L’Australia e i campioni di tennis del mondo si interrogano sulla presenza di Novak Djokovic agli Open

 

 

L’esperienza di Djoker (uno dei suoi soprannomi) in Australia non è iniziata con un servizio vincente. Il campione, venerato in patria come un semidio e all’estero con ammirata circospezione, ha fatto un fallo inaccettabile.

Perché una cosa è il giocatore, altra l’uomo Novak. Irrispettoso delle regole di chi lo ospita – l’Australia, e altrettanto menefreghista delle persone incontrate a dicembre pur essendo in attesa del solo tampone valido per i contatti sociali – un antigenico negativo, il tennista segue le sue regole, le quali includono la scorciatoia, la menzogna, il sacrificio di alcuni membri dello staff.

La domanda ancora irrisolta

Il mondo degli sportivi, e pure quello degli antisportivi innervositi dall’inutile clamore della vicenda, attende il verdetto: Novak parteciperà all’iconico Australian Open?

La decisione arriverà nelle prossime ore: nel frattempo in Serbia si infiammano le piazze e in Australia si indignano. Aver ritardato per lui il sorteggio degli Open non ha lasciato indifferente alcuno.

Intanto, gli organizzatori della manifestazione sportiva hanno deciso di ridurre del 50% la capacità di Melbourne Park. Considerato dai locali il posto migliore al Mondo per seguire il tennis, è stato messo in sicurezza per garantire da lunedì 17 ai fan, ai giocatori e alla forza lavoro un formidabile spettacolo senza pensieri. D’altro canto, i numeri dei contagi impongono di prestare ancora massima attenzione.

Sicurezza alle frontiere

Attenzione! L’Australia protegge da sempre i suoi confini applicando severe sanzioni a chi non rispetta le leggi vigenti. Chi ha visto, in una notte priva di sonno, la trasmissione Australian Airport Security non troverà strano quanto imposto al campione. Trattenuto presso il Park Hotel (luogo adibito alla detenzione soft prima del processo) insieme a numerosi richiedenti asilo, Novak – secondo Amnesty International – ha avuto un trattamento del tutto diverso, potendo infatti fare ricorso e provare a uscire dall’impasse.

Peccato che abbia sbagliato tattica, volendo assolutamente dire la sua. Il Paese dei canguri, infatti, non ha gradito, tanto da continuare nella valutazione di annullare il visto del giocatore. Il primo ministro Scott Morrison attende prove accettabili che spingano le autorità ad attuare la politica del Governo. Insomma, nessuno sconto al tennista, reo di aver mentito – quale esenzione dalla vaccinazione contro il Covid? – e di aver messo in pericolo altre persone.  

Il primo ministro è interdetto dopo la decisione del tribunale di farlo allontanare dal Park Hotel a seguito dell’atteggiamento irragionevole dei funzionari alla dogana. “Se non sei un cittadino o un residente, le norme sanitarie che poniamo in atto per proteggere i nostri confini [vengono applicate]. Le nostre politiche di protezione delle frontiere sono state fondamentali per conseguire i risultati del Governo in tema [di Covid] e per i risultati dell’Australia in generale, avendo noi uno dei tassi di mortalità più bassi”.

La legge è uguale per tutti, non si può entrare nel Paese senza i requisiti richiesti: doppia vaccinazione o esenzione certificata da un medico. Eppure il tennista serbo ha imposto le sue regole, sparigliando le carte e mettendo a rischio – insieme ad altri sportivi che non hanno seguito i protocolli di sicurezza – il Grande Slam.  

Ore di fibrillazione

Scott quindi attende fiducioso che le politiche del suo Governo in materia di esenzioni dai vaccini vengano seguite alla lettera. Se così fosse, Djokovic rischierebbe moltissimo.

Espulsione dall’Australia, rinuncia alla competizione che potrebbe portarlo alla ventunesima vittoria del Grande Slam. Aver violato l’obbligo di isolamento in Serbia, sua Nazione di nascita, mentre aveva il Covid lo espone, invece, al rischio moderato di dover pagare una multa a molti zeriOppure – nel caso peggiore – di dover scontare una pena carceraria.

