato al 2015

ll Consiglio Europeo sulla competitività ha rinviato la questione “Made in” alla prossima presidenza, che passerà dall’Italia alla Lettonia (da gennaio a giugno 2015).

“Non c’è accordo” tra i 28 sul ‘Made in’ perché “non siamo riusciti a trovare una mediazione” in quanto “diversi stati membri tra cui la Germania non hanno una visione comune”. E’ quanto ha riconosciuto il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi al termine dell’ultimo Consiglio UE competitività da lei presieduto.

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Natale, gli italiani sognano il cibo

Natale: con la crisi vince il regalo utile, 9 milioni di italiani sognano cesto enogastronomico sotto l’albero

Secondo la Cia, la crisi taglia i budget di spesa per le feste (-5%) ma il cibo resiste e, anzi, cresce come idea regalo. Un italiano su tre dichiara di voler optare per doni “da tavola” a parenti e amici. Sempre più famiglie si recano nelle aziende e nei mercatini allestiti dagli agricoltori (+7%), dove si può risparmiare fino al 30%.   

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Non siamo più amati neanche dai turisti

Turismo: l’Italia perde il primato mondiale, colpa anche del degrado di molti siti d’interesse. Per la gestione e manutenzione dei beni archeologici e culturali si candidano gli agricoltori

 La Cia commenta l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera: abbiamo già chiesto al ministro Franceschini di poter realizzare progetti di riqualificazione di aree importanti sul territorio nazionale. Un patrimonio trascurato di luoghi che, se riportati alla luce, garantirebbero una ripresa del settore e nuovi posti di lavoro.imagesABBANDONO

 Il turismo in Italia perde posizioni e, nonostante resti in cima ai desideri di tutti, poi a venirci sono molti meno stranieri. Colpa dei prezzi e della mancanza di una visione strategica, ma anche dell’assenza di una politica di tutela e conservazione di quelli che sono i tesori archeologici e culturali “tricolori”. Per questo motivo gli agricoltori tornano a candidarsi a “custodi” del vasto patrimonio di beni archeologici e culturali disseminati sul territorio nazionale, molti dei quali attualmente in stato di abbandono. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, facendo seguito all’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che racconta come e perché il Belpaese è scivolato al quinto posto tra le mete mondiali passando da una quota del 19% di viaggiatori stranieri nel 1950 al 4,4% di oggi.

 Tra i motivi, appunto, la mancanza di “manutenzione” delle nostre bellezze, con gli esempi di degrado e quotidiana rovina di Pompei, Villa Adriana, o la Reggia di Caserta. Ma gli agricoltori possono intervenire -sostiene la Cia-. Del resto, l’attitudine multifunzionale delle aziende agricole si presta al ruolo, con molti degli oltre 20.000 agriturismi italiani che, di fatto, già ospitano all’interno dei loro terreni siti di grande interesse storico, culturale, paesaggistico.turismo verde

Quest’idea è già diventata in realtà una proposta, con una lettera inviata dalla Cia e dalla sua associazione agrituristica “Turismo Verde” al ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “Tra le attività connesse proprie dell’impresa agricola multifunzionale -si dice nel testo- individuiamo la possibilità di gestire centinaia di beni archeologici e culturali anche al di fuori della disponibilità dei terreni aziendali. Questo attraverso una specifica convenzione con il ministero. Siamo da sempre sensibili alla salvaguardia delle risorse ambientali e culturali oltre a un uso sostenibile del suolo”.  La Cia e Turismo Verde intravedono all’orizzonte grandi spazi di fattibilità, con vantaggi sostanziali sia in termini culturali che pratici ed economici, con siti riportati alla luce nel loro splendore, manutenuti adeguatamente, che genererebbero nuovo turismo, quindi indotto, economie e posti di lavoro.

