Lo Sbarco di Nettunia

Un fallimento della Seconda Guerra Mondiale

Il 21 Gennaio 1944, alle ore 23:50, gli Angloamericani sbarcavano a Nettunia, una sessantina di chilometri a Sud della Capitale, sulla costa laziale. L’operazione, nome in codice “Shingle”, aveva come obiettivo l’indebolimento della Linea Gustav (un serie di postazioni fortificate che tagliava in due l’Italia ed aveva come suo nodo strategico Cassino. Su questa linea si era schiantata l’avanzata nemica del 1943). 

Con lo sbarco a Nettunia, i Comandanti angloamericani credettero di aver trovato la soluzione ad un quesito difficilmente risolvibile: come avanzare? L’operazione anfibia alle spalle dello schieramento, sempre secondo gli “illuminati” Generali nemici, avrebbe provocato un crollo morale, prima che militare, dei reparti germanici che, presi tra due fuochi, altro non avrebbero potuto fare che ripiegare verso Nord. E qui, il Corpo di sbarco assumeva un ruolo importantissimo: intercettare le unità tedesche “in fuga” da Cassino sulla Casilina, nella zona di Valmontone e dei Colli Albani, e distruggerle.

Vi è chi ha detto che gli Angloamericani sbarcati a Nettunia avessero come obiettivo Roma. Nulla di più falso. L’unico loro scopo era quello di “mettere paura” ai Germanici ed intercettarli sulla Casilina. A Roma, ci sarebbero arrivate le Divisioni che avrebbero mosso da Cassino.

Ma le cose non andarono assolutamente come previsto. I Tedeschi resistettero come granito sulle difese della Linea Gustav e i reparti sbarcati a Nettunia si mossero talmente con tanto timore da permettere ai Germanici di correre ai ripari ed arginare la falla che si era aperta alle loro spalle. Un timore giustificato non dalla presenza di chissà quali Divisioni nemiche, ma dall’esperienza di guerra che aveva evidenziato come gli sbarchi fossero operazioni molto pericolose: e il mezzo fallimento di Salerno (9 Settembre 1943) era un fantasma che si aggirava da tempo – e faceva, questo sì, paura! – tra i Comandi angloamericani.

In poche ore, quindi, i Tedeschi riuscirono nell’impresa di neutralizzare l’operazione anfibia sulla costa romana e, addirittura, a respingere le prime offensive contro Aprilia e Cisterna di Littoria. In particolare, merita di essere evidenziata quella che passò alla storia come Battaglia di Cisterna (30-31 Gennaio 1944). Gli Alleati avevano inviato su questa piccola cittadina quanto di meglio disponessero: gli agguerriti reparti speciali dei Rangers. La vittoria non poteva certamente sfuggire di mano, se non fosse che davanti a loro si presentarono gli ancor più agguerriti ragazzi della Divisione Paracadutisti Corazzati “Hermann Göring”. I Rangers furono accerchiati ed annientati, in quella che è una delle più gravi sconfitte subite dall’US Army nel corso della Seconda Guerra Mondiale. La vulgata ci racconta come i soldati statunitensi si batterono fino all’ultimo uomo, sacrificandosi al completo sul campo di battaglia: nulla di più falso. I Rangers, una volta accerchiati dai carri armati, semplicemente gettarono le armi e si arresero… in massa. Qualcosa di incredibile.

Fu così che lo sbarco destinato a far crollare le linee nemiche si tramutò in un fallimento colossale, che costrinse per quattro mesi le unità angloamericane ad essere inchiodate in quel di Nettunia. Solo sul finire del Maggio 1944, con lo sfondamento della Linea Gustav, compiuto grazie alle combattive, quanto spietate e criminali, truppe del Corpo di Spedizione Francese, i reparti “insaccati” sulla costa laziale poterono passare all’offensiva e liberarsi da una situazione divenuta drammatica.

Lo sbarco di Nettunia dimostrò la limitatezza dei Comandanti militari angloamericani – nessuno escluso – che, nonostante disponessero della totale supremazia in terra e in mare, avessero armi, uomini e mezzi infinitamente maggiori rispetto al nemico e fossero ormai ad un passo dalla vittoria generale, dovettero cedere il passo davanti al coraggio e all’abnegazione del soldato politico germanico, al cui fianco – va detto per onore e gloria – si distinsero i giovani reparti della Repubblica Sociale Italiana, accorsi a Nettunia per difendere la libertà dell’Italia.

Pietro Cappellari

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PIetro Cappellari

Laurea in Scienze Politiche, Master in Relazioni Internazionali, successiva Laurea Magistrale in Storia e Società, Coordinatore del Gruppo Ricerche Storiche Fondazione RSI. Autore di numerosi articoli di storia, di pubblicazioni scientifiche sul '900 Italiano, nonché vincitore di vari premi letterari e scientifici.

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