Una chiara violazione, dicono da Belgrado all’indirizzo del tennista. Djoker ha ammesso (accusato?) che il suo agente ha commesso un errore umano, di carattere amministrativo, nel dichiarare che il campione non aveva viaggiato nelle due settimane prima di volare verso l’Australia. Definendo poi un errore di giudizio la rottura dell’isolamento dopo essere risultato positivo al Covid il 16 dicembre. Reato, questo, punito ai sensi dell’articolo 248 del codice penale e soggetto ad ammenda o a pena detentiva fino a tre anni, scontabile anche a servizio della comunità.

Un uomo solo?

Vedremo presto se aveva ragione Andre Agassi nell’affermare che «il tennis è uno sport solitario. Non c’è un posto dove nascondersi quando le cose vanno male. Niente panchina, niente bordo campo, nessun angolo neutrale. Ci sei solo tu, nudo».

La verità è che Novak si è arrampicato sugli specchi cambiando versione più volte, ha mandato alla ghigliottina il suo staff, ha fatto infuriare quei richiedenti asilo a cui non è stata data voce, ha fatto tremare le madri di quei bambini premiati con tanto di foto ricordo senza mascherina mentre risultava positivo al Covid.

Il fatto che sia un eroe nazionale nella sua Serbia – dove nessuno ha sinora messo pubblicamente in dubbio la sua versione degli eventi – rende il tutto più amaro e grave.

Oltre al danno, la beffa

In un editoriale della stampa di Belgrado, il vicesindaco Goran Vesić ha attaccato il ministro dell’immigrazione australiano, Alex Hawke. Che sta ancora valutando se esercitare i poteri conferitigli dal ruolo per revocare nuovamente il visto al giocatore. “Nessuno aveva sentito parlare di un tal ministro dell’immigrazione in Australia, Alex Hawke, ma il Mondo intero ha sentito parlare di Novak Djokovic”, ha scritto Vesić. “Beh, il Mondo ha finalmente scoperto chi è il signor Hawke”.

Il quale non ha tardato a esercitare il suo potereannullando una seconda volta il visto al tennista ai sensi della sezione 133C(3) del Migration Act. Rimandandolo quindi, per motivi di “salute e buon ordine” e “nell’interesse pubblico” – come in una partita a Monopoli, senza passare dal via – in luogo segreto. Che sia una premura perché si teme il linciaggio?

A Djokovic potrebbe essere vietato l’ingresso in Australia per tre anni, salvo ripensamenti delle autorità. Il Governo Morrison è fermamente impegnato a proteggere i confini dell’Australia, in particolare in relazione alla pandemia di Covid-19. Il comunicato stampa diramato nelle ultime ore recita: “Questa decisione ha seguito le ordinanze del Circuito federale e del tribunale della famiglia del 10 gennaio 2022, annullando una precedente decisione di annullamento per motivi di equità procedurale”.

Nel prendere questa decisione, afferma Mr Hawke, “ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal dipartimento degli Affari interni, dall’Australian Border Force e dal signor Djokovic”. I legali del campione annunciano la volontà di fare – ancora! – ricorso: la battaglia legale continua.

E cresce a dismisura l’insofferenza dei giocatori che tra poche manciate di ore toccheranno i campi in terra rossa. Tante le voci sentite, la cui intonazione fa trasparire un sentimento comune: l’evento sportivo è più importante della singola persona.

Lasciamo che vinca il migliore.

 

Chiara Francesca Caraffa

Foto © Tennis World Italia

 


Chiara Francesca Caraffa

Impegnata da sempre nel sociale, è Manager del Terzo Settore in Italia, ove ricopre ruoli istituzionali in differenti Organizzazioni Non Profit. Collabora con ETS in Europa e negli Stati Uniti, dove promuove iniziative per la diffusione della consapevolezza dei diritti della persona, con particolare attenzione all'ambito socio-sanitario. Insegna all'International School of Europe (Milan), dove cura il modulo di Educazione alla salute. Cultrice di Storia della Medicina e della Croce Rossa Internazionale ed esperta di antiquariato, ha pubblicato diversi volumi per Silvana Editoriale e per FrancoAngeli.

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