Quote latte, la Cia ci tiene informati

Latte: dopo le “quote” si punti su sistema autoregolamentato eautodisciplinato dal mondo produttivo

 Convegno nazionale della Cia a Mantova per fare il punto della situazione di un settore in difficoltà alla vigilia dei nuovi scenari normativi.LATTE

 “In Italia dobbiamo passare dal sistema delle quote, che non ha funzionato, ad uno auto-regolamentato ed auto-disciplinato dal mondo produttivo. Occorre un progetto strategico che punti sulla crescita della competitività attraverso l’innovazione e l’organizzazione della filiera permettendo al comparto di espandersi sui nuovi mercati internazionali”. Ad affermarlo è stato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino, intervenendo a Mantova ad un convegno intitolato “Oltre le quote latte. Il futuro del sistema lattiero-caseario in Italia” e parte di un ciclo di incontri promossi dalla Confederazione e denominato “Territorio come destino”. Al dibattito hanno preso parte gli assessori all’Agricoltura delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna Gianni Fava e Tiberio Rabboni, i presidenti del Consorzio di tutela Parmigiano Reggiano e Grana Padano Giuseppe Alai e Nicola Cesare Baldrighi, nonché il direttore generale di Granlatte-Granarolo Andrea Breveglieri.

Da aprile 2015 in Europa il regime delle “quote latte” verrà superato: un fatto che viene da più parti considerato rivoluzionario per un settore caratterizzato da oltre un trentennio da una forte regolamentazione produttiva. Le quote, decise in origine per mantenere una politica di sostegno al settore evitando sovrapproduzioni, hanno, dalla fine degli anni ’80, di fatto cristallizzato le produzioni nazionali provocando forti squilibri tra i diversi Paesi. In Italia questa regolamentazione ha prodotto errori di gestione, conseguenti indagini della magistratura, multe salatissime da pagare alle casse comunitarie. Problemi, tra l’altro, non ancora del tutto superati.

L’eliminazione del regime delle quote arriva in un momento difficile per il settore, con una tendenziale crescita dei consumi, soprattutto di formaggi e prodotti caseari, specie nei nuovi mercati, ma accompagnata da una sensibile volatilità dei prezzi. In Europa si prevede una crescita delle produzioni (poco meno del 2% l’anno), che toccheranno nel 2020 i 150 milioni di tonnellate di latte, ma forti squilibri tra i paesi produttori: il rischio è un forte aumento della competitività e una crescita concentrata principalmente nel Nord Europa.

E’ un’occasione importante per l’Italia, Paese non autosufficiente -importiamo quasi il 40% del latte che utilizziamo e consumiamo- ma anche produttore ed esportatore di formaggi di assoluta qualità, dunque fortemente esposto al fenomeno dell’italian sounding e della contraffazione. E’ necessario dunque dare stabilità al settore definendo un “prezzo del latte” (laddove non è stato ancora fatto) con un contratto semestrale o, al massimo, quadrimestrale, al fine di consentire agli allevatori di poter avviare la programmazione a medio termine. Per questo il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha aperto un tavolo di confronto che, negli auspici, dovrebbe dare risultati grandemente attesi dal mondo agricolo.LATTE3

“L’Italia -ha sostenuto il presidente della Cia- deve prima di tutto puntare sui formaggi a denominazione di origine che oggi hanno fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui ben 1,5 realizzati sui mercati esteri. Il pacchetto latte integrato nel Regolamento Ue 1308/2013, permette, come richiesto dalle organizzazioni, la programmazione delle produzioni da parte dei Consorzi. Ma -ha aggiunto Scanavino- sono necessarie strategie aggressive che guardino ai mercati in espansione e siano sostenute da efficaci campagne di promozione ed educazione alimentare”.

Attualmente su una quarantina di prodotti Dop e Igp, il fatturato è concentrato principalmente su Parmigiano Reggiano e Grana che rappresentano in valore più dell’80 per cento dell’intero settore. Anche per il latte fresco e i prodotti caseari non a denominazione è necessario avviare una nuova stagione di relazioni inter-, professionali che sfoci in uno strumento efficace ed autorevole -come previsto dalla regolamentazione comunitaria e già esistente in altri Paesi- che abbia la forza di regolamentare il mercato e favorire buone pratiche contrattuali. Il rafforzamento della filiera necessita anche di un forte potenziamento dell’aggregazione del prodotto con la creazione o lo sviluppo di organizzazioni di produttori di dimensioni adeguate e di progetti commerciali efficaci, promossi e controllati dagli allevatori.

“La nuova programmazione dello sviluppo rurale rappresenta -ha proseguito il presidente della Cia- un’opportunità da non perdere per avviare programmi di innovazione e investimenti. Questa però deve essere anche l’occasione per sviluppare efficaci sistemi di gestione del rischio e stabilizzazione dei redditi”.

Un occasione per dare delle risposte al comparto bovino in previsione dell’abolizione delle quote latte fissata per il primo aprile del 2015?

Adelfia Franchi

Bandiera verde in Campidoglio

  • BANDIERA VERDELa “Bandiera Verde” della Cia premia la multifunzionalità agricola. Idee innovative nel solco della tradizione per più reddito ai produttori

Il riconoscimento, giunto alla dodicesima edizione, va alle realtà più “creative” anche in chiave ecosostenibile: dal “ciclo chiuso” del farro dal campo alla confezione all’apicoltura “nomade”, dall’agricatering al vino biologico “antico” con riciclo delle barrique; dalla fattoria didattica specializzata nella corretta alimentazione alla vendita diretta itinerante in bus. D’altra parte, nelle aziende che diversificano il contributo della multifunzionalità sulle entrate complessive va dal 25% al 30%. L’assegnazione oggi a Roma nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Premi speciali, tra gli altri, al regista Giulio Manfredonia e al professor Antonio Moschetta.

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Milano Fashion Global Summit

Si è svolto oggi il Milano Fashion Global Summit 2014 dal titolo “Fashion is food, food is fashion”. Il summit, organizzato da Class Editori con la collaborazione della Camera Nazionale della Moda Italiana e Bank of America, riunisce i più importanti esponenti del settore per discutere ed analizzare le nuove opportunità e sfide che il settore della moda e dei luxury goods affrontano in un mercato in continua trasformazione. 

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Brand Italy: le aziende italiane espongono in Qatar

Brand Italy è la prima esposizione del Made in Italy in Qatar che si svolgerà dal 10 al 12 novembre a Doha presso il Qatar National Convention Center. Sarà un percorso che darà la possibilità ai visitatori ed ai buyer di conoscere la vera eccellenza italiana e tutte le aziende che hanno fatto del Made in Italy un marchio sempre più apprezzato e di successo.

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Mangiare sano,parla italiano

Alimentare: per Dop e Igp è l’Italia la vera “locomotiva d’Europa”, con 266 prodotti certificati contro i 99 della Germania

La Cia in occasione dell’iscrizione della Piadina romagnola e della Salama da sugo nel registro europeo delle denominazioni protette: il nostro Paese resta leader indiscusso, ma si può fare ancora di più per sviluppare il segmento. Oggi il 97% del fatturato è legato solo a 20 prodotti, è necessaria più promozione e investimenti sui prodotti meno conosciuti.

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Quando i grandi della moda copiano spudoratamente …

I grandi della moda copiano spudoratamente idee che trovano sul web e, non hanno neanche la buona creanza di dire  “GRAZIE, abbiamo preso la vostra idea e, cerchiamo con la nostra notorietà di rendere pubblica tutto quello che può essere utile nel sociale su larga scala”. quello che già in piccole realtà lo è gia stato tanti anni fa, e continua ad esserlo e, senza andare troppo lontano, abbiamo trovato foto che risalgono al 1986 — fino al 2004, come noterete nell’ articolo scovato su internet della nostra collega Sabrina Bozzoni, le date dei copioni, sono molto più recenti. Ecco foto di abiti realizzati con materiali riciclati, abiti indossati da varie Miss Italia, per raccogliere fondi per beneficenza, altri esposti nei musei, alcuni hanno ricevuti premi in Campidoglio, tutti facilmente copiabili.

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27-11_2014 a Milano: Forum Internazionalizzazione Made in Italy

OLTRE IL MADE IN ITALY: CREATIVITÀ E INNOVAZIONE, DRIVER DEL SUCCESSO ITALIANO NEL MONDO

Messe Frankfurt Italia ha il piacere di invitarla a FIMI – 3° Forum Internazionalizzazione Made Italy

Milano, Giovedì 27 novembre 2014 ore 9:00
Spazio Magna Pars – Via Forcella, 6 – Sala Quintessenza

Ospiti di Messe Frankfurt: Carlo Alberto Carnevale Maffé (Docente al Dipartimento di Management dell’Università Bocconi), Philippe Daverio (Giornalista, conduttore televisivo e critico d’arte) e Andrea Cabrini (Direttore Class CNBC)*

Insieme a: ANIE Automazione, Gruppo Alluflon, Antoniolupi Design, Canepa, Comau, Farmen ICD, Fratelli Guzzini*

Messe Frankfurt si presenta come piattaforma ideale per l’internazionalizzazione. Aziende di primo piano nel panorama manufatturiero italiano si confrontano e testimoniano case history di successo.

*Programma e aggiornamenti su: fimi.messefrankfurt.it

In collaborazione con Gruppo Class

E… L’Italia se ne va

Un altro pezzo dell’agroalimentare italiano finisce in mani straniere. Come denuncia Coldiretti, la maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario di marchi prestigiosi come Sagra e Filippo Berio, passa infatti al sotto il controllo del gruppo cinese Yimin, sussidiaria del gruppoBright FoodimagesCINA

Con il passaggio di Salov ai nuovi proprietari cinesi il valore dei marchi storici dell’agroalimentare italiano finiti sotto proprietà straniere dall’inizio della crisisupera ora i 10 miliardi di euro, in quella che appare come una costante escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy a tavola da parte di gruppi non italiani.

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Brunello Taroccato: truffe e soldi per farci girare la testa

“NON BERE, CHE TI GIRA LA TESTA”: questa era la raccomandazione preferita della mia nonna quando avevo 18 anni, una litania che ha perseguitato me e le mie amiche per tanto tempo, oggi a far girare il capo, come direbbe lei è il soldo … La puzza dei soldi ci perseguita nelle nostre gite a Montalcino, a far merenda con pane casareccio, formaggio e un buon bicchiere di brunello doc

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Vino taroccato venduto da un enologo: è riuscito a commercializzare quantità enormi di vino scadente spacciandolo come Brunello o rosso di Montalcino doc.  Il valore del vino sequestrato, oltre 220.000 bottiglie di falso Brunello e rosso di Montancino, di annate comprese fra il 2008 e il 2013, avrebbe garantito all’enologo guadagni per 5 milioni di euro attraverso due società fittizie a lui riconducibili. L’enologo, molto conosciuto e apprezzato nella zona di Montalcino dove forniva consulenze tecniche, avrebbe raggirato una decina di aziende agricole, tutte di piccole dimensioni, facendosi consegnare dagli ignari produttori documenti per l’attestazione della docg (denominazione di origine controllata e garantita) e centinaia di contrassegni di stato (la Finanza ne ha sequestrati 2.350). 

 A supporto della frode l’enologo, molto esperto in informatica, è riuscito anche a inserire dati falsi nella banca dati di Artea, l’agenzia regionale, riguardanti vendemmie, garanzie contabili, dichiarazioni di produzione e cessioni di vino sfuso.   L’enologo è riuscito a entrare anche nel sistema di home banking di due imprenditori per trasferire tramite i loro conti bancari denaro all’estero. In uno di questi tentativi l’uomo ha cercato di portar via dai conti di uno dei committenti 350.000 euro.

 Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. “Abbiamo i mezzi giusti per difendere i nostri prodotti d’eccellenza e l’operazione della Guardia di Finanza in collaborazione con il nostro Ispettorato repressione frodi ne è la conferma. L’azione di contrasto messa in campo testimonia che i livelli di presidio della qualità ci sono e funzionano. Chi vuole operare fuori dalle regole – conclude – va messo fuori gioco e per questo ritengo importante l’esempio dato dal Consorzio del Brunello nel denunciare movimenti sospetti”.

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“La Regione si costituirà parte civile, a difesa dei produttori di Brunello e per il danno subito con la violazione della banca dati dell’agenzia regionale Artea. Voglio ringraziare la Guardia di Finanza e le forze dell’ordine per aver scovato questa gravissima truffa ai danni di uno dei brand che più caratterizza la Toscana e l’Italia nel Paese nel mondo”. Così il 
presidente della Toscana, Enrico Rossi, commenta l’inchiesta “Vogliamo dare un segnale inequivocabile – prosegue – che stiamo dalla parte degli imprenditori per bene, dalla parte della legalità e della trasparenza. Va infatti sottolineato anche l’impegno del Consorzio del Brunello che ha segnalato alle forze dell’ordine la falsa certificazione. Il segnale è chiaro: chi produce eccellenza nel vino come in altri settori è danneggiato da questi criminali. Violano la legge – conclude Rossi – danneggiando la qualità e distruggendo posti di lavoro”.

L’operazione di oggi conferma ancora una volta che abbiamo buoni strumenti di contrasto alla contraffazione, ma anche che ove ci sono prodotti di qualità occorre vigilare ed attivare ogni antenna. Lo spirito di collaborazione tra Procura della Repubblica; Ispettorato antifrode del ministero delle Politiche agricole e Guardia di Finanza ha consentito di bloccare l’ennesima frode nei confronti del vino, settore fondamentale per l’economia nazionale, per l’export, quell’Export sul quale anche con il Decreto Sblocca Italia si cerca di investire, e uno dei simboli della qualità agroalimentare italiana. Ai corpi ed alle istituzioni impegnate, ancora una volta va un sentito ringraziamento. Dobbiamo continuare a tenere la guardia alta per colpire chi vuole agire fuori dalle regole, accelerare il percorso di applicazione di tutte le norme e gli strumenti anticontraffazione, attività evidentemente assai redditizia, a tutela della salute dei consumatori e del lavoro degli agricoltori”. Con queste parole interviene Susanna Cenni, deputata del Partito democratico e capogruppo democratico nella Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.

«Ci vuole chiarezza, chi ha sbagliato deve pagare e, come sottolineato anche in passato, chiediamo tolleranza zero. L’operazione della Guardia di Finanza di Siena presentata oggi, è un elemento di grande positività, quando emergono truffe e contraffazioni che danneggiano l’immagine del nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza, come in questo caso il Brunello di Montalcino. Truffe che rappresentano un danno di immagine assoluto ed economico per la nostra agricoltura, un danno che le nostre aziende agricole corrette e professionali non si possono permettere di subire; un danno anche per l’intero tessuto socio-economico, non solo di Montalcino, ma dell’intera Toscana». Con queste parole il presidente della Cia Toscana Luca Brunelli commenta la frode scoperta dalla Guardia di Finanza di Siena.
“Come Cia Toscana – aggiunge Brunelli – siamo e saremo sempre a fianco degli agricoltori onesti e corretti che ogni giorno con grande passione e sacrificio riescono a portare il nome della Toscana sui mercati mondiali; saremo a fianco di tutte le forze dell’ordine e dei soggetti preposti che operano quotidianamente nei controlli e a difesa della legalità, e per questo mi sento di ringraziare le Fiamme Gialle di Siena e l’Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole (sede di Firenze) per l’operazione di oggi; ed un grazie anche al Nucleo Antifrodi dei Carabinieri di Roma per l’operazione di ieri, ad Arezzo, sul falso olio extravergine d’oliva venduto come biologico”.

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Coldiretti Toscana interviene spiegando il duro lavoro che si nasconde ad una dietro ad una bella bottiglia di vino : Vendemmia generosa ma “cara”. Un ettaro di vigneto costerà mediamente tra il 20-30% in più rispetto alla vendemmia dello scorso anno per effetto dell’intensificazione delle cure culturali, dei lavori manuali e delle lavorazioni di salvaguardia rese necessarie dalle anomalie climatiche e dall’eccezionale piovosità del mese di luglio (+490% rispetto alla media degli ultimi trent’anni). L’aumento dei costi di produzione non porterà ad un aumento dei costi per il consumatore. A dirlo è Tulio marcelli che prevede una vendemmia quantitativamente al di sopra delle aspettative (+10%) in linea con le previsioni di Assoenologiche dovrebbe portare nelle cantine dei viticoltori circa 2.7 milioni di ettolitri di vino, il 70% destinato alla produzione DocNon dovrebbe deludere la qualità. Prevista una produzione di circa 300 milioni di bottiglie. “L’abbondanza di acqua e l’eccessiva umidità – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – ha favorito l’insorgere di alcune malattie della vite come l’oidio, la peronospora e la muffa grigia che attacca i grappi maturi: imprevisti che hanno richiesto una cura più scrupolosa e quasi quotidiana dei vigneto ed un aumento dei costi. Dalla capacità di contrastare queste malattie dipenderà, in molte aree della nostra regione, la prossima imminente annata enologica. A tutto questo bisogna aggiungere la grandine che ha colpito alcune zone. E’ stata una stagione molto complicata e sofferta, ma alla fine – prosegue il Presidente di Coldiretti Toscana – riusciremo a consegnare alle cantine un millesimo interessante e coraggioso”. I primi grappoli ad essere stati staccati sono stati, nell’ultima settimana di agosto, in Maremma e lungo il litorale la vendemmia (Chardonnay, Pinot e Sauvignon). Per le altre varietà si dovrà ancora aspettare e pazientare un po’ di tempo. Alle uve Merlot e alla bacca bianca base della Vernaccia di San Gimignano toccherà dalla metà di settembre. Dal 20 dello stesso mese inizierà anche la raccolta delle uve rosse nelle zone di Bolgheri e di Scansano. In molte province la vendemmia decollerà ufficialmente tra mercoledì e giovedì: accadrà per esempio in lucchesia, due le Doc (Colline Lucchesi e Montecarlo), nel pisano e nel massese con il Candia dei Colli Apuani. Per la produzione del Chianti, Chianti Classico, Carmignano, Nobile di Montepulciano e Brunello le operazioni di raccolta avranno inizio a cavallo della fine di settembre e l’inizio di ottobre. Importante sarà la ricaduta occupazione del settore su tutto il territorio, indotto compreso. Per ogni grappolo di uva si attiveranno ben 18 settori. “Riguarda – spiega Coldiretti – sia le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia quelle impiegate in attività connesse e di servizio: dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro. Un ulteriore spinta all’occupazione arriverà proprio dalla vendemmia, e dalla prossima raccolta di olive, che richiederà l’impiego di circa 4 mila lavoratori stagionali. Tra di loro di saranno anche molti studenti, pensionati e cassa integrati che sfrutteranno l’opportunità del voucher. Sono centinaia, di piccole e medie dimensioni, e principalmente concentrate nelle aree di prodizione di vino come il fiorentino, il senese, grossetano e livornese. Il consiglio – conclude Coldiretti – per chi vuole sfruttare l’occasione della raccolta è quello di individuare le aziende, inviare il proprio curriculum, consegnarlo direttamente a mano specificando la disponibilità al lavoro occasionale o iscriversi al portale

 

Fashion Pills: il Made in Italy sbarca in Polonia

Lo scorso 29 agosto in Polonia, a Rzgov, è stata inaugurata (presente anche Anna Fendi –ndr) la più grande città della moda europea: il Ptak Fashion City. La particolarità è che all’interno di questa immensa area, ad aprile, sarà ultimato il Centro della Promozione del Made in Italy, 30 mila mq dedicati non solo al fashion ma anche al design ed alla gastronomia del Bel Paese.

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